La Cgil di Padova apre due nuove sedi in Arcella. Oggi il taglio del nastro.
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Cgil Padova: “Un’occasione di confronto pubblico, con l'invito alle Istituzioni e la presenza delle Associazioni, nel segno della condivisione di idee e della partecipazione del mondo del lavoro e della Società Civile, per affrontare i temi cruciali che segnano i tempi straordinari che stiamo attraversando”
“L’Assemblea Pubblica del 1° giugno si inserisce all’interno di un percorso di mobilitazione nazionale che si concluderà il 18 giugno a Piazza del Popolo a Roma con una grande Assemblea, dai medesimi contenuti, con delegate e delegati dell’intero Paese”.
“La condizione che stiamo attraversando è straordinaria: pandemia, guerra, nuovo paradigma digitale, ambientale ed energetico hanno travolto e messo in discussione tutto. Sono necessarie risposte corali, altrettanto straordinarie, nel segno della condivisione di idee e della partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori, delle Istituzioni, delle Associazioni e, in generale, della Società Civile. Ecco perché la Cgil di Padova ha deciso di tenere una Assemblea Pubblica delle delegate e dei delegati del sindacato in uno spazio aperto e cioè in Piazza Garibaldi”. È così che Aldo Marturano, il Segretario Generale della Cgil di Padova presenta l’Assemblea Pubblica delle delegate e i delegati della Cgil che si terrà nella mattina di mercoledì 1° giugno, dalle 09.30 alle 12.30, in Piazza Garibaldi.
Nutrita la lista dei partecipanti all’Assemblea: oltre allo stesso Segretario Generale Aldo Marturano che introdurrà la discussione e i 12 delegati, fra lavoratrici e lavoratori della Cgil, in rappresentanza di tutti i settori lavorativi, sono state invitate anche le Istituzioni, come il Comune (nella figura del sindaco Giordani), la Provincia e l’Università che hanno assicurato la loro presenza. Sicura anche la partecipazione della Diocesi di Padova e diverse Associazioni: Anpi, Libera, Udu e Rete degli Studenti Medi. E ci sarà anche, dalla Cgil Nazionale, la neo segretaria Confederale Francesca Re David, già Segretaria Generale della Fiom.
“Ci sono – prosegue Aldo Marturano – alcune questioni urgenti e non più rinviabili che possono avere, nel prossimo futuro, conseguenze importanti sul piano sociale, a partire dagli effetti diretti e indiretti della guerra in Ucraina. Ma non è l’unica crisi che stiamo vivendo: c’è anche quella alimentare, quella energetica e delle materie prime che a loro volta rischiano di scatenare una crisi economica, produttiva e occupazionale. Vediamo aumentare il costo della vita, crescere la povertà e dilagare il precariato. Bisogna porre un freno a tutto questo, stabilizzando il lavoro e imprimendo un aumento reale dei salari, procedendo pertanto con il rinnovo dei contratti nazionali e della contrattazione collettiva di secondo livello, se vogliamo contrastare il fenomeno dei “working poor”, cioè dei “lavoratori poveri”. Un’urgenza questa, che vale anche per le pensioni il cui livello, spesso, non consente a troppe anziane e anziani un’esistenza dignitosa, dopo una vita al lavoro. È necessario rafforzare lo Stato sociale destinando risorse alla sanità, all’istruzione e dando delle risposte vere alla non autosufficienza. Bisogna curare maggiormente la salute e la sicurezza dei lavoratori e accompagnarli in questa fase di transizione digitale e ambientale evitando che siano loro a pagarne i costi. Si tratta di temi che vanno affrontati al più presto e su cui è necessaria la massima attenzione sia dalla politica che dalle Istituzioni”.
“L’Assemblea del 1° giugno – conclude il Segretario Generale della Cgil di Padova – si inserisce all’interno di un percorso di mobilitazione nazionale che si concluderà il 18 giugno, in Piazza del Popolo a Roma, data in cui ci sarà una grande Assemblea Pubblica, che affronterà gli stessi temi, con le delegate e i delegati provenienti da tutta Italia. Crediamo che pace, lavoro, democrazia, giustizia, ambiente, siano questioni cruciali indissolubilmente legate tra di loro e che non si possa pensare di risolverle separatamente. E accanto a questo pensiamo anche che il momento delle scelte sia adesso. Non abbiamo più tempo da perdere”.
