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Safilo: la fuga da Longarone spaventa Padova. Le preoccupazioni della Filctem Cgil Padova

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Articolo su il Mattino di Padova di oggi, lunedì 27 febbraio, sulla situazione che sta attraversando il centro logistico della multinazionale degli occhiali Safilo di Padova, dopo la decisione di procedere con la chiusura dello stabilimento produttivo di Longarone, ultimo step di una strategia industriale che di fatto si basa sulla delocalizzazione della produzione e che è partita già da anni con la chiusura dello stabilimento di Martignacco in provincia di Udine.

“Una parte degli occhiali che arriva oggi nel centro logistico di Padova viene fatta a Longarone – spiega Nicoletta Rampazzo della Filctem Cgil Padova – e con la chiusura della fabbrica bellunese potrebbe quindi significare un taglio dei prodotti in arrivo nel centro logistico padovano da imballare e, di conseguenza, una minor quantità di lavoro per chi ogni mattina varca l'ingresso dello stabilimento”.

Accanto a questo, preoccupa l'investimento in automazione che la società ha intenzione di portare avanti nel 2024 a Padova con un evidente aumento delle probabilità di ricadute sull’occupazione. “Il progetto è già stato avviato anni fa – sottolinea Gisella Pascali, Rsu e operaia della logistica alla Safilo di Padova da oltre vent'anni – e anno rivisto alcune parti del processo lavorativo, come il meccanismo di prelievo, che è stato potenziato con carrelli più tecnologici, per la cui gestione è richiesto meno personale”.

“L'unico piano industriale che intravediamo è la riduzione del personale: la chiusura di Longarone e la volontà di puntare sull'automazione lo dimostrano – sottolinea Nicoletta Rampazzo – ma in questo modo, spostando la produzione dove il costo del lavoro è più basso, non si può più parlare di Made in Italy e la qualità del prodotto ne risente. Negli anni l'interesse della Safilo si è sempre più spostato dalla qualità al mero profitto. Non a caso, marchi del lusso come Dior, Fendi e Armani hanno infatti deciso di non rinnovare le licenze con la multinazionale.

“Dal nostro punto di vista – prosegue Nicoletta Rampazzo – le scelte dell'azienda sono mera speculazione, soprattutto se si pensa che nel 2022 ha fatto quasi un milione di euro di utili e una crescita dell'11,1% rispetto al 2021. Ed è anche per questo che i lavoratori e le lavoratrici padovani hanno preso parte allo sciopero a Longarone di qualche settimana: vogliono chiarezza e sicurezze sul futuro”.

“Eppure però – riflette la sindacalista della Filctem Cgil Padova – a partire per la manifestazione, su 700 dipendenti dello stabilimento, saranno stati una settantina. Del totale solo 200 sono operai, il resto sono impiegati. Questi ultimi credono di essere al sicuro, e per questo si fa più fatica a coinvolgerli. Ma l'incertezza riguarda tutti”.

Anche perché di sicurezze i dipendenti non ne hanno ricevute nemmeno nel corso dell'incontro in Regione, il 23 febbraio scorso, al quale hanno partecipato, tra gli altri, l'assessora alla Reindustrializzazione Elena Donazzan, l'amministratore delegato Trocchia e i sindacati.

“Non è stato un confronto – dice la RSU Gisella Pascali – perché l'azienda ha già preso la propria decisione: non c'è volontà di investire in Italia e quindi di salvaguardare le competenze e la conoscenza dei lavoratori del territorio. Invece noi vogliamo che venga riqualificato lo stabilimento di Longarone, e quindi che vengano salvati i posti di lavoro, e che la produzione torni a essere in Italia”.

