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Il nuovo studio del Caaf Cgil Padova. Redditi: aumentano i divari di genere, generazionali e territoriali

L'aumento delle differenze e dei divari di genere, generazionali e territoriali sono ormai una consolidata tendenza. Il Governo deve fare di più per porvi rimedio.

 

L’ultimo studio svolto dal Caaf Cgil Padova, su un campione significativo di dichiarazioni 730/2022 riferite ai redditi dello scorso anno, fotografa una tendenza consolidata ai divari di genere, generazionali e territoriali. “Un campione – chiarisce l’Amministratrice delegata del Caaf Cgil Padova, Lisa Contegiacomo – composto da 32.853 persone, tra lavoratori dipendenti e pensionati. Si tratta di un numero che stimiamo essere poco più del 50% della platea totale che ogni anno si rivolge a noi per il modello 730. Sono 18.179 uomini e 14.674 donne (graf 1)”.

“Il primo dato che balza all’occhio, anche se non è certo una novità – puntualizza Contegiacomo – è la distribuzione dei redditi tra i generi, in base alla loro fascia economica di appartenenza. Come dimostra il grafico 2, più è basso il livello di reddito, più alto è il numero di donne che vi rientrano. Faccio un esempio per facilitare la comprensione del grafico: tra chi ha un reddito inferiore a 10 mila euro, le donne sono oltre l’83%. Un rapporto che si ribalta quando parliamo di redditi alti (relativamente alti) per dipendenti e pensionati, cioè superiori ai 40 mila euro all’anno: per quasi il 76% di questi casi, sono gli uomini a riceverli. Una disparità che di fatto si mantiene anche se consideriamo solo le lavoratrici e i lavoratori dipendenti. La naturale conseguenza di questa situazione – come dimostra il terzo grafico – è l’aumento del 2% della platea di donne a carico del marito (per essere considerati a carico del coniuge bisogna avere un reddito complessivo non superiore ai 2.841 euro annui). Il 94% dei coniugi a carico è donna, gli uomini solo il 6%”.

“Il nostro campione – prosegue Lisa Contegiacomo – è composto (Graf 4) da 15.681 lavoratrici e lavoratori dipendenti, da 18.841 pensionate e pensionati e da altre 2.023 persone non rientranti in queste due categorie (minori, deceduti, disoccupati, ecc.). Il reddito medio per gli uomini nel 2021 è stato di 24.367,50 euro, mentre quello delle donne è stato pari a 14.522 euro (Graf. 5). Sono quasi 10.000 euro di differenza all’anno. Un gap salariale, considerando sia le lavoratrici che le pensionate, che raggiungendo il 40,4% segna un aumento del 2% rispetto all’anno precedente. Il Gap salariale si riduce, per così dire, al 32,8% (anche in questo caso un incremento del 2% rispetto al 2020), se consideriamo solo le lavoratrici”.

“I dati elaborati confermano un trend strutturale, incontrovertibile e pure in peggioramento – interviene Marianna Cestaro, componente della Segreteria Confederale con la delega alle politiche di genere e alle pari opportunità – dove la crisi ha peggiorato una situazione che, in ogni caso, non era certo positiva per le donne. Dall’analisi dei redditi risulta evidente la segregazione verticale, le donne occupano i posti di lavoro più precari e meno retribuiti ma non solo: le donne spesso hanno contratti di lavoro part-time e molto spesso si tratta di part-time involontario. Queste lavoratrici povere domani saranno pensionate ancora più povere. È tollerabile per un Paese civile? La Cgil è impegnata da anni per un vero cambio di paradigma culturale sul tema delle discriminazioni di genere, a partire dalla madre di tutte le discriminazioni, la questione della maternità. Non ci giriamo intorno, finché il congedo di paternità non verrà equiparato a quello di maternità non supereremo le disparità né salariali né culturali. La politica batta un colpo, se c’è un tema su cui investire con la massima priorità è questo”.

I dati non finiscono qui. Il grafico n 7 riguarda il reddito medio di chi vive di pensione (appena 17.65,75 euro annui). Chi lavora, a prescindere dal genere di appartenenza, percepisce in media 22.705,75 euro. Tra quest’ultimi, i giovani (under 35) sono i più penalizzati, con un reddito che si attesta a 19.806. A un divario di genere si aggiunge così un divario generazionale. Gli ultimi 4 grafici dello studio del Caaf dimostrano il permanere dell’ultimo Gap, quello territoriale: la Bassa padovana resta il fanalino di coda nel nostro territorio anche per quel che riguarda i redditi di lavoro dipendente (23.733, 50 euro contro i 28.637,50 che si percepiscono nel Centro e i 26.876,50 nell’Alta).

