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E' ARRIVATO IL GRAN CALDO. ATTENZIONE AI COLPI DI CALORE!

Qui di seguito, pubblichiamo il documento a cura del coordinamento provinciale dello Spisal di Padova che ogni lavoratore che si trova ad operare in una condizione di forte calura farebbe bene a leggere onde evitare di cadere vittima di un fenomeno che può essere tutto meno che, in estate, un fatto inaspettato. Accanto a questo invitiamo anche a leggere il documento che presentiamo in allegato ossia la guida breve per i lavoratori "ESTATE SICURA - CALDO E LAVORO".

 

LAVORO D’ ESTATE IN CONDIZIONI DI TEMPERATURA ELEVATA

IL RISCHIO DI COLPO DA CALORE

Documento a cura del Coordinamento Provinciale SPISAL di Padova

Il rischio da calore è un’ emergenza estiva ma non è un’emergenza imprevedibile perché rappresenta una realtà che si ripete ogni estate. Il Testo Unico sulla salute e sicurezza dei lavoratori (D.Lgs. 81/2008) indica tra gli obblighi del datore di lavoro quello di valutare “tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori”, compresi quelli riguardanti “gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari” e quindi anche al rischio di danni da calore.

Per questo le aziende interessate da questo rischio devono effettuare una specifica “valutazione del rischio”; ciò vale soprattutto nell’edilizia, dove il rischio è molto alto sia per l’entità dell’esposizione, sia per la pesantezza del lavoro, sia per l’elevato rischio infortunistico. Anche in agricoltura, lavorando sia all’aperto che nelle serre, gli operatori sono esposti in modo rilevante al rischio di colpo di calore.

Abitualmente per definire il rischio da calore viene considerata solo la temperatura, ma in realtà questo parametro deve essere valutato anche in relazione all’umidità, ed eventualmente alla ventilazione e all’irraggiamento per poter avere una indicazione più precisa del rischio. Nei periodi in cui si prevede caldo intenso la prima e più importante cosa da fare ogni giorno è verificare le previsioni e le condizioni meteorologiche.

E’ necessario valutare sempre almeno due parametri che si possono ottenere con la lettura su un semplice termometro e igrometro: la temperatura dell’aria e l’umidità relativa; devono sempre essere considerate a rischio quelle giornate in cui si prevede che la Temperatura all’ombra superi i 30° e l’umidità relativa sia superiore al 70%.

E’ possibile utilizzare l’indice di calore (heat index), proposto anche dall’Istituto Nazionale Francese per la Ricerca sulla Sicurezza, calcolandolo sulla tabella riportata in base alla temperatura dell’aria e all’umidità relativa. La temperatura dell’aria deve essere misurata all’ombra nelle immediate vicinanze del posto di lavoro. Questi indici sono validi per lavoro all’ombra e con vento leggero. In caso di lavoro al sole l’indice letto in tabella va aumentato di 15.

HEAT INDEX: disturbi possibili per esposizione prolungata a calore e/o a fatica fisica intensa

· da 80 a 90 Cautela per possibile affaticamento

· da 90 a 104 Estrema cautela, possibili crampi muscolari, esaurimento fisico

· da 105 a 129 Rischio possibile di colpo di calore

· 130 e più Rischio elevato di colpo di calore

Occorre tener presente che il rischio è sempre più elevato quando il fisico non ha avuto il tempo di acclimatarsi al caldo; l’acclimatamento completo richiede dagli 8 ai 12 giorni e scompare dopo 8 giorni. E’ quindi evidente che il rischio è più elevato nel caso di “ondate di calore”, soprattutto quando queste si verificano a fine primavera o all’inizio dell’estate. Il rischio può essere aggravato anche da uno scarso riposo notturno dovuta all’alta temperatura.

MISURE DI PREVENZIONE

Organizzare innanzitutto il lavoro in modo da minimizzare il rischio:

- variare l’orario di lavoro per sfruttare le ore meno calde, programmando i lavori più pesanti nelle ore più fresche;

- effettuare una rotazione nel turno fra i lavoratori esposti;

- programmare in modo che si lavori sempre nelle zone meno esposte al sole;

- evitare lavori isolati permettendo un reciproco controllo.

Il vestiario deve prevedere abiti leggeri traspiranti, di cotone, di colore chiaro; è sbagliato lavorare a pelle nuda perché il sole può determinare ustioni e perché la pelle nuda assorbe più calore. E’ importante anche un leggero copricapo che permetta una sufficiente ombreggiatura.