 

Un servizio di Telenordest dello scorso novembre sulla situazione di Safilo con un intervento di Nicoletta Rampazzo

Padova, 24 febbraio 2023: a un anno dall’inizio dell’invasione russa in Ucraina, grande partecipazione alla Fiaccolata da Piazza Duomo a Palazzo Moroni, organizzata da “Uniti per la Pace”

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Cgil Padova: “Noi presenti, insieme a tante lavoratrici e lavoratori, con le associazioni laiche e religiose di “Uniti per la Pace” per dire basta all’orrore della guerra, cancro che divora i popoli e i diritti”

“Un'iniziativa che vuole dare un forte segnale all’Europa, affinché si assuma un impegno chiaro verso la pace”

A un anno dall'inizio dell'invasione russa in Ucraina, le associazioni padovane che si riconoscono in "Uniti per la Pace" sono scese in piazza in solidarietà al popolo ucraino e per dire "no" alla guerra. Ieri sera circa duemila persone hanno preso parte alla Fiaccolata per la pace, una marcia partita da piazza Duomo e terminata a Palazzo Moroni, sede del Comune di Padova che, insieme all'Università, ha co-promosso l'iniziativa.

Molte le voci di operatori di pace che si sono alternate nei vari momenti della fiaccolata che ha attraversato le vie del Centro Storico di Padova con in testa lo striscione di “Uniti per la Pace – Padova”, la sigla dietro cui si sono riunite decine di associazioni del territorio, sia laiche che religiose, che hanno messo da parte le loro differenze per concentrarsi nell'obiettivo comune: la fine di tutti i conflitti armati. Il raduno, intorno alle 18.00, nel sagrato del Duomo gremito di gente con l’intervento di Alessandra Coin di "Europe for peace", la lettura di una lettera scritta da Katia, rappresentante del movimento pacifista in Ucraina, e di un’altra scritta dal carcere russo da Ilya Yashin, oppositore politico contrario all'invasione russa in Ucraina. Al termine della marcia, conclusasi davanti a Palazzo Moroni, sede del Comune e dalla cui Torre Campanaria hanno risuonato le campane in richiamo alle azioni di pace, gli interventi dell’Assessora con la delega alla Cooperazione Sociale e alla Pace, Francesca Benciolini, e del Professore Marco Mascia, presidente del Centro per i Diritti umani dell’Università di Padova e, infine, la lettura di una poesia pacifista da parte della Segreteria Confederale della Cgil di Padova, Palma Sergio.

“Una fiaccolata molto partecipata – ha detto la sindacalista della Cgil di Padova – a dimostrazione che c’è un forte desiderio di pace. Per questo noi chiediamo, ormai da un anno, che vengano compiute tutte le azioni possibili verso questo obiettivo, onde evitare drammatiche conseguenze per la vita e il futuro non solo del popolo ucraino e russo, ma anche dell’Europa e del resto del mondo, in particolare sulle popolazioni più povere. Non possiamo dimenticare la minaccia nucleare che questo conflitto porta con sé. Per questo chiediamo all’Europa di far sentire la sua voce per una soluzione politica del conflitto, mettendo in campo tutte le risorse e i mezzi della diplomazia al fine di far prevalere il rispetto del diritto internazionale, portando al tavolo del negoziato i rappresentanti dei governi di Kiev e di Mosca, assieme a tutti gli attori necessari per trovare una pace giusta. Diciamo: Basta guerre! Basta morti e distruzione! Solidarietà con le vittime delle Guerre! Solidarietà con gli obiettori! Stop alle armi che non portano alla Pace!”

Enti e Associazioni Promotrici della Fiaccolata: Comune di Padova, Centro per I Diritti Umani Università di Padova, CGIL, CISL, UIL, Ufficio Diocesano di Pastorale Sociale, ACLI, ANPI, ARCI, Comunità Etniche Cattoliche, Azione Cattolica, Associazione per la Pace, Donne in Nero, Beati i Costruttori di Pace, Movimento dei Focolari, Comunione e Liberazione, Legambiente, Rete Studenti Medi, UDU, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, MIR, Comunità di Sant'Egidio, Libera, Emergency

 

Il Servizio di TelePadova 7 Gold sulla Fiaccolata di Uniti per la Pace 

Sospensione dell’acconto sul premio di risultato ai dirigenti medici e sanitari all’Ulss 6 Euganea: la contrarietà della Cgil

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FP Cgil Padova: “Una decisione che ignora le difficoltà economiche del momento e mortifica lavoratrici e lavoratori che la pandemia ha sottoposto per anni a pesantissimi carichi di lavoro”

“Una decisione unilaterale di Regione Veneto, arrivata su parere dell’ Aran, che poteva essere mitigata come hanno fatto altre Regioni, ad esempio l’Emilia Romagna”

