Descrizione allegato: L'articolo de Il Gazzettino sulla ripresa delle trattative per il rinnovo del CCNL Cooperative e Consorzi Agricoli
Flai Cgil Padova: “La ripresa delle trattative determinata dalla riuscita dello sciopero e della mobilitazione dello scorso 1° luglio. L’auspicio è che stavolta il negoziato si concluda rapidamente e che le richieste economiche da noi avanzate vengano esaudite positivamente”
“È con cauta soddisfazione che comunichiamo che AGCI, Confcooperative e Legacoop ci hanno proposto un incontro, a livello nazionale, per il prossimo 9 luglio, allo scopo di riprendere le trattative per il rinnovo del CCNL Cooperative e Consorzi Agricoli, bruscamente sospese circa tre settimane fa. Alla luce di questa convocazione, è stato deciso di sospendere momentaneamente lo stato di agitazione, con il blocco degli straordinari e delle flessibilità, in attesa dei risultati che si otterranno con la ripresa del confronto”.
È così che il Segretario Generale della Flai Cgil Padova, Giovanni Acco, annuncia la riapertura di un tavolo di trattative per il rinnovo del CCNL Cooperative e Consorzi Agricoli, scaduto a fine 2023, dopo che lo scorso 13 giugno queste si erano interrotte per l’indisponibilità delle parti datoriali a concedere quegli aumenti salariali richiesti dai sindacati confederali e che servivano a compensare la perdita di potere d’acquisto delle retribuzioni di lavoratrici e lavoratori del settore, fortemente eroso dall’alta inflazione di questi ultimi anni.
“Questo – aggiunge il Segretario Generale della Flai Cgil Padova, – è un risultato dovuto alla riuscita dello sciopero e delle mobilitazioni dello scorso 1° luglio che anche nella nostra provincia hanno visto una grossa adesione e un’ottima partecipazione anche al presidio organizzato, fin dalle prime luci dell’alba, davanti alla Società Cooperativa Agricola Ortoromi di Borgoricco dove hanno scioperato il 70% dei dipendenti. Va quindi dato merito a quelle lavoratrici e lavoratori che in nome della propria dignità hanno deciso di combattere questa battaglia dando prova di determinazione e unità. Non è mai piacevole dover rinunciare ad una giornata di stipendio ma alle volte è l’unica strada per ottenere il rispetto dei propri diritti e costringere le parti datoriali a risedersi ad un tavolo di trattative, come successo in questa occasione”.
“L’auspicio – conclude Giovanni Acco – è che questa volta il negoziato proceda spedito verso una soluzione positiva che vada incontro agli aumenti salariali da noi richiesti per quelle lavoratrici e lavoratori che svolgono un duro lavoro in un settore che, sottolineiamo, è fondamentale per la vita del Paese”.
Giornata veneta quella di ieri, mercoledì 2 luglio, per il Segretario Generale della Cgil, Maurizio Landini, venuto per partecipare, in mattinata, all’assemblea dei lavoratori della Luxottica di Agordo (BL) e, nel pomeriggio, a quella dei lavoratori della Carraro Drive Tech di Campodarsego nella nostra provincia.
Tema dell’incontro con i lavoratori della Carraro Drive Tech, circa duecento persone presenti, i 4 referendum sul lavoro proposti dalla Cgil e che hanno già raccolto 850.000 firme. L’obiettivo, con le firme che possono essere ancora raccolte digitalmente, è quello di arrivare alla soglia del milione. Accanto a Landini, presenti la Segretaria Generale della Cgil Veneto, Tiziana Basso, il Segretario Generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano, e i Segretari della Fiom Cgil Veneto e Padova, rispettivamente Antonio Silvestri e Michele Iandiorio.
“Negli ultimi 25 anni – ha spiegato Maurizio Landini – nel nostro Paese le condizioni di vita e di lavoro sono notevolmente peggiorate. Ogni giorno infortuni e morti sul lavoro che non accennano a diminuire; il lavoro nero che sottrae una buona percentuale di tassazione con cui finanziare i servizi che, infatti, come la sanità, peggiorano; la precarietà letteralmente esplosa e ormai dilagante: insomma la situazione è disastrosa. Per questo abbiamo deciso di abolire alcune di queste leggi che hanno contribuito a creare questo disastro. Ce n’erano tante, abbiamo dovuto necessariamente fare una sintesi. Si tratta di leggi che erano state fatte inseguendo una logica sbagliata e cioè quella che diceva che attraverso una liberalizzazione del lavoro, ossia togliendo le norme che lo regolarizzavano, ci sarebbe stato un maggior sviluppo. Dopo 25 anni abbiamo visto che non è andata per niente così. Anzi, la situazione adesso è decisamente peggiore e crediamo che possa cambiare solo se i diritti delle persone torneranno al centro delle politiche del lavoro”.
