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25 aprile, Cgil Cisl e Uil di Padova insieme all’Anpi in Via Santa Lucia per ricordare il ruolo di lavoratrici e lavoratori nella Resistenza: il discorso del Segretario Generale Aldo Marturano

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino, Gazzettino e Corriere Veneto sulla commemorazione del 25 aprile a Padova
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Qui di seguito l'intervento che il Segretario Generale della Cgil di Padova ha tenuto nella mattina di venerdì 25 aprile in via Santa Lucia, luogo in cui circa 80 anni fa furono uccisi tre persone (due partigiani e un renitente alla leva), nella cerimonia organizzata dalle Segreterie Provinciali dei Sindacati Confederali insieme ad Anpi Padova e con la partecipazione del Comune di Padova

 

Ringrazio tutti quanti oggi sono presenti accogliendo il nostro invito a celebrare l'80° anniversario della Liberazione dal nazifascismo.

È nostra consuetudine, come organizzazioni sindacali e come ANPI, partecipa alla cerimonia istituzionale che si svolge ogni anno a Palazzo Moroni ma quest'anno, in occasione dell'ottantesimo, abbiamo sentito il bisogno di organizzare un nostro specifico momento.

Lo abbiamo ritenuto fondamentale per il significativo apporto che lavoratrici e lavoratori hanno dato nel favorire la sconfitta di due dittature tra le peggiori nella storia dell'umanità.

Abbiamo deciso di farlo in un luogo simbolo, in via Santa Lucia, dove, il 17 agosto del 1944, avvenne l'impiccagione di tre martiri della Resistenza: il Dottor Flavio Busonera, il più noto, un medico condotto in una terra povera, a Cavarzere a servizio degli ultimi e della Resistenza; il partigiano Clemente Lampioni e il renitente alla leva Ettore Calderoni.

Furono accusati di un crimine che non avevano commesso: l'uccisione, il giorno prima, di Bartolomeo Fronteddu, comandante provinciale della Guardia Nazionale Repubblicana, per la quale il Prefetto Menna stabilì che, per rappresaglia, dovessero essere giustiziati dieci detenuti partigiani e non detenuti nelle carceri di Piazza Castello e dei Paolotti, seguendo la logica nazista del rapporto di uno a dieci.

Ai tre condannati destinati all'impiccagione per rendere esemplare l'esecuzione, si aggiunsero altre sette persone fucilate nella Caserma Nord di Chiesanuova: Primo Barbiero, Pasquale Muollo, Cataldo Presicci, Antonio Franzolin, Saturno Bandini, Luigi Pierobon “Dante” a cui sarà intitolata la Caserma di Chiesanuova e insignito alla medaglia d'oro al valore militare e Ferruccio Spigolon .

Siamo invitati e siamo onorati della presenza dei parenti delle vittime.

I giustiziati erano innocenti e questo dieci il Prefetto Menna, artefice dalla condanna, lo apprese prima dell'esecuzione. A compiere il delitto erano stati tre fascisti, mentre il mandante era un sergente della Wermacht, la motivazione tutt'altro che politica, passionale.

Per questo si è trattato di una strage, secondo una logica paragonabile a quella adottata nello sterminio di popolazioni innocenti, da parte del sedicesimo battaglione delle SS e dai repubblichini, come quelle di Sant'Anna di Stazzema, Marzabotto, San Terenzo Monti, nella Lunigiana, popolazioni povere e analfabete fatte di donne e bambini.

Questo erano il fascismo e il nazismo, per sconfiggere il quale a Padova, grazie alla propria posizione geografica centrale, si organizzò una imponente Resistenza che vide tra i protagonisti l'Università di Padova, anch'essa medaglia d'oro al valor militare – il Rettore Concetto Marchesi e il Professor Egidio Meneghetti – il Partito Comunista, il Partito d'Azione, il Partito Socialista e il mondo cattolico, tra cui Don Giovanni Nervo e don Giovanni Fortin, oltre a esponenti della futura Democrazia Cristiana.

Ma tra i protagonisti ci furono anche operaie e operai: a Padova sono noti gli scioperi del '44 presso le Officine Stanga , la Breda di Cadoneghe e la Snia Viscosa . Scioperi che avevano l'obiettivo di promuovere la pace, stanchi di una guerra che causava morti e povertà e soprattutto la liberazione dal giogo di una crudele, disumana e insopportabile dittatura.