“Numeri – conclude il segretario Generale della Cgil padovana, Aldo Marturano – che se da una parte ci parlano del recupero, nel 2021, della quota di reddito persa nel 2020 a causa della pandemia (nonostante le significative misure sociali adottate dall’allora Governo in carica), dall’altra dimostrano che con un’inflazione misurata a Padova al 6,8% il potere di acquisto di lavoratori e pensionati è già pesantemente colpito. Il drastico aumento delle bollette del gas e dell’elettricità e l’incremento delle spese alimentari metteranno in grande difficoltà tantissime famiglie del nostro territorio e aumenteranno la quota di popolazione a rischio povertà. La pandemia tutt’altro che terminata, la guerra alle porte dell’Europa e una crisi geopolitica che va ben al di là dei confini ucraini, i drammatici problemi alimentari che colpiranno soprattutto i paesi più poveri, determinando migrazioni fin qui sconosciute, la crisi energetica, le difficoltà di approvvigionamento delle materie prime rischiano di causare una tempesta perfetta che, come al solito, colpirà le fasce popolari anche sul nostro territorio con un'ulteriore crescita vertiginosa della povertà assoluta. La risposta del Governo è stata per ora assolutamente insufficiente. E gli stessi investimenti del Pnrr potrebbero, a questo punto, non bastare a risollevare il Paese. Senza politiche che si pongano l'obiettivo irrinunciabile della piena e buona occupazione, soprattutto per i giovani e per le donne, e interventi sociali in grado di compensare il caro vita, non riusciremo a rimanere sulla strada della crescita imboccata nel 2021”.

Il Servizio di Telenordest sullo studio del Caaf Cgil Padova

 

Elezioni a ETRA delle RSU del personale dei settori Acqua e Gas: la vittoria della Filctem Cgil

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Gazzettino di Padova

Filctem Cgil: “Un ottimo risultato. Una vittoria sul filo di lana che conferma una crescita del nostro sindacato in un settore strategico a cui saranno destinati importanti risorse dal Pnnr”

“Ora avanti con l’accordo di secondo livello sul lavoro agile”

 

“Un risultato inaspettato! Seppure fossimo consapevoli di aver lavorato bene e confidavamo in una nostra crescita, il risultato finale ci riempie di soddisfazione e orgoglio. Bene così, le RSU dovranno diventare punto di riferimento di tutti i lavoratori perché alle elezioni hanno partecipato la maggioranza di loro e la loro rappresentanza si basa su un consenso reale”. Sono decisamente soddisfatti Michele Corso, Segretario Generale della Filctem Cgil Veneto e Luca Rainato, Segretario Generale della Filctem Cgil Padova dopo che la Filctem Cgil è risultata essere la lista più votata alle elezioni per le Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU) ad ETRA  e che, lo scorso venerdì 17 giugno, hanno coinvolto il personale della Multiutility addetto ai settori del Gas e dell’Acqua.

Elezioni a cui hanno partecipato quasi l’80% dei lavoratori (il 79,9% per la precisione), con 485 votanti con una sola scheda bianca e due schede nulle (482 i voti validi) e vinte dalla Filctem Cgil con 151 voti, seguita a sole due lunghezze dalla Uiltec Uil con 149 voti e dalla Femca Cisl a 146. Una sostanziale vittoria dei sindacati confederali che hanno fatto quasi il pieno di consensi tra i lavoratori visto i risultati di Fiadel, ferma a 28 voti, e Usb ultima classificata con 8 voti.

“È stata riconosciuta la nostra concretezza – commentano Corso e Rainato – e i lavoratori ce ne hanno dato atto assegnando ai nostri candidati la loro preferenza. Essere diventati il primo sindacato (alle elezioni precedenti eravamo risultati i secondi) ne è stata una conseguenza. Ora le nostre RSU avranno la responsabilità di rappresentare tutti i dipendenti, consapevoli che la scelta ricaduta su di loro ha coinvolto la maggioranza di essi e questo perché tra i lavoratori le elezioni sono valide se coinvolgono il 50% più 1 dell’elettorato. In questo caso, gli elettori coinvolti sono stati quasi il 30% in più, cioè il 79,9%. Significa che la rappresentanza si basa su un consenso reale e visti i dati dell’affluenza alle ultime elezioni amministrative la politica farebbe bene a riflettere”.