 

Un’autentica doccia fredda che arriva in un momento difficile per tutti coloro che vivono grazie ad un lavoro, a maggior ragione se pensiamo che si tratta di una decisione che va a colpire coloro che negli anni della pandemia hanno svolto un ruolo fondamentale nella lotta al Covid e appartenenti ad un mondo, quello della sanità pubblica, che negli ultimi anni vede un’emorragia costante di personale che si sposta verso il settore privato. Stiamo parlando della sospensione dell’acconto di produttività destinato ai dirigenti medici e sanitari dell’Ulss 6 Euganea e che si concretizzerà in una cifra (dai 190 ai 260 euro a seconda dei casi) che dal prossimo mese sparirà dalla loro busta paga.

“Una decisione unilaterale di Regione Veneto – dicono Alessandra Stivali, Raffaela Megna e Giovanni Campolieti della FP Cgil Padova – presa su un parere dell’ARAN (acronimo di Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni) che si ripercuote sulle lavoratrici e lavoratori della sanità che dal prossimo mese non si vedranno più in busta l’acconto mensile di produttività che invece gli verrà elargito, in un’unica soluzione, a fine anno. Acconto che, peraltro, per i dirigenti dell’area Tecnico Amministrativo, è già stato tolto questo mese  Come FP Cgil esprimiamo tutta la nostra contrarietà a questa decisione perché va a colpire un mondo, quello della sanità, già segnato e mortificato dalla condizione post pandemica e che sta vivendo un momento di forte crisi dovuto ad una conclamata carenza di organico, ormai sotto gli occhi di tutti”.

“Si tratta di una cifra – proseguono i sindacalisti della FP Cgil Padova – che varia dai 190 ai 260 euro mensili a dirigente, che in questo momento di forte incertezza e crisi economica, facevano comodo e che invece verranno elargiti l’anno prossimo. Si badi però che quegli obiettivi sono già stati raggiunti e che si tratta di una misura che manca di qualsiasi ragione dato che non è praticamente mai successo che un dipendente, a fine anno, ricevesse acconti per una cifra superiore agli obiettivi prefissati. Cosa, peraltro, a cui si potrebbe facilmente rimediare, trattenendo gli stessi importi dalle buste paga successive.”

“Secondo noi – dicono Stivali, Megna e Campolieti – questa era una decisione che poteva benissimo venir procrastinata o mitigata, esattamente come hanno fatto altre Regioni, ad esempio l’Emilia Romagna che ha dato delle indicazioni affinché venissero istituiti degli obiettivi intermedi, disposti ogni 3 mesi, dando così la possibilità di procedere all'erogazione di queste quote trimestralmente. Il Veneto non ci ha minimamente pensato ed ora tutte le amministrazioni dovranno obbligatoriamente recepire il parere dell’Aran”.

“Infine – concludono i tre sindacalisti della Cgil – vogliamo sottolineare che questa decisione giunge in un momento in cui il CCNL della dirigenza medica e sanitaria non è ancora stato rinnovato e quindi non abbiamo nessuna voce contrattuale di miglioramento economico in grado di compensare l’assenza dell’acconto di produttività. Insomma: si tratta dell’ennesima decisione che non fa che aggravare la condizione di chi lavora nel pubblico, dando un’ulteriore spinta al suo abbandono a favore del settore privato, dove, non a caso queste cose non avvengono mai”.

Piscine di Selvazzano: rimossi lo striscione e le bandiere della Cgil dalle reti del cantiere abbandonato. Subito riattaccati

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Fillea Cgil Padova: “Quello striscione e quelle bandiere resteranno finché i lavoratori avranno ricevuto, fino all’ultimo centesimo, quanto spetta a loro. Sono e saranno un segnale e un monito a chi porta le responsabilità politiche di quanto successo”

"Se qualcuno pensa che per noi la dignità e il rispetto dei lavoratori siano dei concetti passeggeri o a scadenza, ebbene quel qualcuno si sbaglia di grosso. Oggi siamo qui - dice Francesco Campa, Segretario Provinciale della Fillea Cgil Padova – per riporre lo striscione ‘Dignità e Rispetto per i lavoratori’ che alcuni giorni fa è stato rimosso. Si tratta di un gesto simbolico per dire che noi lotteremo, con ancora più determinazione, fino a che non sarà riconosciuto quanto dovuto a chi con il sudore e il proprio tempo di vita ha prestato la sua professionalità".

