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Ancora una morte sul lavoro in Provincia di Padova. Cgil Padova: “Basta alla strage quotidiana. Siamo davanti all'ennesima tragedia inaccettabile su un luogo di lavoro"

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  • Descrizione allegato: Gli articoli usciti su Mattino, Gazzettino e Corriere Veneto sulla tragedia sul lavoro successa a Ponte San Nicolò
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Ancora una vittima sul lavoro in provincia di Padova. A perire, in un cantiere a Ponte San Nicolò, un operaio di 58 anni, Nicola Pagan di Piove di Sacco e dipendente della ditta edile Romanato di Bruggine, travolto da un cumulo di detriti mentre lavorava all'interno di uno scavo per un intervento di manutezione alle condutture sotterranee del gas. L'ennesima tragedia sul lavoro in Veneto che segue il pericoloso incidente successo a Venezia a fine novembre (un operaio è rimasto fulminato mentre stava lavorando ad una cabina elettrica dell'Enel) e la morte di un operaio stradale, il primo dicembre, travolto da un articolato nell'A31, nel vicentino.

Qui di seguito il comunicato della Cgil di Padova, con le parole del Segretario Confederale Marco Galtarossa che ha la delega in tema di sicurezza sul lavoro, dopo aver appreso del tragico incidente.

 

La Cgil di Padova esprime il proprio profondo dolore e la più totale amarezza per l'ennesima tragedia sul lavoro avvenuta stamane, mercoledì 3 dicembre, nella nostra provincia. A Ponte San Nicolò, un operaio di 58 anni è deceduto dopo essere stato travolto dal terreno mentre era impegnato in uno scavo per la posa di condutture.

"Siamo stanchi di contare i morti. Questa non è una fatalità, ma una strage quotidiana che macchia il nostro Paese e la nostra provincia. Di fronte alla morte di un lavoratore di 58 anni che non tornerà a casa, l’amarezza è insopportabile, ma deve trasformarsi in indignazione e azione," dichiara Marco Galtarossa, Segretario Confederale della Cgil di Padova con delega alla sicurezza sul lavoro.

"I dati – prosegue il sindacalista – confermano la drammaticità della situazione. A livello nazionale, muoiono in media tre lavoratori al giorno. La provincia di Padova non fa eccezione, risultando costantemente tra le più colpite del Veneto: una morte che si somma alle altre 12 che abbiamo subito dall’inizio dell’anno. Numeri che ci inquadrano ancora una volta nella 'zona rossa' del rischio".

"Chiediamo con forza alla Politica e alle Istituzioni di smetterla di voltarsi dall'altra parte – conclude Marco Galtarossa –. Non possiamo più accettare che la sicurezza sia considerata un costo e non un investimento vitale. È urgente e indifferibile potenziare gli organici dello SPISAL, garantire una formazione reale e non fittizia, e introdurre sanzioni drastiche per le aziende che continuano a non rispettare le norme. È anche per fermare questa strage che il 12 dicembre faremo lo sciopero generale e scenderemo in piazza: è giunto il momento di gridare basta ad un modello produttivo dove il profitto vale di più della vita umana".

Il Servizio di Antenna 3 con le reazioni dei sindacati all'ennesimo incidente mortale sul lavoro in Veneto

Stato di agitazione del personale del Comune di Piove di Sacco: fallito il tentativo di conciliazione in Prefettura Fp Cgil Padova e Cisl Fp Padova e Rovigo: “Incontro deludente"

Resta lo stato di agitazione. I sindacati sorpresi dall’atteggiamento elusorio della Sindaca Pizzo che ha sempre evitato di entrare nel merito delle questioni poste

Si è concluso senza esito positivo il tentativo di conciliazione tenutosi e terminato nel tardo pomeriggio di venerdì 28 novembre 2025, presso la Prefettura di Padova, in seguito alla proclamazione dello stato di agitazione del personale dipendente del Comune di Piove di Sacco. La riunione, durata circa un’ora e mezza e presieduta dal Viceprefetto Enrico Fameli, ha visto la partecipazione della delegazione sindacale composta da Fp Cgil Padova e Cisl Fp Padova (assente giustificato il delegato della Uil Fpl Padova per sopraggiunti impegni che ne hanno impedito la presenza) e della delegazione del Comune, guidata dalla Sindaca Lucia Pizzo e dalla Segretaria Generale Laura Tammaro.

