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FIOM UILM e FIM Padova aderiscono alla manifestazione unitaria del 14 Giugno a Milano con 8 ore di sciopero

In continuità con la mobilitazione di Cgil-Cisl-Uil del 9 febbraio scorso Fim, Fiom, Uilm hanno indetto per venerdì 14 giugno 2019 8 ore di sciopero generale dei metalmeccanici con 3 grandi manifestazioni a Milano, a Firenze e a Napoli. La delegazione padovana prenderà parte alla manifestazione di Milano e in preparazione di questo grande evento si stanno tenendo in queste settimane assemblee e attivi unitari. 

La decisione di scioperare e di scendere in piazza il 14 giugno è determinata dalla sempre maggiore incertezza sul futuro vista la contrazione della produzione industriale, la perdita di valore del lavoro, l'aumento degli infortuni e dei morti sul lavoro. Il governo e le imprese non possono scaricare sui lavoratori la nuova crisi che stiamo vivendo: per affrontare la situazione sono necessari investimenti pubblici e privati per l'innovazione, l'ecosostenibilità, l'occupazione, la prevenzione e la salvaguardia di salute e sicurezza. Per rilanciare il mercato interno è indispensabile aumentare i salari, ridurre la tassazione, garantire lo stato sociale. 

È necessario che il governo e il sistema delle imprese riconoscano il ruolo dei lavoratori. 

Il governo deve adottare politiche mirate a contrastare delocalizzazioni e le chiusure di stabilimenti e attuare politiche in grado di sostenere gli investimenti industriali. Vanno rafforzati i vincoli della responsabilità sociale delle imprese verso i lavoratori e il territorio. Occorre investire per creare occupazione per i giovani disoccupati, attraverso il consolidamento di alcuni settori in cui il nostro paese ha una leadership e stanziare incentivi per l'ecosostenibilità del nostro sistema industriale. Per Fim, Fiom e Uilm, le politiche pubbliche devono concentrarsi su ciò che crea lavoro, sullʼoccupazione, sulla qualità e la dignità del lavoro e in questo contesto misure, come il reddito di cittadinanza non possono essere sostitutive di questo impegno e soprattutto non possono essere il solo strumento di lotta alla povertà. Serve subito un cambio di rotta, sia da parte del governo che delle imprese e agire con urgenza sui seguenti elementi: difendere e aumentare l'occupazione con gli investimenti pubblici e privati, per produrre con qualità e sostenibilità sociale e ambientale, per rilanciare settori strategici del paese e dare nuova vita alle aree di crisi; aumentare i salari con i contratti nazionali e di secondo livello, anche attraverso la riduzione delle tasse sul lavoro dipendente; 

contrastare la precarietà con la stabilizzazione dell'occupazione, applicando i contratti ed estendere i diritti ai lavoratori degli appalti, allargando la rappresentanza e la partecipazione collettiva dei lavoratori; redistribuire la produttività delle nuove tecnologie per creare nuovo lavoro e aumentare i salari, diminuire gli orari di lavoro attraverso le opportunità che la tecnologia mette a disposizione; diminuire le tasse sul lavoro dipendente, stimolare una reale lotta all'evasione, fermando i condoni che premiano i furbi; riformare l'iniqua legge Fornero sulle pensioni, estendere e qualificare gli ammortizzatori sociali, garantire a tutti salute e istruzione di qualità con la spesa pubblica; investire sulla salute dei lavoratori e sull'ambiente di lavoro, combattere gli infortuni con la prevenzione e la formazione professionale. 

Nel corso della conferenza stampa, alla quale prenderanno parte i tre segretari generali provinciali, sarà fatto anche il punto sulla situazione delle aziende padovane in crisi. 

Padova, 7/06/2019 

Pittarosso, richiesta di un nuovo concordato. Ieri l'incontro tra azienda e sindacati. Filcams Cgil: "Evitare l'Amministrazione Straordinaria"

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Gazzettino di Padova sulla vicenda

Filcams Cgil Padova: “Dopo la revoca del Concordato, da parte del Tribunale di Padova, la situazione rimane incerta, nonostante l’ottimismo manifestato dall’azienda. vogliamo incontrare i commissari giudiziali responsabili della nuova procedura e chiediamo un tavolo, sia regionale che nazionale, al fine di mettere al sicuro la posizione delle lavoratrici e lavoratori”

