Skip to main content

“Il potere d’acquisto logora chi non ce l’ha”. In migliaia, ieri, le pensionate e i pensionati alla protesta di piazza dello Spi Cgil

  • Allega: pensionati_m_merged.pdf
  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino, Gazzettino e Corriere Veneto sulla protesta di pensionate e pensionati di ieri in Piazza Cavour a Padova
  • video link: Visita il sito

Circa un migliaio (e forse anche qualcosa di più) le pensionate e i pensionati provenienti da tutto il Veneto che ieri hanno invaso pacificamente Piazza Cavour, in centro a Padova, per la manifestazione regionale dello Spi Cgil caratterizzata dallo slogan “Il potere d’acquisto logora chi non ce l’ha” e che ha preso di mira il Governo Meloni, assolutamente insoddisfacente su tanti temi: sui non autosufficienti, sull’alto tasso di iniquità presente nel Paese destinato da aumentare con la legge sull’autonomia differenziata che il governo intende introdurre, sulle condizioni in cui versano tantissimi pensionati il cui assegno mensile è insufficiente a fronteggiare un costo della vita che negli ultimi anni ha fatto un considerevole balzo in avanti.

Tanti gli interventi dal palco, introdotti dal Segretario Generale dello Spi Cgil di Padova, Alessandro Chiavelli, coordinati dalla Presidente del Consiglio degli Studenti Unipd, Emma Ruzzon, e iniziati con il Segretario Generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano che ha ricordato di come “la manifestazione padovana fosse solo una delle venti organizzate in tutta Italia. Una mobilitazione che si inserisce in un contesto ancora più generale che la Cgil ha avviato dal 18 ottobre e che ha coinvolto i metalmeccanici, il terziario, i pubblici e i chimici. Sciopereranno nei prossimi giorni la scuola, l’università, la ricerca e il trasporto pubblico locale. È una mobilitazione inevitabile che cerca di affrontare una situazione economica, produttiva, sociale e occupazionale che sta peggiorando sempre più e sta arrivando ad un punto di rottura. Chi si fa carico della povertà? I pensionati, che sono bancomat e stato sociale di questo paese. E nel frattempo non si fanno crescere i salari e non si fa recuperare potere di acquisto alle pensioni che, anzi, vengono sempre maggiormente corrose”.

Dopo di lui, gli interventi di diversi pensionati, della Segretaria Generale dello Spi Cgil Veneto Nicoletta Biancardi, della Segretaria Generale della Cgil Veneto, Tiziana Basso e della Segretaria Nazionale dello Spi Cgil Veneto, Tania Scacchetti, che ha chiuso gli interventi spiegando le motivazioni del presidio di protesta: “Al tema del carovita se ne aggiungono altri, come l’intera manovra di Governo che non solo dimentica le persone non autosufficienti ma favorisce anche la privatizzazione della sanità, non dà risposte concrete ai pensionati e crea un fisco ingiusto e iniquo. Se siamo scesi in tanti in piazza è per difendere il potere d’acquisto delle pensioni e per dire che sono sempre di più i pensionati che devono decidere se pranzare o cenare perché non possono permettersi più di un pasto al giorno, che rinunciano a carne e verdure perché troppo care e molti di loro hanno pure un affitto da pagare, quindi far quadrare i conti a fine mese diventa una vera impresa. Spesso si parla di loro come di una “generazione di privilegiati” perché si sono conquistati il diritto alla pensione che i giovani oggi vedono allontanarsi sempre più, ma senza una ridistribuzione che vada a favore di chi ha lavorato una vita questo privilegio vene meno”.

