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Mercoledì 14 settembre, dalle ore 10.30, si terrà a Bologna, in Piazza Lucio Dalla, l’assemblea nazionale delle delegate e dei delegati della Cgil: “Ascoltate il lavoro”.
L’iniziativa sarà conclusa dal segretario generale della Cgil, Maurizio Landini.
L’assemblea si potrà seguire anche in diretta su Collettiva e sui canali social della Cgil, compresa la pagina FB della Cgil di Padova.
Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova
Pagina de il Mattino di Padova dedicata al tema degli infortuni e morti sul lavoro con un’analisi, in particolare, su quel che sta avvenendo nel territorio padovano. Nei primi 7 mesi del 2022 sono state 4 le morti registrate in un ambiente di lavoro, contro le 7 avvenute nello stesso periodo dell’anno precedente. Per quel che riguarda le denunce di infortunio, i dati dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering, tratti dall’Inail, evidenziano che, sempre nei primi 7 mesi del 2022, sono state 8.758 a fronte delle 7.022 di quelle registrate nello stesso periodo del 2021. Sostanzialmente sono stati 1736 gli infortuni in più nei primi 7 mesi del 2022.
Dice Dario Verdicchio, segretario confederale della Cgil di Padova con delega alla sicurezza sul lavoro:
“È vero che le statistiche evidenziano un numero minore di morti sul posto di lavoro, ma è altrettanto vero che assistiamo a un considerevole aumento delle denunce di infortunio che ci spinge a fare un ragionamento più approfondito sui numeri che abbiamo di fronte. E la verità è che assistiamo ad un loro aumento del 24%”.
“È chiaro che meno morti ci sono e meglio è, ma l'elevato numero di denunce per infortunio ci dice che le cose non stanno andando per il verso giusto – prosegue il sindacalista – visto che le statistiche a primo impatto sembrano rendere meno drammatico ed evidente il fenomeno, ma è proprio in virtù del costante aumento degli infortuni sul posto di lavoro che il fenomeno sussiste e questo deve essere un campanello d'allarme. Se ci sono più persone che si infortunano vuol dire che i rischi correlati alla prestazione lavorativa non sono assolutamente diminuiti. Gli stessi rischi che, poi, possono causare esiti fatali”.
“Accanto a questo – sottolinea Verdicchio – vanno considerati altri due elementi. Il primo è che il numero delle denunce per infortunio con esito mortale tiene conto solo dei decessi avvenuti sul posto di lavoro e non di quelli "in itinere", ovvero al di fuori dei luoghi in cui viene svolta l'attività lavorativa (nel tragitto casa-lavoro ad esempio). Se si prendessero in considerazione i dati relativi anche ai decessi in itinere gli infortuni con esito mortale nel periodo tra gennaio e luglio 2022 salirebbero a 9 (erano 8 lo stesso periodo del 2021). Quindi non si potrebbe parlare di una diminuzione delle morti sul lavoro”.
“Il secondo elemento – continua Verdicchio – che va considerato è anche che i dati Inail, da cui derivano le statistiche del Vega, fanno riferimento solo ai lavoratori e alle lavoratrici che sono assicurati ai rischi di infortunio e che hanno firmato un regolare contratto. Questo significa che se un lavoratore è in nero non compare nelle statistiche dell'Inail e ne deriva, quindi, che i numeri delle statistiche ufficiali sono al ribasso”. È questo il caso dei quattro braccianti agricoli morti sulla Postumia di San Pietro in Gu a fine dello scorso maggio, i cui decessi non compaiono appunto in nessuna statistica ufficiale.
L'obiettivo della Cgil è da sempre zero morti sul lavoro. Ma per raggiungerlo, secondo Dario Verdicchio, è necessario un radicale cambiamento sul piano culturale e un impegno costante sul territorio: “Nel Padovano siamo impegnati nell'affiancamento, nella valorizzazione e nella formazione dei nostri Rsl e Rlst che sono figure fondamentali all'interno dei luoghi di lavoro perché favoriscono il dialogo tra lavoratori, azienda e sindacato”.
La conclusione, in riferimento alle eminenti elezioni politiche, non può che essere amara: “In Italia si continua a morire di lavoro e questo non è accettabile. Come non è accettabile che questa urgente tematica sia uscita completamente dall'agenda politica della campagna elettorale di qualsiasi coalizione e partito”.
