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Vittoria del Patronato Inca contro l'Inps al Tribunale del Lavoro di Padova: riconosciuto il diritto all'indennità di disoccupazione ad una studentessa-lavoratrice a cui era stata richiesta la restituzione di più di 17mila euro

Cgil Padova e Patronato Inca Cgil Padova: “Una vittoria storica, la prima in Italia su questa tematica e non è un caso che sia avvenuta a Padova, città dove, da questa estate, è presente la Commissione Stranieri ed è sede di una delle più antiche Università al mondo".

 
La storia, come capita spesso quando si parla di giustizia, parte da lontano, almeno dal 2012 e cioè da quando una giovane ragazza ucraina mette piede sul suolo italiano per motivi di studio, essendosi iscritta all’Università di Udine.

Come molte ragazze e ragazzi che frequentano l'Università, non solo di nazionalità straniera, oltra a studiare si dà da fare con quelli che spesso vengono definiti “lavoretti”, soprattutto durante il periodo estivo quando, sfruttando la propria conoscenza delle lingue straniere, lavora come receptionist in diversi hotel della riviera adriatica, soprattutto a Lignano e Bibione, e lo fa per anni, dal 2013 al 2016, perfettamente in regola, non solo per quel che riguarda i contratti di lavoro ma anche per ciò che attiene ai propri permessi di soggiorno puntualmente rinnovati.

Avendo quindi tutte le carte in regola, fa domanda all'Inps, tra una stagione e l'altra, dell'indennità di disoccupazione (Mini Aspi per il 2013 e 2014 e la Naspi a partire dal maggio 2015), e la riceve per i periodi corrispondenti. Negli anni la ragazza si laurea, inizia il suo percorso lavorativo e tutto quel periodo sembra appartenere al passato fin quando, nei primi mesi del 2020, arriva l’autentica doccia fredda: l’Inps di Udine, attraverso 4 provvedimenti di revoca, le chiede la restituzione delle somme percepite come Naspi e Mini Aspi in quanto, secondo loro (in adesione a quanto segnalato dalla Questura di Udine), non aveva i titoli per accedervi perché i suoi permessi di soggiorno erano dati per motivi di studio e non di lavoro. Stiamo parlando di una cifra che, riguardando 4 anni, si aggirava a poco più di 17mila euro e naturalmente la prima reazione è stata quella dello sconforto totale. Fortunatamente la ragazza non è una sprovveduta e fa la cosa più saggia che può fare in quel momento: si rivolge al Patronato Inca Cgil che, studiato il caso, decide, in comune accordo con lo Studio Legale dell'Avv. Marco Paggi, di fare ricorso.

Circa una decina di giorni fa, il 20 dicembre, la sentenza, la n. 718/2021, emessa dal Tribunale di Padova, sezione del Lavoro, dal Giudice dott. Maurizio Pascali, con la quale veniva accertato il diritto della ricorrente all’indennità Naspi e mini aspi senza obbligo di restituzione delle somme percepite e condannava l'INPS alle spese processuali.

“In sostanza è stata una vittoria totale – dice soddisfatta Antonella Franceschin, Direttrice del Patronato Inca Cgil di Padova – ed è motivo di particolare orgoglio il fatto che, a quanto ci risulta, è la prima del genere in Italia e quindi, crediamo, farà scuola. Di questo ringraziamo lo Studio Legale dell'Avv. Marco Paggi e l’Avv. Rosalinda Dieghi che hanno seguito la causa in Tribunale. Fin da subito, insieme a loro, abbiamo ritenuto erronea la motivazione con la quale l'INPS aveva intimato alla studentessa-lavoratrice la restituzione degli importi versati e cioè il non essere in possesso di un titolo di soggiorno utile allo svolgimento di un'attività di lavoro subordinato e quindi di non aver diritto all'indennità di disoccupazione”.