Notevole spazio su stampa e Tv locali alla raccolta di firme, presso la cittadinanza promossa da Fp Cgil, Uil Fpl, Nursing Up, NurSind e USB a difesa della Sanità Pubblica e che verrà inviata alla Regione Veneto. La richiesta? “Basta con il blocco delle assunzioni e le esternalizzazioni che aggravano la frammentazione sanitaria”.
“Un processo di svalorizzazione – hanno spiegato ieri, durante la conferenza stampa sotto la sede della Cgil di Padova in Via Longhin, Raffaela Megna della Fp Cgil Padova, Michele Magrin della Uil Fpl e Luca Grande di NurSind – che sta proseguendo con le ultime esternalizzazioni, in ordine di tempo, riguardanti gli ospedali di Conselve e Schiavonia, realizzate per garantire le ferie ai dipendenti, nel primo caso, e per consentire il servizio ambulanze, nel secondo. E a rischio è anche la radiologia dell’ospedale di Cittadella".
In generale, però, i settori maggiormente in difficoltà sono i Pronto Soccorso, gli amministrativi (non sostituiti da ben 10 anni), le sale operatorie, i trasporti e il Suem 118. Senza considerare l’ormai cronica mancanza di Operatori Socio Sanitari (Oss), la cui carenza si sta fortemente ripercuotendo nel servizio. “Affidare ad altri servizi sanitari, all'inizio può funzionare ma è strategicamente un errore – spiegano i sindacalisti – perché crea smarrimento nel paziente (basti pensare ai numerosi call center che sono coinvolti), un servizio disomogeneo e, a lungo andare, svilisce la qualità del servizio pubblico. Noi non ce l'abbiamo con il privato, anzi, ma qui cambia il piano d'interesse: il pubblico si preoccupa esclusivamente della salute delle persone, infatti la sua preoccupazione economica è "solo" il pareggio del bilancio; il privato invece, per sua stessa natura, deve fare profitto».
Si tratta di una discriminante che la pandemia ci ha messo sotto gli occhi, visto che il costo per affrontare questa emergenza è ricaduto interamente sulla sanità pubblica e i privati ne sono stati ben lontani. “Ugualmente – hanno insistito i tre sindacalisti – non ci sono privati che si occupano di oncologia, ma tanti vogliono fare radiologia: qui c'è il guadagno. Tuttavia se il pubblico comincia a perdere qualche pezzetto del sistema, sarà l'intera struttura a risentirne: dobbiamo mantenere la radiologia anche per garantire l'oncologia”
“Una situazione – hanno aggiunto – che sta facendo letteralmente scappare i professionisti: i medici ci chiedono soprattutto di lavorare in condizioni ottimali e gli infermieri vanno via perché nel privato guadagnano almeno 200 euro in più al mese: un infermiere pubblico porta a casa 1.600 euro, nel privato almeno 1.800”.
”Con questa petizione - hanno concluso ad una voce i sindacalisti – chiediamo a Zaia di fermare gli appalti e lo spezzettamento del servizio pubblico. Servono investimenti che rafforzino il sistema rispondendo alle annose lacune sottolineate dai due anni di pandemia. Servono dunque più persone (almeno 300 sui 6.100 dell'organico attuale), più risorse e più spazi. Perché continuare a spezzettare spedendo addirittura di più? Non si può far conto solo sulla resilienza del personale: oggi in Usl 6 si chiede alle persone di rientrare dal giorno di riposo e la pressione è molto pesante, incompatibile con una vita normale. E I segnali che arrivano non inducono certo all’ottimismo. Per esempio, quest'anno si registra un passaggio nuovo e preoccupante: fino all'anno scorso per garantire le ferie estive venivano fatte delle assunzioni a tempo determinato perché rientravano in fasi d'urgenza. Oggi si opta per l'esternalizzazione. L'Usl 6 soffre più di altri e stiamo assistendo a situazioni mai accadute prima”.
