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Firmato il rinnovo del CCNL Agenzie Interinali: più di 8000 le lavoratrici e i lavoratori in somministrazione coinvolti nella Provincia di Padova

NIdiL Cgil Padova: “Trattativa lunga ma risultato soddisfacente sotto il profilo economico. E anche perché anche nel mondo della somministrazione le relazioni sindacali iniziano a normalizzarsi”

Tre giorni fa, il 22 luglio scorso, è stato firmato dalle sigle sindacali NIdiL CGIL, Felsa CISL e Uiltemp UIL e le associazioni datoriali Assolavoro e Assosomm, il testo definitivo del rinnovo del CCNL che regola i rapporti tra Agenzie interinali e i loro dipendenti in somministrazione. Si tratta di un’importante novità che riguarda, a livello nazionale, circa un milione di persone – questa è la cifra dei contratti firmati l’anno scorso; quelli che risultano attivi mensilmente sono circa 600 mila – mentre nella provincia di Padova gli occupati in somministrazione, nell’ultimo trimestre dell’anno scorso, sono stati 8.102.

“Ormai – dice Mirko Romanato, Segretario Generale del NidiL Cgil Padova – la somministrazione è diventata la porta principale per l’ingresso nel mondo del lavoro e una delle prime opzioni quando si deve valutare una ricollocazione lavorativa in moltissimi ambiti produttivi. Considerato, quindi, il numero crescente di lavoratrici e lavoratori coinvolti, siamo soddisfatti di quanto siamo riusciti ad ottenere al termine di una lunga trattativa, sia per i miglioramenti economici raggiunti, sia per i segnali dati dalle Agenzie che iniziano a considerarsi datrici di lavoro e non solo fornitrici di manodopera. Questo è un fatto rilevante perché significa che stanno iniziando a normalizzarsi alcune forme di rapporti sindacali che in altri settori sono date per scontate da decenni come, ad esempio, avere un referente certo per discutere i problemi di lavoratrici e lavoratori”.

“Tornando alla questione economica – prosegue il Segretario Generale del NIdiL Cgil Padova – siamo riusciti ad ottenere aumenti superiori al 15% per gli istituti economici come l’indennità di disponibilità e aumenti del 20% sulle prestazioni per i lavoratori e le lavoratrici erogate dalla bilateralità, soprattutto per la salute, oltre all’introduzione di una specifica assicurazione sanitaria di settore”.

“Accanto a questo – aggiunge Romanato – vengono anche migliorate le tutele individuali, con una particolare attenzione alla maternità, sia sui rapporti di lavoro a termine che a tempo indeterminato, alle malattie ingravescenti, alle persone migranti, al contrasto alle molestie e alle donne vittime di violenza con l’introduzione di uno specifico sostegno economico”.

“Infine – conclude il sindacalista della Cgil di Padova – come anticipato, è stata potenziata anche la contrattazione di secondo livello con le Agenzie per il Lavoro, mentre le relazioni sindacali a livello territoriale sono state semplificate attraverso un processo di decentramento che prevede l’individuazione per ciascun territorio di specifici referenti all’interno delle Organizzazioni sindacali e delle Agenzie”. 

Il servizio di AlaNews sulla firma del CCNL Agenzie Interinali

 
 
 
 
 
 

Cgil e Inca, bonus mamme per l’anno 2025

A sei mesi dell’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2025, sul BONUS MAMME il Governo cambia di nuovo le carte in tavola: solo per l’anno 2025, l’esonero contributivo diventa un bonus di 40 € per ogni mese di lavoro