“Ma su questo – prosegue Antonella Franceschin – le norme che disciplinano la materia immigratoria sono molto chiare e prevedono, al contrario (all’art 14, comma 4 del DPR 394/1999) la possibilità per i titolari di un permesso di soggiorno per motivi di studio di svolgere attività lavorativa subordinata per un tempo non superiore alle 20 ore settimanali, anche cumulabili per 52 settimane, fermo restando il limite annuale di 1040 ore. E tali ore lavorative, possono essere svolte mediante part-time orizzontale o verticale, o con full-time per limitati periodi all’anno, come si trattava nel nostro caso. L'importante è rispettare il limite annuale di ore lavorative, cosa che, allora, la studentessa-lavoratrice aveva fatto. Forti di questi argomenti abbiamo fatto ricorso e la giustizia ci ha dato ragione”.

“Una vittoria importante per tanti buoni motivi – aggiunge Palma Sergio, della Segreteria Confederale della Cgil di Padova – a partire dal fatto che è stata ottenuta dopo che la studentessa/lavoratrice/immigrata si è rivolta con fiducia ai nostri uffici presso il Patronato Inca e al Dipartimento Immigrazione. Un risultato che non a caso è stato ottenuto a Padova, una città che, ricordiamo, è sede della Commissione Stranieri rieletta quest'estate ed è meta di tantissime persone provenienti da tutto il mondo, in particolare di  ragazze e ragazzi di Paesi Esteri Comunitari e non che vengono nella nostra città per studiare e formarsi in quello che è uno dei più rinomati ed ambiti Atenei universitari, spesso lavorando per mantenersi agli studi. Si tratta di una situazione comune a molte e molti ragazze e ragazzi italiani e questa sentenza aiuta anche loro. Certo, assume un rilievo particolare perché  la protagonista di questa vicenda è una giovane donna “straniera”, il prototipo delle categorie fragili di questo Paese (giovane, donna, immigrata), soprattutto in questa fase storica socio-economica segnata dalla pandemia. Come CGIL siamo molto soddisfatti quando riusciamo a fornire un aiuto concreto a chi si rivolge a noi per ottenerlo. E quando ci riusciamo, come in questo caso,  ad essere tutelate non sono solo le singole persone coinvolte ma l'intera collettività che ne esce rafforzata".

Presidio personale sanitario e sindaci del territorio all’ospedale di Schiavonia. La solidarietà della FP Cgil di Padova e della FP Cgil Medici e Dirigenti Sanitari

FP Cgil Padova: “Positivo il fatto che Ulss 6 e Regione abbiano finalmente deciso di aprire un bando per le assunzioni ma si tratta di un primo passo: ricordiamo che in campo medico, la professionalità di un comparto si raggiunge con scelte assunte in base ad una seria programmazione e non sull'onda di una perenne emergenza”

“Oltre ai disagi subìti dall’intero personale dell'Ulss 6 (a partire dalle retribuzioni più basse rispetto alle altre Ulss del Veneto) nella bassa padovana paghiamo il forte ritardo di scelte sbagliate compiute in passato di cui ancora non si vuole prendere atto”

Era presente anche una delegazione di lavoratrici e lavoratori della FP Cgil di Padova e Fp Cgil medici e dirigenti sanitari al sit-in davanti all'Ospedale Madre Teresa di Calcutta a Schiavonia a supportare le ragioni del personale e dei sindaci del territorio che lo hanno organizzato.

“Piena e completa solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori che operano all'ospedale di Schiavonia e in tutta l'Ulss 6" . Lo fanno sapere in una nota Alessandra Stivali e Raffaela Megna della Segreteria Provinciale della Fp Cgil di Padova e Giovanni Campolieti e Giovanni Migliorini della Fp Cgil Medici e Dirigenti Sanitari che proseguono: “In un contesto già difficile causato dalla pandemia a cui si è anche aggiunto il recente attacco hacker che  ha creato notevoli disagi a tutta l'Ulss 6, non ancora risolti definitivamente, il personale si è distinto per averli affrontati con un innegabile spirito di servizio e professionalità che merita solo rispetto. Uno spirito che il personale sanitario ha voluto portare al sit-in odierno: non contro qualcuno, ma a favore di un ospedale, e una sanità, capace di rispondere al meglio alle richieste di un vasto territorio come quello della Bassa Padovana.