“Non ce lo nascondiamo – ha incalzato Landini – l’obiettivo è difficile, basti solo pensare che se le ultime elezioni europee fossero state un referendum, non si sarebbe raggiunto il quorum. È evidente che siamo davanti ad una crisi della democrazia, che la gente non va a votare perché non si sente rappresentata. Se guardiamo bene, anche la maggioranza che sostiene questo Governo, assolutamente legittimo, nel Paese è una minoranza se consideriamo l’enorme percentuale di chi non va a votare. È un fatto. Però crediamo anche che ai referendum, diversamente dalle elezioni, non viene chiesto un voto di rappresentanza, viene invece posto un quesito secco a cui rispondere con un si o un no. E se il quesito riguarda la tua vita, se dalla vittoria del si o del no dipende un miglioramento o un peggioramento delle tue condizioni di lavoro, allora forse non è così impossibile convincere le persone ad andare a votare. La nostra è una battaglia non solo per ridare dignità al lavoro ma anche per restituire qualità alla nostra democrazia. E la democrazia si difende, praticandola”.
“Strumento referendario – ha concluso Maurizio Landini – che useremo, unendoci a Regioni, Comuni, partiti, movimenti, associazioni della società civile, anche per abrogare la legge sull’Autonomia approvata da questo Governo. L’idea che tante piccole patrie possano confrontarsi con un mondo in continua trasformazione è sbagliata e il prezzo lo pagheranno lavoratrici e lavoratori. Così aumenteranno solo i divari e le disuguaglianze non solo a danno dei territori del Sud Italia, ma dell’intero Paese. Si creeranno danni all’istruzione, alla sanità, e quindi alla lotta contro gli incidenti sui luoghi di lavoro, fino a mettere in discussione il contratto collettivo nazionale, nell’assenza di politiche industriali e infrastrutturali uguali per tutti. Ma, come sapete bene, il mestiere di un sindacato non è certo solo quello di promuovere referendum, questo succede perché i tempi lo impongono. Noi, solitamente, siamo impegnati nel condurre vertenze, avviare contrattazioni, stipulare accordi o determinare rotture quando le condizioni dei lavoratori non vengono rispettate. E facciamo manifestazioni, come quella che come Cgil ci vedrà impegnati sabato 6 luglio a Latina contro lo sfruttamento, il caporalato e di chi tratta i lavoratori come merce e le mobilitazioni che inizieremo in autunno contro la prevedibile manovra lacrime e sangue che il Governo dovrà varare scaricando, come sempre, il costo sulle spalle di lavoratrici e lavoratori”.
Il servizio di Telenordest con l'intervento di Maurizio Landini dopo l'assemblea con i lavoratori alla Carraro Drive Tech
Flai Cgil Padova, Fai Cisl Padova e Rovigo e Uila Uil Venezia Padova: “Dopo mesi di trattativa, le proposte economiche della parte datoriale sono totalmente deludenti e assolutamente insufficienti a compensare la perdita del potere d’acquisto dei salari fortemente eroso dall’infiammata inflazionistica degli ultimi anni. Ieri, all’Ortoromi, ottima adesione allo sciopero”
Le segreterie provinciali di Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil, ieri, lunedì 1° luglio, in occasione dello sciopero nazionale di categoria proclamato per l’intera giornata di lavoro, hanno dato vita ad un presidio davanti alla sede della Società Cooperativa Agricola Ortoromi di Borgoricco, una delle principali realtà nazionali nel mercato delle insalate di prima e quarta gamma con una sede anche in provincia di Salerno. Una protesta organizzata dai sindacati confederali dopo la rottura del tavolo delle trattative per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale delle Cooperative e dei Consorzi agricoli scaduto il 31 dicembre scorso con uno sciopero che coinvolge, nella provincia di Padova, circa 800 lavoratori. Tra questi, circa 300/400 lavorano proprio nello stabilimento di Borgoricco della Ortoromi (che ha altri 200/300 dipendenti in provincia di Salerno). Da qui, la scelta di inscenare davanti alla sua sede la protesta.