Dopo il regime provvisorio del 2024, la Legge di Bilancio 2025 aveva previsto un parziale esonero contributivo alle lavoratrici dipendenti (escluse le lavoratrici domestiche) e quelle autonome, madri di 2 figli, con modalità erogative e percentuali di decontribuzione demandate a un decreto attuativo che non ha mai visto la luce, lasciando molte lavoratrici nell’incertezza.
Con il DL 95/2025, la decontribuzione viene sostituita, per il solo anno 2025, da bonus da erogare a fine anno in un’unica soluzione, per un importo di 40 € per ogni mese lavorato.
Il bonus, da richiedere all’INPS, spetta alle lavoratrici madri autonome e dipendenti, escluse le lavoratrici domestiche, con un reddito da lavoro non superiore a 40.000 € annui, con 2 figli fino al compimento del 10° anno di età del figlio più piccolo e a quelle con almeno 3 figli fino al compimento del 18° anno di età del figlio più piccolo con rapporti di lavoro autonomo o dipendente a tempo determinato.
Il bonus non si applica alle lavoratrici dipendenti con lavoro a tempo indeterminato, madri di almeno 3 figli, che continuano a beneficiare dell’esonero contributivo fino a 3.000 € annui, previsto dalla Legge di Bilancio 2024.
CHIEDIAMO AL GOVERNO DI EMANARE SUBITO IL DECRETO ATTUATIVO,
che definisca modalità di presentazione delle domande e di erogazione del bonus, pur ribadendo la nostra contrarietà a bonus, provvedimenti non strutturali, non progressivi e senza certezze. Il bonus viene erogato in un’unica soluzione solo per farlo sembrare più consistente.
SERVONO VERE POLITICHE A SOSTEGNO
DELLA GENITORIALITÀ E SERVIZI PER L’INFANZIA

Si tratta di una molteplicità di situazioni che va esaminata specificamente. È quindi importante rivolgersi all’INCA per una consulenza personalizzata.

Vai su questo link https://incapadova.it/sedi.html per trovare la sede Inca Cgil in provincia di Padova più vicina al tuo luogo di residenza

Lo "Sportello Amico" di Poste Italiane diventa "Sportello Nemico": la Cgil di Padova denuncia pratiche Illegittime di Poste Italiane sui Permessi di Soggiorno

La Cgil di Padova ha denunciato ieri, in una conferenza stampa tenutasi presso la propria sede, le gravi irregolarità e le prassi arbitrarie adottate dagli uffici postali della nostra provincia riguardo al rilascio e rinnovo dei permessi di soggiorno tramite Kit Postale. La situazione, che si protrae dal 2022, sta creando enormi difficoltà e spingendo all'illegalità numerosi cittadini stranieri, nonostante abbiano tutti i requisiti per risiedere regolarmente in Italia.

Alla conferenza stampa hanno partecipato Alioune Badara Diop, Segretario Confederale della CGIL di Padova, Eleonora Tolo dell’Ufficio Immigrazione dell’Inca CGIL di Padova, Stefano Gallo, funzionario della SLC CGIL Veneto, l’Avv. Marco Paggi dello Studio Legale Paggi-Giantin, e Lara, una cittadina brasiliana direttamente colpita da queste problematiche.

La Violazione della Convenzione: Poste Italiane Oltre i Limiti

Come sottolineato dal Segretario Confederale Alioune Badara Diop, la convenzione tra il Ministero dell’Interno e Poste Italiane definisce chiaramente i compiti degli uffici postali, limitandosi al controllo di documenti e alla verifica della corrispondenza tra quanto esibito e la domanda. I controlli più approfonditi, relativi all’ingresso e al soggiorno sul territorio italiano, rimangono di esclusiva competenza della Questura.

"Nonostante la normativa sia molto chiara – ha affermato Diop – Poste Italiane, oltre a fare quello che deve fare, va ben oltre. È dimostrato, attraverso molteplici episodi (ultimamente siamo arrivati a 10 casi alla settimana) che dal 2022, negli uffici postali della provincia di Padova (e recentemente anche in alcuni di Verona, Vicenza e Venezia), diversamente da quel che accade nel resto del territorio nazionale, gli uffici postali ritengono arbitrariamente di poter procedere a ulteriori verifiche, sostituendosi di fatto agli organi di polizia a ciò preposti."

