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Ulss 6 Euganea, il nodo pensioni. La FP Cgil Padova lancia l'allarme

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  • Descrizione allegato: L'articolo uscito su il Mattino di Padova

Grande spazio dedicato oggi nei giornali locali alla conferenza stampa di ieri di Alessandra Stivali e Raffaela Megna, rispettivamente Segretaria Generale e Provinciale della Funzione Pubblica Cgil Padova, durante la quale hanno lanciato l’allarme riguardo alla situazione che si verrà a creare tra 3-4 anni all’Ulss 6 Euganea per effetto dei futuri pensionamenti di infermieri, Operatori Socio Sanitari e Personale Amminastrivo.

La prospettiva. infatti, è che tra 3-4 anni, un dipendente amministrativo su due e un’infermiera su cinque andranno in pensione. Dice Alessandra Stivali:” Senza una spinta propulsiva delle assunzioni nei prossimi tre anni, l'Usl non sarà più in grado di garantire tutti i servizi e assisteremo a un aumento delle esternalizzazioni. C'è una fascia importante di lavoratori tra i 55 e i 64 anni che, grazie al riscatto della laurea, potrebbe andare in pensione anticipatamente. Stiamo parlando di oltre il 30% in 4-6 anni, senza che il cambio generazionale sia in grado di coprire le uscite”.

Una situazione che risulta particolarmente critica, tra il personale amministrativo. Interviene Raffaela Megna: “Il settore è già in grande sofferenza e la prospettiva, di questo passo, è la chiusura dei servizi. Stiamo parlando di attività strettamente correlate con la sanità come i Cup e in generale gli sportelli dedicati all'utenza, ma ci sono anche liste operatorie e laboratori. Il nostro è un grido d'allarme: non puoi sostituire in un paio di anni quello che non hai fatto in dieci con il tetto di spesa a fare da vincolo. Né esternalizzare servizi profondamente radicati nell'attività sanitaria rappresenta una soluzione perché questo comporta una riduzione della capacità di fornire un servizio ai cittadini, senza considerare che i privati hanno anche retribuzioni inferiori, sono molto spesso precari ed è difficile fare formazione».

“Tra le realtà particolarmente in crisi nel Camposampierese – spiega la Fp Cgil di Padova – ci sono laboratori, radiologie ed economato (che si occupa di ordinare tutti i presidi necessari all'attività), segreterie, Cup, distretti e servizio di prevenzione. Per l'Urp di Cittadella è pronto un bando per la mobilità interna per coprire il servizio. Ma, diversamente dagli infermieri per cui sono previsti nuovi ingressi per l'estate, per gli amministrativi non sono previsti concorsi”.

Attacca Alessandra Stivali: “Ormai ogni assunto viene conteso da tre reparti. Tra Camposampiero e Cittadella, ad oggi, in pianta organica mancano 100 infermieri e 70 OSS. Non solo: Il ricorso costante all'appalto rende il sistema più vulnerabile, basti pensare a quanto successo con l'attacco hacker che ci ha messo in ginocchio. Perché più esternalizzi, meno possibilità hai di controllare la macchina e i suoi processi. Andando avanti così non si creerà mai una sanità del futuro, radicata sul territorio”.

Si aggiunge Raffaela Megna: “In questo scenario aumentano anche malattie e assenze perché quando manca personale, quello che rimane in servizio è costretto a sforzi maggiori E questo è successo anche con il Covid: la pandemia incide ancora in maniera significativa e ogni giorno mancano tra le 400 e le 600 persone al lavoro, tra malattie e sospensioni che non sono state sostituite, così come le leggi 104 e le gravidanze. Stiamo parlando di almeno un 10% del personale che manca costantemente: nei posti di lavoro in cui ci sono 1-2 amministrativi si ha una riduzione del servizio.

“Ad esclusione di 12 assunzioni a Schiavonia – denuncia la Fp Cgil Padova – a causa del raggiungimento del tetto di spesa è stato bloccato anche l'extra turnover. Ma a tutto questo si aggiunge anche il problema del Covid: il 31 marzo il personale assunto per la pandemia va a casa e perdiamo più di 250 persone, eppure ci risulta che il virus non sia sparito, che a Schiavonia ci sia ancora un reparto dedicato. Ci restano le assenze che proseguiranno fino a fine anno, le malattie da Covid e le liste d'attesa da recuperare, con le chirurgie e l'ortopedia più in sofferenza. E in queste condizioni non ci sono altre armi se non esternalizzare” è l’amara conclusione. 