“Questo sciopero – dicono Giovanni Acco della Flai Cgil Padova, Enrico Marchi della Fai Cisl Padova e Rovigo e Miriam Florian della Uila Uil Venezia Padova – arriva dopo 5 mesi di interminabili ed estenuanti trattative con le parti datoriali che non hanno portato a nulla fino ad interrompersi lo scorso 13 giugno. E lo scontro è tutto sugli aumenti salariali dove le distanze sono, almeno al momento, abissali. Noi avevamo chiesto un incremento delle retribuzioni di 210 euro da spalmare in tre anni, loro sono disposti a darcene poco più della metà. Impossibile accettare”.
“Si tratta di cifre – proseguono i tre sindacalisti – che non arrivano neanche a compensare la perdita del potere di acquisto delle retribuzioni fortemente eroso dall’infiammata inflattiva degli ultimi anni e che sono uno schiaffo a lavoratrici e lavoratori che svolgono un duro lavoro e fondamentale per la vita dei cittadini del paese. Sono quelli che garantiscono che il cibo arrivi nelle tavole delle famiglie, ricordiamoci che durante la pandemia erano considerati fondamentali”.
“Come è già successo – concludono Acco, Marchi e Florian – nei rinnovi contrattuali degli altri settori agroindustriali, anche queste lavoratrici e lavoratori hanno diritto di vedere riconosciuta la loro dignità, l’impegno e la qualità della loro professionalità, a maggior ragione in un settore che, soprattutto nell’ultimo anno, fatica a trovare manodopera. E questo dovrebbe essere un valore che andrebbe assolutamente preservato. L’ottima adesione registrata oggi (oltre il 70% dei dipendenti della Ortoromi ha aderito) è un ottimo segnale. La speranza è che la trattativa riprenda sui giusti binari altrimenti la mobilitazione è destinata a proseguire”.
Il servizio di Telenordest sullo sciopero e presidio di ieri davanti alla Società Cooperativa Agricola Ortoromi di Borgoricco (PD)
Concluso il corso sulla sicurezza promosso da Sindacati Confederali, Ispettorato Territoriale del Lavoro e Spisal dell’Ulss 6 Euganea e finanziato tramite le sanzioni comminate a quei datori di lavoro che non rispettano le norme per la sicurezza sul lavoro
Cgil Cisl e Uil: “I numeri sugli infortuni e sulle malattie professionali ci dicono che la formazione, e quindi gli RLS (Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza), sono il primo mattone per costruire una vera cultura della sicurezza negli ambienti di lavoro, tema che purtroppo la politica sta affrontando solo con slogan e misure che non incidono efficacemente su questa autentica strage quotidiana”
Si è tenuto stamane, presso la hall “Alba e Luigi Tono” della Casa di Riposo Opera Immacolata Concezione Onlus (OIC) di Padova, l’incontro conclusivo del corso di formazione per sindacalisti e Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) concentrato a spiegare le funzioni, gli strumenti e l’attività del preposto alla sicurezza, quella particolare figura all’interno dei luoghi lavorativi che nella sua quotidianità deve controllare che, sotto il profilo della sicurezza, tutto sia in ordine a partire dalla correttezza dell’operato dei colleghi nel condurre e portare a termine le proprie mansioni. Un incontro – a cui erano presenti i circa 60 corsisti che al termine hanno ricevuto l’attestato di frequenza – introdotto dai saluti del padrone di casa ossia del Direttore Generale dell’OIC, Fabio Toso che ha spiegato le buone pratiche in tema di sicurezza sviluppate nelle Case di riposo della Fondazione e dal vicesindaco di Padova, Andrea Micalizzi, venuto a portare i saluti dell’Amministrazione Comunale. Ad intervenire successivamente – moderati da Giovanni Simioni, il responsabile del progetto didattico – il nuovo direttore dello Spisal dell’Ulss 6 Euganea, Stefano Ferrarese, che ha sottolineato l’importanza di sviluppare nelle aziende un clima di concertazione invece che di contrapposizione per la risoluzione dei problemi e dei rappresentanti di Cgil Cisl e Uil, nell’ordine il Segretario Confederale della Cgil di Padova, Marco Galtarossa, la Segretaria Confederale della Cisl di Padova e Rovigo, Francesca Pizzo e del Coordinatore della Uil di Padova, Massimo Zanetti.