Controlli abusivi e le loro conseguenze devastanti

L'AvvMarco Paggi ha illustrato nel dettaglio la natura di questi controlli illeciti: "Sono stati, per esempio, effettuati controlli afferenti la presenza o meno di visto di ingresso per persone provenienti da Paesi in esenzione del visto, la presenza o meno del timbro d’ingresso e della data riportata nei casi in cui ciò non sia necessario a stabilire la possibilità di rilascio di un permesso di soggiorno e così via. E sia chiaro che ciò avviene senza che l’impiegato postale abbia nessuna competenza specifica sulla materia, competenza che, peraltro, richiede tempo e studio".

Le conseguenze di tali pratiche sono drammatiche, come ha spiegato Eleonora Tolo dell’Inca CGIL: "I richiedenti il permesso di soggiorno o il suo rinnovo vedono negata la possibilità di spedire il kit e quindi di ottenere la ricevuta che fa da titolo per continuare a stare nello Stato italiano. Significa, molto banalmente, essere costretti ad essere invisibili, non poter fare nessuna richiesta: per le assicurazioni, per la copertura sanitaria, per un contratto di lavoro. Di fatto, persone con tutti i requisiti per stare in Italia, sono costrette ad essere clandestine. Con l’incubo di finire in un CPR se fermati per strada da una pattuglia di polizia perché trovati senza documenti. E magari la moglie o il marito sono a casa che ti aspettano”.

Il caso emblematico di Lara: dalla ricerca all'illegalità forzata

Un esempio lampante delle assurdità generate da questa situazione è quello di Lara, cittadina brasiliana. Suo marito è ricercatore presso l'Università di Padova, ma nonostante ciò, si è trovata intrappolata in un iter burocratico tortuoso. Eleonora Tolo ha raccontato il suo calvario: "Siamo stati costretti ad un iter lunghissimo e tortuosissimo perché Poste Italiane le richiede un visto che in quanto cittadina brasiliana (come succede a quasi tutti i cittadini dell’America latina, degli Stati Uniti o dell’Albania e Moldavia) non è tenuta ad avere per entrare in Italia." Lara ha confermato il forte stress subito a causa di questa situazione, in quanto sia lei che suo marito si erano informati preventivamente con il Consolato Italiano, che aveva assicurato l'assenza di problemi.

La Responsabilità di Poste Italiane e la Tutela dei Lavoratori

Infine, Stefano Gallo della Slc Cgil Veneto ha chiarito che la responsabilità non ricade sui singoli impiegati: "È chiaro che gli impiegati postali dello 'Sportello Amico' non si comportano così per loro decisione ma perché sono tenuti ad eseguire le direttive impartite loro da Poste Italiane che non si preoccupa minimamente di quali reazioni possono poi scatenare nell’utenza che, tanto ingiustamente quanto comprensibilmente, se la prende poi con l’impiegato di turno. Peraltro, abbiamo verificato che questi fatti succedono nelle giornate con più affluenza, per esempio nei giorni dei pagamenti delle pensioni o a determinate scadenze. Una circostanza che dimostra, ancora una volta, quanto la carenza di personale condizioni l'attività degli Uffici Postali. Naturalmente, trovare una soluzione è ciò che auspicano tutti."

“Come Cgil di Padova – ha concluso il Segretario Confederale Alioune Badara Diop – ci impegneremo a proseguire questa battaglia per ripristinare la legalità e garantire i diritti dei cittadini stranieri, affinché lo 'Sportello Amico' torni ad essere un servizio di supporto e non un ostacolo insormontabile. Abbiamo inviato una diffida a Poste Italiane a continuare con tale comportamento, non avendo ricevuto risposta saremo costretti a procedere con una denuncia formale verso l’azienda per la condotta discriminatoria tenuta nei confronti dei cittadini stranieri”.