 

Il servizio di Telenordest sulla manifestazione dello Spi Cgil in Piazza Cavour a Padova

“Mio figlio è alle superiori. Perché è così difficile essere genitori di adolescenti oggi”: venerdì 25 ottobre il convegno all’Istituto Scarcerle, organizzato dal Sasfal-Cgil, con il dott. Matteo Paduanello

  • Allega:
  • Descrizione allegato: La locandina dell'iniziativa

“Perché è così difficile essere genitori di adolescenti oggi? E come può un genitore accompagnare il figlio in questa fase di crescita? Oppure: cosa può fare per prevenire le sue difficoltà scolastiche, didattiche ed ambientali?”. Sono solo alcune domande al centro del convegno “Mio figlio è alle superiori” che si terrà venerdì 25 ottobre, dalle 17.30 alle 19.30, presso l’aula Magna dell’Istituto “P. Scarcerle”, in via delle Cave, 174 a Padova, organizzato dal Sasfal-Cgil.

Ospite del convegno, lo psicologo e psicoterapeuta Dott. Matteo Paduanello – da anni in forza all’Ulss 6 di Padova con una vasta esperienza nell’ambito degli interventi nelle scuole e nei servizi psicologici pubblici – che proverà a rispondere a queste e altre domande attraverso un dialogo con Patrizia Tazza, presidente del Sasfal-Cgil, l’associazione presente da anni nelle scuole padovane, particolarmente sensibile alle problematiche familiari, scolastiche ed educative, che ha promosso ed organizzato questa iniziativa.

“Essere genitori di adolescenti oggi – spiega Patrizia Tazza – presenta sfide uniche e complesse. Tra le pressioni sociali, le aspettative scolastiche e i rapidi cambiamenti tecnologici, i genitori si trovano a muoversi in un territorio inesplorato. Per questo abbiamo organizzato questo convegno: per aiutare le famiglie ad orientarsi e a seguire i propri figli durante il passaggio, molto delicato, alle scuole superiori”.

“Con l’aiuto del Dott. Paduanello – conclude la Presidente del Sasfal- Cgil – e attraverso l'analisi di fattori sociali, emotivi e relazionali, i partecipanti acquisiranno una comprensione più profonda delle sfide attuali e delle strategie per affrontarle. I genitori, spesso, sono lasciati soli nell’educazione dei figli e questa vuole essere l’occasione per loro per confrontarsi e condividere paure ed ansie. Il nostro obiettivo è di essere loro vicini senza la pretesa di risolvere i problemi, ma almeno di esplicitarli, portarli fuori e riconoscerli”.

L’incontro è aperto a tutti ma è necessario iscriversi andando al link https://forms.gle/XLA3HUEgFsNBoFdLA o inquadrando il QR Code presente sulla locandina dell’iniziativa.

 

La FLC CGIL chiama allo sciopero la Scuola, l’Università, la Ricerca e l’AFAM il 31 ottobre. A Padova, il presidio davanti alla Prefettura dalle ore 10.00

Come più volte denunciato, la condizione problematica del lavoro pubblico dei diversi comparti di contrattazione è fortemente aggravata dalle scelte di questo Governo sia sul piano delle politiche generali che sul piano contrattuale.
Per queste ragioni la FLC Cgil, nell'ambito delle iniziative delle categorie, ha indetto per la giornata del 31 ottobre 2024 lo sciopero per l’intera giornata di tutte le lavoratrici e I lavoratori di scuola, università, ricerca, alta formazione artistica e musicale e degli istituti Aninsei.

Nello specifico le ragioni dello sciopero sono:

1. Il rinnovo del CCNL 2022-24 con risorse adeguate a mantenere il potere d’acquisto delle retribuzioni rispetto all’inflazione del triennio 2022-2024: lo stanziamento previsto dal governo è del 5,78% a fronte dell’inflazione IPCA che si attesta al 17,3%.

2. La salvaguardia della dimensione nazionale del CCNL contro ogni ipotesi di regionalizzazione del sistema di istruzione e della ricerca

3. La riconduzione al CCNL di tutte le materie di natura contrattuale, dall’utilizzo delle risorse economiche, all’ordinamento professionale, ai percorsi di valorizzazione

4. Un piano di assunzione e la stabilizzazione del precariato nei settori della conoscenza e contro l’uso abusivo di successivi contratti e rapporti di lavoro a termine.

