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Molex: Firmato accordo per acquisto, salvati tutti i posti di lavoro

Oggi, durante un incontro fra le parti in Regione Veneto, è stato sancito l’accordo per il salvataggio della Molex dopo più di 8 mesi di vertenza e incertezze in cui il ruolo di vigilanza dell’Unità di Crisi è stato fondamentale per come ha sostenuto e sorvegliato, su richiesta delle rappresentanze sindacali, tutto il processo, oltre che per la difesa dei lavoratori e delle lavoratrici, anche per la tenuta sociale e occupazionale del territorio di Padova.

La Fiom e la Uilm insieme ai delegati hanno dato il loro consenso dopo aver analizzato il piano industriale presentato a fine ottobre da IVision e Innovatek per l'acquisto del 100% delle quote di Molex Zetronic e dopo aver attestato, oltre all’acquisto, la disponibilità alla formalizzazione di un'intesa che prevede 4 punti di accordo essenziali: l'impegno a non avviare procedure di licenziamento collettivo fino alla fine del 2026 e, in caso di nuove assunzioni, ad assumere in forma diretta i lavoratori somministrati in staff leasing già presenti in azienda; nel corso del 2025 sarà avviato un tavolo interno di contrattazione per la definizione di un contratto integrativo aziendale che comprenda un premio di risultato e la valorizzazione sul piano economico dei risultati positivi sul piano della redditività, della produttività, dell’efficienza, della qualità e dell’innovazione. Inoltre, in caso di necessità di CIGO sarà sempre usato il sistema di pagamento con anticipo e successivo conguaglio delle somme erogate ai lavoratori e possibili forme di integrazione a sostegno del reddito.

“Come sindacati siamo soddisfatti dei risultati ottenuti soprattutto in merito alla salvaguardia dei livelli occupazionali, all’impegno da parte dell’azienda di lavorare per un futuro contratto integrativo di secondo livello volto anche alla definizione di un Premio di Risultato e alla garanzia dei diritti e degli stipendi dei lavoratori anche in caso di cassa integrazione. Speriamo che con la firma di questo accordo e con l’imminente compravendita si possa arrivare ad una situazione di tranquillità e stabilità che possa permettere a lavoratori e lavoratrici di guardare al loro presente e al loro futuro con speranza e fiducia.” Hanno dichiarato dalla Fiom di Padova e dalla Uilm di Padova. 

Molex: un nuovo nome e un accordo condiviso per il futuro del sito padovano

"Fin dall’inizio della vertenza 8 mesi fa, come Fiom, abbiamo preteso che si instaurasse un confronto attivo in modo da permettere una reindustrializzazione del sito che non perdesse il carattere industriale che per oltre un secolo ha accompagnato questa azienda padovana. Zetronic, questo il nome che è stato scelto per questa rinnovata realtà industriale, dovrà garantire, come da accordo sottoscritto e come prefigurato nel piano industriale, la tenuta produttiva con un ampliamento e una diversificazione dei settori e dei manufatti da realizzare, oltre allo sviluppo occupazionale che viene espresso nello stesso piano industriale. Il compito nostro e della Regione sarà di monitorare sul rispetto di tutti i passaggi dell’accordo per la tutela dei lavoratori e delle lavoratrici e per la continuità dell’assetto industriale del territorio." hanno dichiarato Francesca Battisti, componente della segreteria e Michele Iandiorio, segretario generale della Fiom Cgil Padova.

“Quelle elezioni sono da annullare!” Operazione trasparenza della Cgil Padova sull’Ordine degli Infermieri di Padova

  • Allega: ordine_infermieri_m.pdf
  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino, Gazzettino e Corriere Veneto sulla denuncia della Cgil riguardo le ultime elezioni dell'Ordine delle Professioni Infermieristiche di Padova
  • video link: Visita il sito

Cgil Padova: “Evidenti e diverse irregolarità nelle elezioni per gli organi interni dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Padova. Allarmante la mancanza di trasparenza in quello che è un ente pubblico”

“Erano le 6 e 40 del 1° settembre di quest’anno e 20 minuti dopo, alle 7.00, sarebbe dovuto svolgersi la convocazione dell’Assemblea elettorale di tutti gli iscritti all’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Padova al fine di dare avvio alle elezioni per il rinnovo degli organi interni dell’Ordine (Consiglio Direttivo, Commissione di Albo della Professione Sanitaria e Collegio dei Revisori). Uno dei miei assistiti era presente e dopo aver bussato e suonato per un po’, quando finalmente gli è stato aperto, gli è anche stato detto che la riunione si era già svolta e la Commissione era già stata designata. Peccato che, secondo la lettera di convocazione, tutto sarebbe dovuto iniziare alle 7.00. Si tratta della prima, e la più grave, delle irregolarità che contestiamo” .