Sciopero Lidl Italia: a Padova alta adesione alla protesta. Sindacati determinati a proseguire la lotta per un equo Contratto Integrativo

  • Allega: lidl_m_lidl_g_merged.pdf
  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino, Gazzettino e Corriere Veneto sullo sciopero e presidio (a Padova) dei dipendenti di Lidl Italia
  • video link: Visita il sito

Le lavoratrici e i lavoratori di Lidl Italia, supportati da Filcams Cgil Padova, Fisascat Cisl Padova e Rovigo e Uil TuCS Padova, hanno incrociato le braccia anche oggi, venerdì 18 luglio 2025, in una mobilitazione che conferma la loro determinazione a ottenere un contratto integrativo che rispetti la loro dignità e professionalità. Lo sciopero odierno, indetto per la riapertura di un confronto serio con l'azienda, ha registrato a Padova un'ottima adesione, in linea con quanto avvenuto a livello nazionale e bissando il successo della mobilitazione di fine maggio.

“Nonostante gli enormi profitti raggiunti negli ultimi anni – dicono Cristian Vicoletti, di Filcams Cgil Padova, Giuseppe Tripi di Fisascat Cisl Padova e Rovigo e Francesco Monaco di Uil TuCS Padova – Lidl Italia ha mostrato una chiusura inaccettabile al dialogo, proponendo ai propri dipendenti solo un'elemosina sotto forma di buoni spesa da utilizzare all'interno dei propri punti vendita. Una proposta giudicata irrispettosa e irricevibile dai sindacati e dai lavoratori, che chiedono un riconoscimento concreto del loro impegno e della loro professionalità”.

“L'adesione massiccia allo sciopero anche in questa occasione – proseguono i sindacati confederali – dimostra chiaramente il malcontento e la frustrazione delle lavoratrici e dei lavoratori di Lidl anche della nostra provincia, tanto che diversi punti vendita non hanno nemmeno aperto i battenti, come a San Martino di Lupari e Vigonza. Altri, come il negozio di via Sorio a Padova, hanno potuto operare solo grazie all'intervento dei dirigenti che hanno sostituito il personale scioperante, o hanno aperto per mezza giornata. Questo è un segnale forte e inequivocabile inviato all'azienda”.

“La mobilitazione odierna – concludono Vicoletti, Tripi e Monaco – evidenzia la profonda insoddisfazione per l'atteggiamento di Lidl Italia, che continua a ignorare le legittime richieste dei propri dipendenti che, invece, spingono per un confronto costruttivo e finalizzato alla sottoscrizione di un contratto integrativo che garantisca condizioni di lavoro e retributive adeguate. Non dovesse succedere, la lotta proseguirà e si intensificherà finché Lidl non verrà incontro alle richieste delle lavoratrici e dei lavoratori. L’auspicio è che ciò possa accadere prima che l’azienda si renda conto che la mobilitazione le costerà di più rispetto ad accontentare le legittime istanze di chi ogni giorno contribuisce al suo successo”.

Il servizio di 7Gold Telepadova sullo sciopero e presidio dei dipendenti di Lidl Italia a Padova

Posto di Polizia in Ospedale, Fp Cgil Padova e Silp Cgil Padova: l'operatività non è garantita

“Il Posto di Polizia degli Ospedali di Padova, da tempo in gravi difficoltà, è ormai prossimo al collasso”. È quanto affermano Alessandra Stivali per Funzione Pubblica CGIL Padova e Christian Ferretti, rappresentante del sindacato di Polizia della CGIL.

Da tempo le sigle facenti riferimento alla CGIL sottolineano la centralità di quel presidio di legalità, in un periodo in cui le aggressioni al personale sanitario, fra l’altro, sono all’ordine del giorno o quasi. Purtroppo, la risposta dei vertici è nelle cifre: dai 15-16 operatori impiegati circa vent’anni fa, con turno continuativo a coprire le 24h, si è passati ai 5 attuali, di cui solo uno con la qualifica di Ufficiale di polizia giudiziaria (l’unico cioè, in condizioni normali, titolato a ricevere le denunce, per esempio).