Elezioni RSU 2022 delle lavoratrici e lavoratori dei settori pubblici e della conoscenza. La lettera di Maurizio Landini

Di seguito riportiamo la lettera del segretario generale della CGIL Maurizio Landini ai lavoratori e alle lavoratrici dei settori pubblici e della conoscenza per le elezioni Rsu 2022.


Carissima, Carissimo,
il 5, 6, 7 aprile 2022 le lavoratrici e i lavoratori dipendenti dei settori pubblici, della sanità, delle autonomie locali, delle amministrazioni centrali, della scuola, dell’università, della ricerca e dell’AFAM, hanno il diritto di votare per eleggere, nel loro luogo di lavoro, le delegate e i delegati che formeranno la Rappresentanza Sindacale Unitaria (RSU).
La CGIL da anni chiede al Parlamento e al Governo di fare una legge sulla rappresentanza affinché questo elementare diritto democratico venga esteso e garantito in tutti i luoghi di lavoro anche nei settori privati.
Praticare la democrazia esercitando il diritto di voto è la condizione per costruire unità nel mondo del lavoro, per poter esercitare la contrattazione collettiva, per poter estendere tutele e diritti, per non subire decisioni, per partecipare scegliendo da chi ci si vuole far rappresentare.
Ho voluto rivolgermi direttamente ad ognuno di voi.
Se sei una lavoratrice o un lavoratore del settore pubblico, ti chiedo di andare a votare e di sostenere le persone che si sono candidate nelle liste della CGIL.
Se sei una lavoratrice o un lavoratore del settore privato, ti chiedo un impegno nella tua rete di relazioni, rapporti, conoscenze per far partecipare le persone al voto e sostenere le candidature nelle liste della CGIL.
Se ci pensiamo un attimo, le persone che operano nei settori pubblici con il loro lavoro garantiscono i nostri diritti di cittadinanza.
Il compito del nostro sindacato è proprio quello di unire la lotta contro la precarietà, per migliori condizioni di lavoro, con quella tesa a migliorare i servizi e le tutele per tutti i cittadini.
Questo significa essere un sindacato confederale che vuole rappresentare e tutelare tutti i bisogni delle persone che per vivere hanno bisogno di lavorare.
Abbiamo bisogno di continuare a farlo.
Far eleggere le delegate e i delegati della CGIL dipende da tutti noi.
Mettiamoci subito al lavoro.
Ti ringrazio per la tua attenzione e per quello che possiamo fare insieme.
Un caro saluto.

Maurizio Landini

Questione di Salute: il convegno della Cgil all'Azienda Ospedaliera di Padova

Giovedì 24 marzo, iniziativa della Cgil, FP, Filcams e Inca di Padova all’Azienda Ospedaliera: presentazione dei risultati del questionario “Questione di Salute”

Giovedì 24 marzo, presso l’Aula Magna del Personale dell’Azienda Ospedale – Università di Padova, nel corso di un’iniziativa organizzata da Cgil, FP, Filcams e Inca di Padova, sono stati presentati i risultati dell’analisi dei dati raccolti con il primo Questionario Certificato in Italia sulle Malattie Professionali, rivolto alle lavoratrici e lavoratori dell’Azienda Ospedaliera di Padova – Università, sia dipendenti, soprattutto infermieri e operatori sociosanitari, sia in appalto per conto di imprese di multiservizi, in particolare gli addetti alle pulizie.

Un progetto frutto della collaborazione tra Filcams, Funzione Pubblica, Fondazione Di Vittorio, Cgil e Inca Nazionale e nato con l’obiettivo di comprendere le condizioni di lavoro e di salute nell’azienda Ospedaliera di Padova.

L’incontro introdotto dalla relazione di Dario Verdicchio, Segretario Confederale CGIL Padova, e dalla presentazione dei risultati della ricerca da parte di Daniele Di Nunzio della Fondazione Di Vittorio e Gianluca De Angelis dell’IRES Emilia Romagna ed è proseguita – moderato da Maria Pia Zorzi, Giornalista della RAI TGR Veneto – con la partecipazione di Silvino Candeloro, dell’INCA Nazionale e del Coordinamento del progetto, Giuseppe Del Ben, Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera di Padova, Maria Grazia Gabrielli, Segretaria Generale Filcams Nazionale e Serena Sorrentino, Segretaria Generale Funzione Pubblica Nazionale. Cecilia De’ Pantz, Segretaria Generale Filcams Cgil Veneto, Marquidas Moccia, Segretaria Generale Filcams Cgil Padova e Alessandra Stivali, Segretaria Generale FP Cgil Padova hanno chiuso, con i loro interventi la discussione.