“Una responsabilità – proseguono i due Segretari Generali – che, se possibile, risulta ancora maggiore se pensiamo che arriva in una fase in cui ETRA sta programmando una mole importante di investimenti legati alle risorse che arriveranno con il Pnrr con un notevole impatto sul territorio e, inevitabilmente, sui cittadini che vi vivono. Come detto anche dal Segretario Landini alla recente Assemblea Nazionale in Piazza del Popolo a Roma, le RSU svolgono un ruolo fondamentale perché sono la cinghia di trasmissione tra lavoratori e sindacato, sono quelli che ci mettono la faccia quando i problemi arrivano al pettine. Sono fattualmente il primo mattone del muro a difesa delle tutele delle lavoratrici e lavoratori e, in ultima analisi, della cittadinanza se pensiamo che sono impiegati in un settore fondamentale e sempre più strategico, a maggior ragione da quando è scoppiato il conflitto in Ucraina.”.

“Non ci resta che augurare buon lavoro alle RSU elette – concludono – Michele Corso e Luca Rainato – ed esortare a continuare così. Portiamo a casa l’accordo sul lavoro agile, la cui trattativa di secondo livello con Etra sta arrivando alle fasi finali, una modalità lavorativa che la pandemia ha dimostrato poter funzionare ma che va necessariamente normata considerando gli interessi di tutte le parti coinvolte a partire dalle lavoratrice e lavoratori che vi devono operare”.

Pensioni, lo studio dello Spi Cgil Padova: svantaggiate donne e residenti nella bassa padovana

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  • Descrizione allegato: L'articolo di Elvira Scigliano per il Mattino di Padova
  • video link: Visita il sito

Ha avuto la prima pagina de il Mattino di Padova lo studio promosso dallo Spi Cgil di Padova che ha fotografato la situazione delle pensioni nella nostra provincia e da cui risulta una forte disparità sia a livello territoriale (con la bassa padovana che ha, in media, pensioni più basse rispetto ai comuni situati nella cintura e nell’alta) che di genere (gli uomini guadagnano 1382,44 euro di media mensile mentre alle donne mediamente arriva una pensione di 731,45 euro). Drammatici poi i dati relativi alla povertà: dalla fotografia fatta dal sindacato dei pensionati emerge che il 52% delle pensioni in provincia di Padova sia inferiore ai 750 euro.

“Le differenze saltano all'occhio - conferma Alessandro Chiavelli, segretario Spi Cgil – e succede che l'80-85% delle pensioni in provincia siano inferiori a mille euro, in città e prima cintura urbana sono più alte perché sono frutto del lavoro industriale e dei servizi, mentre nella Bassa Padovana sono concentrate le pensioni più povere, perché devono fare i conti con i contributi del lavoro agricolo. Sconvolge invece che gli assegni per le donne siano inferiori del 50% rispetto a quelle degli uomini: in una società che fa i conti con la vecchiaia, le donne restano sole con pensioni sotto i 700 euro lordi, ovvero sotto la soglia della povertà. I motivi li conosciamo: periodi di lavoro altalenante, rapporti di lavoro con retribuzioni più basse”

“Quel che bisogna fare – chiude Chiavelli – il sindacato lo dice da tempo: le pensioni sono basse perché gli stipendi sono stati bassi ed è ormai da 30 anni che le pensioni restano legate a meccanismi retributivi che non reggono. La cosa incredibile è che sulle pensioni grava una tassazione perfino più alta dei salari perché non hanno nessuno sgravio fiscale. Dunque prima di tutto bisogna abbassare le tasse come succede in tanti paesi europei, ne va della sopravvivenza di migliaia di pensionate e pensionati”.

Il servizio di Telenordest sullo studio promosso dallo Spi Cgil Padova

Sabato 18 giugno tutti a Roma!

Tutto pronto per l’iniziativa che la Cgil lancierà per sabato 18 giugno, alle ore 10, in Piazza del Popolo a Roma, Un’ assemblea nazionale, aperta a tutte e a tutti,  che sarà conclusa dal segretario generale della Cgil Maurizio Landini. Al centro i temi della pace, del lavoro, della giustizia sociale e della democrazia, temi che come dice lo slogan dell’iniziativa devono camminare insieme.

L’iniziativa del 18 giugno giunge al culmine di un percorso di assemblee che si sono svolte per tutto il territorio nazionale, sia nei luoghi di lavoro che negli spazi pubblici (piazze, anfiteatri, sale comunali ecc), con delegate e delegati e attivisti delle leghe che hanno raccontato in prima persona le storture dell’attuale modello di sviluppo che sono costretti a subire sulla propria pelle. Nella nostra provincia, l’assemblea si è svolta il 1° giugno (i primi in Veneto a realizzarla) in Piazza Garibaldi e ha visto, oltre alla presenza del Segretario Generale Aldo Marturano e delle delegate e delegati della Cgil, anche rappresentanti del Comune (è intervenuto lo stesso sindaco Sergio Giordani), della Provincia, dell’Università e di molte associazioni presenti nel territorio come ad esempio l’ANPI, l’UDU e la Rete degli Studenti Medi.