Il Progetto didattico di formazione sulla sicurezza (denominato “Il Preposto 2.0”) nasce nel 2018, dopo l’incidente alle Acciaierie Venete, ed è finanziato dall’Ulss 6 Euganea tramite i proventi derivati dalle sanzioni comminate a quegli imprenditori che non hanno rispettato le norme sulla sicurezza. Durante la mattinata sono anche intervenuti alcuni frequentanti del corso che hanno raccontato la loro esperienza e di come, quanto appreso, abbia inciso concretamente, in tema di sicurezza, nei propri ambienti di lavoro. La consegna degli attestati è quindi diventata un’occasione per riflettere a voce alta su quanto sia importante questo tema, quanto incida nella vita delle persone e delle famiglie e, soprattutto, quanto ancora ci sia da fare, non solo per sconfiggere il problema, ma anche solo per iniziare ad aggredirlo. Ed è quello che hanno sottolineato nei loro interventi i rappresentanti di Cgil Cisl e Uil che nella loro relazione, non a caso, sono tutti partiti dai numeri, perché molto più efficaci delle parole a descrivere le dimensioni del problema.
“Da uno studio svolto dalla Cisl Veneto sugli ultimi 10 anni – ha infatti detto Francesca Pizzo della Cisl di Padova e Rovigo – emerge chiaramente come nel corso di tutto questo tempo, nella nostra Regione le cifre di morti e infortuni siano rimasti sostanzialmente invariati: c’erano stati 123 morti nel 2013, 129 nel 2022 e 101 nel 2023. Sono cifre implacabili e ogni azione che cerca di smuoverle non può che essere la benvenuta. Il punto è che in alcune realtà, penso per esempio nell’artigianato, in materia di sicurezza mancano proprio le minime basi: i corsi di formazione non vengono fatti anche se ai lavoratori, spesso stranieri inconsapevoli, viene detto di firmare il foglio che attesta che li hanno frequentati. E anche nel mondo degli appalti sono tante le zone grigie dove la sicurezza viene aggirata e i risultati li vediamo”.
“Proteggere le persone negli ambienti di lavoro – ha sottolineato Marco Galtarossa della Cgil di Padova – dovrebbe essere una priorità non solo delle aziende ma anche della politica. Invece quel che succede è che il tema della sicurezza diventa importante quando succede un grosso incidente, dove spesso sono coinvolti lavoratori precari e in appalto, se ne parla due, tre giorni, il Governo promette soluzioni mirabolanti ma poi tutto torna come prima. E a dire che non cambia niente sono le cifre. A partire da quelle dell’Inail che anche in Veneto ci dicono che nel 2023 gli infortuni sono aumentati del 2,8% come pure sono aumentate le denunce di infortunio e le domande di riconoscimento di malattie professionali. E questi sono dati Inail che non tengono conto di chi lavora in nero, delle partite IVA, dei pensionati e dei lavoratori nelle forze armate. Davanti a tutto questo la politica è di una lentezza esasperante e si guarda bene dal prendere decisioni drastiche che invertano la tendenza”.
“Se è vero – ha concluso Massimo Zanetti della Uil Padova – che ogni problema ha una soluzione allora anche questo deve averla. E la soluzione la deve trovare la politica. E bastano i numeri ad indicarcene qualcuna. Per esempio in provincia di Padova ci sono 106.804 imprese. L’Ispettorato del Lavoro di Padova è composto da 33 Ispettori, significa che un’impresa può avere un controllo ogni 17 anni. A livello nazionale il rapporto sale a un controllo ogni 24 anni. In Germania, tanto per citare un paese non tanto dissimile dal nostro sia in termini di popolazione che di attività manifatturiera, gli ispettori del lavoro sono 4 volte tanto. E non parliamo degli ispettori Spisal, il cui confronto è ancora più imbarazzante. E anche la legislazione è decisamente più severa, qui di fatto le sanzioni sono una carezza. Per questo come sindacati chiediamo pene più severe e sanzioni più aspre, vogliamo l’introduzione del reato di omicidio sul lavoro e che venga istituita una Procura Speciale che si dedichi esclusivamente alle morti sul lavoro. Sono più di 1000 all’anno, 3 al giorno, non si può andare avanti così”.