Con due innovative ordinanze adottate rispettivamente il 3 e il 18 agosto, il Tribunale di Palermo, nell’accogliere i ricorsi cautelari promossi quest’estate da Nidil, Filcams e Filt Cgil, ha sancito il principio che l’attività lavorativa dei rider nella fase acuta della bolla di calore che ha interessato l’Italia imponeva per le aziende del food delivery l’adozione di specifiche misure a tutela della salute. Le due aziende del settore convenute nei giudizi si erano infatti del tutto disinteressate delle possibili conseguenze sulla salute derivanti dallo svolgimento di attività di consegna da parte dei ciclofattorini nelle ore calde della giornata. Una azienda, infatti, si era semplicemente limitata a “consigliare” di bere frequentemente mentre l’altra non aveva in alcun modo considerato il contesto climatico nel quale operavano i propri fattorini omettendo di valutare i rischi connessi. Il Tribunale ha invece ritenuto che la caratteristica del lavoro dei rider, esposti all’azione dei raggi solari e sottoposti a stress fisici, imponga in capo alle aziende il rispetto di specifici obblighi di analisi, informazione e prevenzione nonchè di consegna di dispositivi atti a proteggere i lavoratori dai possibili shock termici. Gli obblighi discendono direttamente dall’applicazione del d.lgs 81/2008 e dalla norma generale del sistema di prevenzione dei rischi lavorativi rappresentata dall’art. 2087 c.c.. Tali disposizioni sono state ritenute di diretta integrale applicazione al rapporto di lavoro dei rider non rilevando la qualificazione autonoma o subordinata del tipo contrattuale. Si segnala la novità e l’importanza dell’ordinanza del 18 agosto 2022 che ha imposto alla società di effettuare ex art. 17 e 28 d.lgs 81/2008 una specifica valutazione del rischio da esposizione ad ondate di calore e delle conseguenti misure necessarie per la tutela dell’incolumità dei rider. Con tale condanna il Tribunale palermitano non solo ha accertato l’inadeguatezza del documento di valutazione dei rischi ma ha ordinato alla società di provvedere alla sua immediata integrazione. L’omessa valutazione del rischio climatico, rilevante e specifico per il tipo di lavorazione alla quale è assegnato il lavoratore, espone l’azienda a conseguenze risarcitorie e può configurare, in una lettura sostanzialistica, anche una violazione del divieto di stipulare forme contrattuali di lavoro flessibile. I provvedimenti si segnalano per la loro importanza che trascende il rapporto di lavoro dei rider. I principi affermati assumono una significativa rilevanza per tutti i lavoratori sia subordinati che etero organizzati impiegati in qualunque settore merceologico. I Giudici Palermitani hanno infatti respinto l’interpretazione restrittiva del d.lgs 81/08 e ritengono che l’intero complesso normativo trovi applicazione anche ai rapporti di lavoro etero organizzati riconducibili all’art. 2 del d.lgs 81/15. La conseguenza che ne deriva è di estremo rilievo in quanto qualunque datore di lavoro sarà tenuto per il rischio climatico a prevedere, analizzare e organizzare un sistema di protezione adeguato per tutti i lavoratori assicurando al contempo una formazione e informazione con costi a integrale carico dell’azienda, tenuta, in ogni caso, ad adottare strumenti di prevenzione adeguati. La prospettiva che apre una tale interpretazione estensiva consente anche di ipotizzare il diritto a costituire una rappresentanza sulla sicurezza anche per i lavoratori etero organizzati. I provvedimenti che hanno imposto la consegna ai rider di una borraccia termica con una adeguata provvista di acqua, sali minerali e salviette rinfrescanti si segnalano, inoltre, per avere inequivocabilmente affermato che il fattore climatico costituisce un rischio lavorativo specifico di cui il datore di lavoro deve ormai tenere conto. Il clima diviene, quindi, un elemento di rischio lavorativo che deve essere adeguatamente considerato nell’organizzazione produttiva, attraverso l’introduzione di ritmi di lavoro compatibili, condizioni di impiego consone all’ambiente nel quale il prestatore è tenuto a rendere la propria attività e dotando i lavoratori di idonei mezzi di protezione. L’esposizione prolungata ai raggi solari costituisce, infatti, sulla base di recenti studi elaboratori dall’INAIL (Worklimate, INAIL, 2022), un fattore di rischio rilevante che può determinare gravi conseguenze per la salute dei lavoratori che impone al datore di lavoro di designare una persona che sovrintenda al piano di sorveglianza per la prevenzione degli effetti dello stress da calore. Il fattore climatico diviene, quindi, un elemento fondamentale nel sistema di tutela della salute dei lavoratori che impone a tutte le aziende di adottare adeguate misure di prevenzione non solo in settori tradizionali (agricoltura, edilizia) ma anche nelle nuove forme di lavoro che si delineano (smart working, gig economy ecc.) senza alcuna distinzione tra tipologie contrattuali.