Le pause in un luogo fresco sono assolutamente necessarie per permettere all’organismo di riprendersi. In alcune situazioni può essere necessario predisporre un luogo adeguatamente attrezzato. La frequenza e durata di queste pause deve esser valutata in rapporto al clima ma anche alla pesantezza del lavoro che si sta svolgendo e all’utilizzo del vestiario tra cui devono essere considerati anche i dispositivi di protezione individuale. Occorre sottolineare che tali pause devono essere previste come misure di prevenzione da chi organizza il lavoro ed i lavoratori devono essere invitati a rispettarle; esse non devono essere lasciate alla libera decisione del lavoratore (per es.: quando ti senti stanco ti puoi fermare). Infatti il corpo umano, mentre avverte la temperatura esterna elevata e la fatica fisica, non è in grado di avvertire l’accumulo interno di calore; questo può portare a situazioni di estrema gravità (colpo di calore) senza che l’individuo se ne renda conto.

Rinfrescarsi bagnandosi con acqua fresca: è importante per disperdere il calore.

L’idratazione è un fattore è molto importante. E’ necessario bere per introdurre i liquidi e i sali dispersi con la sudorazione: in condizioni di calore molto elevato il nostro organismo può eliminare anche più di 1 litro di sudore ogni ora che quindi deve essere reintegrato. Bere poco è pericoloso, perché il calore viene eliminato attraverso il sudore e la mancata reintroduzione di liquidi e sali può portare all’esaurimento della sudorazione e favorire quindi il colpo di calore. È consigliabile quindi bere bevande che contengono sali minerali (integratori). Non si devono assolutamente bere alcolici per due motivi: 1) perché si aggiungono calorie; 2) perché l’alcol disidrata, cioè sottrae acqua dai tessuti. E’ consigliato inoltre evitare il fumo di tabacco.

L’alimentazione deve essere povera di grassi, ricca di zuccheri e sali minerali: Preferire pasti leggeri, facili da digerire, privilegiando la pasta, la frutta e la verdura e limitando carni e insaccati.

L’informazione dei lavoratori sui possibili problemi di salute causati dal calore è fondamentale perché possano riconoscerli e difendersi, senza sottovalutare il rischio. La patologia da calore può infatti evolvere rapidamente e i segni iniziali possono non essere facilmente riconosciuti dal soggetto e dai compagni di lavoro.

La sorveglianza sanitaria è infine è molto importante perché il medico del lavoro aziendale, valutando lo stato di salute dei lavoratori, può fornire indicazioni indispensabili per prevenire il rischio da colpo di calore in relazione alle caratteristiche individuali di ciascun lavoratore. La presenza di alcune malattie come le cardiopatie, malattie renali, diabete, obesità possono ridurre anche drasticamente la resistenza dell’individuo all’esposizione a calore; l’esposizione a calore inoltre aumenta il rischio di aggravamento della malattia di cui si soffre. Il medico competente dell’azienda con il giudizio di idoneità al lavoro dà indicazioni al lavoratore e al datore di lavoro sulle possibilità di poter sostenere l’esposizione a calore; di conseguenza i lavoratori con specifiche indicazioni nel giudizio di idoneità dovranno essere impiegati in attività più leggere e con maggiori pause.

LA SINTOMATOLOGIA DA CALORE E IL SOCCORSO

La "patologia da calore" può evolvere rapidamente, i primi segnali di pericolo di colpo di calore possono essere poco evidenti e insidiosi: riconoscerli ed effettuare una diagnosi precoce può salvare la vita. Pensare che l'idratazione prevenga il colpo di calore è un errore. La verità è che idratarsi è importante ma non è sufficiente per prevenire il malore. 

I segni premonitori di un iniziale colpo di calore possono includere: irritabilità, confusione, aggressività, instabilità emotiva, irrazionalità e un compagno potrebbe notare perdita di lucidità. Vertigini, affaticamento eccessivo e vomito possono essere ulteriori sintomi. Tremori e pelle d'oca segnalano una riduzione della circolazione cutanea, predisponendo ad un veloce aumento della temperatura. Spesso il soggetto comincia a iperventilare (come fanno i cani) per ridurre il calore; questo può causare formicolio alle dita come preludio del collasso. Incoordinazione e mancanza d'equilibrio sono segni successivi, seguiti dal collasso con perdita di conoscenza e/o coma. In fase di collasso la temperatura corporea può raggiungere o superare i 42,2°C.

COSA FARE: Chiamare subito un incaricato di Primo Soccorso e Chiamare il 118Posizionare il lavoratore all'ombra e al fresco, sdraiato in caso di vertigini, sul fianco in caso di nausea, mantenendo la persona in assoluto riposo; slacciare o togliere gli abiti; Raffreddare la cute con spugnature di acqua fresca in particolare su fronte, nuca ed estremità.

 

LAVORO D’ESTATE IN CONDIZIONI DI TEMPERATURA ELEVATA

IL RISCHIO DI COLPO DA CALORE

I punti principali in sintesi

 

CHI

I lavoratori dei cantieri edili e stradali e gli agricoltori nei campi e/o in serra.

In generale tutti i lavoratori che effettuano un lavoro faticoso all’aperto.

