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Elezioni per il rinnovo delle RSU nel pubblico impiego: un appuntamento che riguarda tutti

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  • Descrizione allegato: Elezioni RSU 2022: il volantino della Cgil

Intervento di Aldo Marturano, Segretario Generale Cgil Padova, e Alessandra Stivali, Segretaria Generale FP Cgil Padova

Ieri, 25 febbraio era il termine ultimo per la presentazione delle liste elettorali su cui i prossimi 5, 6 e 7 aprile 2022 si voterà per le RSU, le Rappresentanze Sindacali Unitarie di tutto il pubblico impiego. Nella provincia di Padova, a poter potenzialmente votare saranno circa 20 mila lavoratrici e lavoratori, impiegati soprattutto negli enti locali e nella sanità, ma anche nell’Università, nelle scuole e accademie, negli enti di ricerca, nei tribunali, negli istituti penitenziari e, in generale, nelle diramazioni periferiche degli uffici ministeriali. Mai come quest’anno si tratta di un appuntamento particolarmente sentito, perché arriva dopo la proroga causata dall’emergenza sanitaria che ha ritardato il rinnovo di queste figure essenziali per garantire i diritti fondamentali di lavoratrici e lavoratori. Due anni, questi ultimi, segnati dalla pandemia, in cui sono arrivati al pettine i nodi causati da anni di tagli dei trasferimenti ai servizi pubblici, un’emorragia di risorse che con l’arrivo del Corona virus, a parole e a detta di molti esponenti politici (compresi coloro che sostengono il Governo), si sarebbe dovuta interrompere, addirittura invertire. E invece non lo si è fatto, lo si è proclamato ma non lo si è fatto e dopo due anni siamo al punto di partenza.

La conseguenza è una macchina dello Stato allo stremo, dove regna ovunque una cronica mancanza di personale (con carenze negli organici che si aggirano intorno al 40% negli Enti locali e del 66% nei Ministeri) che hanno inevitabili riflessi sulla qualità dei servizi erogati. Si tratta di un problema enorme, sentito in tutti i settori ma che in particolare in quello della sanità ha raggiunto dimensioni decisamente preoccupanti come rivelano i numeri forniti da Veneto Lavoro che evidenziano di come negli ultimi mesi, ben il 44% di medici, infermieri e operatori socio sanitari abbiano abbandonato il settore pubblico in favore di quello privato (meno stressante e più retribuito). A loro si aggiungono coloro che andranno in pensione, non compensati da significative nuove assunzioni mentre le risorse che la legge di bilancio stanzia per il prossimo triennio sono di 7,5 miliardi a fronte degli oltre 30 tagliati nel corso del tempo. La realtà è che contrariamente alla narrazione corrente, il Servizio Sanitario non è ritornato centrale, anzi si continua ad agevolarne la privatizzazione. Ed è un discorso che può essere applicato in tutti i settori del pubblico: nelle scuole e negli asili comunali, nei tribunali, nelle questure e prefetture, nelle carceri, nelle agenzie territoriali e negli uffici comunali. E la lista prosegue.

La verità è che, contrariamente a come vengono dipinti, i dipendenti pubblici non sono dei privilegiati, non vivono in “un’isola felice” rispetto ai loro colleghi del settore privato. Al contrario, come dimostrato da un recente studio del Caaf Cgil Padova che ha rivelato che ben l’85% di chi ha redditi da lavoro dipendente – e cioè dichiara meno di 35 mila euro lordi l’anno – riceverà poche briciole dalla riforma del fisco varata dal governo e considerato che la media degli stipendi dei dipendenti pubblici è di poco superiore a quella soglia, capiamo come analogamente ai primi, anche molti di loro faticano ad arrivare a fine mese visto che le loro retribuzioni sono rimaste sostanzialmente al palo da un trentennio a questa parte, addirittura con un arretramento del 3% contro un aumento medio europeo, per lo stesso periodo, di circa il 30% (dati OCSE).