“La mobilitazione – spiegano Maurizio Galletto della Fp Cgil Padova e Ettore Furlan della Cisl Fp di Padova e Rovigo – è stata indetta per richiedere l'applicazione immediata (già a partire dal 2025) dell'Art. 14 del D.L. 14 marzo 2025 n. 25, noto come ‘Decreto PA’ o ‘Direttiva Zangrillo’. Si tratta di una norma che consente agli Enti Locali di incrementare il fondo del salario accessorio per i dipendenti, fino ad un massimo del 48%, al fine di armonizzare il trattamento economico del personale comunale con quello dei colleghi degli altri comparti della Pubblica Amministrazione. Vale la pena sottolineare che moltissimi Comuni della nostra provincia (anche quelli piccoli, praticamente il 99%) hanno applicato il decreto PA secondo le proprie disponibilità in bilancio ma, dopo questo incontro, possiamo affermare che evidentemente il Comune di Piove di Sacco non è nelle condizioni di fare quel che fanno gli altri comuni”.

“Questo accade – proseguono i due sindacalisti – perché davanti alla richiesta da parte della maggioranza di lavoratrici e lavoratori, formulata all’unanimità durante un’assemblea tenutasi il 3 novembre 2025 a RSU e sindacati, di richiedere l’applicazione del decreto PA, l’amministrazione comunale di Piove di Sacco, pur avendo in un primo tempo quantificato una cifra massima di 105 mila euro, ha successivamente rifiutato di stanziare le risorse per il 2025 chiudendo ogni comunicazione a riguardo. Inevitabile quindi lo stato di agitazione che ci ha portato al tentativo di conciliazione in Prefettura”.

“Durante questo incontro – attaccano Galletto e Furlan – abbiamo innanzitutto lamentato che tale cifra ci è stata presentata in totale assenza di dettagli, con la quantificazione iniziale assolutamente non supportata da elementi di calcolo o documentazione tecnico-contabile, cosa che di fatto ci ha reso impossibile formulare una contro proposta consapevole. Abbiamo ricordato i due solleciti inviati alla Sindaca, il 5 e il 19 novembre, senza però ricevere nessuna risposta in merito. Ma di fronte a tutto questo la replica della sindaca ci ha sostanzialmente deluso: la mancata applicazione del decreto Pa sarebbe dovuta a difficoltà tecniche che ne impediscono l’inserimento nel 2025 e l’unica apertura che ci è stata concessa è stata quella di ‘ragionare del Decreto PA nel 2026’ che però non è il mandato che come RSU e sindacati avevamo ricevuto dall’assemblea, che era quello di portare a casa qualche risorsa nel 2025. Per carità: non chiedevamo mica la luna, non abbiamo mai detto di volere il massimo, ma volevamo venisse dato un segnale ai lavoratori. Segnale che il Comune di Piove di Sacco si è rifiutato di dare”.

“Di conseguenza – dicono RSU e sindacalisti – lo stato di agitazione rimane attivo fino alla data del prossimo incontro qui in Prefettura in cui dovremmo venire convocati per avere notizie del Decreto PA per cui, nel 2026, dovrebbero inserire le risorse. L’auspicio è che tale incontro possa svolgersi al più presto, magari già a gennaio, e fornire le soluzioni che portino alla fine dello stato di agitazione. Altrimenti proseguirà e si intensificherà”.

“Ribadiamo – concludono Galletto e Furlan – la delusione e il rammarico per il mancato accordo. E, a margine, non possiamo che esprimere il nostro stupore e disappunto per l’atteggiamento assolutamente elusorio tenuto dalla Sindaca Pizzo per tutta la durata dell’incontro. Usando una metafora calcistica, ha sempre buttato la palla in tribuna evitando costantemente di rispondere nel merito alle questioni da noi poste. Un atteggiamento vago e sfuggente che ha costretto il Vice Prefetto a ricondurla sui temi in questione, chiedendole di formulare risposte precise a domande precise. Purtroppo inutilmente. Speriamo che al prossimo incontro le cose vadano diversamente”.

Filcams Cgil Padova: Giorgia Marchioro eletta nuova Segretaria Generale

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova sull'elezione di Giorgia Marchioro come nuova Segretaria Generale della Filcams Cgil Padova

Venerdì 28 novembre l'Assemblea Generale della Filcams CGIL Padova ha eletto all'unanimità Giorgia Marchioro come nuova Segretaria Generale, alla presenza di Michele Carpinetti, Segretario generale Filcams Veneto, e di Aldo Marturano, Segretario generale Cgil Padova.