QUANDO

Quando la Temperatura all’ombra supera i 30°C e l’u midità relativa è superiore al 70% esiste il rischio concreto di colpo di calore. Temperature superiori a 35°C con umidità all’80% rappresentano situazioni di rischio elevato.

COME PREVENIRE

IN GENERALE

- informare i lavoratori sui possibili problemi di salute causati dal calore perché possano riconoscerli e difendersi, senza sottovalutare il rischio.

- seguire le prescrizioni e le limitazioni del medico competente che ha effettuato la sorveglianza sanitaria, in relazione all’idoneità sul rischio specifico

OGNI GIORNO

- misurare la temperatura dell’aria (all’ombra) e l’umidità relativa e informare i lavoratori sul rischio

- programmare i lavori di maggior fatica fisica in orari con temperature più favorevoli, preferendo l'orario mattutino e preserale;

- programmare in modo che si lavori sempre nelle zone meno esposte al sole;

- effettuare una rotazione nel turno fra i lavoratori esposti;

- evitare lavori isolati permettendo un reciproco controllo.

- usare abiti leggeri di colore chiaro in tessuto traspirante e copricapo

- prevedere pause durante il turno lavorativo in un luogo fresco, con durata variabile in rapporto al clima e alla attività fisica del lavoro; i lavoratori devono essere invitati a rispettarle e non devono essere lasciate solo alla libera decisione del lavoratore (per es.: quando ti senti stanco ti puoi fermare).

- rinfrescarsi bagnandosi con acqua fresca

- bere acqua fresca (non ghiacciata) e sali minerali per recuperare i liquidi e persi con la sudorazione che in queste condizioni climatiche possono raggiungere anche più di 1 litro di sudore ogni ora. Bisogna quindi bere molto anche indipendentemente dallo stimolo della sete.

- non bere assolutamente alcolici

- evitare il fumo di tabacco.

- preferire pasti leggeri, facili da digerire privilegiando la pasta, la frutta e la verdura e limitando carni e

insaccati.

COME SI MANIFESTA

La patologia da calore può evolvere rapidamente e i segni iniziali possono non essere facilmente riconosciuti dal soggetto e dai compagni di lavoro.

I segni premonitori di un iniziale colpo di calore possono essere irritabilità, confusione, cute calda e arrossata, sete intensa, sensazione di debolezza, crampi muscolari.

Segni successivi sono vertigini, affaticamento eccessivo, nausea e vomito. Tremori e pelle d'oca segnalano un veloce aumento della temperatura.

Infine compaiono difficoltà di concentrazione e di coordinazione con mancanza d'equilibrio, seguiti dal collasso con perdita di conoscenza e/o coma. In fase di collasso la temperatura corporea può raggiungere o superare I 42,2°C.

IL SOCCORSO

- Accorgersi del pericolo di colpo da calore e subito attuare la terapia appropriata possono salvare la vita.

- Chiamare subito un incaricato di Primo Soccorso e Chiamare il 118;

- Posizionare il lavoratore all'ombra e al fresco, sdraiato in caso di vertigini, sul fianco in caso di nausea, mantenendo la persona in assoluto riposo; slacciare o togliere gli abiti;

- Raffreddare la cute con spugnature di acqua fresca in particolare su fronte, nuca ed estremità.

CRONACA DI COLPI DI CALORE REALMENTE ACCADUTI

Questo giovedì di luglio fa molto caldo, lui è un muratore di 45 anni. Ha lavorato tutto il giorno in cantiere utilizzando la mazza, solo una breve pausa per il pasto consumato in cantiere con panini e birra. Ad uncerto punto si sente debole e gli comincia a girare la testa tanto che deve smettere di lavorare; non si regge in piedi, la pelle è molto calda. Un compagno si accorge che sta male e decide di portarlo al Pronto Soccorso. Qui la situazione appare subito molto grave: la febbre è molto elevata (42°C), poi compaiono convulsioni, perdita di conoscenza fino al coma. La morte avviene 2 ore dopo; la diagnosi è colpo di calore. L’autopsia evidenzierà la presenza di una malattia cardiaca.

Il primo giorno di canicola della stagione sorprende tutti. Fine giugno, il termometro segna già più di 30 °C. E’ apprendista in una falegnameria, ha 19 anni e deve occuparsi di uno scarico di materiale in un magazzino un po’ fuori mano. All’inizio del pomeriggio, ritorna dopo il pranzo, e poco dopo ha sete ma si rende conto di non avere acqua da bere. Tanto peggio, ha fretta e quindi rinuncia ad andare a prendere l’acqua; si dice: “la birra del pranzo mi basterà” e così continua il suo lavoro pesante. Mentre la mattina sudava molto, si accorge che finalmente suda molto meno. Però iniziano ad un certo punto mal di testa e crampi muscolari. Poi a tratti si sente molto caldo e ha difficoltà a concentrarsi nel lavoro. Un'ora e mezza più tardi, mentre sta tornando con l’auto, è colto da malore e perde il controllo del veicolo.