"Quello striscione e quei vessilli – prosegue il sindacalista – rimarranno attaccati finché la decina di lavoratori che seguiamo e che lavoravano nel cantiere, avranno ricevuto l’intera somma che spetta loro e non solo una parte come avvenuto finora. Voglio ricordare che solo ed esclusivamente dopo una grande azione, sia sindacale che vertenziale-legale, i lavoratori erano riusciti a ricevere delle indennità. Non da parte della Elettrica Sistem srl di Cava dei Tirreni per cui lavoravano, poi fallita, ma dal Consorzio che aveva vinto l’appalto e che aveva a sua volta subappaltato alla loro ditta. Un ottimo anche se parziale risultato visto che tutti avanzano ancora delle spettanze e il TFR da parte della ditta fallita. E li pretendono!”

"Voglio essere chiaro – dice Francesco Campa – noi quei lavoratori non li abbandoneremo e non smetteremo mai di chiedere quanto loro dovuto. Vogliamo che vengano pagati fino all’ultimo centesimo. Qui, ognuno deve prendersi le proprie responsabilità, non solo giuridiche ma anche, e soprattutto, morali e sociali. Accanto a questo, non possiamo non denunciare la vergogna rappresentata da quel cantiere abbandonato da anni e in degrado totale. Uno sperpero di risorse pubbliche di cui qualcuno porta la responsabilità politica. Sia chi ha permesso si arrivasse a questo scempio, sia chi in tutto questo tempo non ha fatto nulla affinché cessasse. Il risultato è che a rimetterci sono i cittadini”.

"Per questo – riflette Campa – riteniamo sia importante sviluppare e sottoscrivere Protocolli sindacali in tema di ‘Legalità e gestione Appalto’ con le stazioni Appaltanti per compiere un lavoro in sinergia volto a prevenire, e quindi evitare, che accadano casi come questo. Ribadiamo, da tempo, la nostra disponibilità ad un incontro per trovare soluzioni e evitare che in appalti futuri si ripetano certe dinamiche”.

"E infine – conclude il sindacalista della Fillea Cgil Padova – una constatazione: ancora una volta il sistema degli appalti scarica tutte le sue inefficienze sull’ultimo anello della catena che lo sorregge, ossia sui lavoratori. Non può che destare preoccupazione, dunque, la volontà più volte manifestata da esponenti di primo piano di questo Governo di liberalizzare a cascata il subappalto e di omettere l’obbligo dell’utilizzo del contratto di settore. Decisioni che non faranno altro che ampliare i problemi sia sul versante della legalità che della tutela dei lavoratori”.

 

Il servizio di Telenordest sull'iniziativa della Fillea Cgil Padova

Anche la Cgil di Padova, il 24 febbraio, in Piazza con "Uniti per la Pace Padova" per la fine della guerra in Ucraina

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Anche la Cgil di Padova aderisce alla manifestazione prevista il prossimo 24 febbraio, ad un anno esatto dall'inizio delle ostilità in Ucraina, promossa dalle associazioni che si riconoscono in "Uniti per la Pace" che hanno raccolto l'appello di "Europe for Peace": “Tacciano le armi – Negoziato Subito! Verso una Conferenza Internazionale di Pace”

Torna il popolo della pace riunito nella Coalizione di UNITI PER LA PACE: il 24 febbraio, ad un anno dall’inizio della guerra, Fiaccolata per la Pace da Piazza Duomo a Palazzo Moroni, promossa da “Uniti per la Pace”, dal “Comune di Padova” e dal “Centro per i Diritti Umani Antonio Papisca Università di Padova”.

Il 24 febbraio 2022, in violazione della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale, iniziò l’invasione russa in Ucraina. Ad un anno da quella data infausta, le Associazioni che si riconoscono in “Uniti per la Pace”, raccogliendo l’appello di Europe for Peace “Fermiamo la guerra in Ucraina”, promuovono una Fiaccolata per la Pace anche qui a Padova che si terrà venerdì 24 febbraio, con ritrovo alle ore 18.00 in Piazza Duomo, da dove partirà il cammino fino a Palazzo Moroni, sede del Comune di Padova che, insieme all’Università di Padova, ha co-promosso l’iniziativa.