Sono queste le ragioni per cui siamo qui, consapevoli che non può trattarsi solo di un evento celebrativo ed è questa la ragione per cui non possiamo essere sobri come vorrebbero esponenti del Governo, non è un happy hour o un rave party, ma determinati e decisi nel ricordare che è stato, in quanto quella storia che auspicavamo tutti fosse stata sconfitta manifesta dei pericolosi rigurgiti, rispetto ai quali è utile e fondamentale richiamare alla memoria chi ha sacrificato la propria vita per consegnarci un futuro di pace, di democrazia, di libertà, di uguaglianza.

Oggi spirano nuovamente venti di guerra, nelle democrazie si affermano sempre maggiormente logiche autoritarie, che sono il risultato di politiche che hanno privilegiato il mercato e quindi l'arricchimento di pochi, a scapito del benessere di molti che si può garantire, come previsto dalla nostra Costituzione, solo attraverso un lavoro dignitoso, ben retribuito e stabile.

Ed in questo senso, con ossequioso rispetto, non c'è altro modo per dirci noi per primi addolorati per la perdita di un Papa che, comunque la si pensi, credenti o meno, ha caratterizzato il proprio Pontificato per lottare contro queste ingiustizi e, utilizzando parole e compiendo gesti molto più forti di quanto noi stessi siamo in grado di fare . Un papà affatto sobrio.

Queste le sue parole sul lavoro povero e precario:

" Il lavoro precario uccide. Uccide la dignità, uccide il futuro, uccide la speranza. È inaccettabile che oggi esistano lavoratori poveri, persone che, pur lavorando, non riescono a vivere con dignità. Questo è sfruttamento, non è economia".

Quando questo non avviene, quando cresce il numero di poveri, come sta accadendo nel nostro Paese, la democrazia è in pericolo e lo dimostra la disaffezione di larga parte della popolazione, quella più disagiata che a votare non va più.

E quando questo clima diventa crescente c'è il rischio che movimenti antidemocratici e fascisti ritornino a dire la propria, come avvent èo di recente con la manifestazione del 15 marzo a Padova di Casa Pound a cui tutte le forze democratiche di questa città, sindacali, associative, politiche, hanno risposto con un'importante manifestazione antifascista la sera dello stesso giorno.

Le ragioni per cui siamo qui, quindi, sono profonde e in continuità con chi la storia della Resistenza e della Liberazione l'ha fatta. Ci sentiamo custodi di una cultura, quella antifascista , che è straordinariamente attuale , che necessità di essere curata, di ricevere nuovo vigore e di essere agita.

Una cultura che trae fondamento dalla nostra Costituzione che fu voluta per dire mai più alla guerra e alle dittature ma che non è mai stata sufficientemente applicata e che in quanto tale è il nostro faro, la nostra via d'uscita, la speranza e il futuro per le giovani generazioni , che vivono un profondo disagio sociale ea cui molto dobbiamo, soprattutto noi che tanto abbiamo ricevuto.

Il servizio di Telenordest sulla cerimonia in Via Santa Lucia organizzata dalle Segreterie Provinciali di Cgil Cisl Uil e dall'Anpi

Elezioni RSU nel comparto della conoscenza: a Padova, con il 27%, la FLC Cgil è il sindacato più rappresentativo

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova sulla vittoria della Flc Cgil Padova alle ultime elezioni RSU nel comparto della conoscenza

Flc Cgil Padova: “Dalle urne un chiaro sostegno alla nostra azione sindacale”

Al termine dello spoglio delle sedi di voto per il rinnovo delle RSU (Rappresentanze Sindacali Unitarie) del comparto della conoscenza, la Flc Cgil di Padova, con oltre 3300 voti complessivi fra Scuola Statale, Università, Ricerca e AFAM, si conferma il sindacato più rappresentativo nei settori della conoscenza con il 27% dei consensi.

“Si tratta di un risultato – dice Mara Patella, Segretaria Generale della Flc Cgil Padova – che attesta la fiducia accordata all’azione collettiva del nostro sindacato che non si svolge unicamente attorno alle rivendicazioni della categoria ma si allarga nel contesto più ampio della CGIL confederale. I dati ci dicono che la FLC CGIL è l’organizzazione sindacale più votata all’Università di Padova con 13 RSU elette e più del 42% dei consensi, è il primo sindacato al Conservatorio Pollini e negli Enti di Ricerca: oltre il 50% dei consensi all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare nelle due sedi di Legnaro e Padova, 2 RSU su 3 elette al CNR, e 3 all’Osservatorio Astronomico, in quest’ultimo unica lista a rappresentare lavoratrici e lavoratori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica”.