Il servizio di Francesco Rataj di TeleNordEst girato alla conferenza stampa di ieri
È stato siglato nella notte a Roma, presso la sede di Confagricoltura, il rinnovo del contratto nazionale degli operai agricoli e florovivaisti, scaduto a dicembre 2021 e in vigore fino al 2025, che interessa un milione di lavoratrici e lavoratori del comparto.
Ne danno notizia le segreterie nazionali di Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil
Nel rinnovo contrattuale è previsto un aumento salariale del 4.7% nel biennio che sarà erogato in tre tranche: il 3% a partire da giugno 2022, l’1,2% da gennaio 2023 e lo 0,5 a giugno 2023. Elemento innovativo è l’impegno ad incontrarsi a settembre 2023 per verificare l’inflazione reale del biennio e rivalutare l’adeguamento economico.
Tra i punti qualificanti del rinnovo si conferma il modello contrattuale che si articola a livello nazionale e provinciale. Per evitare ulteriori futuri ritardi nei rinnovi dei CPL, è stato definito che gli effetti economici abbiano decorrenza nell’ambito del biennio di riferimento.
Grande rilievo viene dato alla bilateralità e al ruolo degli Ebat, con una serie di misure che prevedono il rafforzamento dell’integrazione fra scuola e lavoro e l’accesso prioritario alla formazione e all’informazione sui temi della salute e della sicurezza. É stata inoltre inserita l’opportunità di effettuare un monitoraggio, anche attraverso l’Eban, per verificare le trasformazioni delle casse extra-legem in Ebat e viene rafforzato lo strumento delle convenzioni, utile alla salvaguardia e alla stabilizzazione occupazionale.
Tra le novità in tema di welfare, un’integrazione del 20%, che si aggiunge all’80% attualmente riconosciuto dall’INPS, per i cinque mesi di maternità obbligatoria; per gli operai a tempo indeterminato, il riconoscimento di un assegno di solidarietà non solo per gravi patologie ma anche per interventi chirurgici e l’istituzione della Cassa Rischio Vita; l’aumento da due a tre mesi dell’indennità per lavoratrici vittime di violenza di genere.
Un altro elemento fortemente richiesto dalle parti sociali, e inserito nel contratto, è l’aggiornamento di alcuni profili all’interno della classificazione, in particolar modo per gli operai florovivaisti.
“Esprimiamo soddisfazione per i risultati ottenuti in questo rinnovo che giunge a soli cinque mesi dalla scadenza – dichiarano Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil – e che rappresenta un segnale importante per gli operai agricoli che si sono affermati come essenziali anche durante la pandemia. L’accordo raggiunto è il compimento di un percorso durante il quale avevamo avanzato nella piattaforma unitaria proposte responsabili e aggiornate al contesto economico del comparto agricolo. Apprezziamo la disponibilità e il buon senso dimostrato dalle controparti nel riconoscere le giuste tutele, anche dal punto di vista economico, necessarie per rafforzare la capacità di acquisto dei lavoratori, di fronte alle tante sfide dovute anche alla crisi internazionale”.
Michele Brombin, Sunia Cgil: “Dopo il Covid, la guerra: se continua così molti rischiano di andare a finire sotto ad un ponte. Istituzioni affrontino il problema o si andrà incontro al disastro.”
“Già prima del Covid molte famiglie erano in difficoltà. Poi, con la perdita del lavoro a causa della pandemia, molte persone si sono trovate in grave disagio e non sono riuscite a pagare l’affitto, le spese condominiali, le rate del prestito per fare fronte ai problemi di salute, delle utenze arretrate di casa, gas, energia elettrica, asporto rifiuti. La conseguenza è stata che passata la fase emergenziale della pandemia, sono iniziati gli sfratti delle abitazioni del privato e negli alloggi popolari. E ora, con l’inizio della guerra, si stanno accentuando ancora di più le difficoltà delle famiglie che rischiano, letteralmente, di finire sotto un ponte”. Inizia così la riflessione con cui Michele Brombin, Segretario Regionale del Sunia Cgil, ha spiegato le motivazioni alla base della protesta pubblica andata in scena ieri, domenica 22 maggio, dalle 16.00 alle 19.00, sotto il ponte che collega Via Giotto e il Bassanello, a Padova.