A parlare è l’Avvocata Barbara Margherita che assiste quattro appartenenti all’Ordine degli Infermieri di Padova che hanno deciso di fare ricorso presso la Commissione Centrale per gli esercenti le professione sanitarie per annullare le elezioni, svoltesi in varie convocazioni nei primi 15 giorni di settembre 2024, per evidenti e chiarissime irregolarità che le hanno caratterizzate: “Oltre a questa clamorosa violazione delle regole ce ne sono altre come il fatto che l’urna è stata sigillata solo l’ultimo giorno di votazioni, in clamorosa violazione di tutte le regole in materia e la presenza dell’ex presidente dell’Ordine, per tutto il periodo delle votazioni, all’interno dei locali adibiti a seggio elettorale, pur essendo la sua presenza, consentita ai solo componenti della Commissione elettorale, una palese inosservanza delle norme”.

“Si tratta – dicono dalla Cgil di Padova – di un’evidente mancanza di trasparenza di quello che è, ricordiamo, un ente pubblico e non una qualsiasi associazione privata. Vale la pena aggiungere che l’Ordine degli Infermieri di Padova conta ben 7720 persone ed è il più grande del Veneto e che situazioni come quelle che abbiamo registrato a Padova, sono state riscontrate anche in altre regioni italiane. Accanto alle chiare e palesi violazioni delle regole, ci sono stati anche altri comportamenti da parte dell’Ordine che non possiamo accettare come per esempio, l’impossibilità di poter prendere visione del verbale della famosa riunione del 1° settembre della Commissione Elettorale; una tempistica atta a scoraggiare la presentazione delle liste elettorali, la mancanza di una modulistica per chi si volesse candidare (abbiamo dovuta realizzarne una noi della Cgil copiando quella della Regione Lazio e darla a chi ce ne ha fatto richiesta), il rifiuto di candidature perché mancavano i documenti d’identità di coloro che avevano firmato a loro sostegno, quando in realtà non sono richiesti”.

“In sostanza – conclude la Cgil – quanto avvenuto nelle elezioni di settembre è più che sufficiente a chiedere il loro annullamento. Da parte nostra, l’unico interesse che perseguiamo è quello della trasparenza non certo quello di favorire liste in cui sono presenti nostri iscritti, anche perché nel ricorso sono coinvolte persone che non appartengono alla Cgil ma che avevano l’unico intento di impegnarsi affinché l’Ordine di cui fanno parte cambi rotta e punti ad essere realmente inclusivo. Del resto non dimentichiamo che pur essendoci quasi 8000 iscritti, a votare ci sono andate 100/200 persone, decisamente molto poche. Una mancanza di partecipazione che evidentemente qualcuno vuole continuare a favorire per meri interessi personali e che noi, come Cgil, non possiamo non combattere”.

Il servizio di 7 Gold Telepadova sulla denuncia della Cgil 

La clamorosa protesta di tre lavoratori di un cantiere edile al Portello, a Padova: mattinata in cima ad una gru. Il sostegno e la mediazione della Fillea Cgil Padova

Una mattinata ad alta tensione, quella di ieri, nel cantiere sito al Portello tra via Belzoni e via Sant’Eufemia, dove sorgerà l’ennesimo studentato privato in città e dove tre operai edili di origine egiziana, al culmine di una situazione che si protrae da parecchi mesi, hanno deciso di salire sulla maxi gru che sovrasta il cantiere con la promessa di non scendere finché non fossero stati versati loro gli stipendi che avanzavano. Immediato l’intervento della polizia, dei vigili urbani e del fuoco, nonché della Fillea Cgil Padova, che con il Segretario Generale Gianluca Badoer, la Segretaria Provinciale Barbara Schiavo e il funzionario Antonio Alaia, si è precipitata al cantiere appena avvisata della situazione venutasi a creare.

Un cantiere da mesi sotto osservazione e davanti al quale, a mezzogiorno, ci sarebbe dovuti essere un presidio e una conferenza stampa per denunciare l’insostenibile situazione venutasi a creare all’interno. Ma, a inizio mattinata la situazione è precipitata perché ai lavoratori è stato intimato di lasciare i loro alloggi (ricavati in casette/container all’interno dello stesso cantiere) e lasciare il posto di lavoro. Questo ha scatenato la reazione dei lavoratori e tre di loro sono quindi saliti a più di 40 metri di altezza.

“La situazione – dice Barbara Schiavo della Fillea Cgil Padova – è letteralmente esplosa perché i lavoratori, per rivendicare le retribuzioni non saldate e il mancato rispetto del CCNL Edilizia, sono saliti su una gru. Vanno capiti: le loro condizioni di lavoro e di vita non sono dignitose. Vivono in container adibiti ad alloggi, del tutto fuori regola, dove dormono e consumano i loro pasti, rigorosamente comprati a loro spese perché per loro non sono previsti buoni pasto. Si aggiunga che non sono stati registrati a Padova, come prevede il Testo unico sull’immigrazione, cosa che a molti di loro avrebbe fatto comodo per il rinnovo del permesso di soggiorno”.