In apertura dell’evento prenderà la parola Alessandra Coin, rappresentante nazionale della Coalizione di Europe For Peace, ci saranno alcune testimonianze di operatori di pace e si concluderà con l’intervento del Prof. Marco Mascia del Centro per i Diritti Umani dell’Università di Padova e il saluto del Comune di Padova con l’Assessora Francesca Benciolini. La campana comunale con i suoi rintocchi richiamerà alle azioni di Pace e per la giornata del 24 febbraio presso la Gran Guardia sarà esposto lo striscione di Europe For Peace “Tacciano le armi – Negoziato Subito! Verso una Conferenza Internazionale di Pace”

“L’inaccettabile invasione dell’Ucraina da parte della Russia – dicono da “Uniti per la Pace” – ha riportato nel cuore dell’Europa una guerra che sta assumendo i contorni di uno scontro globale, con drammatiche conseguenze per la vita e il futuro non solo del popolo ucraino e russo, ma anche dell’Europa e del resto del mondo, in particolare sulle popolazioni più povere. Preoccupa la minaccia nucleare che questo conflitto porta con sé. Le vittime e i feriti causati dal conflitto, le violenze sulle popolazioni civili, i profughi e i rifugiati costretti a fuggire e ad abbandonare la propria casa ed il proprio lavoro, chiedono la fine della Guerra”.

Affinché cessi questa follia le Associazioni che si riconoscono in Uniti per la Pace, fanno proprie le parole del Manifesto di Europe for Peace e ribadiscono: “Questa guerra va fermata subito! Basta sofferenze! L’Italia, l’Unione Europea e gli Stati membri, le Nazioni Unite devono assumersi la responsabilità del negoziato per fermare l’escalation e raggiungere l’immediato cessate il fuoco. È urgente lavorare ad una soluzione politica del conflitto, mettendo in campo tutte le risorse e i mezzi della diplomazia al fine di far prevalere il rispetto del diritto internazionale, portando al tavolo del negoziato i rappresentanti dei governi di Kiev e di Mosca, assieme a tutti gli attori necessari per trovare una pace giusta. Insieme con Papa Francesco diciamo: tacciano le armi e si cerchino le condizioni per avviare negoziati capaci di condurre a soluzioni non imposte con la forza, ma concordate, giuste e stabili”.

Basta guerre! Basta morti e distruzione! Solidarietà con le vittime delle Guerre! Solidarietà con gli obiettori! Stop alle armi che non portano alla Pace!

Promotori della Fiaccolata: Comune di Padova, Centro per I Diritti Umani Università di Padova, CGIL, CISL, UIL, Ufficio Diocesano di Pastorale Sociale, ACLI, ANPI, ARCI, Comunità Etniche Cattoliche, Azione Cattolica, Associazione per la Pace, Donne in Nero, Beati i Costruttori di Pace, Movimento dei Focolari, Comunione e Liberazione, Legambiente, ReteStudentiMedi, UDU, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, MIR, Comunità di Sant'Egidio, Libera, Emergency.

 

Caos Busitalia: i Segretari Generali di Cgil Cisl e Uil di Padova scrivono all’Ass. Regionale ai Trasporti, Elisa De Berti, per chiedere un incontro

Cgil Cisl e Uil di Padova: “La crisi del TPL nel territorio provinciale di Padova non accenna a diminuire e anzi si aggrava. Chiediamo un incontro con la Regione, affinché avvii un confronto con Ferrovie dello stato, socio di maggioranza di Busitalia, per trovare soluzioni positive ad un settore fondamentale per la vita dei cittadini e destinatario di importanti risorse provenienti dal PNRR”

Gentile Assessore, le scriventi Organizzazioni Sindacali Confederali, Cgil, Cisl, Uil di Padova, sono a richiederle un incontro per affrontare il tema della grave crisi del trasporto pubblico locale della nostra Provincia. (…)”. Inizia così la lettera che i Segretari Generali di Cgil Padova, Cisl Padova e Rovigo e Uil Padova, rispettivamente Aldo Marturano, Samuel Scavazzin e Massimo Zanetti, hanno inviato all’Assessore ai Trasporti della Regione Veneto, Elisa De Berti, al fine di individuare nei prossimi giorni una data per incontrarsi, con anche la partecipazione delle rispettive categorie dei trasporti, e affrontare l’ormai consolidata crisi del Trasporto Pubblico Locale del nostro territorio e in particolare di Busitalia, l’azienda a cui ne è stata demandata la gestione.