Un livello degli stipendi che come accade nel privato anche nel pubblico vede penalizzate le donne, confermando anche qui il fenomeno del Gender Gap. Lo si deduce sempre secondo un altro studio svolto dal nostro servizio fiscale che ha analizzato gli stipendi di lavoratrici e lavoratori dipendenti nelle più grandi aziende pubbliche del nostro territorio: Ulss 6 Euganea, Azienda Ospedaliera, Università, Comune e Scuole. Ebbene: ne risulta che in media lo stipendio delle donne è del 20% in meno rispetto a quello dei loro colleghi maschi. Annualmente, stiamo parlando di una differenza salariale in meno per le donne di 6.630€ lordi annui, praticamente quasi 600 euro al mese. Eppure la parità salariale, nel settore pubblico, è garantita da ferrei tabellari. È evidente che tra le molteplici cause a determinare questa differenza, c'è il part time che per quanto non imposto dai datori di lavoro, definirlo volontario è, nei fatti, ancora una forzatura. Perché a ricorrervi sono quasi sempre le donne, considerando “culturalmente” naturale e pacifico che spetti sempre e solo a loro dover conciliare il lavoro retribuito con un altro lavoro, vale a dire quello di cura verso i figli e la famiglia.

Si tratta di temi che determinano la vita di migliaia e migliaia di lavoratrici e lavoratori, dalle cui condizioni di lavoro dipende la qualità della vita della cittadinanza nei nostri territori. Iniziare finalmente ad ascoltarli è il primo passo affinché la macchina statale funzioni e sia in grado di affrontare le sfide che il futuro ci riserva.

Sciopero TPL nel padovano: ottime le adesioni

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova sullo sciopero

Filt Cgil Padova: “Pur con i limiti dovuti alle norme che regolano gli scioperi nel nostro settore, l’adesione si è rivelata significativamente alta, sintomo di una esasperazione tra i lavoratori che ormai sta traboccando”

“Lascia interdetti l’atteggiamento delle associazioni datoriali (tra cui AGENS a cui aderisce Busitalia) che prima, durante la pandemia, hanno scaricato sui lavoratori i problemi della sicurezza e ovviato al calo delle entrate dovute alla minor utenza grazie agli importanti ristori dallo Stato e Regionali e ora si negano al rinnovo del CCNL, scaduto da 4 anni, e ad un sacrosanto aumento salariale”

 

“Sia chiaro: ai lavoratori non piace scioperare, rinunciare ad una giornata di salario, soprattutto di questi tempi con le bollette, i conti e le famiglie a casa a cui garantire una vita dignitosa. E non piace neanche, a chi ha fatto del servizio del trasporto il proprio lavoro, lasciare le persone a piedi e arrecare dei disagi. Quando questo succede è perché non ci sono altri modi per far sentire la propria voce e a questo è servito lo sciopero di ieri”. È netto Massimo Cognolatto, Segretario Generale della Filt Cgil di Padova, nel commentare la giornata di sciopero nel Trasporto Pubblico Locale che anche nel padovano, come a livello nazionale e regionale, ha visto il personale che opera solitamente negli autobus che girano in città e provincia incrociare le braccia per lo sciopero indetto unitariamente da Filt Cgil, Fit Cisl Uilt Uil, Faisa Cisal e Ugl AFT in segno di protesta per il mancato rinnovo del CCNL nazionale che regola il settore, ormai scaduto da 4 anni.

“È semplicemente indecente – rincara Cognolatto – che le associazioni datoriali Asstra, Anav e Agens, a quest’ultima aderisce Busitalia, nonché le aziende stesse si rifiutino di entrare nel merito di una reale trattativa, sul tema dell’autofinanziamento del rinnovo contrattuale ai lavoratori dopo aver scaricato su di essi, durante la pandemia, i problemi del calo dell’utenza e delle minori entrate, della sicurezza.  Eppure hanno avuto importanti ristori dallo Stato e le risorse per permettere un aumento salariale ci sarebbero”.

“È giunto il momento di rinnovare il Contratto – chiude il Segretario della Filt Cgil di Padova – e aumentare i salari del personale è indispensabile altrimenti questo lavoro continuerà a non essere attrattivo, soprattutto per i giovani. E maggiori assunzioni sono fondamentali per ridurre gli attuali impossibili carichi di lavoro. Ma la difficoltà di reperire autisti è un problema che evidenzia il mancato riconoscimento economico a fronte di turni di lavoro estremamente pesanti e responsabilità sempre maggiori verso gli utenti a bordo dei mezzi. Non permettiamo che si riduca il servizio pubblico o che venga svenduto alle imprese private con appalti e sub affidamenti che l’esperienza insegna essere sempre al ribasso. Con le ormai conosciute tragiche conseguenze in termini di sicurezza sul lavoro e qualità del servizio”.  