Giorgia Marchioro succede a Marquidas Moccia, che dopo 8 anni lascia l'incarico per raggiunti limiti temporali.  Padovana, classe 1981, Marchioro inizia il suo percorso sindacale nel 2010 come delegata all'interno dell'azienda Data Medica (che verrà poi accorpata nel network di strutture sanitarie private Synlab). Diviene funzionaria della Filcams provinciale nel 2019, per poi entrare nella segreteria dal 2022, con deleghe ad appalti, studi professionali e commercio settore moda.

"Rinnovare la categoria non significa snaturare la nostra identità, ma renderla più capace di dialogare con il futuro – dichiara la neoeletta Segretaria generale della Filcams di Padova - In un mondo dove il lavoro è ancora purtroppo incerto e senza tutele, il futuro si costruisce così: con una categoria giovane, competente e determinata, radicata nei valori che ci guidano da sempre. Il mio impegno sarà quello di lavorare assieme a tutte e tutti per rendere la Filcams di Padova ancora più forte, più presente, più capace di incidere sulla vita e sul lavoro delle persone, soprattutto donne e giovani".

Poste Italiane, Slc Cgil Veneto denuncia forti criticità nel Centro di Smistamento di Padova: “Rischio violazione Servizio Universale”

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova sulla denuncia della Slc Cgil Veneto sulla situazione di caos al Centro di Smistamento di Poste Italiane a Padova

La Slc Cgil Veneto denuncia pubblicamente le gravi e persistenti criticità organizzative riscontrate presso il Centro di Smistamento (CS) di Padova di Poste Italiane S.p.A., che mettono a rischio il diritto dei cittadini a ricevere la corrispondenza nei tempi previsti dal Servizio Postale Universale (SPU) e la qualità di un servizio in parte finanziato dallo Stato. 

“Stanno succedendo cose molto gravi all’interno del CS di Padova – conferma il funzionario della Slc Cgil Veneto, Stefano Gallo – a partire dalle giacenze prolungate presenti e il caos organizzativo che vi regna. A seguito di una verifica effettuata il 13 novembre 2025, abbiamo riscontrato una situazione allarmante: cassoni pieni di prodotto postale in giacenza da 20-30 giorni, in alcuni casi anche superiore, materiale già fascicolato e pronto per l'inoltro rimasto stazionante oltre le tempistiche di processo previste e, infine, aree di stoccaggio sature che compromettono l'ordinata lavorazione dei flussi”.

"Si tratta di una situazione – attacca il sindacalista della Slc Cgil Veneto – che rappresenta un grave disservizio per utenti, committenti e Pubblica Amministrazione. E non finisce qui: ci è stato anche segnalato un’ulteriore prassi che, se confermata, sarebbe molto grave. Risulterebbe infatti che il materiale in eccesso verrebbe inoltrato verso altri centri (come Milano Roserio e/o centri del Centro Italia), con il fine di ‘alleggerire’ il CS di Padova e far risultare numericamente smaltiti i volumi.  Voglio sottolineare che se tutto ciò fosse vero, ci troveremmo davanti ad una possibile violazione degli obblighi di SPU e ad un mancato rispetto dei livelli di qualità fissati dall'AGCOM con il serio rischio che prodotti elettorali o comunicazioni istituzionali possano subire ritardi non tracciati”.

“Inutile aggiungere – prosegue Stefano Gallo – che tali criticità non fanno altro che generare un aumento dei carichi di lavoro con impatti su salute e sicurezza, caos organizzativo e frustrazione tra gli operatori. Per questo motivo abbiamo inoltrato specifiche richieste ai vertici di Poste Italiane, presso la filiale di Padova, a partire da quella di una verifica immediata delle giacenze e delle cause che le hanno generate. Poi vogliamo maggiori informazioni e chiarezza sui flussi deviati verso altri centri e sui criteri adottati, chiediamo un piano straordinario per lo smaltimento del materiale arretrato e, infine, esortiamo Poste Italiane ad adottare linee di comunicazione trasparenti sui livelli di qualità del servizio. E sia chiaro: in assenza di un riscontro risolutivo, porteremo la situazione all'attenzione degli organi competenti”.

