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"Con il caldo estremo, per costruire si può morire". Parte la campagna di comunicazione e sensibilizzazione della Fillea Cgil

"Con il caldo estremo, per costruire si può morire". E' il nuovo slogan della campagna di comunicazione e sensibilizzazione lanciata dalla Fillea Cgil 

Quando la temperatura sale, i diritti scendono, Senza salute non ci può essere dignità. Come ogni estate la storia non cambia e si ripete. L’aumento delle temperature ha un effetto diretto sulla salute dei lavoratori e sulla loro sicurezza. Il caldo estremo provoca in Italia oltre 4.000 infortuni l’anno. I più colpiti sono le lavoratrici e i lavoratori del settore delle costruzioni, agricoltura e logistica, spesso soggetti a turni lunghi in ambienti esterni o privi di adeguate protezioni. Secondo i dati dell’International Labour Organization, il 70% della forza lavoro mondiale è influenzata negativamente dal cambiamento climatico, con impatti psicofisici che vanno ben oltre il colpo di calore: cali di attenzione, rischio incidenti, e perdita di produttività. Quando le temperature superano i 35 gradi, ci sono diritti specifici per garantire salute e sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici. Per prevenire il colpo di calore e le patologie ad esso collegate è fondamentale sia saper riconoscerne i primi sintomi e prendere tempestivamente le dovute contromisure,

QUALI DIRITTI?

  1. Le imprese possono richiedere all’INPS il riconoscimento della Cigo quando il termometro supera i 35° centigradi misurati o percepiti (es: particolari lavorazioni, elevato tasso di umidità). La Cigo può essere richiesta anche nel caso in cui l’esposizione all’elevate temperature provoca problemi alla salute e sicurezza dei lavoratori.
  2. I datori di lavoro devono garantire un ambiente di lavoro sicuro e salubre.
  1. I lavoratori hanno diritto a pause più frequenti e prolungate per idratarsi e riposarsi (almeno ogni 2 ore)
  1. Accesso all’acqua. È obbligatorio fornire acqua potabile facilmente accessibile. Bere regolarmente per prevenire la disidratazione.
  1. Abbigliamento Adeguato. I datori di lavoro devono garantire che i lavoratori indossino abbigliamento leggero e traspirante, oltre a protezioni adeguate per il sole.
  1. Formazione e Informazione. I lavoratori devono ricevere formazione sui rischi legati al caldo e sulle misure di prevenzione.
  1. I lavoratori hanno il diritto di segnalare condizioni di lavoro non sicure senza timore di ritorsioni.

    

  1. Se nei cantieri o luoghi di lavoro non vengono rispettate queste disposizioni di sicurezza contatta RLS/RLST e La Fillea Cgil del territorio. ia conoscere i propri diritti in cantiere nelle fabbriche e nelle cave.

QUALI SONO LE MISURE  DI PREVENZIONE NECESSARIE?

Programmare il lavoro nelle ore più fresche della giornata, utilizzare tende o coperture per creare zone d’ombra, Monitorare la salute dei lavoratori, prestando attenzione ai segni di stress da calore. AI PRIMI SINTOMI di irritabilità confusione pelle calda e arrossata sete intensa debolezza crampi muscolari o vertigini affaticamento eccessivo nausea e vomito aumento della temperatura o difficoltà di coordinazione mancanza di equilibrio collasso e perdita di coscienza e/o coma. SE CAPITA A TE O AD UN COLLEGA:  fermati / fermalo! chiedi aiuto spostati/spostalo in un luogo fresco/ombra bagnati/bagnalo con acqua fredda: testa, collo, viso, arti sdraiati/sdraialo su un fianco bevi/fagli bere acqua fresca a piccoli sorsi. CHIAMA O FAI CHIAMARE SUBITO 118. Fino all’arrivo dei soccorsi, resta o fai restare il collega in luogo fresco, continua a bagnare testa, viso, collo, arti e rimuovi quanti più indumenti possibile. AI PRIMI SINTOMI di irritabilità confusione pelle calda e arrossata sete intensa debolezza crampi muscolari o vertigini affaticamento eccessivo nausea e vomito aumento della temperatura o difficoltà di coordinazione mancanza di equilibrio collasso e perdita di coscienza e/o coma. SE CAPITA A TE O AD UN COLLEGA:  fermati / fermalo! chiedi aiuto spostati/spostalo in un luogo fresco/ombra bagnati/bagnalo con acqua fredda: testa, collo, viso, arti sdraiati/sdraialo su un fianco bevi/fagli bere acqua fresca a piccoli sorsi