In allegato la ricerca svolta da Daniele di Nunzio e Gianluca De Angelis

CGIL, CISL, UIL e Confindustria sottoscrivono accordo di solidarietà per il popolo ucraino

Confindustria e Cgil, Cisl, Uil di fronte alla drammatica e gravissima situazione che la guerra sta determinando in Ucraina, hanno deciso congiuntamente di sostenere un impegno di solidarietà mirato a sviluppare azioni concrete destinate a finalità umanitarie per il popolo ucraino.

A tale scopo è stato attivato un “Fondo di solidarietà per il popolo ucraino” nel quale, a seguito dell’invito rivolto loro da Confindustria e Cgil Cisl Uil, confluiranno contributi volontari da parte delle lavoratrici e dei lavoratori pari ad un ora di lavoro e un contributo equivalente da parte delle imprese.

Detti contributi verranno raccolti tramite il c/c con Codice IBAN: 

IT57C0103003201000008800015 

attivato presso Monte dei Paschi di Siena intestato a: CGIL CISL UIL E CONFINDUSTRIA FONDO SOLIDARIETÀ POPOLO UCRAINO,  con la firma congiunta di un rappresentante per organizzazione appositamente delegato dal rappresentante legale di ciascuna di queste.

Per espressa volontà delle parti stipulanti, il detto c/c dovrà essere estraneo al patrimonio finanziario delle organizzazioni firmatarie e, di conseguenza, non troverà riscontro nella contabilità di ciascuna organizzazione.
Confindustria e Cgil, Cisl e Uil effettueranno una valutazione puntuale sulle modalità dell’intervento a sostegno della popolazione ucraina colpita dalla guerra nei modi e con le forme che ne garantiscano la certezza della destinazione e la più rapida utilizzazione considerata la gravità della situazione.

La raccolta dei fondi avrà termine il 31 ottobre 2022.

Incidente in una ditta di cosmetici a San Pietro Viminario. Ferito un lavoratore di 25 anni.

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  • Descrizione allegato: L'intervista al Segretario Generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano

Marturano, Cgil: «La corsa alla ripresa non deve essere un alibi per precariato e superficialità»

«Basta morti e feriti sul lavoro. Servono controlli e formazione»

Intervista di Elvira Scigliano oggi su il Mattino di Padova, dopo l’incidente successo ieri in località Vanzo a San Pietro Viminario, in provincia di Padova, in una piccola ditta specializzata nella produzione di cosmetici, in cui è rimasto ferito piuttosto seriamente un lavoratore di 25 anni.

Scrive la Scigliano: “Il lavoro può ferire, in alcuni casi uccidere. Ieri Amos Tarassi è rimasto ferito per un incendio in azienda e ora è ricoverato in ospedale. La scorsa settimana Daniel Bianchi, 25 anni è rimasto folgorato per una scarica elettrica a Cartura. E poi le altre giovani vittime, i cui casi hanno scosso la comunità: Lorenzo Parelli, 18 anni, ha perso la vita nell'ultimo giorno di stage a Udine, durante il progetto di scuola-lavoro, travolto da una trave; Andrea Soligo, anche lui 25 anni è caduto da una scala in provincia di Vicenza. Sono ancora calde le lacrime di questi lutti e ieri a Marano Vicentino (Vicenza), un uomo è morto, colpito violentemente al torace da una rondella di metallo. Da inizio anno le vittime sul lavoro sono state 11 in Veneto e 2 in provincia (lo scorso anno 17). Dura la presa di posizione dei sindacati che chiedono lo stop a questa situazione. Ne parla il segretario generale della Cgil Aldo Marturano: «Basta vittime, servono prevenzione e formazione».

Segretario cosa sta succedendo?

«I fattori sono vari. Al netto della guerra e della crisi legata ai costi dell'energia, di fatto la produzione - soprattutto manifatturiera e terziaria - a inizio anno aveva preso a correre verso la ripresa. Questo implica un aumento dei ritmi di produzione. Al di là delle singole vicende, i ritmi spesso sono finalizzati ad accrescere i guadagni tenendo i costi bassi. Il risultato è che finiscono per non tener conto delle misure preventive di sicurezza, che richiedono rigore - soprattutto nella manutenzione delle macchine - e continuo aggiornamento formativo. In alcuni casi più gravi le macchine vengono manomesse proprio per aumentare ritmi di produzione e orari di lavoro».