Avv.ti Carlo de Marchis Gómez - Maria Matilde Bidetti
Niente da fare. Non è andato a buon fine il tentativo di conciliazione in Prefettura sul previsto trasferimento dell'ufficio territoriale dell'Agenzia delle Entrate di Cittadella a Padova. A confrontarsi ieri i rappresentanti di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil PA, FLP Agenzie fiscali, Adl Cobas e Usb e i direttori provinciale e regionale dell’Agenzia delle Entrate, Rodolfo Saraco e Sara Trevisanato, in un incontro conclusosi con una fumata nera. Anzi nerissima.
“Siamo di fronte – interviene Maurizio Galletto, il Funzionario della FP Cgil di Padova che sta seguendo la vertenza – a un muro di gomma da parte della Direzione Regionale e Provinciale che non ci aspettavamo. In 12 anni non sono riusciti a trovare una soluzione reale per la sede della città murata, forse questa situazione temporanea diventerà definitiva in perfetto stile italico?”
“In attesa di riportare l'ufficio a Cittadella – prosegue Galletto – abbiamo chiesto una maggiore flessibilità per i lavoratori e un'apertura vera sullo smart working. Qualche spiraglio sulla flessibilità si è aperto, ma sullo smart working è arrivato un secco no. A questo punto è lecito il sospetto che dietro a questo atteggiamento si celino in realtà altre motivazioni, ossia la volontà di chiudere definitivamente l’ufficio di Cittadella. Lasciamo il punto di domanda, ma il sospetto c’è”.
“Questo trasferimento – dice ancora il sindacalista della Fp Cgil Padova – creerà notevoli disagi al personale, costretto a percorrere 70 chilometri al giorno per venire a Padova. Si tratta di persone che hanno organizzato la loro vita attorno a Cittadella. In altri posti d'Italia di fronte a situazioni simili c'è stata apertura sullo smart working. E poi avevamo chiesto anche il co-working a Bassano del Grappa, ma anche su questo punto non abbiamo ottenuto niente”.
“Il nostro obbiettivo – conclude Maurizio Galletto – è che il servizio rimanga a Cittadella dove da anni i nostri colleghi lavorano in condizioni non dignitose, in un luogo sicuramente inadeguato. Ma è a Cittadella che si deve trovare la soluzione. Per questo rivolgo un appello a tutte le forze politiche affinché si impegnino a trovarla al fine di tutelare sia il personale che la cittadinanza del territorio. Per parte nostra noi proseguiremo lo stato di agitazione e incontreremo al più presto le lavoratrici e i lavoratori per concordare i prossimi passi da compiere nel proseguimento della vertenza”.
Il servizio di Telenordest sulla fallita conciliazione tentata ieri in Prefettura
Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova
Articolo su il Mattino di Padova di oggi sul rischio, decisamente concreto, del ricorso alla Cassa Integrazione per i dipendenti delle aziende del settore metalmeccanico, in particolare quelle siderurgiche e plastiche. Una misura che rischia di coinvolgere circa 2500 lavoratori da qui alla fine dell’anno e presa dalle aziende a seguito dello stop della produzione diventata antieconomica a causa dell’esplosione del prezzo dei costi energetici, addirittura destinati ancora ad aumentare secondo l’opinione degli esperti.
Sulla questione è intervenuto anche il segretario generale della Cgil, Aldo Marturano, esprimendo le proprie preoccupazioni: “Le aziende producono meno per i costi, i lavoratori guadagnano meno perché si ricorre alla cassa integrazione, ma i dipendenti sono anche i consumatori che non comprano, o comprano meno, perché l'inflazione ha superato l'8%. Alcune famiglie si chiedono come pagheranno la rata del mutuo e le bollette impazzite ed è alto il rischio di crisi sociale”.