CHIAMA O FAI CHIAMARE SUBITO 118. Fino all’arrivo dei soccorsi, resta o fai restare il collega in luogo fresco, continua a bagnare testa, viso, collo, arti e rimuovi quanti più indumenti possibile. IN CASO DI MALATTIE CRONICHE parla con il tuo medico per avere consigli utili su come comportarti in caso di esposizione al calore. Ricorda: il tuo organismo ha bisogno di adattarsi al caldo in modo graduale; già prima del tuo turno di lavoro rinfrescati ed idratati con bevande fresche, limitando il consumo di caffè (che favorisce la disidratazione); segui una sana alimentazione, nutrendoti a sufficienza ed evitando l’uso di bevande alcoliche; fai attenzione a sintomi come: sudorazione intensa, cefalea, nausea, crampi ed allerta immediatamente colleghi ed il responsabile per la sicurezza; in caso di aggravamento, chiama/fai chiamare il 118; non sospendere autonomamente le terapie in corso senza autorizzazione del medico.

RICORDA ACQUA è SALVAVITA. è fondamentale mantenere il proprio organismo idratato. L’acqua è di fatto il nostro principale alleato per evitare il rischio di DISIDRATAZIONE, condizione che predispone all’insorgenza del colpo di calore.

COSA FAVORISCE LA DISIDRATAZIONE  Presenza di malattie quali: bronchite cronica malattie cardiache • diabete gastroenteriti uso di farmaci per la cura di malattie croniche  diuretici  antidepressivi  coagulanti.  Alimentazione non adeguata  insufficiente periodo di acclimatamento abbigliamento pesante/non traspirante • ritmo ed intensità di lavoro sostenuti. Se hai lo stimolo ad urinare ogni 2/3 ore e l’urina è di colore chiaro, vuol dire che hai una buona idratazione.

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IL VOLANTINO MODIFICABILE 

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Slc Cgil Veneto: Chiusure uffici postali a Padova per problemi di climatizzazione, conseguenze della mancata prevenzione

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino, Gazzettino e Corriere Veneto sulla denuncia della Slc Cgil Veneto riguardo alla chiusura di Uffici Postali a causa dei problemi agli impianti di climatizzazione
  • video link: Visita il sito

La Slc Cgil Veneto denuncia con forza le gravi criticità che stanno colpendo numerosi uffici postali nella provincia di Padova, costretti alla chiusura o a riduzioni di servizio a causa del mancato funzionamento degli impianti di climatizzazione messi a dura prova dalle grandi ondate di caldo in questo inizio dell’estate.

“Ancora una volta – attacca Stefano Gallo, funzionario della Slc Cgil Veneto – ci troviamo a fronteggiare una situazione ampiamente prevedibile, per la quale avevamo più volte sollecitato Poste Italiane ad attuare interventi strutturali e programmati di manutenzione e prevenzione. Purtroppo, nulla è stato fatto, o troppo poco e troppo tardi. E adesso siamo a questo punto: non passa giorno che non giunga la notizia di un ufficio postale chiuso uno o più giorni. Per esempio, solo per citare gli ultimi, quello di Ponso, Abano 2 e Tribano. E pensare che Poste Italiane, senza alcun senso del pudore, per giustificare tali chiusure parla di lavori strutturali o di manutenzione straordinaria. Siamo al ridicolo”.

“La verità – prosegue il sindacalista della Cgil – è che le condizioni di lavoro stanno diventando sempre più insostenibili per il personale, costretto a operare in ambienti con temperature ben oltre i limiti di legge e con soluzioni temporanee obsolete. A questo si aggiunge il disagio arrecato all'utenza, soprattutto alle persone anziane, che si vedono negato un servizio pubblico essenziale”.

"Ma sia ben chiaro – scandisce Stefano Gallo – che la responsabilità di quanto sta accadendo ricade interamente sull'azienda, che ancora una volta antepone logiche di risparmio a scapito della dignità dei dipendenti e della qualità del servizio. E non possiamo nascondere che il nostro sospetto è che questa situazione possa essere anche una strategia per sopperire alla cronica mancanza di personale”.