"Se questo non bastasse - dicono i due rappresentanti sindacali - il già risicato numero di operatori viene continuamente impiegato per esigenze differenti da quelle della sicurezza di Ospedali che, sommati fra loro, costituiscono una città nella città. In un momento storico di generale contrazione del numero di operatori di polizia, diventa purtroppo esigenza imprescindibile ricorrere a tutti i disponibili, e questo a prescindere dalle specializzazioni, per garantire i servizi della Questura, ma fatichiamo a comprendere, se non in termini puramente mediatici e politici, l’impiego dei poliziotti dell’Ospedale per le vigilanze ai varchi di Questura e Prefettura, o peggio per le paventate emergenze che hanno determinato l’istituzione delle famigerate “zone rosse”.

 
"Un' utilità quella della zona rossa - attaccano i segretari di Fp Cgil Padova e Silp Cgil Padova - dimostrata, ancora una volta, dai numeri. Il 10 marzo, è la Prefettura stessa a comunicare i dati: a fronte di oltre 600 operatori delle varie Forze dell’ordine impiegati, sono state controllate 5229 persone, con 28 ordini di allontanamento. Controllati che diventano 19.047 al termine della “sperimentazione” in Stazione, con 48 ordini di allontanamento. Tradotto, significa che lo 0,25% delle persone controllate, è stato fatto oggetto di provvedimenti, peraltro amministrativi: a nulla vale il tentativo di “dopare” le statistiche, facendovi rientrare arresti, frutto del normale controllo del territorio e dei servizi di prevenzione. Sono i numeri di una città più che sicura, pur con i suoi problemi, che necessitano di soluzioni e non di proclami e operazioni di maquillage".

"Nel frattempo - concludono Stivali e Ferretti - per l’Azienda Ospedaliera lavorano 6728 dipendenti, che gestiscono circa 15.000 accessi quotidiani al solo Ospedale Civile, cui si sommano i 2300 del Sant’Antonio, e gli stimati 18.600 dello IOV. Si tratta di una città di medie dimensioni, in quotidiano movimento, privata di un servizio essenziale in nome di una sicurezza annunciata e mai attuata. Nel momento in cui scriviamo, per dare maggiore copertura oraria, gli operatori di polizia operano da soli in ogni turno, sabato 19 luglio il posto di polizia chiuderà alle 13, per riaprire forse solo al pomeriggio della domenica, ed in via eccezionale, con gli operatori non in vacanza, ma appunto impiegati altrove. Di sabato sera, resteranno le sole guardie giurate a presidiare questa città di oltre 343.000 metri quadri, ma cittadini e sanitari stiano tranquilli: nel resto della settimana, fino al calar del sole, ci sarà ben un poliziotto a vegliare sulla loro sicurezza".

I Segretari Provinciali FP CGIL - SILP CGIL
Alessandra Stivali e Christian Ferretti

Consultori familiari, da 50 anni presidio pubblico di salute e diritti

I Consultori familiari hanno fatto la storia dei diritti e della salute di intere generazioni nel nostro Paese, ma i ripetuti tagli alla sanità pubblica ne hanno ridotto drasticamente il numero e il personale sanitario, sociosanitario e amministrativo che ci lavora.

La Legge prevede 1 consultorio familiare ogni 20mila abitanti, invece sono 1 ogni 32mila (- 40%), la maggior parte dei quali non dispone di tutte le professionalità previste: psicologhe/i, ginecologhe/i, ostetriche, assistenti sociali, mediatrici e mediatori culturali.

 ECCO COSA VOGLIAMO: 

  • Assicurare in tutto il Paese i livelli assistenziali previsti dalla normativa inserendo nel Fondo Sanitario Nazionale un finanziamento aggiuntivo e vincolato per i consultori pubblici.
  • Assunzioni mirate in tutte le regioni per garantire équipe multidisciplinari.
  • Percorsi assistenziali e di presa in carico - anche psicologica - per tutto l’arco della vita: adolescenza, gravidanza, post-parto, allattamento, infertilità, menopausa, post-menopausa.
  • Offerta gratuita di tutti i metodi contraccettivi e di prevenzione delle infezioni sessualmente trasmesse
  • La piena applicazione della Legge 194 e delle Linee di indirizzo del Ministero della Salute sulla interruzione volontaria di gravidanza con la possibilità di ricorrere all’IVG farmacologica fino alla 9a settimana.
  • Percorsi di reclutamento mirati per personale non obiettore di coscienza.
  • Impedire la presenza di associazioni e movimenti antiabortisti all’interno dei consultori.
  • Il Percorso Nascita per tutte le famiglie con neonati/e entro 7 giorni dalla nascita e per almeno 6 mesi: assistenza domiciliare, sostegno all’allattamento, supporto all’accudimento.

