Descrizione allegato: La locandina dell'iniziativa
Al via la raccolta fondi organizzata dalla Cgil a favore delle popolazioni ucraine colpite dalla follia della guerra dopo l'invasione russa. L'invito è di dimostrare concretamente la propria solidarietà alla popolazione vittima della guerra in Ucraina, dando un aiuto in denaro per proteggere i civili, per la loro accoglienza in Italia e in Europa.
Le donazioni saranno raccolte nel conto corrente dedicato: IBAN: IT18Y0103003201000007777787 Intestato a: CGIL Nazionale Causale: “EMERGENZA UCRAINA”
I fondi saranno destinati esclusivamente a finalità umanitarie attraverso sindacati locali, entità e associazioni di assoluta garanzia che già operano nel campo dell’aiuto umanitario.
“Si è tenuto oggi, convocato dall’assessore regionale al lavoro Elena Donazzan e gestito dal dirigente dell’Unità di Crisi Aziendali regionale Mattia Losego con il supporto della Direzione Lavoro, un incontro di aggiornamento relativo alle difficoltà che sta attraversando l’azienda Valvitalia con particolare riguardo al sito produttivo di Due Carrare (PD) che attualmente occupa 81 lavoratori diretti.
All’incontro hanno partecipato la rappresentanza aziendale, i rappresentanti delle organizzazioni sindacali FIOM CGIL di Padova e FIM CISL di Padova, rappresentate rispettivamente da Michele Iandiorio e da Luca Gazzabin, il sindaco di Due Carrare Davide Moro e la consigliera regionale Elisa Venturini.
Nell’incontro odierno l’azienda ha confermato la volontà di trasferimento delle produzioni presso il sito di Rivanazzano Terme in provincia di Pavia, dichiarando di non essere neanche disponibile a valutare l’attivazione degli ammortizzatori sociali al fine di rendere meno traumatici per il territorio e i lavoratori gli effetti negativi della scelta aziendale. L’eventuale utilizzo degli ammortizzatori sociali avrebbe tutelato i lavoratori nella fase di ricerca di una nuova occupazione sul territorio e agevolato l’individuazione di un possibile subentro industriale nel sito con valorizzazione delle maestranze.
Nel prendere atto della scelta aziendale con sconcerto, la Regione del Veneto si è resa comunque disponibile a riaprire il confronto su eventuale richiesta delle parti e ha comunicato che informerà il Ministero dello Sviluppo Economico in merito alla situazione di difficoltà del gruppo Valvitalia, peraltro partecipato da Cassa Depositi e Prestiti, affinché vengano valutate, anche in quella sede, soluzioni con il minor impatto possibile per il territorio.”
Questo è il comunicato rilasciato dalla Regione Veneto a seguito della giornata di oggi che ha visto le organizzazioni sindacali impegnate nelle discussioni per il salvataggio dello stabilimento di Due Carrare e la salvaguardia dei posti di lavoro.
Fin dal mattino, quando si è tenuto l’incontro che ha coinvolto solo RSU, Fim, Fiom e la rappresentanza aziendale è stato purtroppo palese che quest’ultima non sarebbe stata collaborativa. Durante l’incontro l’azienda ha minacciato di interrompere ogni tipo di confronto se lavoratori e sindacati non avessero accettato e sposato il trasferimento come unica opzione da proporre alla regione. Ovviamente questa forma di ricatto è stata rifiutata con forza. Nonostante le posizioni espresse dall’azienda si è riusciti a proseguire e a continuare la discussione portando le varie istanze al tavolo pomeridiano. Purtroppo però con il risultato che è stato evidenziato dalla Regione nel proprio comunicato.
“Come organizzazioni sindacali non possiamo accettare questa posizione dell’azienda e ringraziamo la Regione per il suo appoggio condividendone lo sconcerto. È assurdo che l’azienda si rifiuti di collaborare, per di più arrivando alle minacce. Noi riteniamo illegittimo che l’azienda voglia utilizzare lo stratagemma del trasferimento per poter arrivare ai licenziamenti senza attivare la relativa procedura con tutte le tutele previste per legge nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici. L’azienda deve rendersi disponibile a valutare possibili acquirenti, visto che noi riteniamo che possano esserci degli imprenditori interessati all’acquisto del sito. Acquisto che potrà dare sia continuità industriale che rendere merito alle persone che ci lavorano e che hanno professionalità che devono essere considerate e rispettate. Le lavoratrici e i lavoratori non sono numeri e non possono essere messe in secondo piano come l’azienda sta facendo dal primo momento.” Hanno dichiarato Michele Iandiorio della Fiom Cgil Padova e Luca Gazzabin della Fim Cisl di Padova a conclusione dell’incontro.