“Per questo motivo – conclude il funzionario della Slc Cgil Veneto – sollecitiamo Poste Italiane a redigere al più presto un piano straordinario e urgente per il ripristino della piena funzionalità degli impianti di climatizzazione. In secondo luogo, chiediamo un tavolo di confronto permanente con le Organizzazioni Sindacali regionali e territoriali per pianificare una manutenzione preventiva e trasparente degli impianti. E infine, invitiamo le istituzioni competenti, Asl inclusa, ad intervenire per verificare il rispetto delle normative sulla salute nei luoghi di lavoro. Dal canto nostro, come SLC CGIL Veneto, garantiamo che continueremo a vigilare e a mobilitarci per la tutela dei diritti e della sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori e per garantire un servizio postale efficiente e dignitoso alla cittadinanza”.

Il servizio del TGR Veneto di circa un anno fa con la denuncia della Slc Cgil Veneto riguardante gli stessi problemi denunciati in questo giugno del 2025

Cgil lancia la campagna “I diritti non si appaltano”

Su Collettiva il longform con dati, podcast, storie, video

 La Cgil ha lanciato questa mattina “I diritti non si appaltano”: una campagna nazionale di comunicazione, in sette diverse lingue, per il lavoro dignitoso, contro lo sfruttamento e i falsi appalti. Un’iniziativa che ha visto la partecipazione del segretario generale Maurizio Landini, del responsabile appalti Alessandro Genovesi e del responsabile legalità Alessio Festi.

Per l’occasione la redazione di Collettiva ha realizzato un longform, che oltre a contenere i materiali della campagna di comunicazione, racconta, con l’ausilio di dati, video, podcast e articoli, diverse storie, denunce e buone pratiche sul mondo degli appalti.

L’iniziativa si rivolge a diversi milioni di lavoratrici e lavoratori, in particolare ad una parte dei circa 3 mln di persone che secondo l’Istat svolgono lavori in modo irregolare e ad una parte degli oltre 5,7 mln di dipendenti e lavoratori autonomi che sono classificati a basso reddito, spesso impiegati proprio nella catena degli appalti e subappalti. Tra gli obiettivi: contrastare lo sfruttamento, il lavoro nero e gli appalti irregolari, bloccare l’abuso di appalti e subappalti, impedire il dumping contrattuale e la concorrenza sleale, che spesso sono anche la causa di infortuni e morti sul lavoro.

L’approfondimento giornalistico racconta di importanti risultati ottenuti, nei settori pubblici e privati, grazie alla contrattazione d’anticipo e alla sottoscrizione di protocolli e accordi. È il caso del protocollo sugli appalti per il Giubileo di Roma 2025, e delle esperienze Italpizza, Giuliani Arredamenti, Mondo Convenienza, Esselunga, il distretto della pelletteria di Firenze, Cremonini, solo per citarne alcuni.

Inoltre, gli appalti, come dimostrano inchieste e processi, sono terreno di conquista e affari per la criminalità organizzata e le mafie, e a pagarne le conseguenze sono proprio i lavoratori. La Cgil, con un’operazione di monitoraggio, ha seguito 37 processi nei quali si è costituita parte civile, ed è evidente come negli appalti il meccanismo di infiltrazione sia quasi sempre presente. Alcuni esempi riportati: l’infiltrazione camorristica nella sanità partenopea, le inchieste “Dirty Job” in Abruzzo, “Keu” in Toscana, “Taurus” in Veneto, “Aemilia” in Emilia Romagna e i tanti processi successivi nella stessa Regione per l’infiltrazione ‘ndranghetistica negli appalti in svariati settori economici.

“Coerentemente con la battaglia portata avanti attraverso i referendum e per valorizzare la forza dei 12 milioni di Sì, lanciamo la campagna ‘I diritti non si appaltano’. Vogliamo aprire - afferma la Cgil - una nuova stagione di vertenze collettive e individuali, ma anche di contrattazione preventiva e modelli organizzativi virtuosi, capaci di bloccare sul nascere le pratiche distorsive e promuovere uno sviluppo economico equo, inclusivo e sostenibile”.