“No, noi non siamo per niente tranquilli. Certo, ci fa piacere che i vertici di Pittarosso SpA, rispetto alla nuova richiesta di concordato, appaiano rilassati, sereni e sicuri che verrà accolta però non dimentichiamo che anche per la richiesta precedente erano decisamente ottimisti ma poi abbiamo visto come è andata a finire. A questo punto, noi come Filcams Cgil Padova, chiediamo di poter aprire un tavolo con le istituzioni regionali e nazionali al fine di non mettere a rischio l'occupazione sia nella nostra provincia che nell’intero territorio nazionale. E non solo: appena saranno nominati, vogliamo un incontro con i commissari giudiziali responsabili della nuova procedura, chiedendo di capire la motivazione della mancata autorizzazione al precedente concordato e sensibilizzandoli verso il tema dell'occupazione. Noi vogliamo assolutamente evitare che Pittarosso Spa finisca in Amministrazione Straordinaria, una situazione mai positiva per la forza lavoro”.

È determinato ma sta sul chi va là, Cristian Vicoletti della Segreteria della Filcams Cgil Padova, al termine dell’incontro avuto stamane con Pittarosso Spa, insieme a Cisl e Uil, e convocato al fine di capire la situazione in cui si trova l’azienda padovana con sede a Legnaro, alla luce del recente, e inaspettato, azzeramento deciso dal Tribunale di Padova, del concordato preventivo in bianco richiesto nel 2020, dopo che lo stesso Tribunale di Padova, nel febbraio 2022, aveva sollecitato delle delucidazioni rispetto a delle partite in bilancio che non risultavano congrue ai commissari ed era stata spostata l’adunanza con i creditori da giugno a settembre.

Un incontro dal quale è emerso l’andamento positivo delle vendite nei punti vendita della catena (250 nell’intero territorio nazionale per un totale di 1540 dipendenti) nel 2021 e nei primi mesi del 2022. “Un buon risultato – dice Cristian Vicoletti – ottenuto grazie e soprattutto al grandissimo lavoro dei dipendenti che nonostante la cronica carenza di organico hanno gettato il cuore oltre l’ostacolo e reso possibile il raggiungimento di questo obiettivo. Ma hanno pagato un duro prezzo. Giusto per fare un esempio: il personale che gestisce il punto vendita, aperto 7 giorni su 7, al Centro Commerciale Brentelle, a Padova, è composto da 8 dipendenti. Ad ogni turno lavorativo sono presenti 3 dipendenti, il che significa, in soldoni, che se manca anche solo una persona per ferie o malattia gli altri devono fare i salti mortali per garantire una presenza minima. E negli altri punti vendita di Padova (al Centro Giotto e a Padova Est, accanto all’Ikea) la situazione è sostanzialmente la stessa. E con il periodo estivo, è molto probabile che la mole di lavoro non farà altro che aumentare: ebbene a fronte di tutto questo, dopo il recente azzeramento del concordato, stanno ancora aspettando tredicesima e quattordicesima del 2020 e la tredicesima natalizia di 6 mesi fa. L’azienda ci dice che due giorni fa è stata ripresentata una nuova domanda di procedura (addirittura migliorativa rispetto alla precedente) ma in attesa che venga accolta con la sicurezza di non subire revoche, il nostro giudizio rimane sospeso”.

“Per questo – conclude il funzionario della Filcams Cgil Padova – vogliamo avere maggiori garanzie e il coinvolgimento delle istituzioni a partire, per quel che ci riguarda, della Regione Veneto. Il nostro timore è che in caso di rifiuto di questa nuova procedura, Pittarosso finisca in Amministrazione Straordinaria, una cosa che vogliamo assolutamente evitare perché così le lavoratrici e i lavoratori rischiano di subire le conseguenze di una situazione di cui non hanno nessunissima colpa. Il nostro obiettivo e che non succeda anche a Padova, quanto successo nel resto del territorio nazionale con la chiusura di diversi punti vendita. Dopo tutti i sacrifici fatti, sarebbe una beffa insopportabile”. 

Hiref spa: raggiunto accordo di secondo livello con aumento del Premio di Risultato

Nelle giornate del 30 e 31 maggio si sono svolte le assemblee per i 200 lavoratori della  Hiref Spa, azienda multinazionale con stabilimento a Tribano che realizza impianti di climatizzazione per ambienti tecnologici e tecnici, per discutere dei contenuti dell’ipotesi di accordo di secondo livello e del rinnovo del Premio di Risultato per gli anni 2022-2025.