Pubblichiamo - alla vigilia della grande manifestazione che si terrà domani a Roma e a cui parteciperà una nutrita rappresentanza della Cgil di Padova - il comunicato stampa emesso per l'occasione dalla Rete Italiana Pace e Disarmo
Sabato pomeriggio saremo in tante e in tanti a Roma per chiedere il “cessate il fuoco” in Ucraina e dire no alla guerra in tutte le sue forme e in tutti i luoghi del mondo dove porta morte e distruzione.
La Rete Italiana Pace e Disarmo e le sue Organizzazioni ribadiscono la condanna dell’azione militare in Ucraina da parte della Federazione Russa esprimendo massima solidarietà alle popolazioni coinvolte e sostenendo tutti gli sforzi della società civile pacifista e dei lavoratori e lavoratrici in Ucraina e Russia che si oppongono alla guerra con la nonviolenza.
La Pace è possibile solo costruendola con il disarmo, la neutralità attiva, la riduzione delle spese militari, il sostegno a forme di trasformazione nonviolenta dei conflitti, il superamento delle alleanze militari, l’opposizione alla militarizzazione e soprattutto proteggendo le persone.
La Rete italiana Pace Disarmo ribadisce che la prima urgenza è quella di fermare le azioni belliche militari e attivare interventi di aiuto umanitario e protezione della popolazione civile. Per questo chiediamo alla Russia il ritiro delle proprie forze militari da tutto il territorio ucraino e la revoca immediata del riconoscimento dell’indipendenza delle Repubbliche del Donbass. Deve essere garantito inoltre un passaggio sicuro alle agenzie internazionali e alle organizzazioni non governative al fine di garantire assistenza umanitaria alla popolazione coinvolta dal conflitto
Dobbiamo prodigarci per una cessazione degli scontri con tutti i mezzi della diplomazia e della pressione internazionale, con principi di neutralità attiva ed evitando qualsiasi pensiero di avventure militari insensate e fermando le forniture di armamenti che non possono certo portare la pace ma solo acuire il conflitto.
Solo così potrà poi partire un vero percorso diplomatico che possa promuovere percorsi di sicurezza condivisa e soprattutto possa riportare al centro le scelte democratiche della società civile Ucraina e Russia. Vogliamo costruire insieme un’Europa di pace, senza armi nucleari dall’Atlantico agli Urali.
Fp Cgil Padova: “O la Regione Veneto interviene con una seria riforma socio sanitaria che regoli il settore o, se si continua così, per le Ipab sarà la fine. La carenza di personale sta di fatto rendendo sempre più insostenibile i carichi di lavoro dei dipendenti rimanenti che, non a caso, si orientano verso il settore della Sanità Pubblica, regolato da un miglior CCNL”
"Se continua così, per le Ipab sarà la fine!”. È il grido di allarme della Cgil Funzione Pubblica di Padova che richiama l’attenzione sulla situazione all’interno dei “Centri servizio per Anziani – Ipab” ormai diventata insostenibile. “O affrontiamo seriamente i problemi, oppure per le RSA sarà la fine. È da anni che come sigla sindacale denunciamo la quotidiana situazione al limite che si vive nel settore – dicono Raffaela Megna e Alfredo Sbucafratta, rispettivamente Segretaria Provinciale e Funzionario della FP CGIL Padova – chiedendo alla Regione Veneto una riforma, unitaria e a tutti i livelli, che ormai è stata sepolta nel cassetto con funzioni di dimenticatoio della scrivania dell’assessore alla Sanità Lanzarin”.
“Le testimonianze che arrivano dai lavoratori – affermano – passando per le Amministrazioni delle stesse Ipab, sono a dir poco terrificanti. Da una parte la cronica mancanza di personale, dall’altra le difficoltà economiche che le stesse amministrazioni continuano ad affrontare. Tutto questo sta mettendo in ginocchio ogni singola struttura. E il Covid è stata solo la goccia che ha fatto traboccare un vaso colmo ormai da anni. La pandemia ha colpito duramente le RSA, sia del settore pubblico che privato, non solo per l’elevato numero di contagi tra gli ospiti, ma anche per le ricadute negative che le chiusure hanno avuto verso l’esterno con il conseguente isolamento dei pazienti e le inevitabili ricadute sulle loro condizioni di salute. Ma non dimentichiamo anche gli operatori delle strutture che hanno visto aumentare vertiginosamente il loro carico di lavoro, portando gli stessi ad avere, in alcuni casi, un vero tracollo psico fisico. Carichi di lavoro che non diminuiranno senza ingresso di nuovi operatori, cosa estremamente difficile data la mancanza di concorsi e di partecipanti agli stessi”.