“ L'autunno – prosegue Marturano – rischia di essere rovente in un contesto di lavoro sempre più povero. L'austerity di cui si parla si riferisce ad un contesto di crisi senza precedenti. Tuttavia c'è chi in questa situazione ci sta guadagnando: le aziende che stanno facendo extra profitti andrebbero tassate perché è un guadagno indebito”.
“La verità – conclude il Segretario Generale della Cgil di Padova – è che dovrebbero ridistribuire quelle ricchezze. Altro che incostituzionalità: le risorse dovrebbero servire a calmierare le spese e aiutare imprese, lavoratori e famiglie. Siamo alla vigilia di un cortocircuito che rischia di provocare rischi senza precedenti. Serve intervenire subito, senza aspettare le elezioni”.
Descrizione allegato: Il volantino della Cgil di Padova sul bonus per le lavoratrici e lavoratori in part time ciclico verticale
Con l’approvazione definitiva del D.L. “Aiuti” è stata finalmente varata la norma riferita al “fondo per il sostegno al reddito per i lavoratori e le lavoratrici in part time ciclico verticale”, Legge 234 del 31 dicembre 2021, c. 971, vigente per le annualità 2022 e 2023 che prevede l’attribuzione, per una sola volta, di un’indennità una tantum pari a 550 euro.
La platea di riferimento sarà costituita da tutti quei lavoratori dipendenti di aziende private titolari di un contratto di lavoro a tempo parziale ciclico verticale nell’anno 2021 che preveda periodi non interamente lavorati di almeno un mese in via continuativa e complessivamente non inferiori a sette settimane e non superiori a venti settimane.
Tali lavoratori, inoltre, alla data della domanda, non possono risultare titolari di altro rapporto di lavoro dipendente ovvero essere percettori della Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego (NASpI) o di un trattamento pensionistico.
È importante, infine, segnalare che tale indennità non concorre alla formazione del reddito ai sensi del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al DPR 917/86.
L’intervento, che non presenta nessuna caratteristica di strutturalità, risponde tuttavia alle rivendicazioni della Cgil e delle sue categorie. Viene infatti ulteriormente riconosciuta, dopo il positivo intervento sulla copertura contributiva, la specificità di questa categoria di lavoratori che sul piano delle tutele del reddito non ha fino ad ora mai potuto godere di sostegno strutturali e non, diversamente da altri.
Per la CGIL si tratta quindi di una prima risposta che benché positiva, deve rappresentare il via per l’elaborazione di un intervento più ampio e capace di sostenere i redditi dei lavoratori coinvolti costretti a lavori con una programmazione di fermo delle loro attività. La CGIL e le categorie coinvolte, così come abbiamo rappresentato al Ministro nell’ultimo incontro di merito, sono fin da ora disponibili a partecipare a un tavolo di confronto, come per altro già annunciato dal Ministero, per la definizione di una norma che superi in fretta l’attuale estemporaneità dell’intervento di tutela e che provveda a costruire previsioni di norma organiche a tale specificità, e di ordine strutturale.
Infine, la CGIL ritiene che, nell’ambito di una necessaria ricomposizione dei contratti di lavoro, sia oramai divenuto indispensabile mettere ordine alle diverse problematiche del part-time verticale ed orizzontale che a partire dall’elevata diffusione della sua involontarietà, va sempre più identificandosi quale “lavoro povero”, non dignitoso, e occasione di sfruttamento e che vede coinvolti in modo particolare giovani e donne.
Chi vuol fare domanda, vada a questo link https://tinyurl.com/3knjyc69 dove troverà i moduli da compilare per accedere al bonus, ovvero l'AUTOCERTIFICAZIONE INDENNITA' UNA TANTUM D.L. 50/2022 e il MANDATO DI ASSISTENZA E RAPPRESENTANZA
Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova
Ampio spazio stamane su il Mattino di Padova sui nodi che presenta la sanità padovana, in particolare l’Usl 6 Euganea, alla vigilia di un autunno che si preannuncia difficile per tutti. Alessandra Stivali, Segretaria Generale della FP Cgil Padova, e Raffaela Megna, Segretaria Provincia Fp Cgil Padova, spiegano in particolare quali sono le criticità che vive il personale sanitario della città del Santo, a partire dal livello degli stipendi che risulta essere il più basso tra le Usl del Veneto. Accanto a questo resta la grande carenza di personale, ravvisabile un po’ in tutto il territorio, non solo per quel che riguarda infermieri ed Oss ma anche tecnici di laboratorio e amministrativi. Il tutto dopo due anni terribili, segnati dalla pandemia, al termine dei quali (“ma è davvero finita?”, chiedono le due sindacaliste) si è registrato, tra il personale sanitario, un notevole aumento delle malattie professionali e legate allo stress determinato dagli eccessivi carichi di lavoro. Qui di seguito l’articolo.