“La situazione che si è generata all'interno del CS di Padova – conclude Stefano Gallo – è molto grave e crea un danno per i cittadini, oltre che non fornire un servizio per cui Poste è pagata dallo Stato, proprio al fine di garantire quel servizio. Il problema è la mancanza cronica di personale e l’ormai consolidata prassi di dare precedenza al pacco, vale a dire al privato. In sostanza succede che Amazon è diventato servizio essenziale e ha sostituito le vere funzioni per cui Poste Italiane viene sovvenzionata dallo Stato. La conseguenza sono gli intasamenti nei Centri di Distribuzione (CD) di recapito di tutta la regione dove nelle aree in cui operano i portalettere arrivano quintali di posta oberando in questo modo lavoratrici e lavoratori con carichi di lavori impossibili da svolgere. E questo perché anche dentro ai CD di recapito si dà la precedenza alla distribuzione dei pacchi piuttosto che della corrispondenza. E il risultato finale è il caos quotidiano".

25 novembre, Giornata Mondiale Contro la Violenza sulle Donne: La Cgil di Padova dice BASTA alla Violenza Digitale con un Flash Mob davanti Palazzo Moroni

In occasione della Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne del 25 novembre, il Coordinamento Donne della Cgil di Padova ha rinnovato il suo impegno nella sensibilizzazione e nella lotta contro ogni forma di violenza di genere, organizzando un Flash Mob per "Ricordare e Reagire". L'appuntamento, fissato alle 16.30 di martedì 25 novembre 2025, davanti a Palazzo Moroni, sede del Comune di Padova, ha visto una discreta partecipazione e ha destato la curiosità dei numerosi passanti in giro per lo shopping nelle vie del centro.

La Violenza Digitale, Subdola e Sottovalutata

“Quest'anno – ha spiegato la Segretaria Confederale della Cgil di Padova, Marianna Cestaro – l'iniziativa ha avuto anche lo scopo di porre un accento particolare sulla violenza digitale, una minaccia sempre più diffusa, subdola e purtroppo fin troppo sottovalutata. Episodi recenti, come l'emergere di fenomeni quali "mia moglie" e "phica.eu", hanno messo in luce quanto questa forma di violenza possa avere effetti reali e devastanti sulla vita delle vittime, spesso minorenni o giovani donne. Con questo Flash Mob ci siamo quindi posti due obiettivi: informare e sensibilizzare la cittadinanza di Padova sulla gravità della violenza digitale e sulle sue manifestazioni e sollecitare una profonda riflessione sugli impatti psicologici e sociali che tali azioni virtuali producono nel mondo reale”.

Un Ricordo per le Vittime di Femminicidio

“Dopo l'azione di sensibilizzazione sulla violenza digitale – ha concluso Marianna Cestaro – il Flash Mob si è trasformato in un momento di memoria per le troppe vittime di femminicidio registrate nel corso del 2025. In un gesto di profonda solidarietà e impegno a non dimenticare, i partecipanti hanno acceso le candele rosse, simbolo del dolore e della lotta per la libertà e l'autodeterminazione delle donne. Il desiderio, dietro questo semplice gesto, di dare un segnale forte e unitario contro la violenza di genere che purtroppo continua a mietere vittime ad un ritmo inaccettabile”.

Allarme Rosso nella sanità padovana: Infermieri in Fuga e Contratto Insufficiente. La Denuncia di Fp Cgil Padova e Uil Fpl Padova

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino, Gazzettino e Corriere Veneto sulla denuncia di Fp Cgil Padova e Uil Fpl sulle difficili condizioni della sanità padovana dopo il rinnovo del CCNL
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Un vero e proprio "terremoto" scuote l'Azienda Ospedale Università di Padova, al centro di un aspro confronto tra la direzione e le rappresentanze sindacali in merito alla grave crisi di personale e al mancato rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) della Sanità.

Una situazione di emergenza che è stata denunciata ieri in una conferenza stampa congiunta che ha visto la partecipazione della Segretaria Generale della Fp Cgil di Padova, Alessandra Stivali, affiancata dai segretari provinciali Alfredo Sbucafratta e Marika Damiani, e del Segretario Generale della Uil Fpl Padova, Francesco Scarpelli, insieme ai segretari provinciali Hena Helena Da Silva Velotti e Luigi Spada.