“Dopo un anno – proseguono Megna e Sbucafratta – non è cambiato niente. Vogliamo ricordare che nell’ultimo anno gli infermieri presenti sono quelli assunti dalle Ulss e successivamente “comandati” nelle Ipab dove gli era stato chiesto di prestare la propria attività per i primi 6 mesi (con possibile rinnovo per altri 6) per supportare, almeno in quella prima fase, le Ipab. Una misura tampone di fatto insufficiente, visto che nel frattempo la Regione non ha affrontato il problema che ora rischia di mettere in ginocchio le RSA in quanto questo personale in carico alle Ulss, dove risulta vincitore di concorso, prenderà servizio altrove scaduti i 12 mesi di “comando”.
Le denunce di infermieri e OSS si sprecano – concludono i due sindacalisti della FP Cgil Padova – e non lasciano scampo: turni su turni, riposi saltati, doppie notti e continui straordinari. Il personale non si riesce a sostituire e il numero dei posti vacanti continua ad aumentare. Ma tutto ciò è conseguenza anche del tipo di Contratto che viene applicato nelle Ipab, nella fattispecie il CCNL ENTI LOCALI. Si tratta di un contratto poco appetibile a livello salariale che sta pian piano portando il personale, sia giovane che meno giovane, a orientarsi verso la Sanità Pubblica regolata da un CCNL più vantaggioso. Ma oltre al salario, il personale delle stesse strutture non vede la propria valorizzazione professionale e il rispetto dei propri diritti. È significativo che negli ultimi anni sono stati tantissimi coloro che a conclusione del proprio contratto di lavoro, per pensionamento o dimissioni, hanno accumulato parecchie ore di ferie non fatte e non monetizzate. E tutto ciò, non certo per una loro mancata volontà di usufruirne ma per le difficoltà organizzative degli stessi enti dimostrata anche nell’assenza di una premialità economica e nell’impossibilità di vedersi riconosciute progressioni economiche orizzontali. Inevitabili conseguenze della scarsa disponibilità dei fondi contrattuali, peraltro sempre più risicati”.
Descrizione allegato: Si allega l'IRI presentata in Consiglio Regionale Veneto dai Consiglieri Montanariello e Camani
Slc Cgil Veneto: “Nonostante la grande campagna mediatica lanciata da Poste Italiane sulle assunzioni e stabilizzazioni di portalettere e sportellisti, nulla si sa sul reale saldo tra nuovi ingressi e uscite. Una cifra che rimane un mistero. Perché?”
Il 28 febbraio, il Consigliere Regionale del PD, Jonathan Montanariello ha presentato un’Interrogazione a Risposta Immediata – firmata anche dalla collega Vanessa Camani – al Presidente Luca Zaia chiedendo se era a conoscenza delle difficoltà manifestate da Poste Italiane nel reclutamento di personale a tempo determinato per svolgere l'attività di portalettere nelle regioni del Nord, Veneto compreso. L’IRI si concludeva chiedendo anche al Presidente Zaia se intendesse recepire le istanze dei sindacati, resisi portavoce delle migliaia di cittadini-utenti esasperati dai disservizi, rendendosi parte attiva presso Poste Italiane perché sia tutelato il diritto dei lavoratori a un’occupazione stabile e a un salario dignitoso, cosa che, sempre per i sindacati, è il reale motivo della difficoltà di poste italiane a trovare nuovo organico.
“Ringrazio i consiglieri Montanariello e Camani per aver portato in Consiglio Regionale il tema della carenza e precarizzazione del personale di Poste Italiane. L’auspicio è che il Presidente Zaia e la Giunta intervengano presso Poste Italiane e facciano la loro parte per cercare di risolvere un problema che rischia di trasformare un servizio nel suo contrario”. Esprime una moderata soddisfazione Marco D’Auria della Slc Cgil Veneto che aggiunge: “Nei giorni scorsi sono usciti nella stampa locale degli articoli in cui Poste Italiane annunciava un piano straordinario di assunzioni e si vantava di non aver ridotto il proprio organico neanche nel pieno della pandemia. Ma la verità è che sui numeri riguardanti il personale in forza, Poste Italiane fa il gioco delle 3 carte: dice quanti ingressi ci sono stati, quanti ce ne sono e quanti ce ne saranno ma si guarda bene dal dire quante sono anche contemporaneamente le uscite. Un dato che come Cgil continuiamo a chiedere fin da prima della pandemia ma che non ci è stato mai rivelato, neanche fosse il quarto segreto di Fatima!”