Roma, 28 giugno - Il 6 luglio la Cgil, assieme alle associazioni della società civile, sarà nuovamente in piazza a Latina per una grande manifestazione nazionale contro il sistema del caporalato e dello sfruttamento nei campi. Il corteo partirà alle ore 9.30 da via Vittorio Cervone per poi arrivare in Piazza della Libertà, dove il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, concluderà la manifestazione.
Una mobilitazione che segue quella regionale dello scorso 22 giugno proclamata, in occasione dello sciopero del settore agricolo, subito dopo la morte brutale di Satnam Singh.
Intanto, con le “Brigate del Lavoro”, organizzate dalla Flai e dalla Cgil con la partecipazione del mondo associativo, prosegue e si rafforza la lotta contro il caporalato e per affermare i diritti, la dignità, la salute e la sicurezza sul lavoro.
Ad oggi hanno aderito: Anpi, Arci, Articolo 21, AUSER, Libera, Associazione per il rinnovamento della Sinistra, Cittadinanzattiva, Coordinamento per la democrazia costituzionale, Dario Nanni (Consigliere Comunale Roma Capitale), Forum Diseguaglianze Diversità, Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, Greenpeace Italia, Gruppo Solidarietà, Left, Libertà e Giustizia, Lunaria, Maiolati Spontini (Provincia di Ancona), Magistratura Democratica, Movimento di Cooperazione Educativa, Rifondazione Comunista, Rete dei Numeri Pari, Sbilanciamoci!, Sinistra Italiana, Sunia, UDU – Unione degli Universitari, UISP
Maurizio Landini, ospite a Tagadà, annuncia la manifestazione del 6 luglio a Latina
Roma, 19 giugno - “L’approvazione in via definitiva dell’autonomia differenziata alla Camera, in combinato disposto con il premierato, è una ferita profonda per la democrazia. In questo modo si ledono i diritti delle cittadine e dei cittadini, si compromette l’unità del Paese, si attacca la Costituzione nata dalla Resistenza antifascista”. È quanto si legge in una nota de ‘La Via Maestra’.
“La Via Maestra, che ha portato centinaia di migliaia di persone in piazza il 7 ottobre del 2023 a Roma e lo scorso 25 maggio a Napoli e che riunisce oltre 100 organizzazioni - prosegue la nota - chiama alla mobilitazione cittadine e cittadini di tutte le Regioni contro la legge approvata e auspica che si formi un ampio comitato promotore per la raccolta di firme che porti al referendum per l’abrogazione della legge Calderoli”.
Per ‘La Via Maestra’: “L’autonomia differenziata non colpisce solo il Mezzogiorno, ma l’intero Paese. Con questa legge appena approvata sono a rischio il diritto alla sanità pubblica, all’istruzione, alla salvaguardia dell’ambiente, alla sicurezza sul lavoro, alla possibilità stessa di promuovere nuove politiche industriali e di sviluppo capaci di creare lavoro stabile e di qualità”.
“Al Paese - aggiungono - non serve l’autonomia differenziata, che ridurrà ancora di più i diritti di tutte e di tutti, ma servono investimenti per la sanità pubblica, per far crescere i salari, per l’istruzione, il welfare, le pensioni, l’ambiente, il lavoro. Anziché dare attuazione alla Costituzione, quella legge ne viola i principi fondamentali: quelli dell’unità del Paese, della solidarietà, del superamento delle disuguaglianze”.
“Per questo chiediamo alle forze sociali, sindacali e politiche di dare vita ad una grande e diffusa mobilitazione per contrastare l’autonomia differenziata, promuovere il referendum abrogativo della legge e avviare da subito la raccolta delle firme”, conclude ‘La Via Maestra’.
Il primo triste anniversario dalla scomparsa di Pio Giaretta – i cui funerali si celebrarono, circa un anno fa, il 14 giugno 2023 –, avvenuta nella cava di Torreselle nel comune di Piombino Dese, è l’occasione per fare il punto della situazione rispetto agli infortuni gravi o mortali e alle malattie professionali, vera emergenza sociale del mondo del lavoro.