Una crisi che va avanti ormai da troppo tempo – dicono nella lettera i tre segretari confederali – nonostante i tentativi messi in campo dalle Organizzazioni Sindacali per affrontarla: dal costante confronto con l’Ente di Governo al coinvolgimento di Parlamentari e Consiglieri Regionali sul tema, fino alla partecipazione agli incontri convocati dalle apposite Commissioni Comunali, alla presenza dell’Amministratore Delegato di BUSITALIA, Gino Colella. Tutto ciò purtroppo non ha portato a dei significativi cambiamenti della situazione come purtroppo possono constatare gli utenti e come testimoniano gli articoli della stampa locale che informano di corse saltate ad un ritmo pressoché quotidiano.

Una crisi le cui cause vanno ricercate nella carenza ormai cronica di personale, legata indissolubilmente alle retribuzioni assolutamente poco competitive rispetto al mercato privato, a cui si aggiunge il pesante scoglio rappresentato dalle condizioni con cui Busitalia si era aggiudicata l’appalto nel 2017 per la gestione del TPL, già al limite allora, diventate insostenibili in seguito allo scoppio, prima, della pandemia e, dopo, della guerra. E tutto questo accade, secondo Cgil Cisl e Uil, nonostante si tratti di un settore che riveste un’importanza fondamentale sia per la vita e i diritti dei cittadini, sia per l’ambiente, tant’è che si tratta di una delle maggiori voci di investimento del Pnrr.

Ecco perché, esortano e concludono Marturano, Scavazzin e Zanetti, la Regione è chiamata a svolgere un ruolo fondamentale nella gestione di questa crisi ed è l’Ente più indicato a chiedere un confronto con Ferrovie dello Stato, azionista di maggioranza in Busitalia, con cui individuare delle soluzioni in grado di migliorare una situazione ormai non più sostenibile. E questo, sia per i cittadini che per le lavoratrici e lavoratori di Busitalia. Si attende, si spera a breve, la risposta dell’Assessore.

 

Il Servizio di Telenordest sull'iniziativa dei sindacati confederali

ANTONIO CARRARO: ottima riuscita per lo sciopero di oggi con presidio fuori dai cancelli

Ottima riuscita per lo sciopero di oggi alla Antonio Carraro. I lavoratori e le lavoratrici della storica azienda di Campodarsego hanno protestato fuori dai cancelli e volantinato all’interno del mercato settimanale.

All’Antonio Carraro è la prima volta che si decide di scioperare in massa e di uscire fuori dalla fabbrica a manifestare e questo perché la misura è davvero colma. Le lavoratrici e i lavoratori non ne possono più di lavorare senza il dovuto rispetto e considerazione.

I lavoratori da mesi chiedono, assieme alla Fiom di Padova e alla Fim di Padova e Rovigo, l’apertura di una trattativa per il ripristino del contratto integrativo, annullato unilateralmente dall’Azienda nel 2017. La disdetta dell’integrativo ha determinato una perdita di retribuzione per gli assunti dopo il 2017 creando una disparità inaccettabile fra chi lavora gomito a gomito ogni giorno, con le stesse mansioni e lo stesso impegno.