“Anche sotto il profilo della sicurezza – aggiunge la sindacalista – la situazione lascia a desiderare se consideriamo che si tratti di lavoratori in larga parte egiziani, e poi marocchini e dell’Africa sub-sahariana, che conoscono pochissimo l’italiano. In realtà, solo due di loro lo capiscono e lo parlano in modo accettabile e quindi ci chiediamo come possano aver seguito i corsi di formazione in materia di sicurezza se non capiscono l’italiano”.

“Si tratta – dice il Segretario Generale della Fillea Cgil, Gianluca Badoer – di un gesto di disperazione dettato dalla giungla che si crea con la liberalizzazione degli appalti voluta da questo governo, dove a pagare alla fine sono sempre i lavoratori perché nessuno ha responsabilità diretta. Come in questo caso: il committente è costituito a due fondi israeliani, la ditta appaltatrice è la Gvg di Roma che ha appaltato alla EdilPe di Frosinone che a sua volta ha subappaltato alla Edilizia 90 di Milano. Una foresta di subappalti dove a pagare è l’ultimo anello della catena, i lavoratori che solitamente sono i migranti che spesso si trovano in una situazione di ricatto e quindi sono costretti ad accettare tutto. Ed è chiaro che il margine di guadagno si raggiunge attraverso i risparmi sulla sicurezza e le retribuzioni dei dipendenti. E tutto questo accade in centro città, non in luoghi nascosti nella provincia”.

Intorno alle 13.00, la tensione finalmente è calata quando i tre lavoratori hanno accettato di scendere. Una decisione raggiunta anche grazie all’opera di un mediatore culturale che li ha convinti a ritornare a terra e dopo che hanno ottenuto il pagamento immediato del mese di settembre. Restano gli stipendi di ottobre e diversi pregressi che i lavoratori vantano per lavori effettuati in altri cantieri. Un risultato ottenuto grazie alla Fillea Cgil Padova, rimasta sempre a fianco dei lavoratori, che ha costretto l’azienda appaltatrice, la romana Gvg, a garantire affinché venissero onorati tutti gli impegni.

Il servizio di Telenordest sulla mattinata di tensione al Portello

 

Lavoro: Cgil, l'odg dell'Assemblea nazionale dei delegati e delle delegate

Ordine del giorno conclusivo dell'Assemblea nazionale dei delegati e delle delegate della Cgil "L'intelligenza del lavoro per un nuovo modello di sviluppo e per fermare i licenziamenti", tenutasi oggi al Teatro Gaber di Milano.