Smantellare i consultori significa demolire luoghi e servizi pubblici per la salute sessuale e riproduttiva, per la prevenzione della violenza di genere, del disagio giovanile e familiare, per l’educazione all’affettività e alla sessualità, per la salute delle donne lungo tutta la vita, per l’accesso libero e sicuro all’IVG.

I consultori devono tornare ad essere il luogo privilegiato della presa in carico per tutti i bisogni di salute previsti dalla legge che li ha istituiti, innovandone le pratiche, garantendo a chi ci lavora condizioni di lavoro adeguate e formazione continua.

 

In allegato

→ Volantino / CONSULTORI FAMILIARI Dove la cura incontra i diritti

→ Documento / Documento della campagna Cgil e Fp "Consultori Familiari Pubblici dove la cura incontra i diritti"

 

Il filmato del Seminario sui Consultori Familiari tenuto, presso la Cgil Nazionale, il 16 ottobre del 2024 

Ufficio Postale di Abano Bagni, Slc Cgil Veneto: "Si riattivi il turno pomeridiano e si collabori con il Comune per una nuova sede"

  • Allega: ilovepdf_merged_46.pdf
  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino e Gazzettino sulla situazione degli Uffici Postali di Abano Terme
Slc Cgil Veneto: "Urgente riaprire il turno pomeridiano ad Abano Bagni. Il Comune pronto a offrire un nuovo stabile, ma Poste tace"

La Slc Cgil del Veneto segnala con preoccupazione la grave situazione che sta vivendo il personale e l’utenza degli Uffici Postali nel Comune di Abano Terme, con particolare riferimento all’Ufficio di Abano Terme 2 (via Matteotti) e a quello di Abano Bagni, il cui turno pomeridiano risulta ancora sospeso da tempo.

La mancata riattivazione del pomeriggio presso l’Ufficio di Abano Bagni sta generando sovraccarico operativo e forti criticità logistiche sull’UP di via Matteotti che fatica a gestire da solo l’intero bacino di utenza del Comune, specialmente durante i periodi di maggiore afflusso turistico e termale. La popolazione, spesso anziana e con esigenze complesse, sta subendo ritardi e disservizi, mentre il personale è sottoposto a carichi di lavoro insostenibili.

A fronte di questa situazione, l’Amministrazione Comunale di Abano Terme si è dimostrata disponibile a collaborare per trovare soluzioni concrete: in particolare ha offerto la disponibilità di un nuovo stabile, più moderno e spazioso, che si trova a 100 metri dall'attuale ufficio. Si tratta di un gesto, concreto e importante, che dimostra la volontà del territorio di sostenere un servizio pubblico fondamentale come quello postale.

Tuttavia, Poste Italiane non ha finora dato alcun riscontro alle sollecitazioni per la riapertura del turno pomeridiano, né per l'attivazione di un nuovo punto di servizio nel Comune.

La Slc Cgil, oltre a richiedere il ripristino del turno pomeridiano ad Abano Bagni, invita anche Poste Italiane a collaborare con il Comune per la nuova sede, visto che lo stabile offerto è nuovo e darebbe una migliore immagine dell'azienda oltre a contribuire ad un miglioramento dell'ambiente lavorativo. 

Il diritto dei cittadini a un servizio efficiente non può essere subordinato a logiche di risparmio. La dignità del lavoro del personale postale merita rispetto.

La SLC CGIL continuerà a vigilare e, se necessario, metterà in campo ogni azione utile per tutelare lavoratori e cittadinanza.