Guerra in Ucraina. Anche cgil cisl e uil domani alla manifestazione per la pace in Piazza Capitaniato

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  • Descrizione allegato: La locandina dell'iniziativa

Guerra in Ucraina: i sindacati padovani si mobilitano

Cgil Cisl e Uil di Padova in Piazza per la Pace: domani, sabato 26 febbraio, al presidio con le associazioni aderenti alla Rete Pace e Disarmo, in Piazza Capitaniato a partire dalle 15.30

Aldo Marturano (Cgil), Samuel Scavazzin (Cisl) e Massimo Zanetti (Uil): "Da folli cacciarsi in una guerra non ancora del tutto usciti da una pandemia. Governo italiano e Unione Europea si impegnino immediatamente per un'iniziativa di pace attiva che riduca la tensione e promuova un accordo politico tra le parti"

 

Cgil Cisl e Uil di Padova aderiscono all’appello della Rete Italiana Pace e Disarmo – della quale fanno parte tante associazioni della nostra provincia – di organizzare presidi contro la guerra in Ucraina per il prossimo sabato 26 febbraio.

Anche a Padova, come in tante altre città del Veneto e d’Italia, le segreterie provinciali dei sindacati confederali insieme agli Studenti ed alle altre associazioni del territorio, hanno organizzato un presidio contro la guerra in Ucraina. L’appuntamento sarà, dunque, in PIAZZA CAPITANIATO, alle 15.30.

“Le notizie sempre più angoscianti provenienti dall’Ucraina – intervengono i Segretari Generali Aldo Marturano, Samuel Scavazzin e Massimo Zanetti – non possono venire accolte passivamente e impongono invece una mobilitazione generale che metta al primo posto la cessazione delle ostilità e la protezione delle popolazioni civili coinvolte nel conflitto. Non siamo ancora usciti da una pandemia mondiale che ha lasciato ovunque vittime e segnato la vita di tantissime persone e, in un vortice di follia e insensatezza, andiamo a cacciarci in una guerra i cui esiti sono del tutto imprevedibili”.

“Chiediamo – concludono i tre Segretari Generali di CGIL, CISL, UIL Padovani – un intervento immediato in tutte le sedi diplomatiche, sia del Governo Italiano che dell’Unione Europea, per un immediato stop delle armi. Diamo piena applicazione all'articolo 11 della nostra Costituzione: l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Si cessi immediatamente questa corsa verso la follia".

Prosegue il Presidio Permanente Unitario del personale dell’Ispettorato del Lavoro in Piazza De Gasperi

Le Segreterie Provinciali di FP Cgil Padova, Cisl FP Padova e Rovigo e UIL PA Padova: “Se venissero confermate le indicazioni contenute nella bozza del DCPM di perequazione delle indennità di Amministrazione che prevedono l’esclusione del personale impiegato all’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) e all’Agenzia Nazionale Politiche Attive Lavoro (ANPAL) dagli aumenti previsti per i dipendenti del Ministero del Lavoro, saremmo di fronte ad una discriminazione inaccettabile contro cui inizieremo un percorso di lotta che culminerà con uno sciopero e una manifestazione nazionale venerdì 4 marzo”

Le lavoratrici e i lavoratori dell’INL e dell’ANPAL non ci stanno a venire considerati di serie B e a veder costantemente depauperato il proprio lavoro e la propria funzione e pretendono di ricevere le stesse indennità dei loro colleghi e la giusta attenzione ai temi del lavoro”

 

Prosegue il presidio permanente organizzato dalle lavoratrici e lavoratori aderenti alle Funzioni Pubbliche di Cgil Cisl e Uil e operanti presso l’INL e ANPAL che anche oggi, a partire dalle 10.30 hanno proclamato un’ora di assemblea sindacale davanti alla sede in Piazza de Gasperi. Di fatto, un presidio a cui hanno partecipato le RSU e il personale di queste due agenzie che a seguito dell’armonizzazione delle indennità di Amministrazione, hanno scoperto che saranno esclusi dagli aumenti previsti – da un minimo di 1525 euro lordi fino ad un massimo di 2449 euro a seconda dei livelli cui sono inquadrati – che invece sono previsti per il resto del personale dipendente dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Accanto a questo, un altro motivo di irritazione e frustrazione del personale, è che ben 4 degli Obiettivi del Lavoro Sommerso contenuti nel PNRR, risultano privi di finanziamento nel Decreto del MEF del 6 agosto 2021.