Indubbiamente, non possiamo che giudicare positivamente la decisione di Ulss 6 e Regione di procedere, finalmente, per delle nuove assunzioni in grado di dare un po’ di sollievo al personale sanitario  ma ricordiamo che però questo non risolve certo i tanti problemi sul tavolo. È noto che nel campo della sanità, la professionalità di un comparto si raggiunge con scelte assunte in base ad una seria programmazione e non sull'onda di un’emergenza che dura ormai da quasi due anni e ha assunto una dimensione cronica. Perché, non ci stancheremo mai di dirlo, certi problemi vengono da lontano, da ben prima del Covid a partire da quello davvero frustrante, per chi lavora all'Ulss 6, di avere le retribuzioni più basse di tutto il Veneto nonostante sia la più grande.

Per parte nostra, registriamo una immane fatica per riuscire a chiudere gli accordi sugli incarichi e sul risultato per la dirigenza medica e sanitaria. Accordi che, però non sembrano raggiungere gli obiettivi prefissati visti gli impietosi numeri, evidenziati dall’Osservatorio del Mercato del Lavoro di dicembre nell'ultimo rapporto di Veneto Lavoro, riguardo alle dimissioni del personale che se ne va verso altri ospedali. Un'emorragia di infermieri, medici e dirigenti che qui è più forte che altrove e su cui in Regione farebbero bene a riflettere.

Accanto a questo, che riguarda tutto il territorio dell'Ulss 6, ci chiediamo, per la bassa padovana, perché non viene aperto l'ospedale di Monselice per curare i pazienti covid? Perché il privato convenzionato non viene coinvolto per gestire la pandemia, evitando che la fetta di richiesta di salute non covid venga lasciata cadere nel vuoto, allungando quindi le liste d'attesa? Perché all'avvio delle assunzioni, la Regione Veneto non lega anche degli ulteriori incentivi fino a sbloccare risorse stabili per il personale sanitario?

Sono domande che meritano risposte. E soprattutto le meritano le lavoratrici e i lavoratori dell'Ulss. La Regione gliele deve”.

 

SCIOPERO GENERALE. A MILANO UNA GRANDE MANIFESTAZIONE.

L'appuntamento era alle 9 in piazza Castello. Sotto la Madonnina sono arrivate le delegazioni provenienti da tutte le Regioni del Nord. Il serpentone del corte è passato tra via Gadio, viale Alemagna e via Pagano ed è terminato all'Arco della Pace.

A partire dalle 10.00, sono iniziati gli interventi di delegate e delegati (compreso Antonio Alaia della Fillea Cgil di Padova) e poi di Tania Scacchetti della Cgil nazionale e Ivana Veronese di Uil nazionale. Alle 11.45 il collegamento con Roma per le conclusioni di Pierpaolo Bombardieri e Maurizio Landini, segretari confederali. 

Secondo Tania Schacchetti “la manovra del governo Draghi non è abbastanza perché non c'è nessun intervento sulla precarietà e le uniche misure continuano a essere quelle di decontribuzione che sappiamo possono aiutare solo parzialmente e sicuramente non invertono una tendenza alla sottoccupazione di alcune categorie di lavoratori".

"Le scelte dal punto di vista fiscale e l'assenza di scelte dal punto di vista pensionistico - ha proseguito Scacchetti - ci dicono che si stanno lasciando indietro ancora una volta i soggetti più deboli. Invece il tema è riconoscere più diritti, certezze previdenziali e ridare potere d'acquisto ai redditi più bassi". Tra i soggetti più fragili e non tutelati secondo i sindacati ci sono i giovani e le donne: "Siamo un paese che deve pensare alla sua ricostruzione. I giovani e le donne sono quelli che hanno pagato di più durante la pandemia ed erano anche quelli che erano più indietro nei tassi di occupazione e nel sistema dei diritti prima della pandemia. Quindi noi siamo in piazza oggi per chiedere scelte nette, coraggiose e diverse. Bisogna contrastare la precarietà, incentivare la partecipazione al mercato del lavoro attraverso forti investimenti, dare fiducia ai giovani e alle donne di questo paese perché dalla loro condizione si può misurare la possibilità di una crescita vera".