I lavoratori hanno approvato l’ipotesi di accordo che prevede l’aumento del valore nominale del premio di risultato del 10% (€ 2200) fin dal primo anno di vigenza 2022.

La struttura del premio prevede 5 parametri tra di loro indipendenti: un parametro sulla qualità, uno sull’innovazione del processo produttivo, il terzo per la produttività, poi per la redditività e, per finire, quello sull’efficienza. Gli obiettivi di questi 5 parametri verranno ridefiniti ogni anno in base agli accordi.

Contestualmente al rinnovo del premio è stato siglato un accordo ponte che prevede l’impegno dell’Azienda ad avviare le trattative per il rinnovo del contratto integrativo sulla base della piattaforma già presentata a partire dai primi mesi del 2023.

Pertanto tutti gli elementi del contratto integrativo, come già previsto dal precedente accordo, rimarranno vigenti fino a nuova contrattazione.

L’accordo, inoltre, prevede l’incremento della quota aziendale obbligatoria per gli aderenti a Fondo Cometa. Questa quota viene fissata al 2,2% per tutti gli aderenti, indipendentemente dall’età anagrafica. Inoltre è stata stabilita l’erogazione di un buono carburante aggiuntivo di € 200 che sarà consegnato ad ottobre 2022 a tutto il personale.

La RSU e la FIOM CGIL di Padova esprimono soddisfazione per il risultato raggiunto e approvato dai lavoratori, nonostante la situazione presente viste sia le incognite dovute dalla scarsa reperibilità di alcuni componenti che la situazione internazionale legata al conflitto Russia-Ucraina, dato che la Hiref è attiva anche in Russia con una filiale e, inoltre, gestisce una rete di distributori in Ucraina.

Invecchiamento della popolazione: lo studio dello Spi Cgil sul territorio padovano

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova con numeri e percentuali degli over 65 nei Comuni di Padova

Ha riscosso notevole spazio su il Mattino di Padova lo studio dello Spi Cgil di Padova sull’aumento della popolazione anziana nei comuni della nostra provincia che negli ultimi 10 anni ha raggiunto la cifra record di 218.625 over 65. Un aumento del 17,58%, pari a 32.700 persone che si sono aggiunte ai 185.932 over 65 rilevati nel 2012.

Un po’ di dati: il comune più invecchiato rispetto alla popolazione è Veggiano con un aumento del 52,9% di anziani nell'ultimo decennio: erano 485 gli over 65 nel 2012, sono 742 oggi. Eppure, paradossalmente, Veggiano è anche il paese con meno anziani rispetto al totale della popolazione: 15,46%. Mentre il paese con più over 65 rispetto alla popolazione totale è Battaglia Terme, con il 28,22%. E quello invecchiato meno? Castelbaldo: nel 2012 aveva 382 over 65, oggi ne ha 367 (-3,93%). In questa classifica il capoluogo padovano vanta 54.706 over 65, ne registrava 51.081 dieci anni fa (+7,10%) e gli anziani, sulla popolazione totale, sono il 26,21%.

Naturalmente il tema si intreccia con altre questioni cruciali: le prime sono quelle relative alle necessarie riforme in tema di politiche socio-sanitarie che si renderanno necessaria per far fronte al maggior bisogno di assistenza che si lega all’invecchiamento. I dati in questo senso non lasciano spazio ad interpretazioni: quasi un over 65 su due soffre di più malattie croniche, arrivando al 60% fra gli ultra 85enni. Non solo. Il 16,6% degli anziani ha difficoltà motorie, quindi non autosufficiente, percentuale che sale al 19% nella fascia d'età fra i 75 e gli 85 anni e sale ancora al 20% per gli over 85. Dato finale: il 28% degli over 65 ha in generale grossi problemi di mobilità. Oltre a questo, con tante persone in età pensionabile, va tenuta in conto anche la diminuzione della forza lavoro nei territori con le necessarie implicazioni in materia previdenziale. Semplicemente: chi pagherà le pensioni in futuro se avremo più pensionati che lavoratori?