“Si tratta – dicono in una nota FP Cgil di Padova, Cisl FP Padova e Rovigo e Uil PA Padova – di una delle tante azioni che metteremo in atto per l’intera settimana o finchè le istanze delle lavoratrici e lavoratori dell’Ispettorato del Lavoro e dell’ANPAL non verranno accolte. Nel frattempo hanno anche deciso che non parteciperanno alle giornate di formazione previste dal piano straordinario, non daranno la disponibilità all’uso dei propri mezzi e dei propri cellulari o tablet personali, non parteciperanno a task force, rifiuteranno il lavoro straordinario, serale e notturno. Una protesta che vedrà il suo apice, venerdì 4 marzo quando sarà proclamato lo sciopero nazionale con relativa manifestazione di tutto il personale, cosa che porterà alla chiusura di tutte le sedi dell’Ispettorato del Lavoro e dell’ANPAL”.

“Non ci stanno – concludono le tre sigle sindacali – a venir trattati come dipendenti di serie B rispetto ai loro colleghi del Ministero e sono stufi della logica del costo zero. Svolgono una funzione estremamente importante: a loro spetta il controllo dell’applicazione dei Contratti Collettivi Nazionali nei luoghi di lavoro e soprattutto vigilano che vi vengano osservate le norme relative alla sicurezza. Un compito fondamentale se vogliamo fermare quell'autentica ma silenziosa strage di lavoratrici e lavoratori che quotidianamente prosegue alla media di tre vittime al giorno. Eppure sono perennemente sotto dimensionati e costretti a lavorare in condizioni già difficili in tempi normali, figurarsi in una pandemia che dura da due anni che non ha fatto che aumentare i loro già carichi impegni lavorativi. Sono stanchi e arrabbiati e stavolta hanno deciso di non accontentarsi di parole e promesse. Pretendono rispetto e vogliono venga riparato il torto che hanno subito. E non si fermeranno fino all’ottenimento del risultato”.

 
 
 
 
 

VALVITALIA: La proprietà conferma la volontà di chiudere lo stabilimento di Due Carrare

Oggi presso lo stabilimento Valvitalia di Due Carrare si è tenuto l’annunciato incontro tra la Direzione Aziendale, la RSU di stabilimento e Fiom e Fim di Padova che è durato dalle 15 a fin oltre le 18.

Inoltre dalle 14.30 fino alla chiusura del tavolo fuori dai cancelli dell’azienda si è tenuto un presidio dei lavoratori e delle lavoratrici che nonostante le intemperie sono rimasti in strada in attesa di notizie sul loro futuro.

Purtroppo però, anche questo pomeriggio l’azienda ha ribadito che dal loro punto di vista non c’è alcuna alternativa alla chiusura dello stabilimento di Due Carrare con relativo trasferimento degli 85 dipendenti che lavorano nel sito padovano, mentre per le organizzazioni sindacali è sempre più evidente che questa decisione maschera una palese volontà di arrivare al licenziamento di queste lavoratrici e lavoratori.

“Alla luce di quanto dichiarato oggi dall’azienda, quindi, chiediamo che le istituzioni facciano luce sulla vicenda perché non è possibile che questa situazione passi sotto traccia. L’incontro convocato dalla Regione per il 25 febbraio dev’essere un punto di partenza per la definizione di un’alternativa reale e concreta per questi lavoratori e queste lavoratrici. Chiediamo che ci sia la prospettiva per una revisione del piano industriale della Valvitalia che, all’oggi, si basa sostanzialmente solo sulla chiusura del sito di Due Carrare, chiusura che corre il rischio di creare un effetto a cascata su tutti gli altri stabilimenti del gruppo”. Hanno dichiarato alla fine dell’incontro Michele Iandiorio della Fiom di Padova e Luca Gazzabin della Fim di Padova.

Padova, 21/02/22

VALVITALIA: lunedì presidio davanti allo stabilimento di Due Carrare

Lunedì 21 febbraio si terrà nella sede di Due Carrare il prossimo incontro tra la Direzione Aziendale, la RSU di stabilimento e Fiom e Fim di Padova.