L'annuncio dello sciopero

"Pur apprezzando lo sforzo e l’impegno del premier Draghi e del suo esecutivo, la manovra è stata considerata insoddisfacente da entrambe le organizzazioni sindacali - si legge nella nota con cui Cgil e Uil hanno annunciato lo sciopero -, in particolare sul fronte del fisco, delle pensioni, della scuola, delle politiche industriali e del contrasto alle delocalizzazioni, del contrasto alla precarietà del lavoro soprattutto dei giovani e delle donne, della non autosufficienza, tanto più alla luce delle risorse, disponibili in questa fase, che avrebbero consentito una più efficace redistribuzione della ricchezza, per ridurre le diseguaglianze e per generare uno sviluppo equilibrato e strutturale e un’occupazione stabile".

Andavano date risposte a chi ha patito la crisi sanitaria e poi quella economica. Persone che avrebbero conforto da misure eque, universali - ha rimarcato Alessandro Pagano, segretario generale Cgil Lombardia -. Invece gli interventi sul fisco determinano vantaggi crescenti al crescere del reddito. Il Governo deve ascoltare il malessere del Paese e ascoltare i corpi intermedi. Vogliamo un negoziato vero”.

Chiusura del Segretario Generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano che ha guidato le parecchie centinaia di lavoratori arrivati con la decina di pullman messi a disposizione dall’organizzazione : “Siamo in tantissimi perché in tantissimi hanno scioperato contro una legge di bilancio che si basa sull’ingiustizia. Questo è un paese in cui il numero di poveri cresce sempre di più: ormai sono 8 milioni i lavoratori, tra giovani e donne soprattutto, che si trovano in una condizione di povertà con redditi inferiori ai 10 mila euro. Eppure per loro questa manovra lascia solo le bricciole o addirittura zero risorse, contro i benefici che raggiungono anche i 900 euro per chi ha invece redditi tra i 40 e i 50 mila euro. E questa è una profonda ingiustizia. Questo è un Paese che si basa sul precariato, sul lavoro povero, sul disagio e su una riforma delle pensioni che è stata fatta sulla pelle dei lavoratori: una grande finanziaria, fatta con la legge Fornero, che ha penalizzato tanta gente. Una legge che non riconosce un futuro pensionistico ai giovani e alle donne e che invece non tocca chi non paga le tasse ed evade il fisco. È ora di dire basta a queste disuguaglianze. Le risorse della legge di bilancio e che arrivano dall’Europa devono andare a favore di lavoratori e pensionati, a partire da quelli più poveri”.

Nel video, una carrellata di foto della manifestazione

Alta adesione allo sciopero e grande partecipazione alla manifestazione a Milano delle lavoratrici e lavoratori metalmeccanici veneti

Carraro Drive Tech, Carraro Agritalia, Zf, Alco, Berco, Electrolux, Faber, Wellding 2b, Imesa, Flag Ifi, Faces, Slim Fusina Rolling, Rendellin, Acciaierie di Verona, Acciaierie Venete, Aso, Baxi, Valbruna, Xylem Lowara, Ferretto Group, Lu.Ve, Pandolfo Npe, Meccano Stampi, Forgita, Sumoto, Pietroberto, Nlmk, Amman, Idromacchine, Marcato, Irca, Sirti, Breton, CSM Tube, Varem, Antonio Carraro, Fast, Dab Pumps Zen Fonderie sono solo alcune delle tante aziende metalmeccaniche venete che oggi hanno visto lavoratori e lavoratrici aderire allo sciopero generale indetto da Cgil e Uil.

Una folta delegazione proveniente dalle diverse province della nostra regione ha raggiunto tutte le altre delegazioni del Nord Italia a Milano, una delle 5 piazze della manifestazione di questa giornata di sciopero generale che ha riempito le piazze di Milano, Roma, Bari, Cagliari e Palermo.