5. Il definanziamento dei settori della conoscenza e i tagli annunciati nella prossima legge di bilancio.

6. Gli interventi di riforma che stanno peggiorando il sistema di istruzione e formazione e rischiano di precarizzare ulteriormente e privatizzare i settori della conoscenza.

Nel corso della mattinata del 31, in occasione dello sciopero, sono state programmate manifestazioni territoriali e regionali. A Padova, previsto un presidio a partire dalla ore 10.00 in P.zza Antenore davanti alla Prefettura.

→ Mappa delle manifestazioni
→ Materiali grafici e documenti

Il video di promozione dello sciopero del 31 ottobre realizzato dalla Flc Cgil Sicilia

Approvata dal Consiglio UE la direttiva europea sui lavoratori su piattaforma. Nota Cgil

La direttiva europea sui lavoratori su piattaforma è stata ufficialmente approvata lunedì 14 ottobre dal Consiglio dell'Unione Europea e rappresenta un passo fondamentale nella tutela dei diritti per tutti i lavoratori che operano attraverso una piattaforma digitale.

Questo atto legislativo arriva dopo un lungo iter, seguito fin dall’inizio dalla nostra Organizzazione, con la proposta presentata dalla Commissione europea nel 2021, seguita dalla discussione e modifica nel Parlamento europeo, e infine dall'accordo raggiunto durante il trilogo a marzo 2024. Il Parlamento europeo ha approvato l’accordo a fine aprile 2024 e il 14 ottobre il Consiglio ha dato il via libera finale.

L'iter della direttiva

La proposta di direttiva, avanzata dalla Commissione Europea, affronta il fenomeno della corretta qualificazione dei lavoratori su piattaforma, un problema sempre più diffuso che ha impedito a molti lavoratori di accedere a diritti fondamentali. Tra questi diritti spicca il mancato accesso all’applicazione dei contratti collettivi nazionali del settore firmati dai sindacati rappresentativi, e tra questi diritti la malattia retribuita, i contributi sociali, una paga oraria equa e la tutela in materia di salute e sicurezza. In Italia, esistono già alcune leggi in merito, ma questa direttiva rafforza i principi già affermati da numerose sentenze dei tribunali italiani, grazie alle cause promosse dalle Categorie della CGIL a Bologna, Firenze, Milano, Roma e Palermo e in altre città, in merito alle attività di consegna di cibo.

I punti chiave della direttiva

La direttiva introduce alcuni cambiamenti fondamentali:

  • Presunzione di subordinazione: L'articolo 5 della Direttiva stabilisce che si presume la natura subordinata del rapporto contrattuale tra una piattaforma di lavoro digitale e il lavoratore quando si riscontra un potere di controllo o di direzione da parte della piattaforma sul lavoratore. Non è necessario che si verifichino entrambi i poteri: è sufficiente che vi sia un potere di controllo per far scattare la presunzione di subordinazione. Questo comporta un'inversione dell'onere della prova, per cui sarà la piattaforma a dover dimostrare che il lavoratore è autonomo.
  • Trasparenza e regolamentazione degli algoritmi: La direttiva impone alle piattaforme digitali di garantire la trasparenza sull’uso degli algoritmi che influenzano l’organizzazione del lavoro e le condizioni contrattuali dei lavoratori. I lavoratori e i loro rappresentanti sindacali hanno il diritto di ricevere informazioni dettagliate su come vengono raccolti e trattati i dati, sulle categorie di decisioni prese dai sistemi decisionali automatizzati e sui principali parametri utilizzati dagli algoritmi. Inoltre, ogni volta che il sistema algoritmico viene modificato, o quando i rappresentanti dei lavoratori lo richiedono, l'azienda deve fornire tali informazioni prima dell’introduzione di nuove modifiche. Questo diritto si estende anche all'accesso a tali informazioni in qualsiasi momento su richiesta dei rappresentanti dei lavoratori.
  • Controllo umano sulle decisioni algoritmiche: Le decisioni fondamentali che influenzano il rapporto di lavoro, come il licenziamento o la sospensione, non possono essere affidate esclusivamente agli algoritmi. Deve essere sempre garantito l'intervento di una persona fisica su queste decisioni cruciali. Questo controllo umano mira a evitare che i lavoratori siano penalizzati da decisioni prese autonomamente dalla piattaforma, garantendo trasparenza e correttezza.
  • Ruolo cruciale della contrattazione collettiva: La direttiva afferma l’importanza della contrattazione collettiva nel settore delle piattaforme digitali. I sindacati dovranno essere coinvolti nella determinazione dei parametri che regolano l'algoritmo, garantendo che i diritti dei lavoratori siano tutelati durante l'intero processo. Inoltre, nelle aziende con più di 250 dipendenti, i sindacati hanno il diritto di avvalersi di un esperto tecnico, a carico dell'azienda, per facilitare la comprensione del funzionamento degli algoritmi e garantire che questi rispettino i diritti dei lavoratori.
  • Rappresentanza legale e potere sindacale: L'articolo 19 della Direttiva riconosce il diritto ai sindacati e ad altri soggetti con legittimo interesse, in conformità alle prassi e al diritto nazionale, di avviare procedimenti giudiziari o amministrativi per far valere i diritti previsti dalla direttiva. Questo significa che i sindacati, o altre entità che rappresentano gli interessi dei lavoratori su piattaforma, possono agire legalmente per assicurarsi che la direttiva e le relative leggi nazionali di implementazione vengano applicate. Questo potere legale è cruciale per il sindacato, in quanto permette di fare pressione sulle piattaforme affinché rispettino i diritti dei lavoratori, rafforzando così il ruolo dei sindacati nell’azione di tutela.

Le sfide future e il ruolo degli Stati membri

Gli Stati membri devono ora trasporre la direttiva nei loro sistemi giuridici nazionali entro due anni, adottando una legge che integri i principi stabiliti. Tuttavia, è essenziale che questo processo venga svolto in modo completo e ambizioso, garantendo che i diritti dei lavoratori su piattaforma vengano realmente rafforzati. È fondamentale che il recepimento della direttiva non venga realizzato in modo parziale o inefficace, rischiando di vanificare le conquiste ottenute in questi anni grazie alle mobilitazioni sindacali, al contenzioso giuridico-legale e in ultimo all’importante accordo raggiunto in sede ministeriale con UBER HEATS.

La Confederazione Europea dei Sindacati (CES) ha sottolineato l'importanza che i governi nazionali agiscano rapidamente e coinvolgano le parti sociali in questo processo, per evitare che la direttiva venga applicata solo parzialmente o in modo inefficace. Come affermato dalla segretaria confederale della CES, Tea Jarc: "I lavoratori non possono attendere altri due anni per ottenere una paga equa, la malattia retribuita o le ferie pagate. È ora che i governi nazionali adottino leggi che non solo recepiscano i principi della direttiva, ma che, se possibile, rafforzino ulteriormente i diritti dei lavoratori, evitando che una trasposizione incompleta o debole renda vano tutto il lavoro svolto finora".

Per questo motivo, è necessaria una forte pressione da parte del sindacato affinché il recepimento avvenga in modo completo e rigoroso, garantendo un miglioramento reale delle condizioni di lavoro per tutti i lavoratori su piattaforma, senza compromessi o soluzioni di facciata che possano sminuire i diritti conquistati.