Secondo Alessandro Chiavelli, Segretario Generale dello Spi Cgil Padova, l'invecchiamento, di per sé, non è un fenomeno negativo, perché significa che si vive di più. Quello che mette in discussione sono le politiche adeguate da parte delle amministrazioni: trasporti, sostegno alle pensioni più povere, infrastrutture, sanità, assistenza, autosufficienza: “Siamo più vecchi, la vita si è allungata e viviamo di più. Questo è un elemento positivo, soprattutto se le persone sono in salute. Diventa drammatico se rapportato alla denatalità: invecchiamo, ma non facciamo figli e questo, già adesso, sta mettendo in discussione l'equilibrio sociale. Oggi per ogni under 14 ci sono 2 over 65 e per ogni bambino fino a 5 anni ci sono 2,5 under 80. E in futuro le cose non sembrano poter andare meglio, anzi, soprattutto in tema di assistenza e lavoro. Avremo sempre più bisogno di lavoratori dedicati all'assistenza ma secondo le nostre previsioni (abbiamo fatto un lavoro da qui al 2031) la situazione è destinata a peggiorare nei prossimi 10 anni. Una popolazione che invecchia ha bisogno di assistenza, le spese per la sanità aumenteranno e la previdenza è già oggi in discussione. Significa che dobbiamo difendere ad ogni costo il sistema sanitario pubblico e garantire a tutti, anziani in testa, la giusta assistenza”

“Per ciò che riguarda il lavoro – prosegue Alessandro Chiavelli – le aziende non avranno abbastanza personale e dovranno cercare i lavoratori in altre parti del mondo. L'immigrazione sarà un elemento necessario per coprire le carenze dei prossimi anni. Quel che ci si chiede è quindi chi pagherà le pensioni, vista, a lungo andare, la mancanza di equilibrio del sistema previdenziale se aumentano i pensionati e diminuiscono i lavoratori. È da tempo che ne parliamo ed è parecchio che chiediamo di ragionare su una riforma reale delle pensioni. Devono affrontarsi numerosi problemi: la retribuzione certo, ma anche l’aiuto alle famiglie che vorrebbero avere figli ma non sono in grado di mantenerli. Una questione che in Veneto si sente parecchio dato che in questa regione il numero dei giovani che emigrano in altri paesi, ma anche in altre regioni (come la vicina Lombardia) ci dice che c'è una criticità che non si vuole affrontare: in Lombardia i nostri giovani sono pagati mediamente 7 mila euro in più all'anno”.

E poi la faccenda dell’ammontare delle pensioni, nel nostro Paese, tra i livelli più bassi in Europa: “Contrariamente a quello che si pensa – rilancia il Segretario Generale dello Spi Cgil – il 65-70% dei pensionati del lavoro privato ha meno di 1.000 euro lordi e tra i grandi anziani la maggior parte sono vedove con pensioni di reversibilità al di sotto della povertà. All'inizio del prossimo inverno temiamo debbano scegliere tra alimentarsi o scaldarsi. E il futuro, per i giovani di oggi, appare ancora più buio perché se penso che oggi il sistema previdenziale è di tipo contributivo (calcolato dunque in base ai contributi versati), non posso fare a meno di concludere che loro, che saranno i vecchi e dunque i pensionati di domani, arriveranno a 70 anni con numero di contributi così basso che garantirà loro una pensione di poche centinaia di euro lordi al mese. Questo perché, durante l'età lavorativa e contributiva, hanno dovuto attraversare i cerchi infuocati del lavoro precario e saltuario e della cassa integrazione. Tant'è. Anche chi oggi guadagna 1.300-1.400 euro a tempo indeterminato, con il sistema contributivo classico, dopo oltre 40 anni avrà una prospettiva di pensione che supererà di poco i 1.000 euro. E parliamo di 40 anni di lavoro. Chi, invece, accumulerà appena 20-25 anni, è candidato ad una vecchiaia di povertà: i giovani poveri di oggi saranno anziani ancora più poveri di quelli di oggi.

“Per forza che restano soli e non si accingono a costruire né famiglia, né vita di coppia – conclude Chiavelli – visto che la maggior parte non ha le condizioni economiche per affrontare una vita di coppia, figuriamoci una famiglia con figli. Ma non è vero che la situazione è troppo complicata e di difficile soluzione. Non citerò le "solite" prime della classe, come i paesi del Nord Europa o la Germania (che hanno diminuito a 30 le ore di lavoro settimanali a parità di salario) ma voglio citare la cugina Spagna che ha investito a favore del tempo indeterminato, smentendo la storia dell'orso, in voga da anni, che il tempo indeterminato è troppo costoso per le imprese. Infatti nel nostro paese del milione di nuovi lavoratori del 2021, l'80% sono saltuari, e cioè hanno a che fare con le solite incertezze e il solito precariato che taglia le gambe ad ogni aspirazione di autonomia. Un modo per risolvere il problema c'è e si chiama lotta all'evasione fiscale che vale 100 miliardi di euro all'anno”.