“Dopo le riuscite manifestazioni che si sono tenute nelle scorse settimane, i metalmeccanici sono scesi in piazza e hanno svuotato le fabbriche e le aziende per rivendicare che, a partire dalla legge di bilancio, il governo deve intervenire sui veri problemi che affliggono la classe lavoratrice E questi problemi sono i bassi salari, un sistema previdenziale tra i più penalizzanti d’Europa, le crisi che stanno mordendo interi settori produttivi e la precarietà sempre più condizione di vita per tante e tanti.” ha dichiarato Antonio Silvestri, segretario generale della Fiom del Veneto, continuando “A questi nodi, la legge di bilancio e le politiche del governo non danno risposte. Così facendo il governo dimostra di non conoscere il sempre più largo disagio vissuto da tanta parte dei lavoratori di questo Paese. Occorre fin da subito superare la legge Fornero, garantendo l’uscita pensionistica con 41 anni di contributi senza vincoli anagrafici o a 62 anni di età senza il collegamento con gli anni di lavoro. Bisogna, inoltre, necessariamente stabilire una distinzione tra lavori e serve garantire che l’assegno pensionistico sia dignitoso per tutti e tutte. 

La leva fiscale deve essere usata per aumentare veramente i bassi salari e a questo fine la lotta all’evasione deve essere una priorità inderogabile. 

Si devono superare le leggi che hanno reso il lavoro sempre più precario e sfruttato.

Sono sempre più numerose le crisi che investono il settore metalmeccanico ed in particolare l’automotive.

L’ultima in ordine di tempo, ma non certo di gravità, è stata l’annunciata chiusura e delocalizzazione della Speedline di Santa Maria di Sala. È necessaria, quindi, una legge che impedisca questa barbarie e servono politiche industriali che vedano come attore protagonista il pubblico, anche per evitare altri casi come quello dell’Acc di Mel. Per questi motivi oggi ci siamo fermati in sciopero e il governo deve sapere che questo è solo l’inizio.”

16 dicembre 2021

FIOM CGIL VENETO

Incontro tra Sindacati Confederali ( unitamente alle loro categorie dei pensionati e dei lavoratori) e la Direzione dell’AULSS 6 Euganea sulla situazione sanitaria nel padovano a fronte di questa nuova ondata Covid ed in particolare riguardo all’Ospedale

Cgil Cisl e Uil: “Un incontro molto schietto dove sono stati affrontati tutti i temi sul tavolo riguardanti la situazione nelle strutture sanitarie e la tenuta della sanità padovana dell’AULSS 6 ed in particolare l'ospedale di Schiavonia. Il Direttore Generale Paolo Fortuna ed  il Direttore Sanitario Aldo Mariotto, con la franchezza che in questi momenti è d’obbligo, ci hanno rappresentato una situazione oggettivamente preoccupante”.

Apprezzabili gli sforzi che sta compiendo l’AUlss 6 che, purtroppo, sta scontando un ritardo e una mancanza di programmazione la cui responsabilità va cercata più in alto. Siamo di fronte a problemi strutturali non di oggi e non dovuti solo all’emergenza Covid, ormai diventata strutturale, che stanno continuando a penalizzare la sanità pubblica”.

 

"Questa mattina (mercoledì 15 dicembre 2021, ndr), alle 11.00, si è tenuto un incontro tra i vertici dell'Aulss 6, rappresentati dal Direttore Generale Paolo Fortuna, insieme al team costituito dai direttori sanitario, amministrativo e sociosanitario, ed  i Sindacati Confederali Cgil Cisl e Uil di Padova (rappresentati da Palma Sergio, Stefania Botton e Massimo Zanetti) insieme alle categorie dei pensionati SPI Cgil, FNP Cisl e UilP (rappresentati da Ivana Fogo, Giulio Fortuni e Pietro Levorato) e dei lavoratori pubblici FP Cgil, FP Cisl e Uil FPL (rappresentati da Alfredo Sbucafratta, Michele Roveron e Stefano Tognazzo).

Un incontro chiesto lo scorso 7 dicembre con una lettera al Direttore dell'Ulss 6, Paolo Fortuna, da parte di Cgil Cisl e Uil con la quale si chiedeva un confronto per discutere di ciò che in quel momento le lavoratrici ed i lavoratori dell’Ospedale di Schiavonia stavano segnalando – e che poi si è puntualmente verificato – e cioè che si stava andando verso la sua conversione in Covid Hospital. Una richiesta di un incontro chiarificatore, anche alla luce dell’attacco hacker subito dai sistemi informatici dell’Ulss 6 che hanno aggiunto ulteriore caos ad una situazione già difficile.