A Padova (per chi fosse interessata/o a partecipare, scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.) l’appuntamento per la partenza è alla mezzanotte dello stesso giorno, l’arrivo è previsto intorno alle 10 del mattino, il ritorno alle 21.00 di sera.

 

Qui di seguito la piattaforma programmatica alla base dell’iniziativa

PACE, LAVORO, GIUSTIZIA SOCIALE, DEMOCRAZIA CAMMINANO INSIEME. MANIFESTAZIONE NAZIONALE 18 GIUGNO 2022 IN PIAZZA DEL POPOLO A ROMA

Per la pace.

 

La condizione che stiamo attraversando è straordinaria: pandemia, guerra, nuovo paradigma digitale, ambientale ed energetico hanno travolto e messo in discussione tutto.

Il momento delle scelte è adesso, e ha bisogno di una larga condivisione di idee e partecipazione del mondo del lavoro e di tutta la società civile per cambiare lo stato delle cose verso un nuovo mondo, una nuova Europa, un nuovo Paese.

Subito e guardando al futuro!

 

La guerra è sempre orrore e devastazione, oggi è stata portata nel cuore dell’Europa dalla criminale aggressione della Russia di Putin all’Ucraina. In guerra i primi a soffrire sono le lavoratrici e i lavoratori, i primi a morire sono i giovani sotto le armi, le donne, i bambini e gli anziani che non riescono a fuggire. E le conseguenze drammatiche sul popolo ucraino rischiano di espandersi ulteriormente se non si lavora con determinazione per la pace.

Gli effetti anche oltre i confini del continente europeo sono già evidenti, a partire dalla crisi alimentare a causa del blocco all’esportazione del grano e alla crescita dell’instabilità in vaste aree del mondo.

La CGIL si è impegnata da subito contro l’invasione russa, a sostegno degli ucraini, della democrazia e del diritto all’autodeterminazione attraverso aiuti umanitari e progetti di accoglienza. Ma anche per chiedere il cessate il fuoco e costruire la pace attraverso il negoziato. La guerra non si ferma con la guerra né con l’aumento delle spese militari ma dando vita come proposto dal nostro Presidente della Repubblica a una nuova conferenza internazionale di pace sul modello di Helsinki del 1975 per intraprendere la strada del disarmo, della coesistenza e di un nuovo multilateralismo.

L’Europa, ed in essa l’Italia, può e deve svolgere un’azione diplomatica attiva per una pace duratura e proporsi come fondamentale elemento di garanzia contro la crescita di logiche nazionaliste xenofobe e discriminatorie.

Il nostro impegno è affermare in Europa una cultura di garanzie universali dei diritti umani e di accoglienza verso tutti coloro che sono vittime e profughi della guerra.

 

Per il lavoro e la giustizia sociale.

 

Bisogna investire per combattere ora vecchie e nuove povertà, per una società sostenibile improntata alla giustizia sociale, al lavoro stabile e dignitoso. Occorre ridurre i divari e le diseguaglianze sociali e territoriali che la crisi ha acuito. Per questo, l’Europa non deve tornare alla politica di austerity, ma rendere strutturale il modello di Next Generation EU, assunto per affrontare gli effetti della pandemia, per una politica economica espansiva che investa nello Stato sociale e in un nuovo modello di sviluppo.

 

Bisogna rimettere al centro il lavoro, fare della giustizia sociale il parametro delle scelte politiche e di investimento e utilizzare le risorse europee e nazionali per affrontare la transizione digitale e ambientale senza lasciare indietro nessuno, garantendo il diritto alla salute, alla conoscenza, all’invecchiamento attivo.

 

Cambiare il presente, guardando al futuro oggi vuol dire aiutare chi ha redditi più bassi e chi è più in difficoltà – lavoratori, pensionati, precari, Partite IVA, disoccupati. La perdita del potere d’acquisto di salari e pensioni, per la crescita dell’inflazione necessita di una risposta immediata.

Il bonus di 200 euro una tantum previsto dal Governo è una prima risposta alle richieste sindacali, ma bisogna fare di più aumentando il netto della busta paga e delle pensioni.

Abbiamo alcune proposte che vanno in questa direzione:

 

Rafforzare il bonus energia allargando la platea;

Aumentare la decontribuzione sui salari e per i pensionati il valore e la platea dei beneficiari della c.d. quattordicesima;

Indicizzare le detrazioni per lavoro dipendente e pensionati;

Riaffermare il sistema di welfare pubblico: sanità, sociale, istruzione, pensioni.