“Un risultato positivo – aggiunge Nicola Adesso, segretario Provinciale – che possiamo dire di aver raggiunto in tutta la provincia: nella scuola statale all’ICS “Ponti” di Trebaseleghe sono state elette 4 RSU su 6 in lista FLC CGIL con il 70% dei voti; all’ ICS di Codevigo due RSU elette con il 66% dei consensi; ben oltre il 50% dei consensi all’ICS di Borgo Veneto, al Meucci-Fanoli di Cittadella, all’ITC Belzoni di Padova, all’ICS di Legnaro e Casalserugo, all’ICS di Maserà e Bovolenta, gli ultimi istituti esito dello smembramento dell’ICS di Casalserugo, all’istituto superiore De Nicola e all’ICS 1 di Piove di Sacco”.

“A giochi chiusi – riflette Mara Patella – possiamo affermare che le lavoratrici e i lavoratori del comparto della conoscenza, con il loro voto, hanno dato prova di sostenere le nostre iniziative di contrasto al lavoro povero, al precariato, alla politica bellicista che sta togliendo risorse anche alla Conoscenza e ci consegnano un mandato forte per continuare in questa direzione assieme alle persone nelle scelte che le riguarda, come quelle legate alla riforma delle indicazioni nazionali che ci vedranno impegnati in assemblea in tutte le scuole del Veneto il 9 maggio prossimo per confrontarci con le e i docenti che in classe ogni giorni fanno vivere la scuola. Oppure per ciò che attiene il contrasto alla riforma della filiera tecnico-professionale rigettata a Padova dai Collegi Docenti, fino alla libertà di Ricerca e alla necessità di stabilizzazione perché l’azione sia concretamente efficace ed efficiente”.

“È stato importante – dice la Segretaria Generale della Flc Cgil Padova – che nella provincia di Padova quasi il 66% degli aventi diritto abbia deciso di esprimere la propria volontà attraverso il voto. Si tratta di un esercizio di democrazia che ci impegneremo, tutte e tutti, a ripetere l’8 e il 9 giugno scegliendo il sì ai 5 referendum che ruotano intorno ai temi del lavoro e della cittadinanza. La FLC CGIL, nel ringraziare coloro che hanno espresso la loro preferenza alle proprie liste, proseguirà con convinzione il proprio lavoro che si fonda sull’impegno democratico dettato dai principi fondamentali della nostra Costituzione, fondamento di coesione sociale e presidio di diritti civili e sociali assieme alla piena realizzazione del diritto allo studio esigibile ovunque, contro ogni disuguaglianza".

Aumenta la presenza delle RSU Fiom nelle aziende della provincia

 

In queste settimane si sono tenuti molti rinnovi delle RSU nelle aziende del padovano che hanno portato molte vittorie e tantissimi voti a favore della Fiom, consolidando la presenza in aziende storicamente sindacalizzate e con nuove sindacalizzazioni.

Nel settore informatico la Fiom elegge una nuova RSU in Aco Informatica, azienda che applica il contratto Unionmeccanica. Angela, Marta e Stefania per una RSU tutta Fiom e tutta al femminile.

Ottimo risultato in un’altra azienda informatica, Infocamere, molto importante sia a Padova che a livello nazionale; la Fiom ha aumentato il proprio consenso eleggendo 2 RSU: Francesca che ha raccolto 83 consensi e Antonio 37, eleggendo 1 RSU in più rispetto alla tornata precedente consolidando in tutto il gruppo la maggioranza della RSU Fiom.

Nuovi ingressi delle RSU Fiom in MTA, Criocabin, in FHP e in Savit. Alla MTA di Conselve la Fiom dopo oltre 20 anni elegge 1 RSU nel collegio operai. Risultato costruito negli anni, dopo che la tornata precedente per pochissimi voti la Fiom non aveva avuto nessun eletto. L’ingresso di Simone, eletto nel collegio operai, ha rappresentato la coerenza e la determinazione di compagni che per anni hanno consolidato all’interno dell’azienda il livello adesione alla Fiom compagni come Paolo che ringraziamo, insieme a Daniele, Giuseppe, Davide e Renzo per la loro candidatura e il loro impegno costante.

Anche in FHP dopo oltre 20 anni la Fiom rientra con 1 RSU, Vasile, eletto nel collegio operai con 20 voti grazie anche al supporto di Oleh, storico iscritto Fiom, candidato anche lui nella lista Fiom.

Alla Criocabin di Teolo, azienda del comparto del bianco, è stato eletto un delegato Fiom, dopo l’assenza della scorsa tornata elettorale: in questo caso Pasquale ha raccolto 25 voti, anche con il sostegno di Lucia Maria che ha ricevuto 8 voti.