Ma perché succede a tanti giovani?

«È un fenomeno che va avanti da tempo, spiegabile con il contesto generale di pesante precariato: spesso i ragazzi non hanno stabilità nel rapporto di lavoro. La prima domanda da porsi è se erano stati formati o messi subito all'opera. Il precariato è una sciagura del nostro tempo: il 90% delle assunzioni sono precarie e questo implica che troppo spesso non c'è formazione».

Servono più sanzioni?

«Servono più persone per i controlli. Prima di tutto dovrebbe esserci più sinergia tra Inail e Spisal regionale, veri e propri presidi di sicurezza. Invece concordiamo più persone con la Regione, ma poi "subiamo" troppi pensionamenti e torniamo in deficit. Senza contare che gli ispettori in più sono stati fagocitati dal Covid e così la battaglia è persa in partenza».

Eppure i controlli per le procedure Covid hanno funzionato.

«Esatto. Questo dimostra che la rete può funzionare: le aziende sapevano che era facile ricevere un controllo e sono state molto attente. Quando hanno ricevuto la verifica, sono intervenute subito a sistemare quello che non andava perché sapevano che ci sarebbe stata una seconda verifica di ritorno. Ma questa buona pratica non funziona normalmente».

Dunque gli imprenditori "azzardano"?

«Si, ma non perché in malafede, a volte sottovalutano il pericolo: sono superficiali e pensano che a loro non accadrà».

Cosa si può fare concretamente?

«Al netto dell'aumento dei controlli, non per sanzionare, ma per prevenire, noi abbiamo più volte proposto la patente a punti per le aziende: un'azienda che si dimostra virtuosa, che coltiva la cultura della sicurezza, va premiata. Se, invece, si rivela superficiale, va monitorata di più».

C'è differenza tra aziende grandi e piccole?

«Il rischio c'è sempre, ma le piccole dimensioni non aiutano. I controlli Covid hanno evidenziato questo fenomeno: i piccoli facevano più fatica ad adeguarsi. Eppure quando ricevevano la visita dello Spisal non esitavano a mettersi in regola. Dunque non serve solo un approccio sanzionatorio, ma è indispensabile incrementare la prevenzione. Il tema deve essere una priorità per la politica, ma si comincia con le assunzioni».

Accanto a questo, subito dopo la notizia dell’incidente, la Cgil  e la Filctem Cgil di Padova avevano rilasciato il seguente comunicato stampa congiunto:

Cgil Padova e Filctem Cgil Padova: “Ancora un incidente sul lavoro nella nostra provincia. Siamo nel 2022 ma la sicurezza nel lavoro resta un miraggio. Troppo presto per fare delle congetture su quanto avvenuto ma, in generale, gli incidenti sul lavoro avvengono per tre cause: imperizia, precarietà o cattiva organizzazione del lavoro”.

 “Innanzitutto ci stringiamo all’operaio ferito, ai suoi familiari, amici e affetti e restiamo in attesa di avere un quadro più dettagliato delle sue condizioni cliniche. La sua salute è la cosa più importante”. Sono cauti Dario Verdicchio, Segretario Confederale della Cgil di Padova e Luca Rainato Segretario Generale della Filctem Cgil Padova, nel commentare l’incidente successo stamane presso lo stabilimento della Claire spa, ditta specializzata nella produzione di cosmetici, che ha provocato delle gravi ustioni nel corpo di un giovane operaio di 25 anni, successivamente ricoverato presso l’ospedale di Schiavonia.

“Accanto a questo – proseguono i due sindacalisti – sarà necessario attendere l’esito delle indagini di inquirenti e Spisal per capire le cause della forte esplosione che ha causato questo ennesimo incidente sul lavoro nella nostra provincia. Allo stato attuale è quindi troppo presto per fare delle dichiarazioni definitive su quanto avvenuto”.