  • CGIL e UIL insieme hanno proclamato per venerdì 29 novembre p.v. 8 ore di sciopero generale.
    L’Assemblea Nazionale delle delegate e dei delegati della CGIL svolta a Milano il 6 novembre 2024 invita tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori ad aderire alla giornata di sciopero e a partecipare alle manifestazioni che si svolgeranno contemporaneamente in tante città del nostro Paese.
  • È il momento di riprenderci la scena e di lottare tutti insieme per difendere l’occupazione, aumentare i salari, superare la precarietà nei settori pubblici e privati per creare un lavoro stabile e sicuro, garantire il diritto universale alla sanità, all’istruzione, alla pensione pubblica, contrastando il processo di privatizzazione in corso.
  • È il momento di lottare insieme per garantire un futuro al nostro sistema industriale manifatturiero e dei servizi, attraverso uno straordinario piano di investimenti pubblici e privati, mettendo in campo politiche industriali in grado di affrontare la transizione digitale, ambientale ed energetica, invertendo un declino produttivo sempre più evidente in Italia ed in Europa.
  • È in gioco la libertà di esistere di tutte le persone che per vivere vogliono lavorare in sicurezza, con dignità, con giustizia sociale in un mondo ambientalmente sostenibile e senza guerre.
  • È il momento di lottare insieme per conquistare una vera riforma fiscale per cambiare le scelte e gli indirizzi di politica economica e sociale del governo andando a prendere i soldi dove sono: grandi patrimoni, profitti, extraprofitti, rendita finanziaria, ed immobiliari, lotta all’evasione fiscale, al lavoro nero ed al caporalato.
    Non è sopportabile che il reddito da lavoro dipendente e da pensione sia tassato più del doppio della rendita finanziaria immobiliare, dei profitti e del lavoro autonomo al punto che nel 2024 saranno 17 i miliardi di maggiori entrate dell’IRPEF al 90% pagate da dipendenti e pensionati, mentre il potere di acquisto dei salari non è tutelato.
    È paradossale che ciò avvenga quando l’Area Studi di Mediobanca certifica che nel 2023 il fatturato ed il valore aggiunto delle prime 200 medie e grandi imprese è aumentato del 33%, il peso dell’utile netto è aumentato del 14% mentre il costo del lavoro è calato del 12%.
    E tra il 2020 e il 2023 gli azionisti si sono distribuiti ogni anno una media dell’80% degli utili lasciando solo il 20% come contributo all’autofinanziamento degli investimenti.
  • La crisi che ora stiamo vivendo del nostro sistema industriale, manifatturiero e dei servizi è dovuta, oltre che al quadro internazionale ed al ritorno della guerra, anche alla riduzione degli investimenti, ai ritardi tecnologici, alla mancanza di infrastrutture, all’aumento della precarietà, all’affermarsi di un modello di fare impresa fondato non sulla qualità e l’innovazione ma su un sistema di subappalti che incentiva la competizione sulla riduzione dei costi e dei diritti e che produce un aumento dei morti e degli infortuni sul lavoro.
    La produzione industriale è in calo da 19 mesi, calano le ore di lavoro, aumenta il ricorso alla CIG, interi settori produttivi, come ad esempio automotive, abbigliamento, petrolchimici, sono al collasso e si stanno moltiplicando annunci di chiusure, trasferimenti d’impianti e licenziamenti.
  • Le scelte del governo di tagliare la spesa pubblica per i prossimi 7 anni e di non agire sull’aumento delle entrate e degli investimenti aggrava la situazione e peggiora le condizioni di vita e di lavoro delle persone.
    Nella legge di bilancio consegnata al Parlamento non c’è alcuna svolta sulle politiche industriali, anzi vengono tagliati gli investimenti pubblici a cominciare dal settore automotive, aumentano i ritardi e le incognite sulla realizzazione del PNRR, non è previsto nulla sulla riduzione dei costi dell’energia e sull’incremento delle fonti rinnovabili, anzi conferma un PNIEC del tutto inadeguato, fondato sull’idea non condivisibile della neutralità tecnologica; si riducono le risorse agli enti locali, alla sanità, all’istruzione; si peggiorano le pensioni, si fanno nuovi condoni fiscali, non si adeguano i salari all’inflazione reale.
  • Nella legge di bilancio l’unica spesa pubblica che aumenta è quella per le armi e ciò è inaccettabile perché fomenta solo la guerra.
  • Un governo che pericolosamente mette in discussione la nostra Costituzione con il provvedimento dell’autonomia differenziata, con il premierato che mortifica la democrazia, con il disegno di legge sulla sicurezza che mette in discussione la libertà di espressione e di manifestare, con l’attacco inaccettabile alla indipendenza della magistratura.
  • La crisi è italiana ed europea.
    Insieme al Sindacato Europeo (CES) giudichiamo negativamente le scelte della Commissione Europea, approvate anche dal governo italiano, che hanno riproposto un nuovo patto di stabilità che non esce dalle politiche di austerità che sono la causa della crisi industriale, tecnologica e occupazionale che il Continente europeo sta vivendo. 
    Insieme al Sindacato Europeo, per fermare il vero e proprio rischio di marginalizzazione e deindustrializzazione dell’Italia e dell’Europa, rivendichiamo lo stanziamento di risorse pubbliche e private per realizzare centinaia di milioni di euro di investimenti necessari per i prossimi 10 anni per le nuove politiche industriali. Accompagnate da piani di salvaguardia, riqualificazione ed ampliamento dell’occupazione anche tramite una strategia di riduzione degli orari di lavoro, di formazione permanente e di sostegno al reddito.
    Solo così si può affrontare la transizione ecologica ed energetica, quella digitale ed il drammatico cambiamento climatico.
  • Così come rivendicato con la proclamazione di scioperi nel settore metalmeccanico, chimico, dell’istruzione e della ricerca, del trasporto è il momento che direttamente laPresidenza del Consiglio convochi specifici tavoli per realizzare accordi sindacali che impegnino le imprese ed il governo a precisi progetti d’investimento ed industriali.
  • Consideriamo necessario creare una vera e propria Agenzia Pubblica per un nuovo modello di sviluppo per tutto il Paese comprese le aree interne ed il Mezzogiorno.
  • Rivendichiamo un confronto per accelerare la produzione di energia rinnovabile e separare i costi da quella derivante da fonti fossili al fine di ridurre il costo dell’energia e condizionarlo a piani di investimento e di sviluppo.
  • Rivendichiamo una piena tutela delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti dai processi di cambiamento determinati dalle transizioni in corso anche con la definizione di un apposito ammortizzatore sociale e con il ripristino del blocco dei licenziamenti.
    In tale ambito la riduzione degli orari di lavoro e il diritto alla formazione permanente devono essere oggetto di contrattazione nei contratti nazionali e di specifici provvedimenti legislativi quali strumenti di governo dei processi d’innovazione compreso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi.
  • Rivendichiamo la necessità di sostenere la ricerca di base e l’innovazione tecnologica, investimenti in ricerca e sviluppo, collaborazioni tra industria ed Università con particolare attenzione alla transizione digitale e verde ed alla crescita dimensionale delle imprese.
  • Servono, cioè, politiche pubbliche capaci di coniugare sviluppo sostenibile con la difesa e la creazione di nuovo lavoro, strumenti che garantiscano tutela sociale, sostegno al reddito, riqualificazione e formazione per le lavoratrici e i lavoratori a partire da quelli coinvolti nei processi di riconversione.