Emorragia di personale e fuga nel privato

I sindacati alzano l'allarme, parlando di una crisi di personale che è un "drammatico" 1e "sproporzionato" 2 esodo. “Il primo problema – spiega il Segretario Provinciale della Fp Cgil Padova, Alfredo Sbucafratta – è dato dalla fuga continua di infermieri dall’Azienda Ospedaliera. Noi, in media, riceviamo 2-3 dipendenti a settimana che vengono a dirci che si licenziano e crediamo che altrettanti ne riceva anche la Uil. Ma perché assistiamo a tutte queste dimissioni? Alla base ci sono motivi economici e di carriera: gli infermieri in uscita vanno nel privato o cambiano decisamente lavoro, migrando verso un settore privato più attrattivo a livello economico. E non aiuta la situazione il fatto che i concorsi vanno sempre più deserti".

CCNL: aumento zero e peggioramento organizzativo

Fp Cgil e Uil Fpl hanno scelto di non firmare il nuovo contratto collettivo perché ritengono che non solo non migliori le condizioni, ma addirittura le peggiori. Un rinnovo che lascia il fianco a molteplici critiche, soprattutto per quel che attiene al suo lato economico. “Si tratta di un rinnovo – accusano Cgil e Uil – che non fornisce risposte economiche e non incrementa gli stipendi delle persone. A fronte di un'inflazione del 16%, l'aumento previsto è soltanto del 5,7% , corrispondente a circa 40 euro netti medi. Un autentico schiaffo in faccia a lavoratrici e lavoratori già sottoposti a carichi di lavoro sempre più pesanti. Perché l’unico modo che hanno per aumentare la propria misera busta paga è quello di lavorare più ore. Ricordiamo che lo stipendio annuale in Italia oscilla tra i 25 e i 32 mila euro, una cifra raggiungibile solo grazie al massiccio ricorso allo straordinario, che resta però sempre lontana da quanto offre la professione nel resto d’Europa. Per fare qualche esempio: in Germania 54mila euro, in Spagna 49mila Euro o nel Regno Unito 41mila euro”

“A questo – proseguono Fp Cgil Padova e Uil Fpl Padova – si aggiunga che la tassazione del lavoro straordinario, finora tassato al 5%, passa al 20%. In più, una nuova interpretazione sulla detassazione, si sta abbattendo su tutte le prestazioni, costringendo gli infermieri a restituire tra 600 e i mille euro. Una cosa vergognosa. Ma non finisce qui: anche i Buoni Pasto continuano a venire negati perché su questa materia il nuovo CCNL non interviene, lasciando inalterato il loro valore che rimane a solo 5,16 euro e non viene riconosciuto a chi lavora di notte o nei giorni festivi . Per sanare questa ingiustizia, abbiamo avviato un'azione collettiva per far ottenere il riconoscimento degli arretrati fino a 10 anni ai lavoratori coinvolti”.

Le critiche organizzative

“Stiamo quindi assistendo – attaccano i sindacalisti – ad un peggioramento delle condizioni lavorative perché il nuovo contratto non apporta alcun miglioramento al benessere degli operatori, ma anzi lo peggiora. Degli esempi? Con l’aumento dei turni di pronta reperibilità, passati da un massimo di sette a nove. Con il mancato accoglimento della richiesta che avevamo formulato di esonerare dal servizio notturno gli over 60 e, soprattutto, proseguendo con lo svilimento delle professionalità, cosa che puntualmente accadrà con l'introduzione della figura dell'assistente infermieristico, un ruolo intermedio tra Oss e infermiere, che di fattò è una specie di infermiere generico. Solo che verrà pagato meno. Una disattenzione verso il personale che, di fatto, è il frutto avvelenato di una gestione privatistica della sanità che ci siamo rifiutati di avvallare firmando questo rinnovo. Avrebbe significato arrendersi”.

Il futuro della professione è a rischio

Infine i Segretari Generali di Fp Cgil Padova e Uil Fpl Padova hanno denunciato una grave perdita di attrattiva della professione infermieristica: “Stiamo assistendo al crollo delle Iscrizioni nei corsi di Scienze Infermieristiche: elle Università di Padova e Verona, quest'anno si è registrata una diminuzione del 40% con un tasso di abbandono degli studi che rimane molto alto. Tutto ciò non lascia spazio a nessun ottimismo: se la situazione non cambierà, entro il 2029 il saldo sarà negativo e la carenza di professionisti si farà ancora più critica”.