Importante nuovo ingresso di una RSU tutta Fiom alla Savit, azienda in appalto per la manutenzione di Bus Italia dove sono stati eletti 3 delegati Fiom con 24 voti su 24: un ottimo risultato per Alessandro, Francesco e Valeriu!

Conquistata la maggioranza in OCS di Albignasego, dove la Fiom passa da avere 1 delegato ad averne 2, e quindi la maggioranza della RSU, grazie ai voti raccolti da Raffaele, storico delegato Fiom, eletto nel collegio operai e Marta, che, alla sua prima candidatura, viene eletta nel collegio impiegati che, insieme a Fabio e Vito, raccolgono complessivamente 44 voti totali per la Fiom, su 66 votanti.

A questi importanti risultati di nuove RSU in nuove aziende e aumento della presenza della Fiom si aggiungono diverse riconferme, tra cui di Acciaierie d’Italia di Legnaro, dove i lavoratori rinsaldano la loro fiducia nella Rsu Fiom: ringraziamo Enrico per il suo impegno quotidiano e ci congratuliamo con lui per la sua rielezione.

Alla Simet di Albignasego la Fiom conquista 2 Rsu e vengono eletti Mauro e Luca con 45 voti su 83 votanti.

Si riconferma la presenza di RSU solo Fiom alla OMTT di Vigodarzere, con Denis e Marco, e alle Officine Facco di Campo San Martino, con Cristian e Lorenzo, in Tecnopultry, con Oriano, Matteo Riccardo e Mattia e in Veneta Componenti (dopo 2 anni di assenza di una RSU) con Stefano e Andrea.  

Anche alla Varem nello stabilimento di Limena la Rsu è tutta Fiom: i delegati Marco, Manuel e Ali hanno preso 43 voti su 43 votanti; mentre nello stabilimento di Bovolenta viene mantenuta la presenza di 1 RSU Fiom, Patrizio, così come alla Techmo Car dove è stato eletto Francesco con 12 voti.

Riconfermati alla Parpas i delegati Massimiliano e Bruto con 61 voti, mentre alla Ravagnan di Limena la Fiom conquista la maggioranza dei voti eleggendo Luca e Davide.

La Fiom di Padova ringrazia tutti i lavoratori e le lavoratrici che hanno deciso di partecipare al processo democratico del voto e hanno espresso la loro fiducia verso i candidati e le candidate nelle liste della Fiom, inoltre, fa le congratulazioni a tutti e a tutte coloro che sono stati eletti ed esprime riconoscenza per le candidate e i candidati tutti per aver intrapreso questo percorso ed essersi messi a disposizione della Fiom e dei loro colleghi e colleghe.

Questi importanti risultati rappresentano la capillarità che la Fiom di Padova ha nel territorio e la capacità di riuscire ad intercettare anche nuove realtà con coerenza, determinazione e perseveranza, rispetto anche a tutte le mobilitazioni che nel corso di questi anni si stanno portando avanti.

Rissa in P.zza dei Signori e aggressione alle forze dell’ordine, intervengono Cgil Cisl e Uil: "E' il disagio giovanile la vera emergenza. Zona Rossa Inutile"

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino, Gazzettino e Corriere Veneto con le reazioni, tra cui quelle di Cgil Cisl e Uil di Padova, alla rissa in Piazza dei Signori scoppiata nella notte tra il 12 e 13 aprile
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“È il disagio giovanile la vera emergenza ed è con la prevenzione, e non con la repressione, che si affronta. La Zona Rossa non è solo inutile ma è anche fuorviante rispetto ai veri problemi che vive la nostra città”

 

“L’episodio avvenuto sabato sera in Piazza dei Signori, dove due agenti della Polizia Municipale sono rimasti feriti dopo essere stati circondati da una folla di giovani e giovanissimi mentre cercavano di separare due ragazze adolescenti coinvolte in una rissa, è solo l’ultima manifestazione di un fenomeno ormai sotto gli occhi di tutti: il disagio giovanile è cresciuto in maniera drammatica negli ultimi anni e continua a manifestarsi in forme sempre più violente, improvvise e difficili da prevenire. E questo non avviene nei luoghi degradati, nelle periferie o nei quartieri dormitorio, ma proprio in pieno centro, nella piazza che costituisce il cosiddetto “salotto buono” della città.