I decessi vengono definiti sempre con appellativi “fantasiosi”: morti bianche, tragica fatalità; espressioni che tentano di alleggerire il carico emotivo che la scomparsa di una lavoratrice o di un lavoratore scaricano sull’opinione pubblica, andando ad eludere la sconvolgente realtà del morire perché costretti a lavorare accettando condizioni di non sicurezza, di precariato, di subordinazione psicologica, di carichi di lavoro ormai disumani, carente o inesistente formazione o, peggio, pagata e non fatta per non togliere le ore d’aula a quelle della produzione.
Sia mai che il profitto venga messo in discussione, anche davanti alla vita umana.
Ma cosa rimane un anno dopo? Un anno di abbracci e saluti mancati, di vita extra lavorativa annientata in una frazione di secondo. Con una narrazione che, sempre più spesso, ne fa ricadere la responsabilità sul defunto.
Cosa ha fatto l’azienda in questione e cosa hanno fatto tutte le aziende dove sono accaduti infortuni gravi o mortali?
Quante aziende analizzano con sistematicità i NEAR MISS (espressione con cui si indicano le indagini sui mancati infortuni)? Quante aziende revisionano i DVR (Documento di Valutazione del Rischio) o lo scrivono fattivamente, senza copiare e incollare prodotti preconfezionati che trovano nella rete? Quante coinvolgono il management in un processo di virtuosa costruzione della tanto agognata cultura della sicurezza, che non entra nelle persone per infusione ma che va costruita quotidianamente con basi solide?
Quante aziende attuano i ravvedimenti operosi necessari affinché, veramente, lo slogan “che sia l'ultimo” diventi una concreta realtà?
Quante aziende forniscono i DPI (Dispositivi di Protezione Individuale), formando e addestrando i lavoratori affinché li utilizzino correttamente? Quante aziende li manutengono e revisionano con la sistematicità prevista dalla classe del dispositivo?
Quanta superficialità quando si parla di infortuni mortali, quanta pochezza nei contenuti, quanta miopia nell'ipotizzare che un’unica soluzione sia valida ed efficace quando, invece, è strettamente necessaria un insieme di attività e una rete di attori che va dal medico competente aziendale all’ufficio sicurezza, passando attraverso il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, che sia aziendale o territoriale, di sito o di comparto, fino ad arrivare a tutti i lavoratori.
Dopo il terribile incidente alla ThyssenKrupp di Torino nel dicembre del 2007 (ci furono 7 morti), l’anno successivo nacque il Testo Unico sulla sicurezza, un testo stilisticamente splendido, dall’approccio sanzionatorio che non trova mai applicazione. Prima di emanare nuove leggi, però, sarebbe quantomeno auspicabile che si applicassero quelle esistenti.
Noi come Fillea Cgil siamo impegnati in prima linea nel vigilare e denunciare alle istituzioni quando rileviamo situazioni non conformi alla normativa e, inoltre, segnaliamo sempre quando riscontriamo degli ostacoli che impediscono alle lavoratrici ed ai lavoratori di esercitare i propri diritti. Nessuno, purtroppo, ha la soluzione ma, intanto, un altro anno è passato e altre lavoratrici e lavoratori non hanno fatto ritorno a casa. E tantissimi altri non lo faranno.
Il servizio di Rete Veneta di circa un anno fa relativo all'incidente mortale di Pio Giaretta alla Cava di Torreselle
Doppia sentenza del Tribunale del Lavoro di Padova che condanna la Professional Solutions srl – società che opera nel sito Amazon di Vigonza per cui effettua le consegne – a risarcire due lavoratori assunti con un contratto di apprendistato e licenziati dopo averlo concluso. Filt Cgil Padova: “Tanti i casi simili: invitiamo a chiamarci per fare ricorso”.