→ Per il longform di Collettiva clicca qui

La diretta della Cgil nazionale della presentazione della nuova campagna del sindacato con gli interventi del Segretario Generale Maurizio Landini, del responsabile per gli appalti Alessandro Genovesi e del direttore di Collettiva, Stefano Milani

Hiref spa a Tribano: firmati accordi su premio di risultato, scatti di anzianità e inquadramento

 

Questo mese si è tenuto l’ultimo incontro di una serie di appuntamenti tra la RSU FIOM della Hiref SpA di Tribano in provincia di Padova, il funzionario della FIOM Padova Massimo Crema e la Direzione aziendale.

Nel corso della riunione si è analizzata la situazione aziendale, con la crescita di tutti i numeri di bilancio, l’incremento occupazionale e la recente inaugurazione del nuovo capannone di 8000 mq che ha richiesto un investimento di 12 milioni di euro e che consentirà all’azienda di occupare, in prospettiva, fino a 400 dipendenti.

Ma, soprattutto, è stata l’ultima fase di una lunga e intensa attività sindacale che ha portato alla definizione, oltre che del premio di risultato 2024, di innovativi accordi che riguardano scatti di anzianità aggiuntivi e inquadramento professionale.

L’accordo sugli scatti prevede l’istituzione e l’erogazione di 2 ulteriori scatti di anzianità aggiuntivi a quanto previsto dal CCNL con la previsione di istituirne ulteriore 2 nel 2026, a partire da gennaio 2025 per i lavoratori che abbiano maturato 15 anni di anzianità aziendale.

Per l’inquadramento professionale, grazie al lavoro e alla intuizione delle RSU, è stata costruita e applicata una griglia delle competenze che ha portato al passaggio di categoria di 43 lavoratori tra 2024 e 2025 pari a circa il 20% delle maestranze.

“Si tratta di risultati importanti, ottenuti in un periodo complicato viste le mobilitazioni per il rinnovo del CCNL, grazie alla volontà alla determinazione e alla militanza dei delegati e delle maestranze. I lavoratori, la RSU e la FIOM di Padova sono già proiettati verso il futuro, visto che nel 2025 scade il contratto integrativo aziendale e si preannuncia un lavoro importante da fare già a partire dalle prossime settimane.” Hanno dichiarato Massimo Crema e Michele Iandiorio, segretario generale della FIOM di Padova.

Fuga di odori al Centro di Smistamento di Padova: Poste Italiane latitante, SLC CGIL Veneto chiede risposte immediate per la salute dei lavoratori

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Gazzettino e Corriere Veneto sulla situazione al Centro Smistamento Poste di Padova
  • video link: Visita il sito

La SLC CGIL Veneto denuncia con fermezza la grave situazione in atto presso il Centro di Smistamento (CS) di Padova e informa che, giorni fa, forti esalazioni maleodoranti hanno invaso gli ambienti di lavoro, provocando effetti preoccupanti sulla salute dei dipendenti.

“Nonostante le nostre tempestive segnalazioni – dice Stefano Gallo, funzionario della Slc Cgil Veneto – e l'allerta allo SPISAL, Poste Italiane non ha ancora fornito alcuna risposta né intrapreso azioni concrete per individuare la causa del problema o tutelare il personale. Nel frattempo, i lavoratori continuano a manifestare sintomi come mal di testa, nausea e difficoltà respiratorie, segno inequivocabile che l'ambiente di lavoro è insalubre e pericoloso. L'inerzia dell'azienda è inaccettabile e calpesta i diritti fondamentali di chi opera quotidianamente nel centro”.

“Per questo – attacca Stefano Gallo – la SLC CGIL Veneto chiede con urgenza, innanzitutto, un intervento immediato di Poste Italiane per accertare le cause delle esalazioni e bonificare l'area. Crediamo sia necessario un confronto immediato con le rappresentanze sindacali territoriali affinché ci sia una concreta tutela della salute dei lavoratori, introducendo la possibilità di sospendere temporaneamente le attività nei reparti coinvolti, qualora le condizioni lo rendessero necessario.

“Restiamo in attesa di risposte immediate e concrete – conclude Stefano Gallo – e avvisiamo l’azienda che in assenza di atti formali, valuteremo ogni azione necessaria per garantire la sicurezza e la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti”.