Lunedì 11 agosto riprende il lavoro dopo una assenza per malattia. Ha 42 anni e lavora come muratore. La canicola, che si è abbattuta sul paese già da una decina di giorni, non diminuisce. La notte precedente, la temperatura ha raggiunto record storici: non è scesa al di sotto di 25,5 °C. Ha avuto difficoltà a tro vare il sonno. Quel mattino raggiunge tre colleghi in cantiere: deve spostare dei materiali scaricati all'entrata del cantiere, in pieno sole. All'inizio della mattina beve molto, ma poi l'acqua non è più molto fresca… Preso dai ritmi di lavoro non presta attenzione alla sensazione di debolezza e di stanchezza. Pensa che sia dovuta alla mancanza di sonno. Alle 11:00, mentre ha definitivamente rinunciato a bere acqua ormai tiepida, è in preda ai primi stordimenti. Varie volte, i suoi colleghi si preoccupano del suo stato, senza che nessuno riconosca il colpo di calore. Dopo il pranzo, mentre si prepara a riprendere la sua attività, perde coscienza.

 

 

Cantiere "Le Piscine Carlo Pedersoli" di Selvazzano: il Presidio della Fillea Cgil

  • Allega:
  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova

Mattinata in presidio quella di ieri, a Selvazzano Dentro (Pd), davanti al cancello del cantiere di Viale della Repubblica - abbandonato e fermo da mesi - su cui, nelle intenzioni dell'Amministrazione Comunale, sarebbe dovuto sorgere il nuovo centro natatorio "Carlo Pedersoli" (l'indimenticabile Bud Spencer). Un'opera, la cui realizzazione sembra, al momento, in alto mare. Prima i gravi ritardi sul programma dei lavori, poi l'abbandono del cantiere da parte della ditta esecutrice e la decisione del comune di Selvazzano di risolvere il contratto d'appalto. Una situazione che ha lasciato 11 lavoratori (il che significa 11 famiglie) senza stipendio da 5 mesi e a cui la Fillea Cgil di Padova ha deciso di dire basta denunciando pubblicamente l'atteggiamento cinicamente disinteressato di tutti gli attori coinvolti: stazione appaltante (ossia, Comune di Selvazzano), vincitore dell'appalto (Consorzio Build Scarl di Roma) e la ditta assegnataria dell'esecuzione dei lavori (la Elettric Sistem di Cava dei Tirreni).

Dice Francesco Campa della Fillea Cgil di Padova: "Questo cantiere abbandonato è la foto di come funziona il sistema degli appalti pubblici in Italia, dove a pagare sono sempre i più deboli. Undici famiglie lasciate senza stipendio e il Comune che se ne lava le mani e afferma che avanza dall'appaltatore 900 mila di euro. Quando di mezzo c'è l'ente pubblico ci sono responsabilità morali e sociali, questo è un insulto nei confronti delle vittime di questa vicenda che hanno diritto di essere trattate con dignità. Chiediamo al Comune, in qualità di committente, di farsi carico del pagamento degli stipendi. Chiedere indietro all'appaltatore 8/900mila euro di anticipi pagati in più sullo stato di avanzamento dei lavori, senza tenere conto della situazione in cui si trovano i dipendenti è uno schiaffo in faccia alle loro famiglie che stanno vivendo un momento di forte difficoltà"

"Una situazione - prosegue il sindacalista della Fillea Cgil - che presenta delle evidenti anomalie, a partire dal diverso regime normativo che regola il sistema degli appalti a seconda se il committente sia un ente pubblico o un privato. Quel che ci preme sottolineare è che il Comune, indipendentemente da un articolo di legge, dovrebbe rispondere in solido in nome di una responsabilità sociale e morale".

"Ecco perché crediamo- conclude Francesco Campa - che sia moralmente e socialmente inaccettabile che un Comune si comporti in questo modo nei confronti di chi ha speso tempo e sudore per un'opera pubblica a beneficio dei suoi cittadini. Lascia senza parole questo atteggiamento, soprattutto quando sappiamo che questo tipo di situazioni tendono a verificarsi maggiormente quando si è nell'ambito degli appalti pubblici, vale a dire quando la funzione di stazione appaltante è svolta da un Ente pubblico. E questo è qualcosa di inaccettabile perché il fatto che sia coinvolto un soggetto pubblico dovrebbe essere una maggiore garanzia e non il contrario. Resta il nostro messaggio: gli attori coinvolti non scappino dalle responsabilità e si facciano carico, in modo solidale, del riconoscimento di quanto dovuto ai lavoratori. Noi non li abbandoneremo e lotteremo fino a che non verrà riconosciuta la loro dignità di lavoratori con il pagamento di quanto maturato con il loro sudore.”