Le risorse necessarie possono essere così recuperate:

 

Prevedere un eventuale scostamento di bilancio per rispondere all’emergenza;

Tassare gli extra profitti. Il Governo ci ha dato ascolto, portando dal 10 al 25% la tassazione delle imprese energetiche, ma non basta. Ci sono altri settori in condizioni simili e si può ottenere di più;

Introdurre un contributo di solidarietà straordinario sulle grandi ricchezze e sulle reali capacità contributive cresciuti anche durante la pandemia;

Una vera riforma fiscale progressiva e redistributiva, come chiesto nella piattaforma unitaria CGIL-CISL-UIL e sostenuta con lo sciopero generale di CGIL e UIL del 16 dicembre scorso.

Bisogna dire basta alla dilagante precarietà, al part time involontario, al finto lavoro autonomo, al lavoro povero e sommerso, per puntare su un lavoro con pieni diritti e qualità:

 

Cancellare le forme più precarie di lavoro riducendo così le tipologie contrattuali, per affermare la centralità del tempo indeterminato come forma comune di rapporto di lavoro.

Intervenire sul tempo determinato affinché, legato a specifiche causali, risponda solo ad effettive e limitate necessità.

Intervenire per regolare il lavoro autonomo e parasubordinato, allargando diritti e tutele.

Introdurre un unico contratto di inserimento al lavoro con percorso di formazione e con garanzie di stabilità.

Istituire nella necessaria e non più rinviabile riforma delle pensioni, la pensione di garanzia per le carriere precarie e per i percorsi di lavoro discontinui che dia certezza di reddito in prospettiva.

Maggiore giustizia e sicurezza sociale hanno bisogno di investimenti nello stato sociale e nel welfare pubblico.

Bisogna garantire le risorse necessarie al funzionamento dei servizi pubblici e assumere a tempo indeterminato le migliaia di precari che fanno funzionare scuole, uffici pubblici, sanità, assistenza. In particolare vanno stabilizzati subito i precari della sanità che ci hanno assistito e curato nella pandemia.

 

È necessario aumentare il finanziamento del SSN, il rafforzamento dell’assistenza territoriale e varare una legge sulla non autosufficienza per garantire la presa in carico delle persone e la risposta ai loro bisogni da parte dei servizi pubblici.

Allo stesso modo va sostenuto il sistema di istruzione pubblico che ha garantito nel biennio pandemico la tenuta della scuola pubblica e che attende un pieno riconoscimento del proprio valore sociale attraverso investimenti strutturali e la valorizzazione della professione docente e ATA.

È il momento di realizzare un piano straordinario di assunzioni finalizzato ad aumentare l’occupazione di donne e giovani con una particolare priorità al mezzogiorno e condizionare al raggiungimento di questi obiettivi le tante risorse e incentivi destinati alle imprese.

 

Garantire salute e sicurezza nei luoghi di lavoro è al centro della nostra proposta: non un costo ma un investimento per il presente e per il futuro.

Bisogna aumentare i controlli ed eliminare le cause degli infortuni e delle morti sul lavoro: serve un netto contrasto alla precarietà, un intervento deciso sulla catena degli appalti e dei subappalti rendendo effettive e esigibili la clausola sociale, il rispetto dei contratti nazionali, e la pensione anticipata per chi fa lavori usuranti e gravosi.

Le imprese che godono di sostegni pubblici devono essere vincolate ad investire in sicurezza e va ulteriormente aumentato il numero degli ispettori e potenziare i servizi di medicina del lavoro territoriali.

 

Affrontare la transizione digitale e ambientale significa mettere in campo vere politiche industriali, di sviluppo, del turismo e della cultura. Il Governo deve aprire il confronto su questo perché non è più possibile rincorrere le crisi o assistere allo smantellamento del nostro sistema produttivo, lasciato in mano alle dinamiche del mercato e alle scelte di fondi finanziari e multinazionali. Risultano preoccupanti, in questo senso, le scelte proposte nel disegno di legge “Concorrenza 2022” che affiderebbe al mercato la gestione dei servizi fondamentali e asset strategici quali i porti, i trasporti, i rifiuti, l’energia e l’acqua.

È necessario accompagnare la transizione energetica e ambientale del modello di sviluppo del nostro Paese, attraverso un forte ruolo dello Stato e del sistema pubblico, con un intervento strutturato e governato per la riconversione dei settori produttivi più esposti e un piano per la giusta transizione con strumenti adeguati e ammortizzatori sociali specifici, che riconoscano pienamente la formazione nell’orario di lavoro e incentivino la redistribuzione/riduzione degli orari di lavoro.