Le parole del funzionario della Slc Cgil Veneto, Stefano Gallo, nel servizio di Telenordest dedicato al caso

Ieri, giovedì 19 giugno, terzo giorno di sciopero, con presidio, davanti alla sede di UPS in Zona Industriale, dei Drivers di Madilo srl, società che opera per conto del colosso americano dell’autotrasporto

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino e Gazzettino sulla protesta dei Drivers di Madilo srl davanti alla sede UPS di Padova

Filt Cgil Padova: “Le lavoratrici e i lavoratori vogliono il rispetto dei loro diritti, altrimenti la protesta si intensificherà. UPS non faccia da spettatrice e intervenga per l’apertura di un tavolo di confronto per sbloccare la situazione”

 

La Filt Cgil di Padova comunica che, con ieri, giovedì 19 giugno, siamo giunti al terzo giorno di sciopero dei Drivers della Madilo Srl, società che opera per conto della multinazionale americana UPS, leader mondiale nel settore dell'autotrasporto, logistica e consegna di pacchi. La protesta, accompagnata da un picchetto davanti alla sede UPS di Padova in zona industriale (nonostante il gran caldo), ha visto la maggioranza dei dipendenti con un contratto a tempo indeterminato, oltre ad incrociare le braccia, fermare tutti i corrieri in uscita e entrata dalla sede, spiegando le motivazioni della protesta, in particolare per quel che riguarda il rispetto dei propri diritti e l'ottenimento di condizioni contrattuali e retributive adeguate. E non finisce qui. Anche oggi, venerdì 20 giugno, le lavoratrici e lavoratori sono tornati ad incrociare le braccia, segno di una determinazione che la controparte dovrebbe prendere molto sul serio.

"Non vogliamo scioperare, non siamo felici di farlo, ma siamo costretti – dichiarano Anna Zirella e Nicola Francescato, Rappresentanti Sindacali Aziendali (RSA) della Filt Cgil in Madilo srl – perché, purtroppo, l'azienda non ha voluto sentire ragione e non mostra interesse ad ascoltare le nostre rivendicazioni per miglioramenti economici sulla busta paga e organizzativi all'interno della filiale, necessari per un lavoro così pesante."

“Sono diversi i motivi – spiega Daniel Perta, funzionario della Filt Cgil di Padova – che hanno spinto le lavoratrici e i lavoratori della Madilo Srl ad inasprire la lotta per il rispetto dei propri diritti a partire dal mancato riconoscimento degli elementi retributivi territoriali, in conformità con quanto previsto dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL). Accanto a questo lamentano l'insufficiente aumento dell'indennità di trasferta e il mancato pieno riconoscimento degli straordinari, la mancanza di una regolamentazione e sistematizzazione del Premio di Risultato (PDR) e pretendono, giustamente, la totale applicazione dell'accordo quadro nazionale sottoscritto il 4 dicembre 2019, che regola il loro lavoro”.

“Purtroppo – aggiunge il sindacalista – nonostante svariati tentativi di dialogo e confronto con l'azienda, la Madilo Srl non ha mostrato alcuna apertura alle rivendicazioni dei lavoratori e del sindacato. La Filt Cgil e i Drivers ribadiscono la loro determinazione a proseguire con la protesta fino a quando non verranno accolte le loro richieste e ciò avverrà con il coinvolgimento delle Istituzioni, preposte a fare da mediatrici in vertenze del genere, e degli altri dipendenti della Madilo srl, impiegati presso altri appalti”.

“Come Filt Cgil Padova – conclude Daniel Perta – desideriamo esprimere la nostra piena solidarietà, considerazione e supporto alle lavoratrici e ai lavoratori della Madilo Srl, garantendo il nostro totale impegno finalizzato alla loro tutela. Quel che auspichiamo è un intervento risolutivo anche da parte di UPS, affinché si possa giungere a un tavolo di confronto e sbloccare definitivamente questa situazione, consentendo ai drivers di tornare a svolgere il proprio lavoro in condizioni dignitose e conformi ai loro diritti”.