“Fermiamo le guerre, il tempo della Pace è ora” 26 ottobre 2024 giornata di mobilitazione nazionale con manifestazioni in 7 capoluoghi di Regione. La Cgil di Padova alla manifestazione di Milano

FERMIAMO LE GUERRE

Basta con l’impunità, la complicità, l’inazione

Cessate il fuoco a Gaza, in Medio Oriente, in Ucraina e in tutti i conflitti armati nel mondo

Per una conferenza di pace ONU, per il rispetto e l’attuazione del diritto internazionale, dei diritti umani, del diritto dei popoli all’autodeterminazione, per il riconoscimento dello stato di Palestina, per risolvere le guerre con il diritto e la giustizia

Per la risoluzione nonviolenta delle guerre, per una politica estera italiana ed europea di pace, di cooperazione e di sicurezza comune

Per il disarmo, per vivere in pace, per la giustizia sociale e climatica, per il lavoro, per i diritti e la democrazia

Insieme per buttare fuori dalla storia tutte le guerre, le invasioni, le occupazioni, i crimini di guerra, i crimini contro l’umanità, i genocidi, i terrorismi

No al riarmo, no all’aumento delle spese militari, no alla produzione e diffusione delle armi nucleari no all’invio di armi ai paesi in guerra

Per il diritto a manifestare, contro il Ddl 1660

IL TEMPO DELLA PACE E’ ORA

modulo adesioni a questo link


Lo scenario internazionale rappresenta sempre più la legittimazione della guerra come strumento della politica ed a questo si unisce una torsione autoritaria della democrazia in Italia ed in Europa. Due anni e mezzo di guerra in Ucraina con oltre un milione tra morti e feriti delle due parti, 6 milioni di ucraini rifugiati all’estero, un milione di russi fuggiti per evitare il fronte o la galera, un terzo del territorio ucraino distrutto e, nonostante tutto ciò, l’Italia ed paesi membri dell’Unione Europea, giustamente schierati a difesa dei diritti del popolo ucraino contro l’aggressione illegale e criminale della Russia di Putin, continuano ad investire sulla guerra e non sugli strumenti della diplomazia, del negoziato, della soluzione politica, in una escalation militare che può sfuggire di mano e trascinare l’Europa intera in un nuovo conflitto mondiale tra eserciti e stati che posseggono l’arma nucleare.

Ad un anno dal criminale atto di terrore di Hamas nei confronti di civili israeliani e dall’immediata reazione militare del governo israeliano nella striscia di Gaza, il bilancio è drammatico e non se ne vede la fine: oltre 42mila morti, 100mila feriti, 17mila minori orfani, 2 milioni di palestinesi intrappolati, sotto un fuoco incessante, bombardamenti, in permanente fuga per un luogo sicuro, senza cibo, acqua, assistenza sanitaria. Ma il teatro di guerra, nonostante le pressioni internazionali per il cessate il fuoco, si è invece esteso all’intera regione, in Libano, in Siria, in Yemen e con l’Iran, fino agli ultimi episodi che hanno visto l’esercito israeliano attaccare ripetutamente il quartier generale della missione Unifil nel sud del Libano, dove tra gli altri, vi è la presenza di un contingente militare italiano di oltre mille soldati.

Mai, dalla nascita delle Nazioni Unite, ci si è trovati dentro una spirale di guerre e di minacce tra potenze nucleari con il rischio dello scoppio di una guerra globale e nucleare.

Le scelte del nostro governo e dell’Unione Europea stanno violando  sistematicamente le fondamenta della convivenza, della pace e della sicurezza comune incardinate nel sistema ONU con la scusa dell’attacco alla nostra democrazia, ai nostri valori, al nostro modello di società. Siamo arrivati al “tutto si tiene”, alla convergenza delle crisi, alla legittimazione della guerra e del riarmo come strumenti di politica estera ed interna degli stati, laddove gli stessi sono portati dalle proprie alleanze e dai supposti interessi nazionali, mentre l’industria ed il commercio delle armi prospera, divide profitti e chi paga il conto sono le popolazioni, i programmi sociali, i servizi sanitari, l’ambiente. Così fallisce il progetto politico della comunità e degli stati europei, così si ridicolizza e si piega il multilateralismo a mere enunciazioni di bei principi senza più azione, coprendosi con l’impunità, oramai complici, senza più limiti, senza più vergogna, solo arroganza e cecità, usando il potere ed il mandato popolare come clava. Prova di tutto ciò sono la censura, la criminalizzazione della protesta, i divieti di manifestare, il dileggio e la banalizzazione di chi si schiera per il cessate il fuoco e per i negoziati, fino ad attaccare le Nazioni Unite, prima a parole, poi con le accuse di essere di parte, per poi bombardare la missione di peacekeeping in Libano.