In concomitanza con l’incontro si terrà a partire dalle ore 14.30 un presidio in via Campolongo 97 a Due Carrare, davanti ai cancelli dell’azienda. 

“È prioritario per noi difendere questi posti di lavoro e il know how che proviene dalle competenze e dalla capacità di queste lavoratrici e di questi lavoratori che producono da anni, con estrema professionalità, impianti di trattamento gas naturale. Non è possibile che si permetta questo continuo depauperamento del nostro tessuto produttivo è necessario tutelare territorio e lavoratori. Difendere questi posti di lavoro significa difendere l’intero mondo del lavoro e opporsi alle chiusure selvagge che rischiano di toccare tutti.” Hanno dichiarato Michele Iandiorio della Fiom Cgil e Luca Gazzabin della Fim Cisl.

Padova, 20/02/22

Cgil Cisl e Uil: "Ulss 6. E' ora di riprogrammare il sistema sanitario del territorio"

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino sull'appello lanciato da Cgil Cisl e Uil

Comunicato congiunto delle segreterie provinciali di Cgil Cisl e Uil: “Dopo due anni di Covid, come siamo messi? Si può ancora operare in emergenza? La necessità di una riprogrammazione del sistema sanitario per una giusta risposta alle esigenze dei territori”

 

"A fine febbraio 2020, esattamente due anni fa, ci siamo dovuti misurare con una situazione che mai e poi mai avremmo immaginato. È arrivato il Covid e con esso si sono evidenziate tutte le criticità del Sistema Sanitario, dovute sia al sotto finanziamento della sanità pubblica, perpetrato nel corso negli ultimi 12 anni, sia, in termini generali, alla cronica carenza di personale causata dal blocco delle assunzioni e dal numero chiuso nell’arruolamento delle professioni sanitarie, comprese quelle dedicate all’assistenza nelle RSA.

Nonostante ciò, le strutture sanitarie padovane, grazie soprattutto a chi ci lavora, hanno retto, seppure con grande fatica e sofferenza. Ci sono riuscite nonostante la mancanza di programmazione e l’esistenza di problemi strutturali che vengono da lontano. Si tratta di elementi penalizzanti per la sanità pubblica, certamente non imputabili solo ed esclusivamente all’emergenza Covid, la cui responsabilità va cercata a livelli più alti di quelli provinciali.

Ma quale è oggi la situazione? Si può ancora, dopo due anni, continuare a pensare ed agire in emergenza?

La risposta è scontata: no! Non dovrebbe essere così ed è quello che in questi giorni stiamo registrando anche se difficoltà e problemi permangono tutti, a fronte di una richiesta di salute che non si esaurisce con la sola risposta al Covid. Perché ormai il virus è diventato endemico, e, per dirla in maniera semplice, c’è ora urgenza di riprogettare, o quanto meno riprogrammare, il sistema sanitario. Va fatto al netto del conto salato che è stato pagato e continua ad essere pagato in termini, soprattutto, di prestazioni “non urgenti” rinviate con conseguente allungamento dei tempi delle liste d’attesa. 

Ma la riprogettazione da porre in atto non può non tenere conto delle specificità territoriali e della conseguente necessità di servizi e presidi rispondenti ai bisogni vecchi e nuovi con particolare attenzione a quei territori che, per scelte organizzative, sono stati maggiormente penalizzati nell’accesso alle prestazioni ed ai presidi sanitari. In sostanza, l’intervento che si chiede deve basarsi sulla riformulazione e rafforzamento della rete di prossimità, delle strutture e della telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale. Un potenziamento dei presidi territoriali non è più rinviabile. Quello che il Covid ci ha sicuramente fatto capire è che il vero luogo di cura e prevenzione è il territorio e che l’Ospedale deve diventare lo spazio esclusivo per le acuzie e le emergenze sanitarie, come è stato per il Covid. Ma bisogna non farsi più trovare impreparati.