Trasferimento del ramo d'azienda della RSA Maria Bambina di Padova: peggiorano le condizioni lavorative dei dipendenti, si va verso lo stato di agitazione"

  • Allega: sanità_mariaBambina_g.pdf
  • Descrizione allegato: L'articolo del Gazzettino sulla situazione alla RSA Maria Bambina di Padova

FP CGIL e FISASCAT CISL denunciano il rischio di un peggioramento dell'assistenza con il passaggio al contratto ANASTE dopo che, dal 1° settembre, ci sarà il trasferimento del ramo d’azienda

Fp Cgil Padova e Fisascat Cisl Padova e Rovigo esprimono forte preoccupazione in merito al trasferimento del ramo d'azienda della RSA Maria Bambina di Padova, situata in via San Massimo, previsto per il 1° settembre 2025. Da quella data, infatti, la gestione della struttura passerà dalla Provincia Italiana della Congregazione delle suore di Carità delle sante B. Capitanio e V. Gerosa a Maria Bambina srl, una nuova società creata dalla Fondazione Mantovani.

“La cessione del ramo d’azienda – dicono Angela Marigo della Fp Cgil Padova e Giovanni Gallo della Fisascat Cisl Padova e Rovigo – è stata motivata dalla contrazione del personale religioso, ma riguarda i 47 dipendenti attualmente assunti con contratto AGIDAE (Associazione Gestori Istituti Dipendenti Autorità Ecclesiastica), i quali gestiscono 67 posti letto per altrettante persone fragili. Ad oggi, il personale della RSA Maria Bambina, ci ha sempre riferito di ottime condizioni di lavoro, di un clima di lavoro decisamente positivo dove sussistono buone relazioni con la parte datoriale e un elevato livello assistenziale offerto agli utenti. La novità è che purtroppo le cose, dal 1° settembre, sono destinate a cambiare e, secondo noi, in senso negativo”.

“Accade che il nuovo datore di lavoro – rivelano i due sindacalisti - abbia manifestato l'intenzione di applicare ai dipendenti della struttura il contratto ANASTE (Associazione Nazionale Strutture Territoriali). Questa decisione desta grande allarme tra le organizzazioni sindacali di categoria (Fp Cgil, Cisl Fp, Fisascat Cisl, Uil Fpl e Uiltucs) che hanno già proclamato lo stato di agitazione nazionale per tutto il personale impiegato nelle strutture aderenti ad ANASTE o che ne applicano il CCNL. Per noi è una proposta inaccettabile e le ragioni della protesta risiedono che l’offerta di rinnovo contrattuale avanzata da ANASTE è del tutto inadeguata e insufficiente. Si tratta di un rinnovo che prevede un misero incremento retributivo di soli 55 euro sul tabellare per il livello 4 full time (da riparametrare sugli altri livelli), un contributo di 5 euro per l'assistenza sanitaria integrativa, una una tantum di 200 euro sotto forma di welfare aziendale e il pagamento al 75% del terzo e quarto evento di malattia. Un' offerta che risulta ancor più inaccettabile se confrontata con i recenti rinnovi contrattuali sottoscritti nel settore sociosanitario (Uneba, Cooperative Sociali, Valdesi, Anffas e Agidae)".

“Il rischio – concludono Marigo e Gallo – è che da qui a poco assisteremo ad un esodo del personale dalla struttura e al peggioramento della qualità assistenziale erogata agli utenti. E tutto ciò sarà la diretta conseguenza della scelta del nuovo datore di lavoro di applicare un contratto peggiorativo per operatori, infermieri e tutto il personale. Si tratta di una decisione che non può che generare forte preoccupazione tra i dipendenti e, come organizzazioni sindacali, non possiamo che confermare che l’attuale stato del confronto giustifica tali preoccupazioni. A questo si aggiunga la notevole difficoltà nel reperire nuove figure professionali in un mercato già in crisi. Purtroppo, è facile prevedere che le conseguenze di tale scenario avranno un pesante impatto sulla qualità dell'assistenza erogata agli utenti, in gran parte soggetti fragili e non autosufficienti. Una responsabilità che cadrà tutte sulle spalle dell’azienda e delle sue scelte”.