In allegato l'articolo de il Mattino di Padova sul Presidio

GRUPPO MASCHIO GASPARDO: Approvata la piattaforma per il rinnovo del contratto integrativo

Il Gruppo Maschio Gaspardo, in Italia conta poco meno di mille dipendenti e altrettanti all’estero, ha due siti a Padova per un totale di oltre 500 dipendenti, uno a Morsano al Tagliamento (PN) con oltre 300 dipendenti e uno a Cremona con oltre 100 dipendenti.

Maschio Gaspardo è un'azienda leader e globale nella produzione di appendici agricole e sistemi per l’agricoltura nonché fornitrice di marchi blasonati. L’impresa è di proprietà della famiglia Maschio ed è sostenuta dalle finanziarie regionali di Veneto e Friuli e da importanti accordi col sistema finanziario e bancario.

I lavoratori durante la Pandemia si sono fatti carico di orari pesanti in alcuni siti e di cassa integrazione in altri ed il personale impiegatizio è stato collocato in lavoro da remoto a casa.

Il Coordinamento Nazionale delle RSU del gruppo Maschio Gaspardo spa con sede a Padova, dopo aver licenziato l’ipotesi di piattaforma e aver preso l’impegno di sottoporla ai lavoratori per chiederne la validazione, ha svolto le assemblee in tutti i siti.

Le assemblee, molto partecipate e discusse, hanno visto presenti oltre il 75% dei dipendenti del gruppo e hanno approvato quasi all’unanimità l’ipotesi di piattaforma.

Ora, dopo una riunione di coordinamento che verrà convocata nei prossimi giorni, la parola passa alla trattativa con una delegazione forte del consenso dei lavoratori e delle richieste presenti in piattaforma.

I contenuti della piattaforma:

per la parte economica in una ridefinizione del PDR, nella sua struttura tra parametri di stabilimento e di gruppo nonché in un realizzo che possa riconoscere 2000€ e in una rivalutazione degli elementi retributivi aziendali del 10%.

I lavoratori chiedono un potenziamento e miglioramento del welfare aziendale integrativo e quote di riduzione oraria per l’età anagrafica e la pesantezza del lavoro.

Verrà chiesta una migliore efficacia e fruibilità dei contenuti presenti nel precedente accordo, in materia di salute e sicurezza ed un aggiornamento, con le regole del nuovo CCNL, su formazione e dell’inquadramento.

Verrà chiesto un’attualizzazione e un miglioramento dei processi di stabilizzazione dei lavoratori somministrati, già pattuiti.

Infine, visti gli anni difficili passati dal gruppo prima della pandemia e l’annata record del 2020, verranno chiesti maggiori investimenti e certezze occupazionali per i vari siti.

Sarà importante la discussione sulle relazioni e le agibilità sindacali nei siti e di gruppo.

 

FIM, FIOM e il Coordinamento RSU

Rinnovo RSU alla San Pellegrino di San Giorgio in Bosco e alla Peroni di Padova: la Flai Cgil si conferma la prima forza sindacale nelle due aziende

Flai Cgil Padova: "Un ottimo risultato: considerata l'importante opera di rinnovamento che abbiamo realizzato confermiamo la maggioranza nel Consiglio delle RSU in entrambe le aziende".

"È necessario che le nuove generazioni di lavoratori si impegnino di più nell'attività sindacale all'interno delle aziende affinché un giorno non lo debbano rimpiangere. Di solito, quando accade, è troppo tardi"

Elezioni delle RSU (Rappresentanze Sindacali Unitarie) alla San Pellegrino di San Giorgio in Bosco e alla Peroni di Padova: la Flai Cgil conquista 3 RSU su 6 nella prima, e 3 RSU nella seconda.

"Tutto considerato – dice Francesca Crivellaro, Segretaria Generale della Flai Cgil – aver mantenuto la maggioranza, relativa alla San Pellegrino e assoluta alla Peroni, è un ottimo risultato. Certo, alla San Pellegrino passiamo da 4 rappresentanti a 3, però ce lo aspettavamo dal momento che i lavoratori sono passati da 248 a 221 e in quella trentina, circa, che hanno smesso di lavorare (per lo più perché hanno raggiunto l'età pensionabile), la stragrande maggioranza erano nostri iscritti. I rappresentanti sono stati totalmente rinnovati: ringraziamo chi ha svolto, con onestà e coscienza, il proprio ruolo e sproniamo le nuove RSU a dimostrarsi all'altezza dei propri predecessori. In conclusione, sotto questo aspetto, abbiamo ottenuto il massimo che si poteva e non ci possiamo lamentare".