Urge dunque una riorganizzazione sanitaria a 360°, cominciando dalle politiche sanitarie regionali e dai piani sanitari che ne discendono. Occorre avere, prima di tutto, una profonda conoscenza del territorio e dei bisogni che emergono, espressi ed inespressi, per poter dare servizi e risposte adeguate ed efficaci. Questo comporta un investimento su tutto il territorio coperto dall’ULSS 6 Euganea, vale a dire l’intera provincia di Padova che, ricordiamo, nel 2021 contava 932.629 abitanti di cui 215.658 over 65 anni per un’età media della popolazione di poco più di 46 anni. Una provincia dove colpisce l’indice di vecchiaia, continuamente aumentato negli ultimi 10 anni che si attesta a 181,7 over 65 anni ogni 100 giovani con un’età inferiore ai 14 anni (era a 133,1 nel 2002), con un netto rovesciamento del rapporto anziani-giovani dove la soverchiante prevalenza dei primi si riflette sulla domanda socio sanitaria. Ma non solo: un semplice sguardo agli indicatori demografici rivela anche che l’indice di vecchiaia varia a seconda dei territori: per esempio nella Bassa si attesta al 193,37%, mentre nell’Alta, per effetto di una più alta percentuale di giovani 0/14, è del 136,37%.  Si tratta di dati con cui non si può non fare i conti quando si parla di riorganizzazione sanitaria.

Invece, un ragionamento a parte merita l’ospedale di Schiavonia, Madre Teresa di Calcutta, che per le caratteristiche strutturali di modularità, del sistema di areazione e modernità della struttura (inaugurata nel 2014) è stato individuato dalla Regione Veneto quale Centro Covid dedicato all’emergenza sanitaria. Come CGIL – CISL- UIL della provincia di Padova non abbiamo contestato questa decisione, assunta sulla base del parere degli esperti, anche se abbiamo evidenziato alla Direzione dell’ULSS 6 Euganea la penalizzazione per i circa 180 mila abitanti della Bassa Padovana nell’accesso alle prestazioni sanitarie ordinarie. Due anni di Covid e di emergenza ci consegnano, in generale, non solo una realtà in cui vanno rafforzati e sviluppati i servizi territoriali ma evidenzia la necessità di non privare i cittadini di punti di riferimento per le prestazioni sanitarie ordinarie e per far fronte a patologie in cui il tempo, in sé, è un fondamentale fattore salvavita. Ciò può essere garantito, come abbiamo più volte evidenziato alla Direzione Generale, proprio per le caratteristiche della struttura di Schiavonia (modularità, modernità, sistema di areazione), attivando un doppio percorso in modo da non penalizzare la gestione ordinaria delle prestazioni sanitarie. E in uno degli ultimi incontri, ci è stato riferito dal Direttore Generale che è allo studio la rimodulazione del sistema di areazione dell’ospedale, proprio per attivare il doppio percorso che separa l’area Covid da quella non Covid. Il prossimo 22 febbraio avremo l’incontro con la Direzione Generale dell’ULSS 6 Euganea per verificare lo stato dell’arte.

Infine: ci vuole una buona dose di realismo e consapevolezza dei bisogni che con il Covid sono emersi o si sono acuiti, come quello della salute mentale, della riqualificazione dell’assistenza territoriale e domiciliare, della vita indipendente e del diritto di curarsi a casa propria e nel proprio contesto di socialità, ovvero di comunità e quindi la gestione della disabilità e della non autosufficienza. I temi sono veramente tanti, ad esempio: il Distretto socio-sanitario, la Casa della Comunità, l’Assistenza Domiciliare, la Residenzialità, la Prevenzione (solo per citarne alcuni). E tocca a chi ha la responsabilità politica e amministrativa della gestione della cosa pubblica - ascoltando e riconoscendo in questo processo un forte protagonismo alle parti sociali, a partire dalle organizzazioni sindacali  - il compito di affrontarli con intelligenza e lungimiranza".

Palma Sergio, Cgil Padova

Stefania Botton, Cisl Padova e Rovigo

Massimo Zanetti, UIl Padova.

Vertenza Grafica Veneta: raggiunto l’accordo per i lavoratori seguiti dalla Cgil di Padova

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  • Descrizione allegato: L'articolo del Mattino sulla vicenda

Cgil Padova e Fiom Cgil Padova: “Al termine di una trattativa lunga, difficile e sempre sul punto della rottura, siamo riusciti a raggiungere un accordo per gli 11 lavoratori che si erano affidati a noi per vedere riconosciuti i propri diritti”.