“È vero – dicono però Dario Verdicchio e Luca Rainato – che ogni incidente sul lavoro ha una storia a sé, ma in generale, solitamente, avvengono per tre cause: la prima è l’imperizia, che può essere del dipendente o dello stesso datore di lavoro. Imperizia quindi che chiama in causa la formazione sulla sicurezza, alle volte perché proprio non si fa o vi si dà scarsa attenzione. Peraltro, alcune delle recenti modifiche al Testo Unico sulla Sicurezza prevedono finalmente la formazione obbligatoria sulla materia anche per il datore di lavoro, affinché il previsto Documento di Valutazione dei Rischi non costituisca un mero adempimento burocratico ma possa essere redatto con puntualità e sistematicamente aggiornato. Altra causa degli incidenti è relativa alle condizioni contrattuali dei lavoratori perché spessissimo la parola “precarietà” si è rivelata strettamente connessa con la parola “sicurezza” o meglio la sua assenza, visto che spesso viene intesa solo come un costo da tagliare dove è possibile. E infine, altro fattore che incide moltissimo sulla frequenza degli incidenti è la stessa organizzazione del lavoro laddove, per esempio, questa prevede carichi e turni lavorativi in grado di incidere pesantemente sui riflessi e sulle condizioni psicofisiche del lavoratore. E questo avviene perché la priorità viene assegnata al profitto e non alla salute o all’incolumità della persona”.  

Sabato 19 marzo, mattinata di presidi organizzata da CGIL SUNIA, CISL SICET, UIL UNIAT, UNIONE INQUILINI, Sportello Sociale di via Bajardi, 1, Sindacato degli Studenti – Link

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova sulla carovana di sabato
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La carovana unitaria per affrontare il dramma degli sfratti e avviare la soluzione della sofferenza abitativa: sabato presidi davanti agli alloggi sfitti in città di INPS, ESU e ATER

È un vero e proprio grido di allarme quello che lanciano unitariamente i sindacati e le associazioni  degli inquilini, fortemente preoccupati per l'aggravamento della crisi abitativa svelata, prima, dalla pandemia e, ora, dalle pesanti conseguenze della guerra in Ucraina. Mobilitazioni sono in programma in tutta Italia, con presidio finale al Ministero dei Lavori Pubblici a Roma il 22 marzo.

“L'aumento insostenibile delle bollette di gas e luce – dicono sindacati, associazioni a difesa degli inquilini e degli studenti – unito alla ripresa dell'inflazione e quindi degli affitti, stanno provocando ancora più sfratti. Sono già circa 150.000 a livello nazionale, almeno un migliaio a Padova e Provincia, a cui sommare almeno altrettanti pignoramenti della prima casa, quasi tutti per morosità incolpevole di canoni e mutui”.

“A tutto ciò – aggiungono – si somma la dovuta accoglienza ai profughi provenienti dall’Ucraina e da qualsiasi Paese sconvolto da guerre, cambiamenti climatici e miseria. Ma non ci sono solo loro: esistono anche gli studenti fuori sede, circa 20.000 a fronte di appena 1.300 posti letto ESU in città, dato che la crisi dello scorso autunno ha evidenziato come il mercato locativo sia drogato dai contratti temporanei. Davanti a questa richiesta, a cui il mercato non ha saputo rispondere, sono necessarie politiche abitative adeguate.”

“Proprio per richiamare l’attenzione su questo dramma che riguarda moltissime persone e famiglie, sabato 19 marzo, Sunia Cgil, Sicet Cisl, Uniat Uil, Unione Inquilini, Sportello Sociale di via Bajardi 1 e Sindacato degli Studenti - Link, hanno organizzato una “carovana” davanti agli alloggi vuoti presenti in città, di proprietà di alcuni Enti, sia nazionali che regionali: alle 10:00 erano davanti agli alloggi sfitti dell’INPS di via Tirana e via Brigata Padova, alle 11.00 davanti agli appartamenti sfitti dell'Ater di Via Brofferio/Vivanti dell'Ater mentre contemporaneamente una delegazione di studenti era in via San Francesco 122  davanti alla sede dell'ESU.