Decisamente apprezzabile – dicono in una nota Cgil Cisl e Uil di Padova – la celerità con cui il Direttore Generale Paolo Fortuna, ci ha incontrati e la franchezza con la quale ci hanno esposto una situazione i cui tempi sono dettati ancora dal Covid 19. E questo, a quasi due anni dall'inizio della pandemia, non è certo positivo. Molti gli aspetti affrontati: dall’andamento della campagna vaccinale che prosegue al ritmo di una media di circa 9000 vaccini al giorno, all’aggravamento del contagio in corso che sta segnando 437 casi giornalieri fino alle difficoltà del tracciamento che si stanno registrando a cui si sono aggiunti i disagi creati dal recente attacco hacker cui l’Ulss 6 è stata vittima.

Dopo un accurato resoconto generale della situazione da parte della Direzione dell’AULSS6, Cgil Cisl e Uil hanno chiesto cosa si stesse facendo per cercare di risolvere i problemi dati dalla riconversione dell’ospedale di Schiavonia in Covid Center, una decisione che ha come conseguenza la penalizzazione, ancora una volta, degli abitanti della bassa padovana. A questo proposito i Sindacati, avevano suggerito di studiare la possibilità di dotare l'ospedale di Schiavonia di un doppio percorso sanitario, in modo che oltre ad essere destinato a fronteggiare il Covid, potesse anche continuare ad occuparsi degli altri pazienti ordinari. Il Direttore Generale ha rivelato che, in tal senso, è allo studio la rimodulazione del sistema di areazione dell’ospedale Madre Teresa di Calcutta ma che naturalmente è una cosa che richiederà dei tempi non certo brevi. Accanto a questo, necessario quindi anche del nuovo personale, motivo per cui ci sarà l'apertura di un nuovo bando di assunzione per 30 Operatori Socio Sanitari e 30 infermieri a tempo determinato per un anno. Pur giudicando positiva la notizia, i sindacati hanno rappresentato l’opportunità di andare oltre le assunzioni a tempo determinato e chiesto, quindi, assunzioni  a tempo indeterminato.

Il Direttore Generale ha dichiarato che saranno comunque garantite le prestazioni specialistiche prescritte dai medici di medicina generale con classificazione urgente e breve ed ha espresso l’impegno di ripristinare l’attività generale dell’Ospedale di Schiavonia al ritorno della fase 2.

“ Cgil Cisl e Uil  pur apprezzando gli sforzi che la Direzione dell’ULSS6 sta facendo, ritengono indubbio che la sofferenza della sanità padovana si tocchi con mano e che il personale sanitario sia allo stremo delle forze. Il Covid ha messo a nudo le falle di un governo sanitario generale che vengono da lontano, sia per i continui tagli alla sanità pubblica che per la programmazione formativa di medici ed infermieri. Assurdo, per esempio, che anche  in questa fase, con la carenza di personale sanitario a cui stiamo assistendo, le facoltà di Scienze Infermieristiche, di Medicina e Chirurgia e le stesse scuole di specializzazione siano ancora a numero chiuso. Si tratta di scelte che hanno penalizzato la sanità pubblica che invece, proprio con la pandemia, ha rivelato quanto sia essenziale per il benessere dei cittadini e nello specifico per il nostro territorio.

 Gli incontri con la Direzione dell'Ulss 6 proseguiranno per tenere monitorata la situazione".

Cantiere Ikea: dopo anni di tensioni, firmato l’accordo tra AF Logistics – la società che ha in appalto il ramo logistico per conto di Ikea – e la Filt Cgil Padova

“Stop al dumping tra i lavoratori che operano per le varie società cui la AF Logistics dava in sub-appalto la distribuzione e montaggio dei prodotti IKEA: da ora in avanti ad ognuno di loro verrà applicato il CCNL Logistica Trasporto Merci e Spedizione”

“La mossa vincente è stata portare AF Logistics ad un tavolo regionale: a quel punto, davanti alle proprie responsabilità, sono cadute tutte le ambiguità e si è raggiunto questo importante obiettivo”



“Un passo molto importante. Speriamo in questo modo di aver chiuso un ciclo foriero di tensioni e ingiustizie e di averne aperto un altro in cui finalmente tutti i lavoratori impiegati nella logistica per Ikea, potranno operare alle medesime condizioni, quelle dettate dal Contratto Nazionale che regola chi opera in quel settore”. E’ soddisfatto Massimo Cognolatto, Segretario Generale della Filt Cgil dopo che, insieme a Romeo Barutta della Filt Cgil Veneto, ha firmato un verbale di accordo con la AF Logistics, società cui Ikea affida le attività di montaggio e trasporto mobili, che impegna quest'ultima a farsi garante della piena applicazione delle norme previste dal Contratto Nazionale che regola il settore, lungo tutta la filiera dell’appalto.