Naturalmente il primo pensiero va agli agenti rimasti feriti svolgendo il loro dovere e a loro va il nostro augurio di pronta guarigione e l’auspicio di non trovarsi più in situazioni simili, ad arginare da soli quello che evidentemente è un enorme problema di natura sociale. Basti solo riflettere su un dato: nel solo 2023, secondo l’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, i casi di disagio psichico tra gli under 24 sono aumentati del 30% rispetto al periodo pre-pandemia, con una crescita significativa di episodi di autolesionismo, dipendenze da sostanze e comportamenti aggressivi. E anche a Padova, i servizi sociali e le strutture territoriali segnalano un aumento costante delle richieste di aiuto, in particolare da parte di adolescenti e giovani adulti.

In questo contesto, l’istituzione della cosiddetta “zona ad alto impatto” (più comunemente denominata “zona rossa”) nell’area della Stazione – pensata come misura di contrasto al degrado urbano – appare non solo inefficace, ma anche fuorviante. Come Cgil, Cisl e Uil di Padova, sia nell’incontro con il Prefetto Giuseppe Forlenza e poi pubblicamente, lo abbiamo già denunciato: non è militarizzando il territorio che si affrontano fenomeni sociali complessi come il disagio giovanile. Questi interventi rischiano piuttosto di spostare il problema altrove, alimentando esclusione, stigmatizzazione e tensioni sociali.

La vera risposta dev’essere educativa e sociale. Servono risorse per la scuola, per la sanità mentale, per il welfare di prossimità. In Veneto, nel 2023, il personale dedicato alla neuropsichiatria infantile copriva appena il 60% del fabbisogno stimato, con tempi d’attesa che in alcune Ulss superano i 9 mesi. Di fronte a tutto questo servono progetti e spazi di aggregazione giovanile realmente fruibili e accessibili in tutti i quartieri. Invece accade il contrario: i tagli agli enti locali da parte del Governo hanno naturalmente avuto i suoi riflessi proprio sui servizi sociali determinando una diminuzione dei sostegni alle famiglie in difficoltà.

Come sindacati confederali, chiediamo con forza un cambio di paradigma: non repressione, ma prevenzione. Non retorica del decoro, ma politiche pubbliche capaci di ricostruire legami, senso di appartenenza e opportunità per le giovani generazioni. Padova ha bisogno di sicurezza, sì, ma di quella vera: quella che nasce da una comunità coesa, inclusiva e capace di prendersi cura dei suoi cittadini più fragili e problematici. A maggior ragione se si tratta di giovani”.

 

Aldo Marturano, Segretario Generale Cgil Padova

Samuel Scavazzin, Segretario Generale Cisl Padova e Rovigo

Massimo Zanetti, Coordinatore Uil Padova

Il servizio di Antenna 3 sulla rissa scoppiata in Piazza dei Signori a Padova nella notte tra il 12 e 13 aprile

Anche a Padova è partita ufficialmente la campagna referendaria su lavoro e cittadinanza: ieri, sabato 12 aprile, la festa di lancio in Piazza Cavour con il concerto dei Balkan Bazar

“Una festa della democrazia e della partecipazione ma anche l’occasione per capire l’importanza dei referendum per la vita di milioni di lavoratrici, lavoratori e cittadini di origine straniera”


Nel tardo pomeriggio di ieri, sabato 12 aprile, in Piazza Cavour a Padova, si è tenuta la festa di lancio della campagna per i cinque referendum in tema di lavoro (con 4 quesiti) e cittadinanza (1 quesito), in programma l’8 e 9 giugno. L’iniziativa, andata in contemporanea in oltre 120 città italiane (e anche in alcune estere come Parigi, Barcellona e Bruxelles), è stata l’occasione per accendere i riflettori su temi fondamentali per i diritti e la dignità di lavoratrici, lavoratori e cittadini stranieri che operano e vivono nel nostro territorio. Qualche centinaio di persone ad assistere ma più di qualche migliaio, coloro che di passaggio lungo il Liston, hanno avuto modo di venire a conoscenza dell'esistenza dei referendum e che hanno raccolto distribuiti dai volontari nel corso dell'iniziativa. 

Una festa dove sono stati tanti gli interventi dal palco di lavoratrici e lavoratori che - moderati dalla Segretaria Confederale della Cgil di Padova, Marianna Cestaro - hanno portato la loro esperienza e hanno spiegato come un esito positivo dei referendum comporterebbe dei miglioramenti immediati e concreti nelle loro condizioni di lavoro e vita e che si è conclusa in musica animandosi con il concerto dei Balkan Bazar.