Il servizio di Telenordest sulla denuncia di Fp Cgil Padova e Uil Fpl Padova delle difficili condizioni della Sanità padovana

"A 33 anni dalla Legge n 257 che imponeva alle Regioni di adottare un Piano Amianto, il Veneto è ancora in fortissimo ritardo". La denuncia della Fondazione "Beppi Ferro".

La tutela sanitaria e ambientale per i danni da amianto in Veneto: a chi giova l’assenza di un piano regionale?

Il 23 aprile 2008 si è costituita la Fondazione Vittime dell’Amianto “Bepi Ferro” per dare voce a quei lavoratori esposti all’amianto che negli ultimi decenni sono stati definiti “lavoratori invisibili”, perché di amianto si parla raramente e malvolentieri. Eppure la vicenda dell’amianto rappresenta, simbolicamente, la esemplificazione di ciò che noi non vogliamo e detestiamo: l’indifferenza al valore della salute nel lavoro, l’accettazione rassegnata che il prezzo da pagare per il lavoro non sia solo la fatica ed i sacrifici, ma anche la loro stessa integrità fisica.

L’esposizione all’amianto e le patologie ad essa correlate rappresentano una questione di salute pubblica di enormi proporzioni. I danni prodotti dall’esposizione all’amianto hanno implicazioni di tipo sanitario, giuridico, economico e sociale. A livello globale, si stima che oltre 200 mila decessi siano causati dall'esposizione professionale all'amianto: oltre il 70% di tutti i decessi dovuti a tumori correlati al lavoro! Secondo recenti stime dell’Organizzazione mondiale della sanità e dell’Organizzazione internazionale del lavoro, su scala globale i tumori asbesto-correlati, anche quelli scollegati dall’esposizione professionale, sono aumentati in termini rilevanti dagli anni duemila. L’amianto è ancora presente nei processi produttivi e nei rifiuti: nel 2023, secondo l'Ispra, quantitativi di rifiuti contenenti amianto prodotti in Italia sono stati pari a circa 240 mila tonnellate!

Nel 1992 è stata varata la legge n. 257 (Norme relative alla cessazione di amianto) che prevedeva l’adozione di diverse misure per la tutela dell’ambiente e della salute di cittadini e lavoratori con la previsione di finanziamenti utili a definire dei piani regionali per la gestione delle ricadute sanitarie e ambientali collegate alla presenza di amianto. Tra gli obblighi più rilevanti sanciti dalla norma: il censimento dei siti interessati da attività di estrazione, di lavorazione, di smaltimento e di bonifica; la predisposizione di programmi per la dismissione; l'individuazione dei siti adatti allo smaltimento dei rifiuti di amianto; il controllo delle condizioni di salubrità ambientale e di sicurezza del lavoro attraverso i presidi e i servizi di prevenzione delle unità sanitarie locali competenti per territorio e il censimento degli edifici pubblici e privati nei quali sono presenti materiali o prodotti contenenti amianto libero o in matrice friabile. Con 2.864 casi di mesotelioma segnalati al Registro Nazionale dei Mesoteliomi (ReNaM) dal 1993 al 2021, il Veneto è al quinto posto in Italia: per il 68,4% si tratta di esposizioni di natura professionale.

Nel 2018 è stata sancita un’intesa Stato-Regioni per l’adozione di un protocollo di sorveglianza sanitaria dei lavoratori ex esposti all’amianto che dopo l’anamnesi lavorativa prevede attività specifiche di base (visita medica ed esame clinico con particolare riguardo all'apparato respiratorio, esame spirometrico basale ed accertamento radiologico) e controlli successivi mirati. Dal varo della norma del 1992, la Regione Veneto ha ricevuto lauti finanziamenti per la realizzazione di un piano regionale finalizzato a precisi interventi di natura sanitaria e ambientale. A 33 anni di distanza dal varo di questa importante norma, inspiegabilmente, in Veneto manca un piano regionale amianto e nulla si sa del funzionamento della sorveglianza sanitaria agli ex esposti. Il censimento dei siti interessati da attività di estrazione, di lavorazione, di smaltimento e di bonifica così come il censimento degli edifici pubblici contenenti amianto sono materia esoterica.L’intesa Stato-Regioni sul protocollo di sorveglianza sanitaria per gli ex esposti e gli esposti all’amianto è stato recepito dalla Regione Veneto ma nulla si sa in relazione alla sua concreta attivazione a livello territoriale. Questa totale assenza di trasparenza su materie riguardanti la salute pubblica è inaccettabile!!!!