Proclamando insieme alla Uil lo sciopero generale del 29 Novembre, ci siamo assunti la responsabilità di indicare a tutto il Paese che non c’è futuro se non si rimette al centro delle politiche economiche e sociali il miglioramento delle condizioni di lavoro e di vita delle lavoratrici e dei lavoratori, i loro diritti sociali e civili, la giustizia sociale e la sostenibilità ambientale.
Al lavoro e alla lotta !

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Le conclusioni del Segretario Generale della Cgil, Maurizio Landini, all'Assemblea Nazionale delle delegate e dei delegati della Cgil a Milano

Memoria Cgil per audizione su esame disegno di legge di bilancio per l'anno 2025, del 4 novembre 2024

Memoria predisposta con il contributo di tutte le Aree del Centro Confederale 

Lunedì 4 novembre si è tenuta l’audizione della CGIL, rappresentata dal Segretario Confederale, Christian Ferrari, dal Responsabile dell’Ufficio Economia, Nicolò Giangrande e dal Coordinatore Area Politiche per lo Sviluppo, Massimo Brancato, nell’ambito dell’esame del disegno di legge di bilancio per l'anno 2025 (C. 2112-bis), presso le Commissioni riunite Bilancio del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati.

Di seguito riportiamo la memoria predisposta per l’occasione con il contributo di tutte le Aree del Centro Confederale.