“Anche a Padova – ha presentato l’iniziativa il Segretario Generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano –, come in tutte le provincie d’Italia, il lancio della campagna referendaria è coinciso con un momento di festa, con l’energia terapeutica della musica dei Balkan Bazar, ma anche con tanti momenti di riflessione e conoscenza in cui i cittadini hanno avuto l’opportunità di capire, dalla stessa voce di lavoratrici, lavoratori e cittadini di origine straniera, perché è molto importante che i prossimi 8 e 9 giugno tutti vadano a votare ai referendum lanciati dalla Cgil e fortemente appoggiati anche da una vasta rete di associazioni e partiti con cui, qui a Padova, abbiamo formato il comitato referendario cittadino. Si è trattato, quindi, di una festa della democrazia e della partecipazione a cui invitiamo l’intera città, con l’auspicio è che rappresenti anche l’inizio simbolico di una vera fase di cambiamento per il nostro Paese”.

 

Nel servizio di Telenordest, il lancio della Festa dei referendum a Padova da parte del Segretario Generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano

Lavoratori pubblici: aumentano le malattie professionali e in particolare quelle di natura psichica legate allo stress lavoro-correlato e burnout. La Cgil lancia l’allarme e chiede l’intervento delle Istituzioni

La Cgil lancia l’allarme sull’importante incremento, nel settore pubblico, delle malattie professionali dei dipendenti pubblici impiegati nei settori della scuola, della sanità, delle forze dell’ordine, negli enti locali e nelle funzioni centrali. I dati dell’Inail, riferiti al 2024, ci dicono infatti che oltre alle solite malattie professionali più comuni – per esempio le patologie da postura per gli impiegati amministrativi o le malattie infettive o al sistema muscolo-scheletrico per gli operatori della sanità – vi è anche un notevole aumento delle malattie psichiche, legate in particolare allo stress lavoro-correlato e burnout (soprattutto in sanità e istruzione).

Secondo il rapporto Inail, nel 2024, le malattie professionali nel settore pubblico hanno visto un importante incremento di circa il 30%, dettato da un importante aumento delle denunce per disturbi psichici da stress lavoro-correlato e burnout. A Padova, sempre nel 2024, ci sono state 250 denunce di malattia professionale, di cui il 20% erano di natura psichica. Un dato trasversale che colpisce tutti i dipendenti pubblici a prescindere che lavorino nella sanità, nei comuni o nelle diramazioni territoriali dei Ministeri centrali e che preoccupa molto la Cgil perché il percorso per vedersi riconosciute dagli enti certificatori il danno da questo genere di malattie è sempre molto arduo, lungo e complicato. Questo avviene perché una malattia professionale dovuta a burnout, mobbing o stress lavoro-correlato richiede una lunghissima trafila di certificati medici da richiedere alle varie strutture competenti molto difficile da completare e che soprattutto richiede che venga dimostrato il nesso di causalità tra l’insorgenza della patologia e l’ambiente di lavoro.

Peraltro ciò avviene nel nostro Paese, diversamente dal resto di buona parte di Europa, perché da noi questo genere di malattie sono sempre state sottovalutate anche se, soprattutto durante e dopo la pandemia, sono letteralmente esplose. Sono ormai diversi anni che la Cgil sono anni lo denuncia, adesso sono arrivati anche i dati ufficiali dell’Inail. Questo naturalmente è uno dei motivi per cui sono tantissime e tantissimi che abbandonano il settore pubblico per andare nel privato. Le motivazioni sono molteplici: innanzitutto alla base vi è la pesante carenza di organico che si registra in ovunque i settori che costringe chi rimane ad ulteriori carichi di lavoro con inevitabili conseguenze sulla qualità dei servizi. Scarsa qualità dei servizi che spesso genera episodi di violenza che vedono gli utenti scatenare la propria rabbia nei confronti delle lavoratrici e lavoratori. E questo non succede solo nei pronto soccorso degli ospedali, ma anche nei comuni, negli uffici dell’anagrafe, per esempio. Anche se naturalmente negli ospedali o nelle RSA avviene il maggior numero di denunce.

La proposta della FP Cgil è che si adotti per il riconoscimento delle malattie professionali di natura psichica lo stesso meccanismo che si era adottato in pandemia per quelle lavoratrici o lavoratori che contraevano il virus durante il lavoro per cui il nesso di causalità era automatico. Così dovrebbe essere quando uno subisce violenza durante il proprio turno lavorativo oppure opera in un ambiente di lavoro in carenza di organico che lo costringe ad operare in continua emergenza con evidenti e certificate conseguenze sulla sua psiche. Perché attualmente, se va bene, il tempo di vedersi riconosciute questo genere di malattie è di circa due anni.