Assemblea delle Delegate e dei Delegati della Cgil: a Padova la piazza si tinge di rosso

  • Allega: Intervento_1.docx
  • Descrizione allegato: Il PDF con l'intervento integrale del Segretario Generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano
  • video link: Visita il sito

Il Primo giugno l'Assemblea Pubblica delle delegate e dei delegati della Cgil in Piazza Garibaldi. L'iniziativa si inserisce all'interno di un percorso di mobilitazione nazionale che si concluderà il 18 giugno, in Piazza del Popolo a Roma

“Compagne e compagni, un altro mondo è possibile. Abbiamo il diritto di sognarlo, abbiamo il dovere di realizzarlo". È con queste parole che il segretario generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano, concludendo la sua relazione introduttiva, ha dato il via agli interventi dal palco da parte di rappresentanti delle istituzioni, delle associazioni e soprattutto delle delegate e dei delegati della Cgil che hanno raccontato i loro diversi vissuti in questi tempi assolutamente straordinari e senza precedenti.

"Pace, lavoro, democrazia e giustizia sociale"

Un’assemblea delle delegate e dei delegati della Cgil, quella tenutasi all’aperto il primo giorno di giugno in Piazza Garibaldi a Padova, nel segno delle parole d’ordine del percorso di mobilitazione nazionale che si concluderà il 18 giugno in Piazza del Popolo a Roma.  “La condizione che stiamo attraversando è straordinaria: pandemia, guerra, nuovo paradigma digitale, ambientale ed energetico hanno travolto e messo in discussione tutto. Sono necessarie risposte corali, altrettanto straordinarie, nel segno della condivisione di idee e della partecipazione. Ecco perché la Cgil di Padova ha deciso di tenere una Assemblea Pubblica delle delegate e dei delegati del sindacato in uno spazio aperto e cioè in Piazza Garibaldi per coinvolgere e parlare a una platea più ampia della nostra e per confrontarci con le Istituzioni e con le Associazioni”, ha spiegato Aldo Marturano “Due anni e mezzo di pandemia e la guerra in corso stanno avendo conseguenze drammatiche su tutti noi e soprattutto sulla parte più debole e più fragile della nostra società”.

Gli interventi

Un intervento appassionato a cui si sono susseguiti quelli del sindaco di Padova, Sergio Giordani, dell’Università, dei rappresentanti di alcune associazioni presenti, come l’ANPI, l’UDU, la Rete degli Studenti Medi e soprattutto delle delegate e dei delegati della Cgil, con i loro racconti e la quotidiana lotta che conducono per la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori. A concludere la mattinata, la neo segretaria confederale della Cgil nazionale, Francesca Re David, appositamente salita da Roma per l’iniziativa, segno di un’attenzione che a Padova è stata molto apprezzata. Un intervento, il suo, che ha sottolineato l’indissolubilità tra i temi della precarietà, del basso livello degli stipendi e dei conseguenti effetti sulle pensioni, sia quelle attuali che future.

Cambiare modello di sviluppo

“Il nostro modello, che guarda al profitto e che ha violentato il nostro ambiente, ha fallito e ha aumentato le disuguaglianze. Siamo di fronte a una società sempre più povera e precaria, che vede accrescere il fenomeno del lavoro povero: lavoratori e lavoratrici che non superano i 10mila euro di reddito. In Parlamento c'è già una nostra proposta di legge, la Carta dei Diritti. È ora di approvarla per iniziare di nuovo a mettere al centro il lavoro". Sono sempre parole del segretario Marturano e a confermarle le lavoratrici e i lavoratori che sono intervenuti dal palco e che con le loro storie le hanno dato maggior significato e valore perché vissute sulla loro pelle.

Precarietà e morti sul lavoro

Un mondo del lavoro sempre più svalorizzato e precario – fatto di appalti che troppo spesso sono sinonimo di sfruttamento, di assenza di controlli e di formazione, di risparmio sulla manutenzione dei macchinari per incrementare i profitti – in cui sta avvenendo una vera e propria strage. Cosa fare?: “Dobbiamo far prevalere la cultura della vita, mettendo al centro la dignità della persona, sulla cultura della morte e del profitto, altrimenti non ne usciremo e assisteremo ad altre tragedie”.