“Fin dall’inizio, vale a dire da questa estate quando esplose il caso, ci siamo subito resi conto che non sarebbe stato semplice riuscire a portare a casa un risultato che rendesse giustizia ai lavoratori caduti vittima di sfruttamento. Esserci riusciti è quindi fonte di soddisfazione e di questo non possiamo non ringraziare l’avvocato Marco Paggi, assieme al suo Studio Legale, e l’avvocata Dora Rizzardo e l’avvocato Giancarlo Moro, entrambi dello Studio Legale Moro. Sono davvero riusciti ad ottenere il massimo che si poteva ottenere in una situazione molto difficile e complicata”.

Sono soddisfatti Aldo Marturano e Loris Scarpa, rispettivamente Segretario Generale della Camera del Lavoro di Padova e Segretario Generale della Fiom Cgil, dopo che ieri sera, è stato raggiunto un accordo che mette la parola fine al caso di sfruttamento e caporalato per undici lavoratori (di circa una trentina coinvolti e seguiti da altre organizzazioni sindacali) che si erano affidati alla Cgil padovana per vedere riconosciuti i propri diritti.

“In sostanza – dicono i due sindacalisti – degli undici lavoratori in ballo, tre verranno assunti con un contratto a tempo indeterminato e riceveranno mille euro di risarcimento. Altri tre verranno assunti con contratto a tempo determinato superiore ai 6 mesi (cosa che da loro diritto di precedenza in caso di nuove assunzioni) e avranno duemila euro di risarcimento. Cinque di loro inizieranno a lavorare dal 23 febbraio, il sesto potrà farlo da maggio perché fino ad allora è nel suo paese di origine dove è in procinto di ritornare per sposarsi. Infine quattro lavoratori riceveranno 5 mila euro di risarcimento mentre per un altro lavoratore il risarcimento sarà di 11 mila euro. Questi ultimi sono lavoratori che si sono trasferiti altrove, sostanzialmente non interessati all’assunzione. Ricordiamo che i lavoratori (cinque pachistani, due somali, due gambiani, un senegalese e un nigeriano) erano tutti lavoratori che operavano in appalto, assunti da BM Service, per Grafica Veneta. Non solo si erano trovati a subire condizioni di lavoro assolutamente fuori ogni crisma di legalità, ma, dopo l’esplosione del caso, si erano anche trovati, nel giro di una notte, senza lavoro e nessun risarcimento, motivo per cui si erano rivolti alla Cgil. Va detto che le trattative per un’assunzione diretta in Grafica Veneta, dopo un certo ottimismo iniziale, si erano complicate per la sopravvenuta indisponibilità della controparte. Non solo: in una successiva intervista al quotidiano La Stampa, il Presidente di Grafica Veneta, Fabio Franceschi si lasciava andare ad alcune considerazioni che tutti ricordiamo, tanto da costringerci a citarlo in giudizio per condotta discriminatoria”

“La cosa deve aver sortito qualche effetto - proseguono Marturano e Scarpa - tanto da indurre il Presidente di Grafica Veneta a fare visita alla comunità pakistana. In effetti, in questo modo, molti dei lavoratori coinvolti e assistiti da un’altra organizzazione sindacale hanno deciso di abbandonarla e sottoscrivere degli accordi individuali. Ma per la stragrande maggioranza dei lavoratori seguiti dalla Fiom e dalla Cgil il rapporto di fiducia non si è interrotto. Oggi lo possiamo dire: hanno fatto bene visto che siamo riusciti a raggiungere un accordo. Condizione per raggiungere questo accordo è stata la rinuncia alla causa per discriminazione che Cgil Fiom e ASGI (Associazione Studi Giuridici sull’immigrazione) avevano azionato anche in proprio”.

“È stata una battaglia durissima – concludono i due rappresentanti sindacali – in cui abbiamo cercato di far valere tutto il nostro peso, non solo nella trattativa, ma anche in tutto quello che la circondava. Abbiamo organizzato manifestazioni e spettacoli teatrali con il coinvolgimento di artisti ed intellettuali con cui ci siamo battuti per tenere viva la fiamma dell’indignazione su un fenomeno, quello del caporalato, la cui diffusione nei nostri territori non può non inquietare. In questa vicenda i fatti parlano più di una sentenza: Franceschi due mesi fa dichiarava “mai più pachistani nella mia azienda” e ora ne ha assunti un bel po’ e la contestata condotta discriminatoria è stata ritirata”.