PREMESSA
Riteniamo opportuno partire da una brevissima descrizione della realtà economica e sociale del nostro Paese, che va guardata in faccia, senza edulcorarla.
Il pil cresce dello “zero virgola”; la produzione industriale cala da 19 mesi consecutivi (da novembre 2022 ad agosto 2024 il fatturato manifatturiero è sceso dell’8%); la domanda interna ristagna mentre l’export, ad agosto, ha perso il 6,7% in valore (il 10,7% in volume) sull’anno precedente; precarietà, lavoro nero e sommerso colpiscono 6 milioni di lavoratori; l’evasione fiscale e contributiva è a quota 82,4 miliardi; lavoratori e pensionati pagheranno, nell’anno in corso, oltre 17 miliardi di Irpef in più; l’inflazione cumulata nel triennio 2021 – 2023 è stata del 17,3%.
La manovra di bilancio si inserisce in questo quadro, e non in quello decantato dal Governo, che continua a celebrare record immaginari che prescindono totalmente dalle condizioni materiali di vita e di lavoro delle persone.
E alla domanda su quanto i suoi contenuti possano incidere, migliorando la situazione, la risposta arriva dallo stesso Esecutivo, che certifica – per i prossimi anni – un impatto sul Pil della sua politica economica tra 0,3 e 0,0 punti percentuali. Il che equivale ad ammettere di non essere in grado di incidere su quella realtà che abbiamo appena descritto.
Ma il problema è un altro, i provvedimenti assunti, se non saranno cambiati in maniera significativa dal Parlamento, peggioreranno ulteriormente le cose.
E ci riferiamo, innanzitutto, alla vera e propria fiera di tagli al welfare universalistico e ai servizi pubblici che si è scelto di portare avanti per rispettare i parametri del nuovo Patto di Stabilità, cui anche il Governo italiano ha dato via libera nel Consiglio europeo, che condannerà il nostro Paese a 7 anni di austerità.
È chiarissimo chi pagherà il prezzo più salato della riduzione drastica della spesa pubblica: saranno lavoratrici, lavoratori, pensionate e pensionati i quali – dopo aver subito una brutale perdita del potere d’acquisto a causa di una crescita dei profitti senza precedenti - verranno colpiti anche nel c.d. “salario sociale o indiretto”.
Eppure, contrariamente a quanto sostengono il Mef e Palazzo Chigi, che fanno passare per scelte tecniche decisioni assolutamente politiche, c’era un’alternativa a ridurre ulteriormente i dipendenti pubblici, a tagliare ancora una volta le risorse per Istruzione, Ricerca, Regioni ed Enti locali, a programmare una riduzione delle risorse per il Servizio sanitario nazionale tale da raggiungere – nel 2027 – il livello più basso mai registrato in rapporto al PIL, pari al 5,91%.
E l’alternativa era, ed è, recuperare risorse da extraprofitti e profitti (decine e decine di miliardi di euro), rendite e grandi patrimoni, evasione fiscale e contributiva.
Si è invece deciso di non andare a prendere i soldi dove sono, preferendo fare addirittura il contrario: ridurre la progressività fiscale (con la conferma della flat tax, e la sua eventuale estensione) e ricorrere a condoni, concordati e ogni altro strumento possibile e immaginabile pur di non contrastare un’economia sommersa in continua espansione. Restando fedeli al solito mantra del “meno tasse per tutti”.
Per tutti, tranne che per chi vive di salario o di pensione, che – pagando, attraverso il meccanismo del drenaggio fiscale, il maggior gettito Irpef cui abbiamo già fatto cenno – ha finanziato anche il taglio del cuneo fiscale, in una sorta di “grande partita di giro” a saldo zero.
Su questo punto occorre una precisazione. Siamo al terzo anno di fila in cui si tenta di vendere come nuovo sostegno ai lavoratori ciò che nuovo non è affatto, è semplicemente la conferma della vecchia decontribuzione, che è stata fiscalizzata. La stragrande maggioranza del mondo del lavoro non vedrà un solo euro in più in busta paga, anzi quasi tutti perderanno qualcosa.
Non è certamente in questo modo che si risolverà una questione salariale che, in Italia, è ormai grande come una casa.
E che non ci sia alcuna intenzione di affrontarla lo conferma lo stanziamento, per i rinnovi contrattuali del pubblico impiego 2022/2024, di risorse sufficienti a coprire appena 1/3 di quanto perso con l’inflazione, dando così un pessimo segnale anche ai settori privati.
A tutto questo va aggiunto il capitolo previdenziale. È scomparso dall’orizzonte qualunque tentativo, non tanto di superare ma perfino di mitigare la Legge Monti/Fornero. Dopo le ulteriori restrizioni per Opzione Donna, Ape sociale e Quota 103, un minimo di flessibilità in uscita sarà garantito ad appena lo 0,011% dei lavoratori, per tutti gli altri torna pienamente in vigore la legge che in campagna elettorale si era solennemente promesso di abolire. L’obiettivo è stato completamente ribaltato, puntando ad allungare – per ora in via volontaria – la permanenza al lavoro sino a 70 anni e oltre.
Ultima conseguenza della linea di politica economica assunta dal Governo è privare il Paese, attraverso il taglio degli investimenti pubblici (a cominciare dalle risorse destinate al settore decisivo dell’automotive, che rischia di implodere), della stessa possibilità di mettere in campo politiche industriali in grado di affrontare la transizione digitale, ambientale ed energetica, invertendo un declino produttivo sempre più evidente.
Se inoltre consideriamo i pesanti ritardi nell’attuazione del PNRR e l’assenza di qualunque strategia per il Mezzogiorno, troviamo piena spiegazione della crescita anemica in corso, che potremmo persino rimpiangere nei prossimi anni.
L’unico settore che – non solo non subisce alcuna austerità – ma che vede un incremento delle risorse senza precedenti, è la spesa militare: con circa 35 miliardi di euro da qui al 2039, tra il ministero della Difesa e il MIMIT.
Una scelta che ci vede assolutamente contrari, sia perché preannuncia la conversione della nostra economia in un’economia di guerra, che non può portare nulla di buono, sia perché consideriamo inaccettabile che si rilanci con i soldi pubblici la corsa al riarmo, mentre si tagliano i salari, il Servizio sanitario nazionale rischia di collassare e il welfare diventa sempre meno pubblico e universalistico.
Non serve altro per motivare la nostra mobilitazione, che culminerà nello sciopero generale del prossimo 29 novembre.
A meno che arrivino risposte, da parte del Sistema delle imprese e del Governo, alle nostre rivendicazioni: rinnovo dei Ccnl pubblici e privati per aumentare il potere d’acquisto; finanziamento straordinario per sanità pubblica, servizi sociali, non autosufficienza, istruzione e ricerca; piena rivalutazione delle pensioni, con rafforzamento ed estensione della quattordicesima; riforma delle pensioni che superi la Legge Monti – Fornero; politiche industriali per i settori manifatturieri e per i servizi con gli investimenti necessari per difendere l’occupazione – anche con il blocco dei licenziamenti –, creare nuovo lavoro e costruire un modello di sviluppo sostenibile; tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e contrasto alla precarietà, cambiando la legislazione in materia; ritiro del disegno di legge sulla sicurezza e rispetto delle libertà costituzionali.
Le risorse ci sono, e vanno recuperate innanzitutto attraverso una riforma fiscale all’insegna della progressività e della lotta all’evasione. Chi ha di più deve contribuire di più: non ci sono alternative se vogliamo tornare a crescere e redistribuire con equità la ricchezza prodotta.