"Piuttosto – prosegue la Segretaria Generale della Flai Cgil – il rammarico è dovuto alla scarsa partecipazione dei neo assunti, per lo più giovani, alle elezioni delle Rappresentanze sindacali. Sicuramente il fatto che le elezioni siano state spostate, per i noti problemi legati alla pandemia, di diversi mesi rispetto rispetto alla data in autunno in cui erano previste, non ha aiutato però non basta questo fatto a spiegare la scarsa partecipazione, soprattutto alla Peroni dove hanno votato solo il 57% dei lavoratori. È questa l'unica nota dolente che registriamo da questo appuntamento elettorale".

"L'auspicio – conclude Francesca Crivellaro – è che i lavoratori, soprattutto quelli giovani e che sono all'inizio del loro percorso lavorativo, si rendano conto che eleggere chi li rappresenta in azienda è il modo migliore che hanno per garantire il loro posto di lavoro ed evitare che i loro diritti possano correre il rischio, un giorno, di venire calpestati. L'esperienza ci dice che quando si rimpiange di non averlo fatto, solitamente è troppo tardi per poter rimediare. In questo senso, studieremo, in futuro, qualche iniziativa allo scopo di coinvolgerli".

Oggi, 30 giugno, sciopero e presidio davanti Palazzo Moroni dei lavoratori del settore energia e gas e dei lavoratori dei servizi ambientali

“L’articolo 177 del codice degli appalti mette a rischio migliaia di posti di lavoro nei nostri comparti e ne avvia il disfacimento. Governo e Parlamento devono urgentemente intervenire per la sua revisione ed evitare il disastro nei nostri settori”.

Giornata di scioperi con mattinate di presidi dei lavoratori in tutta Italia, quella prevista mercoledì 30 giugno e che vedrà coinvolta anche Padova, vista l’adesione alla protesta delle Segreterie territoriali di Cgil Cisl e Uil delle categorie che si occupano sia dei lavoratori del settore energia elettrica e gas (vale a dire Filctem Cgil, Cisl Femca, Flaei Cisl Reti e Uiltec), sia dei lavoratori dei servizi ambientali (ossia, FP Cgil, Fit Cisl e UIltrasporti).

Nella nostra città, i lavoratori e i sindacati si daranno appuntamento sul Liston, davanti a Palazzo Moroni dove terranno un presidio unitario dalle 9.30 alle 12.00.

Ma se saranno variegati, provenendo da diversi settori, i lavoratori che parteciperanno all'iniziativa, non si può dire la stessa cosa riguardo alle motivazioni dello sciopero dato che tutte le sigle sindacali hanno come principale obiettivo la revisione dell’art 177 del cosiddetto codice degli appalti che obbliga le aziende concessionarie (con la scadenza derivata dalle varie proroghe e stabilita al 31 dicembre di quest'anno) ad esternalizzare l’80% di tutte le attività oggetto di concessione, anche nei casi in cui le attività vengano svolte direttamente dal proprio personale.

“Si tratta – dicono Enrico Ciligot, Segretario Generale della FP Cgil Padova e Luca Rainato, Segretario Generale della Filctem Cgil Padova – di una decisione assurda che di fatto dà il via alla destrutturazione dei nostri servizi, essenziali e fondamentali per il Paese, oltre a mettere a rischio decine di migliaia di posti di lavoro”.

“È indecente – puntualizza Enrico Ciligot – che dei lavoratori, come per esempio quelli che operano nel settore di raccolta e smaltimento dei rifiuti, che secondo la legge svolgono un servizio essenziale (motivo per cui, alcuni lavoratori non potranno partecipare alla giornata di protesta perché tenuti, per legge, a garantire determinati servizi, per esempio la raccolta rifiuti negli ospedali e/o nelle case di riposo) e che sono stati fondamentali per la tenuta del Paese durante il passato lock down, debbano subire il pesante impatto di una norma che, obbligando le aziende a spezzettare rapidamente il servizio con gare al ribasso, avrà sia dei costi economici che sociali, con perdita di posti di lavoro e dell'applicazione contrattuale non di settore che ne deriverebbe. La concorrenza va regolamentata migliorando le condizioni dei lavoratori, incentivando le aggregazioni e lo sviluppo industriale di aziende pubbliche e private, non destrutturando il settore!”

“Un provvedimento – aggiunge Luca Rainato - che provocherà, indubbiamente, nel breve e medio termine la demolizione del sistema dei servizi pubblici essenziali, oltre alla perdita di circa 145.000 posti di lavoro, senza considerare il rischio concreto di compromettere la realizzazione del piano di investimenti previsti dal PNRR, specie per quella parte riguardante lo sviluppo degli impianti di generazione rinnovabile che, in quanto non programmabili, necessitano di forti interventi di ammodernamento delle reti di distribuzione e soprattutto di una loro gestione sinergica, in grado di bilanciare in tempo reale la domanda e l'offerta di energia”.