E che ci sia un aumento del stress del lavoro, sia nel pubblico che nel privato, è rivelato anche da un altro dato nazionale dell’Inail: l’aumento di circa il 5% degli infortuni mortali in itinere, cioè delle morti che avvengono uscendo o andando al lavoro. Un dato che ci deve far riflettere su quelli che sono i tempi dei cicli produttivi e di come incidano sullo stress che i lavoratori accumulano e che li segue subito prima o dopo il lavoro. Un dato che si accompagna all’aumento del 22% delle malattie professionali sia livello nazionale che locale: erano 72.750 del 2023 sono aumentate 88.500 nel 2024 a livello nazionale mentre, a Padova, si è passati da 1132 denunce nel 2023 a 1479 nel 2024, con + 347.

Il servizio di Telenordest sull'aumento di malattie professionali denunciato dalla Cgil di Padova

Istituto Configliachi, il grido d’allarme di Fp Cgil Padova, Cisl Fp Padova e Rovigo e Uil Fpl Padova

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino, Gazzettino e Corriere Veneto sulla situazione di caos all'Istituto Configliachi di Padova
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La denuncia dei sindacati: “La situazione all’Istituto Configliachi è sempre più grave: la carenza di personale – accompagnata dalla disorganizzazione che regna sovrana nell’ente – ha fatto saltare al personale le ferie pasquali e mette a serio rischio quelle estive. E la qualità assistenziale è precipitata”

“Così non si può andare avanti. Ci chiediamo davvero quale idea di assistenza ha il Presidente del Configliachi da qui ai prossimi anni. Basti solo pensare che dal 2010 ad oggi, il personale diretto, vale a dire quello assunto direttamente dall’ente, è più che dimezzato: i dipendenti allora erano più 300 e oggi sono 151. La differenza è tutta sostenuta da personale interinale o in appalto dalle cooperative. E questo significa che in tutti questi anni abbiamo assistito ad una forte precarizzazione dei dipendenti. Ma anche la qualità dell’assistenza è precipitata: oltre al personale, manca anche il materiale necessario alla struttura e agli utenti, a fronte di un aumento delle rette che pesano sempre di più sulle famiglie che hanno i loro cari nella struttura”.

Non nascondono le proprie preoccupazioni Fp Cgil Padova, Cisl Fp Padova e Rovigo e Uil Fpl, le organizzazioni sindacali che oggi, attraverso i loro rappresentanti – rispettivamente: Alfredo Sbucafratta, Andrea Ricci e Hena Helena Da Silva Velotti – hanno espresso tutte le loro preoccupazioni e perplessità sulla situazione dell’Istituto Configliachi di via 4 Martiri.

“La riorganizzazione dei turni – fanno sapere Sbucafratta, Ricci e Da Silva Velotti – proposta dalla direzione del Configliachi non trova assolutamente il favore dei dipendenti. Basti solo pensare che più dell’80% di loro ha firmato una petizione contraria proprio a tale riorganizzazione che a nostro parere non farà altro che aumentare le file di coloro che decidono di andarse. Quel che è certo è che le ferie per il periodo pasquale non verranno concesse e sappiamo che anche quelle estive, al momento, non sono per niente garantite e, anzi, il rischio che saltino anche quelle è più che concreto. Eppure, nonostante la grave carenza di personale sanitario, l’unico concorso che hanno effettuato riguarda l’assunzione di personale amministrativo, cosa che non fa che aumentare le nostre perplessità”.

“Una situazione – attaccano i sindacati – che colpisce le famiglie: quelle degli utenti (circa trecento), quasi tutti non autosufficienti, che pagano rette sempre maggiori per una qualità del servizio che, al contrario, diminuisce sempre di più. Ma anche le famiglie delle lavoratrici e dei lavoratori che, di fatto, vedono sempre più raramente vista la gravosità dei turni che alle volte arrivano a coprire sette giorni su sette, senza lasciare il tempo di poter recuperare. E non a caso le malattie aumentano perché queste vanno di pari passo con l’aumento del malessere sia fisico che psicologico del personale. Peraltro, vale la pena di sottolineare, è che la struttura ha ancora i letti degli anni ‘70 che costringono gli operatori a compiere tutti gli sforzi necessari ad alzare gli allettati con le conseguenze che vediamo. E non essendoci assunzioni, si tratta di personale con un’età media piuttosto elevata che poi quando va in pensione non viene sostituito”.