Ripartire dai giovani

Qualche settimana fa, in occasione degli 800 anni dell’Università di Padova, Emma Ruzzon, in rappresentanza degli studenti, alla presenza del Presidente della Repubblica, del Senato e di tutte le più alte cariche dell’Università e della politica regionale e locale, affermava: “quale futuro immaginavate per noi trenta, cinquanta anni fa, noi non siamo il futuro, siamo il presente. Siamo lo specchio di un passato che non ha funzionato. Non chiedete a noi di avere coraggio, noi ci faremo forza, ci uniremo, lo stiamo già facendo, abbiate voi il coraggio di guardare al futuro, cercando di rimediare agli errori del passato, abbiate il coraggio di chiederci come stiamo, abbiate il coraggio di ascoltarci!”. Parole forti - “un pugno nello stomaco” le ha definite Marturano “ma che ci inchiodano alle nostre responsabilità e a cui non possiamo sottrarci. Ci mettono davanti alla realtà. Ripartiamo da loro, dai giovani”.

 

Nel video sottostante, le parole del Segretario Generale Aldo Marturano al termine dell'Assemblea Pubblica delle delegate e delegati della Cgil di Padova

 

 

Ieri, Sciopero Generale della Scuola. Partecipata adesione nel padovano

FLC Cgil Padova: “Uno sciopero contro i provvedimenti presi unilateralmente dal Governo, senza nessun coinvolgimento del mondo della scuola”.

“Partecipata adesione anche di docenti e personale ATA nel territorio della provincia di Padova”.

“Le misure decise unilateralmente da parte del Governo contenute nel DL 36 sono semplicemente inaccettabili e quindi, anche se mancano pochi giorni alla fine dell’anno scolastico, oggi abbiamo scioperato e indetto una manifestazione nazionale a Roma, visto che il mondo della Scuola non ha davvero altro modo per far sentire la sua voce”. Così, Mara Patella, Segretaria Generale della Flc Cgil Padova, anche lei oggi alla manifestazione in Piazza SS Apostoli a Roma con una delegazione della categoria padovana per partecipare alla protesta nazionale indetta da Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, SNALS Confsal e Gilda.

“È necessario – prosegue Mara Patella – che la scuola inizi finalmente a venir considerata una risorsa e non una spesa da eventualmente tagliare per fare cassa. Il personale, sia quello docente che ATA, deve venir stabilizzato al fine di formare quella comunita educante ben descritta all’articolo 24 del nostro CCNL che, ricordiamo, è scaduto da tre anni e mezzo. Al contrario, le soluzioni previste dal Governo, cioè un ulteriore taglio degli organici, non risolveranno i problemi sul tavolo, a partire dalle cosiddette “classi pollaio” e non permetterà alle ragazze e ai ragazzi di questo Paese di ottenere ciò che la Costituzione gli garantisce e cioè un’istruzione libera e aperta a tutte e a tutti e che dia la possibilità alle nuove generazioni di scegliere la strada che intendono intraprendere per il  proprio futuro”.

“Dalle notizie che ci giungono da Padova – conclude Mara Patella – lo sciopero nel nostro territorio ha avuto una partecipata adesione, sia in città che in provincia, anche se a macchia di leopardo. Troppo frammentari e incompleti i dati che ci stanno giungendo in queste ore per poter fare una stima esatta, ma com’era abbastanza prevedibile, possiamo dire che oggi in parecchie  scuole, lezioni e attività non hanno potuto svolgersi regolarmente”.

Nel video sottostante, l'intervento del Segretario Generale, Maurizio Landini, ai margini della manifestazione in P.zza SS Apostoli a Roma

 

Meno due giorni al Cammino per la pace per le vie di Padova. Arrivano ancora adesioni.

“Cammino per la pace per le vie di Padova” è la proposta di UNITI PER LA PACE PADOVA – neonata sigla sotto cui si ritrovano e riconoscono una ventina di realtà, laiche e religiose, che hanno desiderato fortemente promuovere INSIEME una manifestazione per chiedere in particolare lo stop della guerra in Ucraina e la fine di tutti gli altri conflitti “dimenticati” nel mondo.

Il ritrovo per partecipare al “Cammino” è mercoledì 1 giugno, alle ore 18.15 al Tempio della Pace (via Nicolò Tommaseo 47), per poi iniziare tutti insieme, alle 18.30, un viaggio silenzioso per i luoghi della memoria e una riflessione collettiva sulle conseguenze e gli esiti dell’uso degli strumenti bellici.