“L’esperienza ci insegna – prosegue D’Auria – che quando un numero non lo si vuol dare, significa che quel numero vanifica tutte le belle parole spese per dipingere una realtà inesistente. Tanto per essere chiari: noi crediamo che il saldo tra ingressi e uscite sia negativo. Quel che è certo è che già sappiamo che gli ingressi padovani non garantiranno il reale fabbisogno necessario. Infatti tra mobilità e percorsi di sviluppo professionale, una quota parte del personale risulta già persa ancora prima di iniziare. Per esempio, a Padova, solo per rinforzare gli organici di sportello, sono previsti 29 passaggi da portalettere ad impiegati. È questo il motivo per cui continuiamo a ritenere non adeguate le numeriche, né per quanto riguarda i portalettere, né per gli sportellisti”.
"Ma oltre al danno, la beffa – conclude il sindacalista della Cgil – visto che dei postini che prenderanno servizio in tutto il Veneto dal 1 marzo, non abbiamo minimamente idea quanti saranno ad iniziare realmente. E questo per una difficoltà, ormai diventata endemica, ossia quella riguardante la fornitura dei DPI, soprattutto le calzature. Ricordiamo che senza non si inizia perché è un preciso obbligo di legge esserne provvisti. O a Poste Italiane fanno finta di non saperlo?”
Descrizione allegato: Il manifesto della manifestazione della Rete Italiana Pace e Disarmo
Contro tutto l'orrore che si sta riversando in queste ore in Ucraina non è possibile restare fermi a guardare. Per questo motivo la Rete Italiana Pace e Disarmo ha organizzato per sabato 5 marzo una nuova manifestazione per esprimere e ribadire il rifiuto alla guerra in Ucraina. La manifestazione contro la guerra, che avrà carattere nazionale, è stata organizzata a Roma e chiama a raccolta tutte le associazioni e i cittadini che desiderano mobilitarsi contro l'insensatezza di questo conflitto, i cui confini sono del tutto labili e pronti ad aprirsi pericolosamente.
La Rete Italiana per la Pace e il Disarmo che, insieme al sindacato della Cgil, appariva già fra gli enti organizzatori della manifestazione che si è svolta sabato scorso in Piazza Santi Apostoli a Roma (e in tantissime città italiane, Padova compresa), invita tutte e tutti a partecipare, scendendo lungo le vie e nelle piazze della città: "Dobbiamo riempire le piazze della città con i nostri corpi, i nostri cuori e le voci di chi è da sempre contro la guerra senza se e senza ma".
L'appuntamento per la manifestazione è a partire dalle ore 13.30 di sabato 5 marzo a piazza della Repubblica mentre l'arrivo è previsto, dopo un'ora esatta di marcia, alle 14.30 in piazza San Giovanni in Laterano.
La Rete Italiana Pace e Disarmo informa che chiunque desiderasse dare la sua adesione alla manifestazione può scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e visitare il sito www.retepacedisarmo.org. Per quanto riguarda le partenze da Padova, stiamo organizzando uno o più pullman sulla base delle adesioni. Indicativamente, si partirà dalle 6.00 del mattino dalla sede della Camera del Lavoro in via Longhin. Chiunque desidera partecipare può scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., indicare il numero di posti che si intende prenotare e lasciare il proprio recapito telefonico.
Descrizione allegato: La locandina dell'evento del 4 marzo
Per ribadire l’impegno della CGIL nella difesa e nel rilancio del Servizio Sanitario Nazionale e di un modello di welfare realmente universale, inclusivo ed integrato, con attenzione anche ai processi attivati dal PNRR, la Confederazione organizza, venerdì 4 marzo, un'iniziativa dal titolo ‘Il Lavoro crea Salute’. Appuntamento a Roma presso l’Aula Magna dell’Ospedale George Eastman in viale Regina Elena n.287b e in diretta streaming sui siti e sulle pagine Facebook della CGIL e di Collettiva.it. a partire dalle ore 10.
Per la CGIL è indispensabile agire sul Lavoro, a partire da un piano di assunzioni straordinarie, riconoscendo e valorizzando il ruolo delle lavoratrici e dei lavoratori quotidianamente impegnati nel garantire i servizi sanitari e socio-sanitari.