 

È una esigenza del mondo del lavoro e del nostro sistema economico rafforzare il ruolo del Contratto Nazionale nella sua funzione di tutela e aumento reale del potere d’acquisto dei salari e pertanto di procedere con questo obiettivo nei loro rinnovi.

Per questo non è condivisibile la posizione espressa dal Presidente di Confindustria che nei fatti rischia di produrre un blocco dei rinnovi contrattuali nazionali e della contrattazione collettiva di secondo livello.

In questo contesto è giusto vincolare i sostegni pubblici al sistema delle imprese, alla tutela dell’occupazione, alle assunzioni stabili, al rispetto normativo e salariale dei contratti nazionali di lavoro e del loro rinnovo.

In questo quadro è sempre più necessario un provvedimento legislativo di sostegno all’esercizio della contrattazione collettiva, che assegni validità generale ai contenuti dei Contratti Nazionali, certifichi la rappresentanza delle parti che li stipulano, garantisca il diritto delle lavoratrici e dei lavoratori ad eleggere le RSU in tutti i luoghi di lavoro e sancisca il loro diritto a validare i contratti collettivi che li riguardano tramite il voto.

Per queste ragioni e sulla base della Direttiva Europea che mira a garantire salari dignitosi e rafforzare la contrattazione collettiva, è giusto introdurre e regolare anche in Italia un salario minimo.

Condividiamo il percorso indicato dal Ministro del Lavoro che in applicazione dell’Art. 36 della Costituzione propone di prendere a riferimento il trattamento economico complessivo definito dai contratti nazionali firmati dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, e consideriamo necessario prevedere un provvedimento legislativo come sopra richiamato.

 

Per la democrazia.

 

La CGIL impegna tutte le Camere del lavoro a convocare assemblee pubbliche di delegate e delegati e attivisti delle leghe, per discutere le nostre proposte, anche insieme agli studenti e alle associazioni presenti sul territorio, invitando rappresentanti delle istituzioni, dei Comuni e delle Regioni, a confrontarsi con noi.

Questo percorso di discussione e mobilitazione sul territorio e nei luoghi di lavoro si concluderà con una GRANDE ASSEMBLEA NAZIONALE in forma aperta da svolgere a Roma il 18 giugno 2022.

 

 

 

A due mesi dall'inizio della campagna fiscale, un primo bilancio del Caaf Cgil Padova: "Attività frenetica"

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova sull'attività del Caaf Cgil Padova

Lisa Contegiacomo, AD Caaf Cgil Padova: “A due mesi dall’inizio della campagna fiscale 2022, elaborate più della metà delle pratiche 730 dello scorso anno. E nei primi 6 mesi di quest’anno, abbiamo raddoppiato le dichiarazioni ISEE rispetto all’anno scorso”

Per rendere chiaro l’andamento della campagna fiscale del Caaf Cgil di Padova i numeri valgono più di mille parole: nel 2021, il totale delle dichiarazioni dei redditi elaborate dal servizio fiscale della Camera del Lavoro di Padova aveva raggiunto la già ragguardevole cifra di 62.000 pratiche. Ebbene: oggi, a due mesi dall’inizio della campagna fiscale 2022, la cifra ha superato le 33.000 pratiche. Significa più della metà.

“Un numero – spiega l’AD del Caaf Cgil Padova, Lisa Contegiacomo – che, fra i tanti, spiega l’intensa attività di questi due primi mesi di campagna fiscale. Si arriva a questa cifra calendarizzando, nell’intera provincia di Padova, dai 600 agli 800 appuntamenti al giorno, quota che raggiungiamo rispondendo quotidianamente alle altrettante telefonate che riceviamo per fissarli. Procediamo piuttosto spediti: oggi, 15 giugno, abbiamo effettuato la prima spedizione telematica dei dati all’Agenzia delle Entrate”.

“A questo proposito – prosegue l’AD del Servizio Fiscale di via Longhin – non mi stancherò mai di ricordare che la scadenza per presentare la propria dichiarazione dei redditi è il 30 settembre 2022 ma anche che prima questa viene fatta, prima si riceveranno in busta paga gli eventuali rimborsi. Per fare un esempio legato a questo periodo: ai titolari delle dichiarazioni che verranno elaborate entro i primi giorni di luglio verrà riconosciuto l’eventuale importo di rimborso nel cedolino o nella busta paga di agosto. Inoltre, colgo l’occasione per ricordare che domani, il 16 giugno, scadranno i termini per il pagamento dell’IMU, ossia l’imposta sugli immobili ad esclusione dell’abitazione principale”.