“L’esternalizzazione forzata delle attività – concludono Ciligot e Rainato – renderà, secondo noi, vulnerabili i sistemi dei servizi, anche nel nostro territorio, rischiando di consegnarli nelle mani di mercati esterni e di scontati appetiti, ribaltando il senso originale dell'affidamento in concessione tramutando di fatto gli attuali affidatari in mere stazioni appaltanti. Non è solo un danno ai lavoratori, è un danno al Sistema Paese!”

Gianluca Badoer eletto nuovo Segretario Generale della Fillea Cgil di Padova

Proveniente da una lunga esperienza nel mondo del lavoro e all'interno del sindacato, prima nella Fiom poi nella Fillea, subentra a Dario Verdicchio - entrato nella Segreteria Confederale – raggiungendo il 100% del consenso dei delegati.  

Cgil Padova: "Gianluca è atteso da un lavoro intenso e difficile ma l'unanimità con cui è stato eletto è la dimostrazione della fiducia dei lavoratori sulle sue capacità ad affrontare tutte le difficoltà e problematiche dei settori dove operano i lavoratori rappresentati  dalla sua categoria, in particolare quelli dell’edilizia, un comparto cruciale per il rilancio del Paese, destinatario di molti miliardi europei del PNRR, ma dove altissimo è il rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata, moltissime le vittime di infortuni e altissima anche la precarietà del lavoro favorito dalla frammentazione del tessuto imprenditoriale locale e nazionale”

Gianluca Badoer è diventato oggi il nuovo Segretario Generale della Fillea Cgil di Padova, dopo averne ricoperto per circa un anno e mezzo il ruolo di Segretario Provinciale. L'elezione è avvenuta oggi, presso i locali della Scuola Edile di Padova, a Camin, alla presenza, oltre che del Segretario Generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano e del precedente Segretario della Fillea, Dario Verdicchio (ora nella Segreteria Confederale della Camera del Lavoro di Padova), anche dei Segretari Regionale e Nazionale della categoria, ossia Francesco Andrisiani e Alessandro Genovesi.

56 anni, originario della Riviera del Brenta, Gianluca Badoer inizia a lavorare giovanissimo, a 15 anni, dopo aver concluso le scuole professionali, prima in un'impresa edile e poi in un'azienda del settore artigianale. Si avvicina alla Cgil come volontario dell'EBAV (l’Ente Bilaterale dell'Artigianato Veneto), ma diventa delegato e successivamente RSU andando a lavorare (per più di 20 anni) alla ZF, una multinazionale della metalmeccanica. Da lì, l’impegno sempre più intenso nella Fiom che lo porta ad entrare nella segreteria provinciale fino, ad un anno e mezzo fa circa, quando entra nella segreteria provinciale della Fillea.

“Gianluca Badoer – dice Aldo Marturano, Segretario Generale della Cgil – è quello che un tempo veniva definito un “dirigente operaio”, vale a dire un responsabile sindacale che si era formato nel mondo del lavoro, facendo gradino per gradino tutta la scalata nell'organizzazione, continuando nel frattempo a lavorare in azienda. Insomma Gianluca è uno che quando parla di lavoro, sa di cosa parla e i lavoratori questo lo percepiscono. Noi siamo fortemente convinti che proseguirà la forte spinta innovatrice data da Dario Verdicchio alla categoria che, non dimentichiamolo, qui da noi vanta circa 3500 iscritti. Però è anche una categoria dove, penso soprattutto all'edilizia, la stragrande maggioranza delle imprese ha meno di 5 dipendenti per cui estremamente frammentato. È necessario, come ha dimostrato Dario Verdicchio, un “sindacato di strada” e crediamo che Gianluca Badoer sia l’uomo adatto a proseguire questa esperienza”.

“Siamo venuti a Padova – aggiunge il Segretario Generale della Fillea Cgil Nazionale, Alessandro Genovesi – innanzitutto per salutare e ringraziare il Compagno Verdicchio per l'ottimo lavoro svolto. Confidiamo, con l’elezione di Gianluca Badoer in una continuità politica e contrattuale nella Fillea di Padova, a cui naturalmente lui aggiungerà la sua esperienza e personalità, in particolare, per quel che riguarda l’organizzazione e riorganizzazione della presenza dei delegati tanto nelle fabbriche che nei cantieri. Sarà compito della Fillea regionale e nazionale affiancare questo nuovo gruppo dirigente che ci sembra, però, parta già con il piede giusto”.

PRESENTAZIONE DEL PROGETTO DI RICERCA “LE CRITICITÀ DEL PNRR, L’IMPATTO SULL’OCCUPAZIONE E SULLA STRUTTURA PRODUTTIVA NELLA METALMECCANICA VENETA”

LUNEDÌ 28 GIUGNO 2021 ORE 11.30

SALA 23 MARZO -  CGIL VENETO

VIA PESCHIERA 7, VENEZIA MESTRE

Lunedì 28 alle ore 11.30 verrà presentato il progetto di ricerca della Fiom del Veneto, finalizzato a individuare e proporre i progetti di politica industriale per il Veneto in grado di incrociare le principali missioni del Recovery Plan italiano.