L’iniziativa si aprirà con i saluti di Fabrizio D'Alba, Direttore generale AOU Policlinico Umberto I. Introduce i lavori Rossana Dettori segretaria confederale CGIL, intervengono Nerina Dirindin Presidente associazione salute diritto fondamentale, Maria Grazia Giannichedda Presidente Fondazione Basaglia e i delegati e le delegate della FP, FILCAMS e FILCTEM CGIL. Modera Roberta Lisi di Collettiva.it. Conclude il segretario generale della CGIL Maurizio Landini.
Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova sugli incontri svolti
Studentesse e studenti alla Dab Pumps di Mestrino, lavoratrici della Carel Industries spa di Brugine al Circolo Studentesco Reset: anche a Padova le iniziative della campagna di mobilitazione indetta da Cgil, Cisl e Uil per promuovere la cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro
“Non c’è più tempo, non siamo disponibili ad attendere oltre, continuando a contare lavoratori e studenti morti sul lavoro o durante un’esperienza formativa in azienda. Occorre intervenire subito con provvedimenti in grado di fermare la strage”. Così iniziava il comunicato stampa unitario di Cgil Cisl e Uil, con cui la settimana scorsa i segretari generali dei tre sindacati confederali annunciavano il via di una campagna nazionale di iniziative – incontri e assemblee nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nei circoli studenteschi – con al centro i temi dell’alternanza scuola/lavoro, della sicurezza e del diritto di vedere garantita l’incolumità di chi opera all’interno di un’azienda, un cantiere, nei campi o qualsiasi luogo di lavoro.
Un tema, quello della sicurezza, purtroppo sempre presente nelle cronache dei giornali – cosa inevitabile quando la media è di tre vittime al giorno – ma che è tornato prepotentemente alla ribalta dopo la morte di due studenti impegnati in un percorso di formazione all’interno delle aziende: Lorenzo Parelli, 18 anni, travolto da una trave d’acciaio in uno stabilimento metalmeccanico a Lauzacco in provincia di Udine e Giuseppe Lenoci, 16 anni, rimasto vittima in un incidente stradale nel furgoncino aziendale della ditta dove svolgeva un apprendistato nell'ambito di un corso professionale di termoidraulica.
Per questo anche a Padova (provincia che tra il 2020 e 2021 ha segnato un drammatico aumento delle vittime sul lavoro passando da 2 decessi a 9) ieri, venerdì 25 febbraio, si sono svolti gli incontri: 4 assemblee, iniziate al mattino e proseguite per tutta la giornata lavorativa, alla Dab Pumps di Mestrino, multinazionale nel settore delle tecnologie per la movimentazione dell’acqua, dove studentesse e studenti della Rete degli Studenti Medi e dell’UDU hanno incontrato le lavoratrici e lavoratori dell’azienda. E nel tardo pomeriggio, un incontro presso il circolo RESET di via Loredan dove, alla presenza anche di rappresentanti sindacali, RSU e RSL (nella fattispecie Chiara Frizzi e Cristina Carraro, operaie alla Carel Industries spa di Brugine, azienda che produce impianti termici e opera nel settore della climatizzazione) si sono confrontati con studentesse e studenti raccontando la propria esperienza. Di come, ad un certo punto, abbiano deciso di impegnarsi in prima persona per la salute e il benessere di tutte le colleghe e i colleghi: “Capisci che se non ci pensi te a migliorare le condizioni di lavoro non lo farà nessun altro e senti che i tuoi stessi problemi sono vissuti anche dagli altri: ecco in quel momento scatta qualcosa e comprendi che solo aiutando e mettendoti a disposizione della collettività otterrai migliori condizioni di lavoro anche per te”.
Secondo Cgil Cisl e Uil è necessario che la formazione sulla sicurezza per i ragazzi e le ragazze che dalla scuola vanno a fare l'alternanza nei luoghi di lavoro sia fatta prima del loro ingresso ma sempre partendo da un punto imprescindibile: alla scuola spetta il compito di formare cittadine e cittadini, quello di formare lavoratrici e lavoratori spetta alle aziende. Accanto a questo vanno riviste le diverse forme di ingresso al lavoro dei giovani, dall’alternanza agli stage. Non è accettabile che la presenza di studentesse e studenti venga considerata al pari di lavoro subordinato vero e proprio. O, peggio, che quello che dovrebbe essere un periodo di formazione inserita nel curriculum scolastico diventi una forma surrettizia di lavoro non legale e non pagato. Per questo servono maggiori controlli sia da parte delle scuole che degli organismi preposti ma di fatto oggi questi non avvengono. Una situazione vergognosa perché se è inaccettabile che un lavoratore esca la mattina e la sera non torni a casa, lo è ancor di più il fatto che ad un ragazzino di 16 anni capiti la stessa cosa.