Di Simonetta Zanetti
Servono risorse: per assumere lavoratori e pagare adeguatamente quelli che ci sono, che durante l'estate hanno saltato i riposi per garantire il servizio e che sempre più spesso, sviluppano malattie professionali. E per tutti questi motivi, se ne vanno a lavorare in Usl più remunerative. Dopo un'estate difficile, scandita da una serie di difficoltà, la Cgil Fp lancia un allarme in vista di un autunno carico di incertezze, dall'andamento del Covid alle ricadute sociali di questa crisi dalle mille sfaccettature.
IL NODO DELLA PRODUTTIVITÀ
La parte del salario affidata alla contrattazione è da sempre una delle battaglie sindacali. E se qualcosa si è mosso, faticosamente, sul fronte della dirigenza medica, il comparto è ancora al palo: la produttività annua nel Padovano per il comparto, in Azienda Ospedale Università è di 3.349 euro lordi pro capite, mentre quella dell'Euganea vale 3.080 euro. «Sono tra le più basse del Veneto» sostiene Alessandra Stivali segretaria generale Fp Cgil di Padova «e le aziende non hanno la possibilità di aumentarli. Questa è una partita che riguarda la Regione, che si è limitata ad attivare il decreto Calabria, che pure fa un riparto sulla fotografia del 2018, quindi al ribasso per Padova. Noi lottiamo per arrivare a una perequazione tra le aziende del territorio, ma se tutto va bene ci vorranno almeno quattro anni». Se è vero che le aziende sanitarie padovane sono ambite per le competenze, è ugualmente vero che la questione economica resta centrale e nel migliore dei casi diventa fonte di un importante turnover, mentre nel peggiore non consente di trovare il personale necessario alla copertura dei servizi: «La questione economica è importante per trovare personale» conferma Raffaela Megna della segreteria provinciale della Fp Cigl «ad esempio, un infermiere che lavora al pronto soccorso di un ospedale dell'Usl 3 guadagna in media 1.900 euro al mese, mentre uno che lavora nello stesso ruolo all'Euganea, ne prende circa 1.700. Ecco perché i fondi per la produttività sono fondamentali per tenersi i lavoratori». Per Stivali e Megna «serve quindi un'azione a 360 gradi per incrementare velocemente le retribuzioni, perché con le competenze e le soddisfazioni professionali non si pagano le bollette». In questo scenario, per una serie di motivi, spiega Stivali, dall'inizio dell'anno «sono un centinaio i lavoratori che se ne sono andati dall'Azienda di via Giustiniani».
LE CRITICITA'
La prima difficoltà è legata al Covid: «Siamo sicuri che sia finito e che non ne dobbiamo più parlare?» chiedono le due esponenti della Cgil Fp. «Ci fa molto piacere che l'Azienda abbia varato il piano per le pandemie, è una cosa importante, ma bisogna considerare anche che, se il personale non resta, si va in grande difficoltà». In uno scenario di fatica crescente, spiegano, aumentano le richieste - ma soprattutto i riconoscimenti - delle malattie stress correlate, riconducibili all'aumento del lavoro: «Tra il 2020 e il 2021 abbiamo visto riconosciute 50 malattie professionali» sostiene Stivali «mentre nel 2022 abbiamo presentato già 20 domande e altre consulenze sono in corso». Da qui si arriva al nodo principale, ovvero il problema del personale: «Su una graduatoria di 170 infermieri, all'Euganea ne sono stati assunti circa settanta» dice Megna «gli altri non si sono presentati. Questo, quando a suo tempo avevamo denunciato la mancanza di 300 infermieri nelle nostre strutture. Il lavoro in più è stato coperto, ancora una volta, saltando i riposi e con l'aumento degli straordinari». Il problema del personale non si ferma tuttavia alla nota penuria di infermieri: «Mancano 20 tecnici di laboratorio» prosegue Megna «figure strategiche per garantire le urgenze negli ospedali. Ne sono stati assunti 3-4 e per il resto sono rimasti buchi organizzativi. In particolare difficoltà, in questo momento gli ospedali di Camposampiero e Piove di Sacco». Su questo fronte il sindacato sta lavorando a un accordo decentrato proprio per prevedere incentivi economici a sostegno delle professionalità in grande