Oggi più che mai è fondamentale per la difesa dei diritti, della democrazia, del lavoro fermare le guerre e la corsa al riarmo. Non è pensabile che si possa costruire un futuro di benessere e di sicurezza in Italia ed in Europa se si pensa di fare la guerra al resto del mondo.

La giornata si svolgerà con manifestazioni in sette città: Torino, Milano, Firenze, Roma, Bari, Palermo, Cagliari. 

La Cgil di Padova organizzerà dei pullman diretti alla manifestazione di Milano. Chiunque volesse partecipare scriva a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Il filmato di promozione della giornata di mobilitazione nazionale per la pace del 26 ottobre realizzato dalla Rete Italiana Pace Disarmo

Fermiamo il Ddl Collegato Lavoro, aumenta la precarietà e liberalizza i contratti brevi

Il governo e la maggioranza del Parlamento intervengono sulla materia in modo disorganico, dannoso e senza alcun confronto con le organizzazioni sindacali

Il governo dice di voler migliorare dignità e qualità del lavoro per giovani, neet, donne, ma con questo provvedimento aumenta flessibilità e contratti poveri e di breve durata

PERCHÉ IL DDL LAVORO AUMENTA LA PRECARIETÀ

Consente di usare senza limiti e vincoli i contratti in somministrazione a tempo determinato e indeterminato, perché toglie molti “paletti”. Si escludono dal tetto del 30% i somministrati a tempo indeterminato assunti dalle agenzie per il lavoro e i somministrati per nuove attività, startup, attività stagionali, spettacoli, sostituzioni, over 50. Inoltre, non si applicano i limiti di durata e le causali per quelli a termine se disoccupati, svantaggiati e molto svantaggiati. Si tratta di una modifica grave e pericolosa che va a braccetto con l’estensione dei contratti a termine già introdotta dal governo nel decreto cosiddetto Lavoro (D.l.48/2023 convertito in L.85/2023). In pratica si permette alle aziende di costruire un serbatorio di attivazioni su cui scaricare flessibilità e discontinuità.

Estende l’uso dei contratti stagionali allargando le deroghe ai limiti di durata e causali. È un intervento che aggira la sentenza della Corte di cassazione n. 9243 del 2023 e amplia il perimetro stesso della stagionalità consentendone il ricorso anche per intensificazione dell’attività lavorativa ed esigenze tecnico-produttive. In pratica un contratto che può essere utilizzato in piena libertà a partire proprio dai settori dove la priorità è il contrasto alla irregolarità, alla bassa qualificazione, alle basse retribuzioni.

Estende la flat tax a quelli che vengono definiti contratti misti, annullando la clausola ostativa al regime forfettario come strumento di contrasto al ricorso al lavoro autonomo non genuino. Un intervento grave che incentiva forme ibride e indebolisce tutele e stabilità dei rapporti di lavoro.

Introduce un unico contratto di apprendistato duale, che prevede la possibilità di trasformare quello di primo livello in professionalizzante o di alta formazione e di ricerca e per la formazione professionale regionale. Si prolunga in questo modo la durata degli sgravi per le aziende ma soprattutto le condizioni retributive di ingresso per gli apprendisti e si conferma l’idea di un sistema di istruzione tutto funzionale al mercato del lavoro.

Equipara l’assenza ingiustificata del lavoratore alle dimissioni volontarie. Questa norma rischia di trasformare in dimissioni automatiche anche assenze che potrebbero non essere una scelta del lavoratore: non c’è nessuna garanzia per l’ispettorato del lavoro di accertare i fatti e la reale volontà del lavoratore.

Amplia la sospensione degli adempimenti tributari per i lavoratori autonomi per malattia o infortunio per i figli minorenni e per il parto, ma esclude dal beneficio lavoratrici e lavoratori autonomi non ordinisti o iscritti agli albi.