"Un accordo – aggiunge Massimo Cognolatto – che giunge dopo il riconoscimento da parte di AF Logistics di quanto sostenuto, per lungo tempo, da noi della Filt Cgil e cioè la presenza di numerose incongruenze contrattuali da parte di alcune Società a cui la AF Logistics subappaltava le attività. Una cosa ingiusta perché di fatto venivano penalizzate quelle società, e i loro lavoratori, che applicavano il CCNL a favore di chi invece non lo faceva, operando spesso con lavoratori non inquadrati e spesso privi di diritti. Una situazione che, non di rado, generava un’umiliante guerra fra poveri cui noi della Filt abbiamo deciso di porre fine”.

“In questo – prosegue il sindacalista della Filt Cgil padovana – abbiamo trovato una buona sponda in Regione, presso l’assessorato al Lavoro, cui lo scorso 11 novembre abbiamo chiesto di promuovere un incontro tra tutte le società interessate agli appalti Ikea. Inizialmente noi avevamo chiesto ad AF Logistics di ridurre la filiera assumendo direttamente tutto il personale impiegato ma ci è stato risposto che era impossibile. Ma accanto a questo, AF Logistics si è però detta disponibile ad impegnarsi a far applicare a tutte le società cui affida gli appalti, il CCNL. Questo significa finalmente la regolamentazione di tanti aspetti del lavoro cui prima non si prestava cura, determinando così disparità tra i lavoratori. Ora, le norme che regolano la parte economica e normativa, la forfetizzazione delle prestazioni, l'indennità di trasferta, il lavoro al sabato e festivi e la malattia sono uguali per tutti. Inoltre, è stato messo nero su bianco, che le norme del CCNL varranno anche per le eventuali società che subentreranno in futuro nella filiera, garantendo in questo modo occupazione e tutti i diritti acquisiti". 
 
“In totale – conclude il Segretario Generale della Filt Cgil Padova – stiamo parlando di otto società che impiegano per tutti gli appalti Ikea in Veneto, circa una settantina di lavoratori, molti di loro stranieri. Un settore, quello della logistica, dove è sempre stato storicamente molto alta la presenza di società e cooperative spurie, spesso nate e morte il tempo necessario a vincere un appalto e dove è sempre molto alto il rischio di sfruttamento dei lavoratori. L'auspicio è che tutto ciò, per quel che riguarda un importante soggetto del mercato come Ikea, faccia parte del passato e si sia finalmente voltato pagina. Per parte nostra, come Filt Cgil di Padova, continueremo a vigilare affinché, da qui in avanti, ci sia una corretta osservanza dei termini dell’accordo appena sottoscritto”.
 
 
 
 
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INSIEME PER LA GIUSTIZIA: SCIOPERO GENERALE IL 16 DICEMBRE 2021

La legge di bilancio e i provvedimenti messi in campo non danno risposte sufficienti. Vogliamo dei cambiamenti concreti per le lavoratrici e i lavoratori, i pensionati e le pensionate e per rafforzare la coesione sociale e territoriale.

Purtroppo, rispetto alle richieste della Cgil, nella legge finanziaria e nella riforma del fisco voluta dal Governo, tutto questo non c’è. Al contrario, si continua con la stessa ricetta che ha fatto esplodere negli ultimi decenni la distanza tra la stragrande maggioranza dei lavoratori, sempre più poveri, e una ristretta minoranza di sempre più ricchi.