Padovano di origini afghane bloccato a Teheran dall'escalation della guerra, mentre tentava di fare il ricongiungimento familiare con moglie e figli. L'appello della Cgil di Padova: "Intervengano le istituzioni"

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino, Gazzettino e Corriere Veneto sulla difficile situazione in cui si trovano Shinvari Aftal Ahmad e la sua famiglia
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La Cgil di Padova denuncia la grave situazione di Shinvari Aftab Ahmad e chiede l'immediato intervento delle istituzioni per il suo rientro dall'Iran

La Cgil di Padova esprime profonda preoccupazione e denuncia la gravissima situazione in cui si trova il Sig. Shinvari Aftab Ahmad, cittadino italiano residente a Padova, attualmente bloccato in Iran con la sua famiglia a causa dell'escalation del conflitto tra Iran e Israele.

“Il Sig. Shinvari Aftab Ahmad – spiegano Alioune Badara Diop, Segretario Confederale della Cgil di Padova ed Eleonora Tolo dell’Ufficio Immigrazione dell’Inca Cgil Padova – da parecchi anni residente in Italia e in possesso della cittadinanza italiana, si trovava a Teheran per una ragione di vitale importanza per la sua famiglia: dopo oltre un decennio di impegno e sacrifici, sembrava finalmente giunto il momento di riunirsi alla moglie e ai suoi quattro figli (Nasima, Saira, Haroon, Haris, Hilal), tutti cittadini afghani, per portarli in Italia. Una situazione ulteriormente aggravata dal fatto che uno dei figli, Haroon, soffre di gravi problemi renali e necessita di urgenti cure mediche non disponibili in loco”.

“La richiesta di visti per i familiari – proseguono i due rappresentanti della Cgil Padovana – era stata presentata all'Ambasciata Italiana a Teheran, e da circa dieci giorni si attendeva il rilascio. Purtroppo, l'improvviso attacco di Israele all'Iran ha drammaticamente complicato la situazione. L'Ambasciata Italiana, in questo contesto di crescente instabilità, sta di fatto chiudendo i suoi sportelli, detenendo i passaporti dei familiari di Aftab ma senza aver ancora rilasciato i visti. A questo si aggiunge la totale assenza di un'azione coordinata da parte del Governo italiano: nonostante la gravità della situazione e il rischio per i propri connazionali, non è stato organizzato alcun volo di rientro da Teheran, lasciando il Sig. Shinvari Aftab Ahmad e decine di altri cittadini italiani in una condizione di grave pericolo e abbandono”.

“Quel che stanno passando Aftab e la sua famiglia – attaccano Diop e Tolo – è qualcosa di profondamente ingiusto. Conosciamo la sua storia e gli innumerevoli tentativi fatti per cercare di portare moglie e figli in Italia, il denaro speso per cercare di riuscirci, i mille intoppi burocratici incontrati per poterlo fare senza i quali ora sarebbero in Italia da un pezzo. Sappiamo che i figli sono terrorizzati dai bombardamenti, per questo lanciamo un accorato appello a tutte le istituzioni competenti, a partire dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale fino al Governo e all’Ambasciata Italiana a Teheran, affinché intervengano con la massima urgenza per garantire il rilascio dei visti ai familiari del Sig. Shinvari Aftab Ahmad e per organizzare il rientro sicuro di tutti i cittadini italiani bloccati in Iran”.

“Non possiamo permettere – concludono i due sindacalisti della Cgil di Padova – che un nostro concittadino e la sua famiglia, già provati da anni di attesa e speranze, vengano abbandonati in una zona di conflitto. La tutela dei diritti e la sicurezza dei nostri connazionali devono essere la priorità assoluta, Aftab e la sua famiglia devono poter tornare in Italia!”

Il servizio di Telenordest sulla difficile situazione in cui si trovano Shinvari Aftab Ahmad e la sua famiglia, bloccati a Teheran sotto i bombardamenti di Israele

Referendum, Aldo Marturano, Cgil Padova: “Non è andata come speravamo ma è indubbio che questa battaglia ha allargato il nostro consenso. Dobbiamo ripartire da qui”

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino e Gazzettino con le dichiarazioni del Segretario Generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano, sui risultati referendari

All'indomani dei risultati del referendum, il Segretario Generale della CGIL di Padova, Aldo Marturano, esprime delusione per l'esito, pur riconoscendo gli aspetti positivi emersi durante la campagna referendaria.