Evento organizzato proprio alla vigilia del 2 giugno, Festa della Repubblica e giorno di celebrazione di una Costituzione che all’articolo 11 “ripudia la guerra”. Cammino che si articolerà poi in altre tre tappe che lambiranno alcuni luoghi simbolici della città: il Monumento Memoria e Luce (via Giotto), la Chiesa del Carmine (piazza Petrarca) e si concluderà davanti a Palazzo Moroni, sede del Municipio di Padova (via VIII febbraio), dove campeggia la statua della Pace.

L’iniziativa ha il Patrocinio del Comune di Padova e del Centro Diritti Umani dell’Università di Padova e sta raccogliendo le adesioni di decine di altre associazioni ed enti.

 «Un Cammino – dicono le associazioni promotrici dell’iniziativa – che vuole essere un percorso di riflessione collettiva sulle conseguenze e gli esiti dell’uso degli strumenti bellici e per ricordare, alla vigilia del 2 giugno, festa della Repubblica, che l’articolo 11 della nostra Costituzione dice che ‘l’Italia ripudia la guerra”. Un viaggio che si muoverà silenzioso tra una tappa e l’altra, senza esibizione di bandiere o simboli di appartenenza, se non la bandiera della pace. Nei luoghi in cui si sosterà si darà voce al racconto di ciò che ha significato la guerra – nelle sue diverse espressioni – e  dei suoi effetti devastanti. Ad accompagnare la riflessione ci saranno anche gli interventi musicali proposti dall’associazione U-Mus Umanità in musica e dalla Nova Symphonia Patavina».

«Siamo “Uniti per la Pace” – proseguono – anche se facciamo parte di tante e diverse associazioni e realtà padovane. Componiamo le nostre differenze perché riteniamo non rinviabile una “cultura della Pace” e il Cammino del 1° giugno sarà il primo atto concreto, il primo mattoncino, per iniziare, partendo dal basso, la costruzione di una società che rifiuti un’economia che fa della guerra un business».

«Un cammino – concludono i promotori della manifestazione per la pace – per dire che bisogna smetterla di aumentare le spese per gli armamenti e che abbiamo bisogno di un'Europa più equa, più solidale, più attenta alla cura ed al benessere delle persone e dell’ambiente. Vogliamo un’Europa che, memore del suo passato, assuma pienamente il suo ruolo di mediazione per la Pace utilizzando tutti gli spazi di dialogo possibili. E lo faccia affrancandosi dai condizionamenti a cui la dipendenza da fonti fossili ci costringe, scegliendo senza indugio la produzione locale e diffusa di energia da fonti rinnovabili.

Cammineremo per dare voce alle guerre dimenticate e ai troppi profughi non accolti che, ancora oggi, sono respinti alle frontiere, come avviene nel Mediterraneo, lungo la rotta balcanica e nella stessa Ucraina. Siamo convinti che la Pace si costruisce anche con l’accoglienza di chi ha bisogno di protezione senza che la sua provenienza sia elemento di emarginazione. Un cammino per ricordare che la conversione ecologica è una strada non rimandabile per curare il nostro pianeta e promuovere un modello socioeconomico sostenibile per tutti».

Le Associazioni riunite sotto la denominazione: “Uniti per la Pace Padova”: CGIL, CISL, UIL, Ufficio Diocesano di Pastorale Sociale, ACLI, ANPI, ARCI, Comunità Etniche Cattoliche, Azione Cattolica, Associazione per la Pace, Beati i Costruttori di Pace, Movimento dei Focolari, Legambiente, ReteStudenti Medi, UDU, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Donne in Nero, MIR, Comunità di Sant’Egidio, Libera

Adesioni di altre associazioni al Cammino: RIPD, Io Accolgo, Mani Tese, ACS ANOLF Padova-Rovigo, U-MUS Conservatorio C. Pollini, ASEM Italia ODV, Comitato Ca’ Brenta-Campo San Martino, ANTEAS, AUSER, Nova Symphonia Patavina, Associazione Sportiva Multiculturale ASSAIS Padova, Commissione per la Rappresentanza delle persone padovane con cittadinanza straniera, Rete di Cooperazione Educata C’è speranza se accade, Fondazione Finanza Etica, Associazione Migranti Onlus, Gruppo Donne di Ponte San Nicolò, Rete Nuovi Stili di Vita, CSV Padova Rovigo, Agesci zona Padova Collemare, Unione cristiana imprenditori e dirigenti, Casa Azzurra di Padova, Cooperativa Contatto CEMEA Veneto, WFWP Padova Federazione delle Donne per la Pace nel Mondo, Associazione Popoli Insieme e altre adesioni individuali