→ Leggi la memoria completa

 
Nel video, da 4.22.29, l'intervento in Audizione del Segretario Confederale Christian Ferrari
 

Aggressione al personale sanitario dell’ospedale di Cittadella, la condanna dell’episodio e la solidarietà agli aggrediti della Cgil

Ore di terrore, ieri, a Cittadella, dove un paziente psichiatrico di 34 anni, dopo aver trovato chiuso il centro di igiene mentale, è entrato al Pronto Soccorso dell'Ospedale con un coltello di trenta centimetri, ferendo un infermiere, un medico, due carabinieri - uno dei quali operato d'urgenza - e seminando il panico fra i pazienti fino a quando una seconda pattuglia di carabinieri è riuscito a bloccarlo con una scarica del taser in dotazione e ad arrestarlo.

Sul grave episodio di violenza il commento del Segretario Generale della Cgil, Aldo Marturano, e della Segretaria Generale della FP Cgil Padova, Alessandra Stivali.

“Stamane (ieri, sabato 2 novembre ndr) un esagitato armato di coltello si è introdotto presso l’ospedale di Cittadella e ha aggredito, prima di venire neutralizzato dalle forze dell’ordine, chiunque gli si trovasse di fronte tra cui alcuni dipendenti della struttura ospedaliera, compreso un medico iscritto al nostro sindacato, usciti miracolosamente illesi dall’aggressione ma fortemente scossi per quanto avvenuto. Da quanto ci hanno riferito, se la sono vista veramente brutta e il bilancio sarebbe potuto essere infinitamente più grave se non fossero intervenuti i carabinieri a salvarli.

L’episodio di violenza, per quanto non strettamente legato all’attività ospedaliera in quel momento in corso, non può che riportare alla luce l’annoso problema della sicurezza del personale ospedaliero che nella nostra provincia, come altrove, è spesso costretto a lavorare con il rischio concreto di rimanere vittima di brutali aggressioni come riportano, quasi quotidianamente, le cronache. Spesso queste avvengono per mano degli stessi pazienti in cura (o loro parenti e amici), non è il caso di quanto avvenuto stamane a Cittadella ma resta evidente un problema di sicurezza nelle strutture ospedaliere.

Nell’esprimere la nostra solidarietà agli aggrediti e la nostra e loro riconoscenza ai carabinieri intervenuti per salvarli, chiederemo alla Direzione Ospedaliera di fornire nei prossimi giorni tutti i chiarimenti sulla vicenda e l’impegno affinché vengano rafforzate le misure di sicurezza per evitare il ripetersi di tali episodi”.

Il servizio di Telenordest sul grave episodio e le dichiarazioni di Alessandra Stivali

 

Ieri lo sciopero della scuola e il presidio di lavoratrici e lavoratori davanti alla Prefettura. Flc Cgil Padova: “Il mondo della scuola è unito e compatto nel dire no a questa legge di bilancio”

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino, Gazzettino e Corriere Veneto sullo sciopero e presidio della Flc Cgil Padova
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Si è svolto ieri, giovedì 31 ottobre, lo sciopero nazionale proclamato dalla Flc Cgil delle lavoratrici e i lavoratori della scuola, dell’università, degli enti di ricerca, delle accademie, dei conservatori e delle scuole non statali con contratto Aninsei. A Padova, come in altre 40 città italiane, lo sciopero è stato accompagnato da un presidio, iniziato alle ore 10.00, in P.zza Antenore davanti alla Prefettura, a cui ha partecipato qualche centinaio di persone. In piazza, insieme alla Flc Cgil Padova, anche i Cobas Scuola, il Corda (Coordinamento Ricercatori e Dottorandi) e il movimento Priorità alla Scuola più i rappresentanti di diversi movimenti politici.

“Scendiamo in piazza – ha detto Mara Patella, Segretaria Generale della Flc Cgil – perché il Governo sembra considerare l’istruzione non un diritto, ma una spesa. Basti solo pensare che ha previsto un rinnovo contrattuale che copre appena un terzo dell’inflazione reale, riducendo il potere d’acquisto dei salari senza stanziare le risorse necessarie per il rinnovo del contratto 2022-24, risorse peraltro già in parte distribuite l’anno scorso. L’aumento netto medio in busta paga offerto è di circa 35 euro medi: la verità è che stanno facendo cassa sugli stipendi dei lavoratori e delle lavoratrici, mentre aumentano i carichi di lavoro e questo è inaccettabile”