“Nella nostra città – prosegue il Segretario del sindacato degli inquilini della Cgil – sono circa 1.600 le famiglie che hanno fatto domanda di alloggio popolare ma sono soltanto un centinaio gli alloggi che, a breve, potranno essere assegnati. Questo significa che l’offerta è assolutamente inadeguata rispetto alla domanda: servono più alloggi popolari. La prima cosa da fare è quella di riattare tutti quelli che sono chiusi da anni. Servono più incentivi per ridurre gli affitti del mercato privato, servono più risorse per la casa, per le spese condominiali, per le bollette. Il Governo con il Decreto “Aiuti” ha stanziato soltanto 100 milioni per gli affitti a fronte di una necessità di circa 250 milioni. Sono risorse assolutamente insufficienti: così si continua la politica del pannicello caldo per lenire il dolore ma non per guarirlo”.
“L’acquisto di armi per la guerra – conclude Michele Brombin – non aiuta le famiglie in difficoltà. Al contrario, va in tutt’altra direzione. Basta: fermiamo la guerra, basta con le armi, riduciamo le spese militari e aiutiamo di più le famiglie”.
Se n’è improvvisamente andato nella notte di ieri, a Roma, all'età di 82 anni, Luigi Agostini, per diversi anni dirigente nazionale e Veneto della Cgil: dal 1981 al 1985 segretario regionale in Veneto, dal 1985 al 1987 segretario nazionale in qualità di responsabile dell'organizzazione del sindacato di Corso d'Italia, dal 1987 al 1990 responsabile del settore Industria, dal 1991 al 1993 segretario generale della Funzione Pubblica della Cgil nazionale, dal 1995 al 2000 responsabile delle politiche di cittadinanza del sindacato. Diversi gli incarichi ricoperti nella Fiom (dal 1967 al 1972 segretario a Pesaro, dal 1972 al 1976 a Treviso, dal 1976 al 1979 segretario regionale del Veneto e dal 1979 al 1981 segretario nazionale della Fiom-Flt). Dal 2000 è stato responsabile della Fondazione Cespe Studi di Politica Economica, dal 2010 vicepresidente di Federconsumatori e dal 2014 presidente di Federconsumatori del Lazio e di Roma. Sposato con Maria Luisa Petrucci, presidente del Coordinamento Banche del Tempo di Roma, e padre dell’ex deputata Roberta Agostini e del Consigliere Regionale del Lazio, Riccardo Agostini, Luigi Agostini è stato autore di numerosi articoli e saggi, tra cui si segnalano la rubrica "Note critiche di Luigi AGOSTINI" in Ticonzero e i suoi interventi ne "Il diario del lavoro", quotidiano on-line del lavoro e delle relazioni industriali e su "Strisciarossa". Rilevanti sono anche due importanti lavori monografici: "Il pipistrello di La Fontaine. Crisi, Sinistra, Partito" e "Neosocialismo" pubblicati da Ediesse nel 2014. "Mi sono sempre considerato un comunista sindacalista. Ho cambiato ruolo di tre anni in tre anni, evitando il più possibile, la peggior malattia che colpisce gli uomini e le organizzazioni: la burocratizzazione" ricordava. "Ho dato il meglio di me ad una organizzazione di combattimento, la CGIL, casa e scudo per i più sfruttati. Ad altri il giudizio sul mio apporto. Da parte mia posso solo dire di essere sempre stato e sempre sarò fedele agli ideali della mia infanzia e giovinezza".
La dichiarazione di Aldo Marturano, Segretario Generale Cgil Padova:
“Ci lascia un compagno autentico, capace di unire una rara passione politica ad una profondità di analisi che negli anni lo ha fatto diventare punto di riferimento per diverse generazioni di sindacalisti. Un uomo animato da un’instancabile curiosità intellettuale, molto legato al Veneto (dove ha ricoperto il ruolo di Segretario Generale della Confederazione regionale) e, in particolare, a Padova e alla nostra Camera del Lavoro. Molteplici, anche in questi ultimi anni, le iniziative organizzate insieme – ricordiamo, per esempio, nell’ottobre del 2020 la presentazione del suo volume “NeoSocialismo” e, nel dicembre dell’anno successivo, la sua partecipazione al convegno online “Bandiere Rosse” – e costante il rapporto fatto di reciproca stima e affetto. Un sindacalista e un comunista sempre fedele agli ideali maturati in giovinezza che lo hanno immancabilmente portato a stare dalla parte delle lavoratrici e lavoratori con spirito inossidabile e generosità.