“Infine – conclude Lisa Contegiacomo - vista la scadenza del 30 giugno per ricevere gli arretrati dell’AUUF (l’Assegno Unico Universale Familiare che ha sostituito le detrazioni e gli Assegni Familiari per i figli), in queste settimane stiamo elaborando ancora un gran numero di DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica), vale a dire quelle pratiche che si accompagnano alla definizione dei relativi ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente), con le quali vengono calcolati correttamente gli importi spettanti sulla base degli indicatori rilasciati. Ebbene: ad oggi sono state elaborate attraverso l’INPS quasi 23.000 attestazioni ISEE. Se facciamo un confronto con i numeri dell’anno precedente, significa che nel primo semestre 2022 sono state spedite lo stesso numero di pratiche gestite in tutto l’anno 2021. Sostanzialmente, con il cambio della normativa che regolava questa materia, per riuscire a soddisfare le richieste legate ai benefici spettanti per i figli, abbiamo sostanzialmente raddoppiato la quota di ISEE prodotta l’anno scorso. E anche questa è una cifra che spiega l’attività frenetica svolta di questi tempi dai nostri uffici”.

 
 
 
 
 

Vittoria del Sindaco Giordani: le congratulazioni della Cgil

Aldo Marturano, Cgil Padova: “Congratulazioni a Sergio Giordani per l’ottimo risultato raggiunto in questa tornata elettorale e che lo ha riconfermato sindaco di Padova. Una vittoria netta, indiscutibile e trasversale, segno di una sintonia con la città maturata nei primi cinque anni del suo mandato e riconosciuta dal voto”.

Auguriamo buon lavoro al Sindaco e alla nuova Giunta ed esprimiamo l’auspicio che i già ottimi rapporti tra la Cgil e il Comune di Padova possano proseguire nel segno della franca e leale collaborazione e sempre nel rispetto delle reciproche prerogative e funzioni come finora avvenuto”.

 

“Davvero un risultato straordinario. Il fatto che, forse, non fosse del tutto inaspettato non toglie merito all’ottimo esito conquistato. Non ci resta, dunque, che congratularci con il sindaco Giordani per la riconferma avuta dal voto, segno della trasversalità dell’apprezzamento raggiunto nella cittadinanza che gli ha riconosciuto il buon lavoro svolto nei primi cinque anni del suo mandato”. Così, il Segretario Generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano all’indomani delle elezioni amministrative che a Padova hanno confermato l’attuale sindaco Sergio Giordani.

“Non possiamo che essere soddisfatti quindi – conclude il Segretario Generale della Cgil padovana – che i nostri rapporti possano proseguire nel segno della continuità e reciproco rispetto delle proprie prerogative e funzioni, così come è sempre avvenuto nel corso di questi cinque anni dove sono state innumerevoli le volte in cui abbiamo avuto modo di confrontarci. Tra le tante non posso dimenticare la visita del Sindaco Giordani al presidio che facemmo qui in via Longhin, all’indomani dell’attacco squadrista di neofascisti e no vax che devastò la sede nazionale della Cgil a Roma lo scorso 9 ottobre. Il segno tangibile di un’attenzione che le lavoratrici e lavoratori aderenti al nostro sindacato non hanno dimenticato”.

Visita della Cgil al 2 Palazzi: sovraffollamento e carenza di personale

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova sulla visita di ieri al 2 Palazzi
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Ieri, mattina Gianpietro Pegoraro, coordinatore regionale Polizia Penitenziaria Fp Cgil e Marika Damiani della segreteria Fp Cgil Padova, hanno accompagnato Franca Vanto, della segreteria regionale della Fp Cgil Veneto e Mirko Manna, coordinatore nazionale Polizia Penitenziaria Fp Cgil Padova, ad una visita presso il Due Palazzi, nell’ambito di un tour che i due dirigenti sindacali stanno facendo in queste settimane in tutte le carceri del Veneto, la prima, e italiane, il secondo.

Una situazione carceraria, hanno rilevato entrambi, che risente di tutte le carenze e criticità comuni a tutti i penitenziari sparsi per il territorio nazionale ma sicuramente migliore se paragonata a quella che vivono la stragrande maggioranza di essi, anche quelli poco lontani da qui come ad esempio il carcere di Vicenza.