 L’Azienda, dopo diversi scioperi interni, si è seduta al tavolo e ha proposto di trasformare in welfare parte della retribuzione dei lavoratori assunti prima del 2017, per poi redistribuire questo risparmio contributivo ai nuovi assunti. L'Azienda non è disposta a tirar fuori un euro per nessun lavoratore e ha lanciato questa provocazione inaccettabile per la quale il Premio di Risultato se lo debbano pagare lavoratrici e lavoratori di tasca propria. Oltre a tutto ciò, in un periodo che registra un repentino incremento del costo della vita, si è aggiunta la beffa dell'aumento per il pasto in mensa che è passato da un giorno all’altro da 0,26€ a 2,60€ a testa, pari a oltre 500€ all’anno in più di spesa per ogni lavoratore e lavoratrice. L’Antonio Carraro di Campodarsego negli ultimi 6 anni è arrivata a un utile di 18,2 milioni di euro, gli operai realizzano 22 trattori al giorno e all’anno si raggiungono 33.340 euro di valore aggiunto che viene prodotto all'anno da ognuno dei 436 dipendenti (al netto del loro costo) per un totale di 14.536.240 euro di puro guadagno per l'Azienda.

«Vogliamo che la direzione aziendale sappia che questo è solo il primo passo di una protesta che continuerà e si allargherà con il sostegno di tutti i lavoratori metalmeccanici della provincia perché la situazione creata all’interno dell’azienda è insostenibile e non ha motivi di non essere risolta. È da quasi un anno che l’azienda si dichiara disponibile a trattare, ma la loro proposta mira esclusivamente a togliere soldi in busta paga ai lavoratori, sia con la loro proposta caratteristica di “welfare”, sia con l’aumento del costo della mensa.» Hanno dichiarato la segretaria Anna Zanoni della Fiom di Padova e il segretario generale della Fim di Padova e di Rovigo Luca Gazzabin dal presidio di oggi «Visto che sulla stampa Liliana Carraro, la direttrice dell’azienda di famiglia ha dichiarato che è disponibile ad accettare le richieste dei lavoratori in merito al recupero della retribuzione persa dal 2017 ad oggi e all’istituzione del premio di risultato per tutti i dipendenti, che fu revocato unilateralmente nel 2017, noi aspettiamo entro la settimana una convocazione ufficiale per iniziare a contrattare, visto che per il momento nessuno si è fatto vivo e quello che ha dichiarato è l’ennesima vuota promessa, fatta solo ad uso e consumo dell’opinione pubblica. I lavoratori non accetteranno altre prese in giro e lotteranno per i loro diritti e la loro dignità.»

Pnrr e scuole: le critiche della Flc Cgil: “Istituti scolastici impreparati e tempi stretti per la realizzazione dei progetti”.

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Prima pagina del Mattino di Padova di oggi dedicata al tema dei Fondi Pnnr destinati alle scuole e che prevedono – scrive la giornalista Elvira Scigliano – un investimento, a livello nazionale, pari a 17,6 miliardi di euro, a cui si sommano 700 milioni di budget aggiuntivo, suddivisi in 6 riforme e 11 linee di investimento.

“Il problema – dichiara Mara Patella, Segretaria Generale della FLC Cgil Padova – è che i tempi per la realizzazione dei progetti sono molto stretti visto che vanno realizzati tra febbraio 2023 e dicembre 2024. Sono stati molti i dirigenti e gli insegnanti che ci hanno segnalato la mancanza di una strategia strutturale. In altre parole continua, sotto altre vesti, la logica inefficiente dei finanziamenti ‘a pioggia’. È successo che le scuole si sono trovate ad avere risorse sulle quali però non avevano progettato interventi ed ora gli si chiede di far tutto in tempi lampo, usando le segreterie che sono già oberate di lavoro per ‘la rendicontazione‘, un impegno di carattere amministrativo piuttosto complesso”.

“C’è poi – prosegue Patella – una questione di fondo, ossia che le risorse sono state distribuite solo sulla base di algoritmi quantitativi (Istat e Invalsi) che sono strumenti insufficienti a rilevare i divari e i fattori di esclusione sociale perché, per esempio gli Invalsi, sono usati a piacimento e il risultato è che non colgono nel segno i bisogni. Contemporaneamente accade che non vengono contemplate valutazioni qualitative e di merito sui progetti già esistenti. In questo modo le sperimentazioni di successo già in campo non sono state finanziate. Il risultato è che ci sono scuole già attrezzate a sviluppare proposte di qualità ma che non sono state considerate e quindi finanziate”.

Amara e lapidaria la conclusione: “La verità è che la rete di cui tanto si parla è una presa in giro: quel che è successo è che si sono spinte le scuole verso una logica di mercato che impone una sfrenata competizione fra istituti”.