“Questa situazione – dicono - viola i diritti umani ratificati dal nostro Paese, come accertato da ormai numerose richieste di sospensione cautelare degli sfratti da parte del Comitato ONU sui diritti. Una situazione che mette i Sindaci di fronte all'obbligo normativo di agire per tutelare la salute dei cittadini che perdono la casa. Purtroppo, il Governo, con la legge di bilancio 2022 non ha stanziato fondi di sostegno per gli affitti, né avviato il piano pluriennale di edilizia residenziale pubblica, necessari per dare risposte alle 866.000 famiglie povere in affitto e alle 650.000 famiglie in lista d'attesa per una casa popolare. Aggiungiamo la totale assenza della Regione Veneto che invece continua ad approvare le vendite degli alloggi ATER. Qui, a Padova, siamo riusciti ad ottenere un Protocollo per il passaggio da casa a casa condiviso dal Comune e dalle parti sociali ma nonostante questo la crisi abitativa continua. Sbloccare gli alloggi pubblici sfitti è stato un primo passo ma i 169 alloggi che, si spera, verranno assegnati quest'anno a fronte delle 1347 famiglie in graduatoria ERP in città, significano che solo una famiglia su otto potrà accedere”.

"Onde evitare una crisi di proporzioni inimmaginabili - concludono - è necessario implementare il Protocollo sfratti per la tutela dei diritti umani affinché nessuno finisca in strada o che le famiglie vengano divise. Bisogna assegnare gli alloggi sfitti di proprietà pubblica: Regione Veneto e ATER devono fermare tutte le aste mentre il Comune di Padova deve acquisire i circa 100 alloggi INPS in via Tirana e via Brigata Padova e presentare nuovi progetti di edilizia residenziale pubblica. Va avviato un Piano pluriennale di edilizia residenziale pubblica centrato sul recupero e sul consumo zero di suolo. L'ESU e l'Università devono ristrutturare le residenze chiuse da anni e acquistare nuove strutture per far convivere dignitosamente e in armonia con la città gli studenti fuorisede. Si usino risorse regionali, statali ed europee, date anche dalla rinegoziazione del PNRR. Bisogna calmierare gli affitti (prevedendo in tal senso dei sostegni ai Comuni, soprattutto quelli piccoli) e rinegoziare l’accordo territoriale per i canoni concordati per Padova, in particolare per gli affitti di corta durata attraverso forti incentivi fiscali e garanzie pubbliche per chi aderisce.  Accanto a questo va imposta una forte tassazione dei multiproprietari degli alloggi sfitti. Si deve avviare la rinegoziazione della Convenzione nazionale sui canoni concordati e procedere con l’eliminazione della cedolare secca per i contratti a canone libero. Purtroppo, le nostre richieste si scontrano con la sordità della Regione Veneto che sui temi dell’abitare non ci ha mai voluto incontrare. Ed è un peccato perché la Legge Regionale 39/17 che regola l’Edilizia Residenziale Pubblica necessita di una revisione in diversi punti, fonti di difficoltà agli utenti. Ci sono poi gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria del patrimonio esistente, con il 110%, il PNRR e il PINQUA, che devono essere regolati per evitare disagi agli assegnatari”. 

unioneinquilini.padova@habitants.orgQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.sportellosocialepadova@gmail.comsindacatodeglistudenti@gmail.comsportellosocialepadova@gmail.com

CAREL: raggiunta ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto integrativo

Alla Carel di Brugine si è finalmente raggiunta un’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto integrativo aziendale 2022-2024, dopo mesi di intensa trattativa fra le parti.

Il testo è stato valutato positivamente dai lavoratori e dalle lavoratrici in assemblea e votata con il 98% delle preferenze.

L’ipotesi di accordo riguarda molteplici aspetti della vita aziendale, in particolare, sono state incrementate le informazioni a disposizione della RSU, sono stati confermati e ulteriormente aumentati gli strumenti di welfare già presenti (contributi per asilo nido, scuole dell’infanzia, secondarie di secondo grado e università; borse di studio, permessi aggiuntivi), è stato completamente rivisto l’impianto del premio di risultato, che risulta oggi completamente detassabile e con un importo cha va da un minimo di 1.300 a un massimo di 3.400 euro. Inoltre, sono stati aumentati i salari più bassi sia nella parte fissa, sia variabile e infine sono stati raggiunti importanti risultati in termini di stabilizzazioni e di diritti per le lavoratrici e i lavoratori somministrati.

“Il rinnovo del contratto integrativo aziendale è motivo di orgoglio per la RSU: al termine di una lunga trattativa durata mesi, con numerosi incontri, possiamo affermare che l’accordo raggiunto consolida il percorso storico di miglioramento sia dei diritti, sia della parte economica. 

Un ottimo risultato, frutto dell’impegno costante della RSU, della Fiom e del sostegno delle lavoratrici e lavoratori, che hanno seguito l’intero percorso democratico che ha portato alla sigla del contratto, approvandone quasi all’unanimità i contenuti.” Hanno dichiarato le RSU della Carel.