“Due sentenze che indubbiamente costituiscono una grande vittoria e che, a distanza di anni, dimostrano che avevamo ragione a ritenere che c’era un uso distorto dei contratti di apprendistato. E, soprattutto, due sentenze che aprono la strada a decine di possibili ricorsi perché sono stati tanti gli autisti assunti con un contratto di apprendistato da società che lavorano per Amazon per poi venire lasciati a casa. Il nostro appello è per loro: chiamateci o scriveteci, sottoponeteci il vostro caso e se ci sono i margini vi sosterremo nel ricorso”. È soddisfatto Daniel Perta, il Segretario Provinciale della Filt Cgil Padova che ha seguito la vicenda di due lavoratori, uno italiano e l’altro ucraino, che nel 2019, uno a ottobre e l’altro a dicembre, erano stati assunti dalla Professional Solutions srl – una delle 6 società che hanno in appalto l’attività di consegna dei pacchi del sito Amazon di Vigonza – con un contratto di apprendistato professionalizzante finalizzato al raggiungimento della qualifica di autista (livello G1, CCNL Logistica, Trasporto, merci e spedizioni), salvo poi venir licenziati una volta terminato il periodo di apprendistato.
“Ma quel che in realtà avveniva – dice Daniel Perta – era che ai cosiddetti ‘apprendisti’ veniva dato un mezzo con cui consegnare le merci per tutto il loro turno e di fatto tra loro e un autista normale non c’era nessuna differenza. Dobbiamo intenderci: un conto è se un giovane va a fare l’apprendista, per esempio, in un laboratorio artigianale o in un’officina: significa che verrà affiancato, gli verranno insegnate le basi e le astuzie del mestiere, gli verrà spiegato il funzionamento e l’uso di determinati macchinari e strumenti e via di questo passo, fino ad essere formato. In questo caso, le agevolazioni fiscali che si accompagnano ai contratti di apprendistato hanno un senso e sono giustificate. Ma altra cosa è se l’apprendistato consiste nel guidare un furgone tutto solo e svolgere il proprio compito come tutti gli altri lavoratori. Allora siamo di fronte ad un abuso, a maggior ragione se poi, una volta concluso il periodo di apprendistato, che dura decine di mesi, si viene pure licenziati perché ormai non più in grado di garantire quelle agevolazioni fiscali che ne hanno determinato l’assunzione. Ed è quello che faceva la Professional Solutions srl”.
“Tutto questo – prosegue il funzionario della Filt Cgil Padova – adesso è scritto nero su bianco in due sentenze del 23 maggio 2024 del Giudice del Lavoro del Tribunale di Padova, Dott. Mauro Dallacasa, che ha stabilito che in questi due casi vi era un rapporto di lavoro ordinario a tempo indeterminato e che quindi la decadenza del periodo di apprendistato non costituiva motivo di licenziamento che, anzi, va ritenuto, in entrambi i casi, privo di motivazione e quindi ingiustificato con tutto quel che ciò comporta in termini risarcitori. Va detto che i due lavoratori non erano interessati al reintegro, avendo entrambi un nuovo lavoro, ma solo a vedersi risarciti sotto il profilo economico. E ci sono riusciti pienamente. In entrambe le sentenze la Professional Solutions srl è stata condannata a versare più di 8 mila euro ad entrambi (al lavoratore ucraino, in più anche un’indennità costituita da 20 mensilità non spettanti al lavoratore italiano che aveva impugnato il licenziamento oltre i termini consentiti), a pagare le spese per le cause (7000 e 3000 euro) e quelle per il Consulente Tecnico D’Ufficio (11000 mila euro a causa)”.
“Oltre a voler ringraziare l’Avv. Giancarlo Moro e l’Avv. Alice Vettore dello Studio Moro per l’ottimo lavoro svolto e lo splendido risultato conseguito – conclude il Segretario Provinciale della Filt Cgil Padova – desidero sottolineare che questo uso sconsiderato dei contratti di apprendistato avviene in una società a cui Amazon ha dato in appalto la consegna dei propri pacchi, attività che la multinazionale americana affida completamente in outsourcing. Ma se Amazon pensa che quel che avviene all’interno delle società a cui affida le proprie attività non la riguardi si sbaglia di grosso e sentenze come quelle del Tribunale di Padova servono a ricordarglielo”.
Chiamato in causa, questo il commento dell’Avv. Giancarlo Moro sui due recenti pronunciamenti del Tribunale del Lavoro di Padova: “Le sentenze hanno rivelato un abuso dell’istituto dell’apprendistato. Si sono utilizzati giovani lavoratori e le facilitazioni salariali e contributive previste dalla legge e dai contratti collettivi solo per abbassare il costo del lavoro e non per garantire la loro formazione e conferma a tempo indeterminato”.
Un servizio andato in onda su La7 sulle condizioni lavorative dei Riders che operano per Amazon