"I risultati del referendum, anche a Padova e provincia, ci lasciano un'amarezza che non possiamo nascondere – dichiara Aldo Marturano – perché avevamo sperato in un esito diverso, convinti della necessità di un cambiamento per il bene delle lavoratrici, dei lavoratori e della nostra comunità. Non possiamo che prendere atto della decisione dei cittadini e rispettarla. Desidero ringraziare di cuore tutte e tutti coloro che in questi mesi si sono spesi con grande generosità credendo nell’obiettivo che ci eravamo dati: lavorare al loro fianco è stata un’esperienza umana straordinaria. Abbiamo avuto la magra consolazione di essere risultati la provincia in Veneto con la maggior percentuale di elettori ma questo non ci conforta più di tanto se consideriamo che il dato complessivo non raggiunge la media nazionale, fatta eccezione per Padova città e cintura urbana. Anche l’andamento delle percentuali dei sì è stata tutto sommato in linea con la tendenza nazionale, anche se quelle più basse relative al quinto quesito, quello sulla cittadinanza, dovrebbero farci riflettere perché si tratta di un dato che segnala come nei nostri territori, più che altrove, gli stranieri vengano percepiti come un problema, un elemento su cui far ricadere le cause delle proprie condizioni e paure, dimenticando di quanto, in una società in grave crisi demografica come la nostra, siano fondamentali affinché si regga tutto il sistema”. 

“Ma  resto convinto – aggiunge il Segretario Generale della Cgil di Padova – che nonostante non si sia conclusa con una vittoria, questa campagna referendaria sia stata un'occasione preziosa per il nostro sindacato: durante questi mesi di intenso lavoro, abbiamo avuto modo di confrontarci con migliaia di cittadini, di ascoltare le loro preoccupazioni e di spiegare le nostre ragioni, riscontrando spesso interesse e partecipazione, anche in contesti e tra persone che solitamente non sono prossimi all'attività sindacale.  Anche la collaborazione con la rete di associazioni, con cui tre anni fa abbiamo iniziato un percorso comune sia a livello nazionale che locale, è stata fondamentale. In questo contesto voglio sottolineare l’importante apertura ai temi referendari da parte della Chiesa di Padova che ha organizzato, in diverse Parrocchie, momenti di confronto a cui ho personalmente partecipato all’interno di sale piene come non se ne vedevano da tempo. Ed è innegabile che questo ci ha permesso di allargare il nostro consenso e di rafforzare il legame con la popolazione. Del resto i numeri parlano chiaro: tra Padova e provincia abbiamo circa 76 mila iscritti e a votare ci sono andati quasi tre volte tanto, cioè circa 207 mila persone. È comunque il segno che siamo riusciti ad uscire dai nostri tradizionali confini e a portare i temi a noi cari in mezzo ad una discreta fetta di popolazione anche se inferiore a quanto miravamo”.

"Il nostro impegno – conclude Aldo Marturano – non si esaurisce certo con questo referendum. Le questioni che abbiamo posto rimangono centrali per il futuro del lavoro e della società e non sono certo state risolte. Un dato drammatico se, per esempio, pensiamo all’alta precarietà che spinge centinaia di migliaia di giovani a lasciare ogni anno il nostro Paese o al numero esorbitante di morti e infortuni sul lavoro che quotidianamente registriamo. Cifre che purtroppo resteranno ancora invariate avendo perso l’opportunità di incidere sulla legislazione che le permette, avendo i referendum fallito la prova del quorum. Un risultato che secondo noi, più che rappresentare un successo di chi ha irresponsabilmente predicato per l’astensione è un elemento di preoccupazione, il termometro che segna la febbre della nostra democrazia.  Perché quel che ci appare chiaro è che senza un lavoro dignitoso, stabile, ben retribuito la democrazia rischia di entrare in forte crisi. Per questo, nonostante la delusione, la Cgil di Padova continuerà la sua azione e forte di questa nuova energia continuerà, con la determinazione che la distingue, a portare avanti le proprie battaglie per i diritti, la giustizia sociale e una maggiore equità, affinché le cose cambino. Siamo consapevoli che ci vorrà, tempo, pazienza e partecipazione ma noi continueremo a lottare per promuovere una cultura diversa”.