Per segnalare la propria adesione all’iniziativa si può scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Infortunio al cantiere dell'ex Rinascente. Fillea Cgil Padova: "Quel cantiere era già stato segnalato alle autorità competenti"

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova con la denuncia della Fillea Cgil

Fillea Cgil Padova: “La situazione di quel cantiere era già stata segnalata all'Ispettorato del Lavoro che effettivamente qualche settimana fa aveva fatto un’ispezione e sanzionato l’impresa edile responsabile dell’appalto e le aveva imposto di far fare un corso di formazione sulla sicurezza, ai propri lavoratori, alla Scuola Edile di Padova. Corso a cui però non sono andati i lavoratori, tra cui la vittima dell’infortunio, delle ditte che operavano in subappalto"

“Incidente maturato nonostante i passi da giganti sulla normativa che regola gli appalti in questo genere di lavori, evidentemente non ancora sufficienti. Se in trent’anni, il ritmo degli incidenti e delle vittime sul lavoro non è mai diminuito, significa che c’è qualcosa che continua a non funzionare”

“In tutta questa vicenda, l’unica cosa positiva è che il lavoratore non è in pericolo di vita. Per il resto, prevale solo un sentimento di frustrazione, impotenza e rabbia. E questo perché noi lo avevamo segnalato che in quel cantiere c’erano diverse cose che non andavano sotto vari profili: irregolarità nelle buste paga dei lavoratori, dubbie condizioni di regolarità rispetto al rapporto di lavoro, possibili irregolarità in tema di sicurezza e mancanza di chiarezza sulle imprese a cui la “Intesa Costruzioni srl” (l’impresa General Contractor responsabile dell’appalto) aveva subappaltato i lavori”. È decisamente arrabbiato Gianluca Badoer, Segretario Generale della Fillea Cgil di Padova dopo l’incidente successo ieri al cantiere presso la ex Rinascente in Piazza Garibaldi e che ha visto l’infortunio di un operaio a cui è crollato addosso il carico improvvisamente staccatosi da un argano.

“Segnalazioni – prosegue il sindacalista – che avevamo fatto all'Ispettorato del Lavoro, all’Ispettorato del Lavoro della Scuola Edile di Padova e addirittura ai vigili urbani. E in effetti, dopo la nostra segnalazione, il cantiere aveva subito un’ispezione, in seguito alla quale l’azienda titolare dell’appalto aveva subito una sanzione e l’obbligo di mandare i propri lavoratori a seguire un corso di formazione sulla sicurezza alla Scuola Edile di Padova. Corso che effettivamente i lavoratori hanno seguito, peccato però non coinvolgesse anche i lavoratori delle ditte che operavano in subappalto nel cantiere. E tra loro anche l’operaio che poi è rimasto vittima dell’incidente”.

“Una situazione – rilancia Badoer – che, nonostante sulla normativa sugli appalti siano stati fatti passi da gigante, presenta ancora degli aspetti fuori controllo. L’impresa titolare dell’appalto si è sempre dimostrata molto ostile rispetto alla nostra richiesta di confronto con i lavoratori e si è sempre rifiutata di dichiarare quali imprese operassero in subappalto presso il cantiere. Addirittura, non venivano nemmeno indicate nel piccolo cartello esposto sul cantiere, risultato poi strappato. E ci fermiamo qui perché l’ostilità e l’aggressività da parte del datore di lavoro non ci ha consentito di svolgere ulteriori verifiche”.

“La frustrazione, la rabbia e la sensazione di impotenza – conclude amaramente Badoer – nascono perché se questi incidenti accadono nonostante le segnalazioni e i controlli, significa che c’è qualcosa che non funziona. E del resto, se in trent’anni continuano ad esserci più di 1500 morti al lavoro all’anno, senza mai un’inversione di tendenza, mi sembra evidente che tutto quello che è stato fatto finora, in tema di sicurezza, non sia servito e non abbia raggiunto il suo scopo. E questo è un dato di fatto. Ecco, personalmente come sindacalista, è la cosa che non mi lascia dormire la notte: la consapevolezza che nonostante tu possa fare tutto quello che è nelle tue competenze fare per prevenire gli infortuni, come è avvenuto in questo caso, ciò non è sufficiente. Non possiamo più andare avanti così o questa carneficina silenziosa non finirà mai.”