L’inottemperanza della Regione Veneto getta profondo discredito sulla sua classe dirigente: peraltro, tutte le regioni del Nord, a prescindere dallo schieramento di appartenenza, hanno piani regionali amianto all’avanguardia attraverso i quali è garantito pieno accesso alle misure adottate su scala regionale per lavoratori, cittadini e imprese. Dal 1992 ad oggi come sono stati gestiti in regione i finanziamenti nazionali per l’amianto? Quali misure sono state adottate per la salute di lavoratori e cittadini? Come si è proceduto al censimento dei siti contenenti amianto? Quali sono le conseguenze di questa vera e propria omissione di adempimenti dovuti ex lege? Agli ex esposti è inibita la diagnosi precoce delle malattie che affrontate tempestivamente (il riferimento va ai carcinomi polmonari) possono essere efficacemente contrastate. Per le altre patologie (il mesotelioma) è ampiamente dimostrato dagli approdi scientifici più autorevoli e recenti che l’adozione di tempestivi protocolli sanitari migliora la qualità della vita dei pazienti e ne amplifica i margini di sopravvivenza. Inoltre, manca in Veneto il PDTA (Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali) per i malati di mesotelioma, in Veneto non c’è ancora un approccio inclusivo nel trattamento del mesotelioma cosa che invece nelle altre Regioni hanno fatto. Per la cittadinanza allo stato attuale non vi è alcuna informazione sullo stato di bonifica dei siti pubblici e privati! Come si è fatto in altre regioni va istituita al più presto una commissione regionale composta da decisori politici, tecnici e parti sociali finalizzata a definire tutte quelle attività necessarie alla sorveglianza sanitaria degli ex esposti e degli esposti all’amianto, alla tutela della salute pubblica e dell’ambiente.

LA FONDAZIONE VITTIME DELL’AMIANTO BEPI FERRO

La Presidente Rosanna Tosatto 

Il Servizio di Telenordest sulla denuncia della Fondazione "Bepi Ferro"

Kioene, prime elezioni RSU: un seggio alla Flai Cgil. Eletta l’operaia Trandafir Madalina Andrea alla sua prima candidatura

Si sono concluse ieri le prime elezioni (svoltesi in due tornate di cui la prima la settimana scorsa) della RSU nella storia di Kioene, realtà di primo piano nel settore alimentare italiano, con la sede a Villanova di Camposampiero e con circa 150 lavoratori dipendenti, più approssimativamente altrettanti in somministrazione. L’esito del voto - a cui hanno partecipato 92 lavoratori diretti - ha assegnato tre seggi alla Fai Cisl e uno alla Flai Cgil, delineando una rappresentanza pluralista e un nuovo assetto nelle relazioni sindacali aziendali.

A conquistare il seggio della Flai Cgil è stata Trandafir Madalina Andrea, unica operaia candidata e protagonista di un risultato particolarmente significativo: alla sua prima candidatura, è riuscita a ottenere la fiducia dei lavoratori e a entrare in rappresentanza al primo tentativo.

Secondo Giuliano Carraro, Segretario generale della Flai Cgil di Padova, «l’elezione di Madalina è un segnale importante di fiducia verso una lavoratrice giovane, determinata e radicata nella produzione. La sua presenza in RSU porta una voce autentica di fabbrica, capace di rappresentare bisogni, ritmi e priorità del lavoro quotidiano. È un valore aggiunto per tutti».

L’esito di queste prime elezioni viene considerato un passo avanti verso un modello partecipativo più maturo. «Una rappresentanza plurale – sottolinea Carraro Giuliano – aiuta a rafforzare il confronto e può contribuire positivamente alla qualità organizzativa. In un’azienda come Kioene, che si rivolge a un mercato attento a etica, sostenibilità e qualità, il dialogo sociale è un asset strategico».

Il sindacato ringrazia lavoratrici e lavoratori, la Commissione elettorale, gli scrutatori e tutti i candidati per «la serietà e la trasparenza del processo».

Le RSU elette resteranno in carica tre anni: «Ora – conclude Carraro Giuliano – si apre la fase del dialogo costruttivo, con l’obiettivo di migliorare l’ambiente di lavoro e contribuire alle performance di qualità e produttività che contraddistinguono le eccellenze italiane».