 

Il collegato lavoro non dà risposta ai part-time involontari, alla stabilità per i lavoratori a termine, somministrati e stagionali, al lavoro nero e irregolare, ai bisogni dei lavoratori autonomi con o senza partita Iva, nessuna eliminazione dei contratti più poveri e precari

PER IL LAVORO DIGNITOSO, STABILE, SICURO, TUTELATO

NO AL DDL COLLEGATO LAVORO

 

→ Scarica Volantino Pdf – Scarica volantino Jpg

 

Il filmato sul sit-in di protesta dell'8 ottobre, a Roma davanti al Pantheon, da parte di Cgil e Uil contro il Ddl Collegato Lavoro

Cambiano le sedi Cgil di Cadoneghe e Este

Informiamo che nel mese di novembre due storiche sedi della Cgil di Padova, quella di Cadoneghe e quella di Este, traslocheranno e cambieranno indirizzo.

Più precisamente, la sede di Cadoneghe si sposterà, a partire da lunedì 11 novembre, in via Gramsci, 95 e seguirà i seguenti orari: da lunedì a venerdì, dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 17.30.

La sede di Este, invece, si sposterà, a partire da lunedì 4 novembre, in via Cà Mori, 2 e seguirà i seguenti orari: da lunedì a venerdì, dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.00.

 

ZILMET: CONTINUA LA PROTESTA DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI

Nel pomeriggio di mercoledì 9 ottobre si è tenuto a Limena in via del Santo, il presidio legato allo sciopero dei lavoratori e delle lavoratrici di tutti gli stabilimenti della Zilmet della provincia di Padova.

Continua incessante la vertenza legata all’azienda di vasi d’espansione, ormai sono mesi che l’azienda prosegue a sottrarsi ad una trattativa seria e a non fornire informazioni precise sugli investimenti che intende fare per restare al passo con le necessità del mercato di riferimento.

Davanti allo stabilimento di via del Santo a Limena si sono riuniti i dipendenti in agitazione degli stabilimenti di Limena e di Bagnoli per far sentire insieme la loro contrarietà nei confronti della proprietà che seguita ad esprimere posizioni ostili e irrispettose verso i lavoratori e le lavoratrici con provvedimenti disciplinari e contestazioni che sfiancano anche i dipendenti più esperti.

Accanto ai lavoratori e alle lavoratrici in sciopero della Zilmet erano presenti a portare la loro solidarietà diverse delegazioni di delegate e delegate della Fim, della Fiom e della Uilm di Padova, con loro anche funzionari e segretari di altre categorie dei tre sindacati maggioritari.

“Dopo 5 mesi dallo sciopero di maggio siamo ancora davanti allo stabilimento di via del Santo per chiedere nuovamente alla proprietà di ascoltare le lavoratrici e i lavoratori, le loro esigenze per poter vivere e lavorare con dignità e serenità e i loro timori riguardanti la cassa integrazione e il futuro degli stabilimenti padovani. Nella situazione attuale, è necessario, inoltre, che la proprietà si esprima con chiarezza sul futuro dell’azienda, soprattutto dopo la notizia degli investimenti in nuovi stabilimenti negli Stati Uniti. Infine, si chiede all’azienda di riaprire serie trattative per stipulare il nuovo contratto di secondo livello senza ricatti o prese di posizione unilaterali dell’azienda, dopo la scadenza del precedente accordo integrativo sottoscritto fra le parti tre anni fa e ormai da rinnovare. Quello di oggi è stato solo un ulteriore tassello di questa vertenza che non vedrà la fine se non quando l’azienda non si siederà al tavolo di contrattazione per dare risposta alle richieste e agli interrogativi portati alla loro attenzione in questi mesi” hanno dichiarato i funzionari delle tre sigle sindacali in accordo con le Rsu dei siti produttivi della provincia.

Il Servizio di Telenordest sullo sciopero e presidio alla Zilmet di Limena