I carcere padovano resta il fiore all'occhiello dell'amministrazione penitenziaria del Veneto – ha sottolineato Mirko Manna – in quanto propone molte attività che mirano al reinserimento sociale e alla rieducazione, dispone di strutture in buone condizioni ma ciò nonostante non è esente dalle difficoltà che a livello nazionale interessano l'ambiente carcerario. I numeri parlano chiaro: nella casa di reclusione tra il personale di polizia penitenziaria mancano 54 agenti; sono presenti 600 detenuti su una struttura dalla capienza massima di circa 438 persone; tra il personale amministrativo ci sono solo 20 dipendenti, due dei quali prossimi al pensionamento e, infine, ci sono solo 8 funzionari giuridico-pedagogici (educatori). Una carenza di personale che quindi si ripercuote sulla vita dei detenuti, sulla funzione rieducativa del carcere ma anche sulla salute psico-fisica di chi nell'ambiente ci lavora”.

Conferma Gianpietro Pegorare: “Il personale di polizia penitenziaria lavora in situazione di grande stress e in molti casi gli agenti sono costretti a relazionarsi con detenuti con problemi psichiatrici, nonostante non abbiamo la formazione adatta per farlo. Va poi detto che il regime a celle aperte, che è una misura importantissima, deve essere accompagnato da un'impronta trattamentale, che quindi consenta di occupare i detenuti in attività volte al reinserimento. Sennò perde la sua funzione. Dal canto nostro, come Cgil, chiediamo a gran voce che si investa su politiche volte a promuovere il trattamento nelle carceri. Si sfruttino in questo modo i fondi del Pnrr. È urgente: solo così si potrà abbassare la recidiva e assicurare condizioni di vita più dignitose ai detenuti”.

Il Servizio di Telenordest andato in onda ieri sulla visita della Cgil al 2 Palazzi di Padova

Hitachi Energy Italia: approvato l’Accordo di secondo livello per le sedi italiane del gruppo

Martedì 7 giugno è stato sottoscritto fra le parti l’accordo di secondo livello del gruppo Hitachi Energy Italia (ex ABB) a seguito dell’approvazione dell’accordo nei siti produttivi di Monselice, Lodi e Pomezia, con l’88% delle preferenze.

Hitachi Energy Italia, nata da una cessione di ramo di azienda di Abb spa, attualmente occupa oltre 740 dipendenti nel settore dell’energia realizzando trasformatori, sezionatori e interruttori per media e alta tensione con clienti italiani e esteri fra cui Terna, Enel, Iberdrola, Edf e altri.

Fra le conquiste raggiunte con questo accordo ci sono, dal punto di vista economico, l’aumento del premio di risultato sul valore medio del 9,2% per un incremento totale di 500 euro nell’arco della vigenza contrattuale, oltre alla modifica della struttura del premio, per una maggiore raggiungibilità.

È stata sottoscritta la trasformazione dei superminimi assorbibili in superminimi non assorbibili e un aumento delle cifre riguardanti le trasferte Italia/estero e per le reperibilità. È previsto un incremento complessivo della quota fissa di welfare aggiuntivo (attualmente di 170 euro all’anno) di 240 euro nell’arco di vigenza contrattuale, di cui 150 euro saranno erogati nel 2022 sotto forma di buoni carburante.

Per quanto riguarda le relazioni sindacali è stato fissato un incontro annuale nazionale sul piano industriale e la gestione complessiva del gruppo. Inoltre, si terranno incontri territoriali per discutere di volta in volta della stabilizzazione dei contratti di somministrazione e di quelli a tempo determinato in caso di turn over o di aumento di volumi. Territorialmente sarà istituita una specifica Commissione inquadramento che si occuperà di identificare le matrici per effettuare l’incrocio delle professionalità in rapporto a quanto previsto dal nuovo sistema di inquadramento del CCNL per la valutazione dei relativi adeguamenti professionali.

 FIM FIOM UILM PADOVA

 

NOTA INTEGRATIVA - La dichiarazione della Fiom

 “Come Fiom territoriali di Padova, Lodi e Roma Sud siamo soddisfatti dei risultati raggiunti, non scontati in virtù del fatto che si tratta del primo accordo del nuovo gruppo Hitachi Energy Italia, che oltre agli adeguamenti contrattati conferma nuovamente l'impianto complessivo dei precedenti accordi Abb Spa.

Riteniamo importanti le conquiste raggiunte che perseguono le linee contrattuali della Fiom sulla redistribuzione della ricchezza e del recupero del potere di acquisto in una fase dove chi rischia di pagare la nuova crisi inflazionaria sono i lavoratori dipendenti e i pensionati." Hanno dichiarato Michele Iandiorio, Massimiliano Preti, Angelo Zanecchia delle tre Fiom territoriali coinvolte (Padova, Lodi e Roma Sud).

 

 FIOM PADOVA – FIOM LODI – FIOM ROMA SUD