difficoltà: oltre ai tecnici di laboratorio, operatori sociosanitari e amministrativi. Un accordo per le incentivazioni sul disagio è stato firmato in agosto dalle sigle sindacali che si occupano di Azienda e Iov e prevede gettoni per gli oss - 60 euro per i turni diurni e 100 per quelli notturni - e per gli infermieri (rispettivamente 70 e 120 euro). Non finisce qui: tra le criticità segnalate dalla Cgil Fp «la riduzione di una sessantina di posti letto all'ospedale di Cittadella per far fronte alle sospensioni e l'alto afflusso di anziani a Schiavonia che talvolta non trovano posto nella geriatria», per non parlare «dell'appalto sui codici bianchi dei pronto soccorso. Questi servizi rientreranno? Solo se torneremo ad essere attrattivi» commenta Megna. Da qui la sollecitazione del sindacato a intervenire rapidamente sui fronti accessibili: assumendo subito gli oss in graduatoria, con 30 posti di turnover all'Usl e 20 in Azienda, «ma anche assistenti sociali e ostetriche» perché «serve uno sforzo immediato per il personale che possiamo trovare e poi bisognerà ragionare sull'extra turnover se non vogliamo che si creino buchi nei servizi» dicono le sindacaliste «ci attende un autunno il cui l'attenzione alla sanità deve essere altissima. Malgrado la crisi indotta a dall'aumento dei costi non si possono ridurre i servizi, anzi quelli sul territorio saranno fondamentali per intercettare il malessere delle persone».
Nonostante tutti i problemi che attanagliano la scuola tiene ultimamente banco, su TV e giornali, la proposta formulata dalla Provincia di Padova di introdurre la settimana corta per gli istituti superiori del territorio, al fine di tagliare un po’ i costi per il riscaldamento degli edifici.
In sostanza, si propone di programmare le lezioni dal lunedì al venerdì con l’esclusione del sabato, spalmando le sue ore nel corso dei 5 giorni precedenti.
Una proposta che permetterebbe, secondo Alessandro Bisato, consigliere provinciale all’Edilizia Scolastisca, un consistente risparmio sui consumi: “Per scaldare i nostri 60 pressi scolastici servono diciottomila euro al giorno. Significa due milioni e mezzo di euro per l’intera stagione autunno inverno. Chiudere le scuole per 22 sabati ci permetterebbe di risparmiare 400 mila euro”.
Com’era prevedibile la proposta ha incontrato pareri favorevoli e altri contrari. Intervistata sul tema, Mara Patella, Segretaria Generale della Flc Cgil di Padova ha tenuto una posizione possibilista (“positivo che ci sia stata la richiesta di un confronto con tutto il mondo scuola”) ma ha precisato che la priorità in questo momento è “garantire istruzione e recupero della socialità, così pesantemente colpita dalla pandemia, tra gli studenti delle scuole".
“Per prima cosa – ha detto Mara Patella – bisogna chiarire che la decisione spetta ai Consigli d'Istituto. Dispiace che alla scuola si chiedano nuovamente scelte per ottenere dei risparmi economici mentre sarebbe necessaria una pianificazione a lungo termine, ma di sicuro da parte nostra c'è l'apertura per discuterne”.
“La nostra priorità – ha aggiunto poi la sindacalista della Cgil – resta il bene dei ragazzi, a cui non vanno fatti scontare i problemi organizzativi che la misura può comportare. Per esempio, diversi di loro già frequentano delle scuole, e non sono poche, che già prevedono il rientro pomeridiano. Cosa facciamo con loro? D’altro canto, la nuova organizzazione sarebbe positiva per gestire al meglio il personale in servizio. In ogni caso è giusto che sia una scelta collegiale e condivisa».
“Oltretutto – conclude Mara Patella – voglio sottolineare che un po' di freddo diversi studenti lo hanno patito anche nell'ultimo anno visto che in alcuni istituti c'erano meno di 18 gradi e questo perchénon tutti gli edifici sono stati adeguati dal punto di vista termico. Un problema che si aggiunge a quello relativo ai fondi covid venuti a mancare e che negli ultimi due anni hanno permesso di supplire a molte mancanze di personale”
Il servizio di Telenordest con l’intervento della Segretaria Generale della Flc Cgil Padova, Mara Patella