Loris Scarpa, segretario generale della Fiom Cgil di Padova ha aggiunto:

“L’accordo della Carel si pone fra gli accordi di secondo livello più importanti della provincia sia per i contenuti che per i riconoscimenti. È un accordo in cui ci sono materie attuali come la formazione e la digitalizzazione, il welfare come il riconoscimento delle condizioni di diritto dei cittadini e dei lavoratori e la definizione di un salario certo. L’accordo è in linea con gli argomenti del contratto nazionale e li sviluppa ulteriormente come nel caso dell’inquadramento e delle stabilizzazioni. Per quanto riguarda la salute e la sicurezza vengono introdotti dei sistemi di controllo e di partecipazione che si concretizzano attraverso la formazione immediata e le attività di prevenzione e, inoltre, si introducono anche riduzioni di orario di lavoro settimanale. Infine, affronta e sviluppa il tema delle relazioni sindacali in termini di trasparenza e condivisione utili per comprendere la situazione aziendale e definire una contrattazione coerente con il contesto in cui si trovano lavoratori e lavoratrici.

Anche in questo caso non possiamo non sottolineare quanto i percorsi democratici all’interno dei luoghi di lavoro facciano la differenza.”

Morte sul lavoro di un operaio di 25 anni a Cartura: le parole del Segretario Confederale Dario Verdicchio

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino con l'intervento di Dario Verdicchio

Ennesima tragedia sul lavoro in Provincia di Padova: morto operaio di 25 anni rimasto folgorato dall’alta tensione a Cartura.

Dario Verdicchio, Cgil Padova: “Sul fronte delle vittime di infortuni sul lavoro, il 2022 non segna nessuna inversione di tendenza: si continua a morire con lo stesso ritmo degli anni precedenti”

Necessario capire a fondo dinamica ed eventuali responsabilità di questo ennesimo incidente se vogliamo evitare che possano ripetersi tragedie simili”

Come è nostra prassi attendiamo gli esiti delle indagini di inquirenti e Spisal prima di dire qualcosa di definitivo sull’ennesima tragedia sul lavoro successa oggi a Cartura, nella bassa padovana. Ma oltre all’inevitabile amarezza, non possiamo non rilevare come questo genere di incidenti si susseguano da anni con un ritmo che non accenna a diminuire. Non sono ancora terminati i primi tre mesi dell’anno e siamo già alla seconda vittima sul lavoro nella nostra provincia (in Veneto, secondo l’Osservatorio Nazionale Caduti sul Lavoro, fino ad oggi, nel 2022, sono 10 le vittime) confermando così una drammatica e triste tendenza ”. È preoccupato Dario Verdicchio, il componente della Segreteria Confederale della Cgil di Padova con la delega alla sicurezza, nel commentare l’ultima tragedia sul lavoro che ha visto come vittima un giovane di 25 anni rimasto folgorato dopo che, operando in quota, la cesta su cui era posizionato ha urtato dei fili dell’alta tensione non lasciandogli scampo.

Nello specifico – si chiede Dario Verdicchio – dobbiamo capire se sono state osservate tutte le norme di sicurezza previste per dei cantieri mobili come quello in cui stava lavorando la vittima e se, per esempio, nel Piano Operativo di Sicurezza che si deve predisporre per questo genere di lavori fossero stati segnalati i fili dell’alta tensione il cui urto ha generato l’incidente mortale. Necessario capire se la loro presenza fosse stata segnalata al lavoratore, se c’è stata in questo senso una mancanza oppure se si è trattato di una fatale disattenzione del giovane operaioTutte informazioni fondamentali che, allo stato attuale, non sono ancora in nostro possesso”.

Resta l’amarezza e la tristezza – conclude il Segretario Confederale della Cgil Padovana – per l’ennesimo lavoratore che stasera non tornerà a casa, dalla sua famiglia, dai suoi amici e affetti. Un’amarezza resa ancora più lacerante dalla giovane età della vittima, un particolare che non fa che aggiungere dolore al dolore. La verità è che per quanto viviamo nel 2022, sul fronte delle vittime sul lavoro restiamo sempre all’anno zero. Quanti morti ci vogliono affinché Governo, Parlamento e forze Politiche decidano di affrontare questa situazione con il dichiarato obiettivo di cambiarla e interrompere questa lunghissima scia di vittime?”