La finalità della Fiom Veneto è quella di fare in modo che le risorse del Recovery vengano utilmente indirizzate a qualificare, rafforzare ed espandere la struttura industriale del territorio e soprattutto a creare nuova e buona occupazione.

La transizione digitale, che implica investimenti nei settori ICT e TLC, e quella ecologica, che implica investimenti nei settori dell'energia e dei trasporti, devono costituire un'occasione per rafforzare le filiere industriali di produzione localizzate sul territorio; evitando anche il rischio che queste tecnologie vengano, di fatto, importate dall'estero.

In questo modo, anziché creare posti di lavoro in Italia, si finirebbe, appunto, semplicemente per aumentare le importazioni di beni e tecnologie dall'estero, in particolare dalla Germania.

La presentazione della ricerca consentirà di evidenziare lo stato della capacità produttiva in questi settori e di valutarne il ruolo dentro le filiere produttive internazionali e gli effetti sull’occupazione.

La Fiom Veneto, con questa ricerca, si propone quindi, di definire progetti concreti di politica industriale finalizzati al rafforzamento e all'espansione della produzione industriale del territorio, e dei sui livelli occupazionali.

Saranno presenti 

Antonio Silvestri – Segretario generale Fiom Veneto

Matteo Gaddi – Ricercatore della Fondazione Claudio Sabattini

Licenziati tre lavoratori della Plissè spa di Piombino Dese. La Filctem Cgil Padova vuole vederci chiaro

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova

Filctem Cgil Padova: “Ci riempie di perplessità la vicenda che vede coinvolti due lavoratrici e un lavoratore licenziati con la non ben chiara accusa di aver truffato l'azienda e quindi di essere venuto meno il rapporto di fiducia: una vicenda dai contorni poco chiari su cui desideriamo fare chiarezza”

“Non vorremmo che il ricorso a motivazioni disciplinari fosse un modo per aggirare il blocco dei licenziamenti”

“Una vicenda poco chiara, come minimo. In tanti anni che faccio il sindacalista non ho mai visto un licenziamento con l'accusa di truffa o furto senza una denuncia ai carabinieri. Anzi, qui si va oltre, si entra nel surreale: manca addirittura l’accusa! E non è l'unica cosa che non ci torna in tutta questa storia”.

Esprime forte perplessità Luca Rainato, Segretario Generale della Filctem Cgil riguardo ad una vicenda che vede coinvolti una capo magazziniera, un magazziniere e un’addetta alle vendite che lavorano (anzi: lavoravano, pare) per la Plissè Spa, nota azienda di moda nel settore del tessile con sede a Piombino Dese, nell'alta padovana.

“Qualche tempo fa – racconta Rainato – siamo stati contattati da questi tre lavoratori che ci dicono, sottolineando la loro assoluta innocenza, di essere sostanzialmente accusati di aver fatto fuoriuscire della merce, tramite una complice, con il sistema del “conto vendite” ma evitando di rilasciare lo scontrino a prova dell’operazione. Naturalmente, in casi come questi, cerchiamo sempre di valutare tutti gli aspetti della vicenda, sappiamo bene che i ladri e i disonesti si nascondono in tutte le categorie e in tutte le professioni e i lavoratori non fanno certo eccezione a questa regola. Ma c'è un ma”.

“Innanzitutto – prosegue il segretario generale della Filctem Cgil di Padova – nelle motivazioni che accompagnano il licenziamento dei tre non si parla di furti ma di una generica caduta del rapporto di fiducia. Nessun verbale dei carabinieri, nessun video, nessuna refurtiva ritrovata. C'è solo il riferimento a quanto detto dalla presunta complice esterna, una donna anziana, sugli 80 anni, di sani principi e appartenente anche ad associazioni di volontariato. Una persona che non ha certo bisogno di espedienti del genere per vivere e che, peraltro, avrebbe fatto da complice in situazioni che si riferiscono ad anni fa. Una ricostruzione dei fatti che la ottantenne, con cui ho avuto un lungo confronto, ha categoricamente smentito, negando di aver mai partecipato a qualsiasi tipo di truffa”.

“Per cui – conclude Luca Rainato – quel che chiediamo subito è che l'azienda riveda la propria decisione. Per questo abbiamo formalmente “impugnato” i provvedimenti di espulsione che riteniamo non supportati da giusta causa o giustificato motivo. Non vorremmo che attraverso motivi di ordine disciplinare qualcuno pensasse di aggirare il blocco dei licenziamenti, senza neanche la pazienza di aspettare ancora qualche giorno, visto che il Governo prevede di toglierlo a fine mese. Se è questa l’idea, prevedo tempi cupi nel settore del tessile con l'inizio di luglio”.

Alleghiamo l'articolo de Il Mattino sulla vicenda