È in questa direzione, per esempio, che va la scelta del Governo di operare una riduzione delle aliquote – che passano da 5 a 4 – che, per come è costruito il nostro sistema fiscale, significa intervenire in modo diseguale, ossia favorire coloro che hanno redditi elevati o molto elevati, rispetto a chi sta economicamente peggio. Di fatto, si tratta di una scelta che non dà vantaggi – o decisamente risibili – ad una percentuale altissima di lavoratori e pensionati che aumenta ancora di più se consideriamo i giovani e le donne.

Contro tutto questo CGIL e UIL hanno deciso di proclamare uno Sciopero Generale di 8 ore per il prossimo giovedì 16 dicembre con manifestazione nazionale a Roma a Piazza del Popolo e altre 4 manifestazioni interregionali che si svolgeranno in altrettante città italiane: Bari, Cagliari, Milano e Palermo.

È evidente che, data la distanza, la Cgil di Padova si sta organizzando per la manifestazione che si terrà a Milano. Al più presto, daremo maggiori dettagli. Per il momento, chi intende partecipare e prenotare un posto nei pullman scriva a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Si allega volantino nazionale sull’iniziativa

 

 

Venerdì, 10 dicembre giornata internazionale dei diritti umani: a Padova, Flash Mob davanti alla Prefettura organizzato da #IOACCOLGO

Palma Sergio, Cgil Padova: “Dove sono finit@ le afghane e gli afghani? Non dovevamo salvarl@? E oltre a quello che sta accadendo in Afghanistan, per quanto tempo ancora vogliamo tenere gli occhi chiusi davanti alle tragedie quotidiane che si verificano lungo le rotte utilizzate dai migranti che cercano scampo da guerre e miseria?”

“Basta con l'ipocrisia e il cinismo: serve un’accoglienza che garantisca i richiedenti asilo e ponga fine alla chiusura delle frontiere europee”

La Rete #IOACCOLGO, di cui la CGIL – insieme a tante altre associazioni in prima linea per i diritti delle persone – fa parte, promuove per venerdì 10 dicembre, in occasione della Giornata internazionale per i diritti umani, un'iniziativa nazionale dal titolo: “Dove sono finit@ le afghane e gli afghani? Non dovevamo salvarl@?”. A Padova l'appuntamento è in Piazza Antenore, davanti alla Prefettura, dove si terrà un Flash-Mob a partire dalle ore 16.00 fino alle 17.30.

“Un flash-mob – dichiara Palma Sergio della Segreteria Confederale della Cgil di Padova – che, partendo dal dramma afghano che è scomparso dal dibattito pubblico, vuole richiamare l'attenzione su quanto sta succedendo lungo tutte le frontiere europee: a Calais, lungo la Rotta Balcanica, nel Mar Mediterraneo come sulla frontiera tra Polonia e Bielorussia”.

“Sarà l'occasione – prosegue la sindacalista della Cgil – non solo per celebrare la giornata, ma soprattutto per porre all'Italia e all'Europa delle semplici domande: dopo il boom mediatico di questa estate dove sono finit@ le afghane e gli afghani? Non dovevamo salvarl@? Che fine hanno fatto tutte quelle persone che sono rimaste intrappolate laggiù, compresi tante/i operatrici e operatori umanitarie/i? E soprattutto: cosa sta facendo l'Europa per garantire loro il diritto di asilo?”

“Sono domande che meritano risposte – conclude Palma Sergio – e finché non le otterremo, le nostre iniziative continueranno perché non ci daremo pace finché non si inizieranno a prendere delle iniziative concrete per fermare le stragi che avvengono lungo le rotte seguite dai migranti. Si tratta di donne, uomini, bambini e anziani a cui invece bisogna permettere l'entrata legale in Europa, riformando il sistema che gestisce gli ingressi, a partire dal Regolamento di Dublino, e ripensando al sistema di accoglienza, oggi del tutto inadeguato.  Allo stesso tempo, chiediamo al Governo italiano di consentire il rilascio dei visti di ingresso per motivi umanitari presso le ambasciate dei paesi limitrofi all'Afghanistan e di accelerare e semplificare i ricongiungimenti familiari. C’è bisogno di una accoglienza che garantisca per davvero il diritto di chiedere asilo, che ponga fine alla chiusura delle frontiere europee. È ora di finirla con l’egoismo, l’ipocrisia e il cinismo che circonda questa immane tragedia”.

Si allega locandina dell'iniziativa