“Sappiamo – concludono Sbucafratta, Ricci e Da Silva Velotti – che il Configliachi non naviga in buone acque sotto il profilo economico. Speravamo che con la vendita dell’Istituto Breda, i problemi finanziari dell’ente potessero migliorare ma ad oggi le cose non stanno per niente così. Il deperimento della struttura è sotto gli occhi di tutti, eppure ricordiamo che questo Istituto era considerato un’eccellenza. Oggi non è per niente così per questo chiediamo al CdA dell’Ente di incontrarci e spiegarci quale sarà il futuro di quest’Ente perché, ad oggi, non riusciamo proprio a comprenderlo”.

Il servizio di 7Gold Telepadova sulla situazione di caos al Configliachi

Emergenza abitativa: a Cadoneghe, famiglia con 4 figli minori, a rischio sfratto mentre gli alloggi del Comune di Padova sono inutilizzati. Ieri il presidio del Sunia Cgil Padova

Michele Brombin, Sunia Padova: “Un’iniziativa per far conoscere l’incredibile situazione del Sig Badrul Islam e della sua famiglia (con 4 figli minori) che rischia di finire in mezzo alla strada nonostante la disponibilità di alloggi nel territorio”

Presidio del Sunia Cgil Padova e dei suoi sostenitori, ieri, sabato 5 aprile, davanti al civico 26 di via Guido Franco a Cadoneghe, per denunciare una vicenda dai risvolti Kafkiani, ma non per questo meno gravi e drammatici, che vede purtoppo protagonisti il sig. Badrul e la sua famiglia con l’obiettivo, facendo luce sul suo caso, di evitargli di finire in mezzo ad una strada e di denunciare il disagio che la famiglia ha subito fin qui, causato dalla mancata assegnazione dell’alloggio”.

“Il signor Badrul Islam abita in via IV Novembre 21 a Cadoneghe. Vive in Italia dal 2002 e dal 2021 è cittadino italiano (operato al cuore nel 2021 e nel 2024). Vive con la moglie e i quattro figli minorenni in affitto nel comune di Cadoneghe. Durante il periodo del Covid, non è riuscito a lavorare e, di conseguenza, a pagare l’affitto. Questa situazione ha dato avvio a un calvario culminato nello sfratto per morosità”.

Inizia così il racconto di Michele Brombin, Segretario del Sunia Padova, che porta alla luce l’ennesimo dramma che sta vivendo una famiglia nel nostro territorio: “Il comune di Cadoneghe ha tentato di aiutare pagando temporaneamente l’affitto al locatore, che ha sospeso l’esecuzione dello sfratto. Tuttavia, la ricerca di un nuovo alloggio si è rivelata impossibile, a causa dei prezzi elevati del mercato privato. Nel frattempo, il sig. Badrul ha partecipato al bando per un alloggio popolare nel comune di Padova e ad agosto ’24 è riuscito a entrare in graduatoria definitiva, è al posto n. 112. Ad oggi il Servizio politiche abitative del comune di Padova dovrebbe aver invitato per l’assegnazione la persona al posto n. 90 in graduatoria”.

“Vista l’urgenza della sua situazione – prosegue Brombin – ancora ad ottobre ’24 il SUNIA ha richiesto al Servizio politiche abitative del comune di Padova un’assegnazione in emergenza abitativa. Lo scopo era accelerare il rilascio dell’alloggio sfrattato e fornire un’alternativa dignitosa per la famiglia del sig. Badrul. La risposta, però, è stata una lettera standard che indicava il monitoraggio della situazione. Ma con l’avvicinarsi della data dello sfratto, fissata al 2 maggio ’25, nemmeno una ulteriore offerta economica aggiuntiva al locatore da parte dei Servizi sociali del comune di Cadoneghe ha cambiato le cose. Il proprietario vuole eseguire a tutti i costi lo sfratto”.

“Nel frattempo – rivela il Segretario del Sunia di Padova – scopriamo che in via Guido Franco a Cadoneghe ci sono tre appartamenti di proprietà del comune di Padova inutilizzati da circa 7/8 anni. Non è chiaro se il Servizio politiche abitative di Padova ne sia a conoscenza. Alla luce di questa scoperta, il sig. Badrul chiede che gli venga subito assegnato uno degli alloggi disponibili, per evitare di finire in strada”.

“Ecco perché – conclude Michele Brombin - abbiamo deciso di fare questo sit-in/presidio con i nostri sostenitori davanti a questi alloggi per denunciare la gravità della situazione, nell’indifferenza burocratica delle Istituzioni, che stanno vivendo il sig. Badrul e la sua famiglia con l’obiettivo di denunciare il disagio che la famiglia ha subito fin qui, causato dalla mancata assegnazione dell’alloggio”.