Ci mancherai Luigi, ci mancherai enormemente”.
Il ricordo dei Compagni della Fiom -Cgil di Padova e Gianni Toffanin, Arturo Polonio, Gianfranco Tisato, Rosanna Tosatto, Candido Salvato, Arturo Tonello, Renato Zorzi e Leopoldo Toffanin
“Abbiamo avuto il privilegio di conoscere, apprezzare e consolidare la nostra militanza sindacale e politica con Gigi Agostini. Ne ricordiamo la coerenza, la disponibilità e la profonda convinzione di stare sempre dalla parte di chi lavora.
Momenti di vita sindacale che hanno accresciuto in noi una convinzione profonda nel rappresentare le lavoratrici e i lavoratori.
Un vuoto che è incolmabile ma che rimarrà per sempre con noi, come quello di un Compagno che abbiamo avuto la fortuna e l'onore di frequentare.
La sua lucidità di pensiero, anche nelle vicende più amare della vita politica, così come il suo forte convincimento del ruolo del Sindacato, soggetto politico di trasformazione del Paese, rende ancora più evidente la grave perdita che ci affligge.
Giunga alla famiglia un abbraccio e le nostre più profonde condoglianze”.
Raffaela Megna, Fp Cgil Padova: “Stamane, con le lavoratrici e i lavoratori dell’O.P.S.A., abbiamo distribuito volantini al Mercato di Rubano per informare la cittadinanza della situazione vergognosa che sta vivendo il personale della struttura residenziale della Diocesi di Padova, in lotta per un rinnovo del loro CCNL scaduto nel 2015”
Mattinata di volantinaggio al mercato di Rubano, dalle 10.00 alle 12.30 di oggi sabato 14 maggio, delle lavoratrici e lavoratori dell’O.P.S.A. (Opera della Provvidenza di Sant’Antonio) nell’ambito della mobilitazione nazionale indetta da FP CGIL, CISL FP, UIL FPL per protestare contro l’atteggiamento ostruzionistico delle associazioni datoriali AIOP (Associazione Religiosa Istituti Socio Sanitari) ed ARIS (Associazione Italiana Ospedalità Privata) davanti alla loro richiesta, inascoltata da almeno sette anni, di aprire un tavolo negoziale per giungere finalmente ad una nuova definizione del contratto collettivo nazionale del personale che opera nelle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA), tra cui, per l’appunto, l’O.P.S.A. di Rubano, contratto siglato dieci anni fa e scaduto nel 2015.
“È giusto – dice Raffaela Megna, Segretaria Provinciale della FP Cgil Padova – che la cittadinanza, a partire da quella del territorio che ospita la struttura, sia informata del motivo della mobilitazione delle lavoratrici e lavoratori che operano all’O.P.S.A. e del perché, sempre di più, siano in tante e tanti ad abbandonare il posto di lavoro per andare nella sanità pubblica o in strutture regolate da contratti che assicurino un miglior trattamento economico e, soprattutto, maggiori diritti”.
“Inevitabile – prosegue la sindacalista della FP Cgil Padova – quando si ha un contratto che costringe a lavorare 38 ore la settimana ma ne paga 36 e porta il personale ad accumulare una media di circa 400 ore di ferie arretrate non godute, unico risultato possibile quando si è costretti a fare ore e ore di straordinari per coprire le colleghe e i colleghi che se ne sono andati. Una situazione che ricorda un cane che si mangia la coda e che rischia, se non si interviene con decisione, di compromettere la stessa funzionalità della struttura residenziale”.
“In fondo – conclude Raffaela Megna – le lavoratrici e lavoratori dell’O.P.S.A. vogliono smettere di essere i fratelli poveri dei loro colleghi del comparto pubblico e di quelli che, in quello privato, operano nelle strutture che applicano il contratto della sanità privata sottoscritto nel 2020 con le stesse associazioni datoriali. Il minimo dopo due anni di pandemia in cui sono stati costretti a lavorare in perenne emergenza. Sono esausti e questo la cittadinanza lo ha capito benissimo”.