“Inoltre – ha concluso la rappresentante sindacale – nonostante il precariato dilagante, soprattutto nel sostegno, continuano a mancare soluzioni. Solo nella provincia di Padova, su 10.577 cattedre comprensive di tutti i gradi di scuola in organico il 25% è coperto da supplenti e oltre il 50% di questi, sono insegnanti di sostegno, e purtroppo, spesso senza neanche avere una specializzazione adeguata. In più, per il prossimo anno è previsto un ulteriore taglio di personale docente e ATA. A questo si aggiunge il carico improprio per le segreterie scolastiche, che gestiscono le pratiche pensionistiche e le graduatorie del personale: zero risorse e carichi di lavoro sempre più pesanti. E con le scuole già in difficoltà per il poco personale collaboratore scolastico che attende ancora che venga applicato il CCNL 19-21, come possiamo pensare che ci sia sorveglianza e sicurezza? Si tratta di problemi enormi che incidono pesantemente sulla qualità dell’istruzione nel nostro Paese, eppure non vengono minimamente affrontati. È arrivata l’ora di dire basta!”

Il servizio di Telenordest sullo sciopero e presidio in piazza Antenore della Flc Cgil Cgil

Cgil e Uil, Sciopero generale di 8 ore, venerdì 29 novembre, per cambiare la manovra di bilancio

CGIL e Uil proclamano 8 ore di sciopero generale, con manifestazioni territoriali, per la giornata di venerdì 29 novembre.

Lo hanno reso noto questa mattina nel corso di una conferenza stampa i segretari generali di CGIL e Uil Maurizio Landini e Pierpaolo Bombardieri.

La mobilitazione è stata indetta per chiedere di cambiare la manovra di bilancio, considerata del tutto inadeguata a risolvere i problemi del paese, e per rivendicare l'aumento del potere d'acquisto di salari e pensioni e il finanziamento di sanità, istruzione, servizi pubblici e politiche industriali.

Cgil e Uil, Sciopero generale di 8 ore, venerdì 29 novembre, per cambiare la manovra di bilancio
Aumentare salari e pensioni
Finanziare sanità, istruzione, servizi pubblici
Investire nelle politiche industriali

Il Governo ci infliggerà 7 anni di austerità con:

  • perdita del potere d'acquisto di lavoratori e pensionati causata da un'inflazione da profitti;
  • crescita della precarietà e del lavoro nero e sommerso;
  • tagli ai servizi pubblici, a partire da Sanità, Istruzione, Trasporto pubblico, Enti locali;
  • rinnovi contrattuali per il pubblico impiego che coprono appena 1/3 dell'inflazione;
  • taglio del cuneo fiscale (con perdite per molti) pagato dagli stessi lavoratori con il maggior gettito Irpef;
  • politiche fiscali che riducono la progressività e che, attraverso condoni e concordati, favoriscono gli evasori;
  • nessun intervento sugli extraprofitti;
  • peggioramento della Legge Monti/Fornero che si applicherà al 99,9% dei lavoratori;
  • insufficiente rivalutazione delle pensioni, con la beffa di un aumento di soli 3 euro al mese per le minime;
  • assenza di una politica industriale e tagli agli investimenti;
  • ritardi nell'attuazione del PNRR e nessuna strategia per il Mezzogiorno;
  • attacco alla libertà di manifestare il dissenso con il Disegno di Legge Sicurezza.

Per queste ragioni rivendichiamo al sistema delle imprese e al governo:

  • DI PRENDERE SOLDI DOVE SONO: extraprofitti, profitti, rendite, grandi ricchezze, evasione fiscale e contributiva
  • UN FINANZIAMENTO STRAORDINARIO per sanità pubblica, servizi sociali, non autosufficienza, Istruzione e ricerca
  • RINNOVO DEI CCNL PUBBLICI E PRIVATI per aumentare il potere d'acquisto, con detassazione degli aumenti
  • PIENA RIVALUTAZIONE DELLE PENSIONI, rafforzare ed estendere la quattordicesima
  • RIFORMA DELLE PENSIONI che superi la Legge Monti/Fornero
  • POLITICA INDUSTRIALE PER I SETTORI MANIFATTURIERI E PER I SERVIZI con investimenti per difendere l'occupazione - anche con il blocco dei licenziamenti – creare nuovo lavoro e costruire un modello di sviluppo sostenibile
  • TUTELA DELLA SALUTE E SICUREZZA E CONTRASTO ALLA PRECARIETÀ cambiando la legislazione sul lavoro
  • RITIRO DEL DISEGNO DI LEGGE SICUREZZA e rispetto delle libertà costituzionali.

MOBILITIAMOCI PER CAMBIARE
le scelte ingiuste e sbagliate del Governo

→ Volantino .PDF

La conferenza stampa di Landini e Bombardieri