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Attacco informatico all'Ulss 6: la solidarietà della Fp Cgil Padova a lavoratrici, lavoratori e dirigenti del comparto sanitario padovano

Fp Cgil Padova: “Un vile attacco terroristico non solo contro un'entità astratta come un'istituzione, nella fattispecie l’Ulss 6, ma contro le persone in carne ed ossa: sia le lavoratrici, i lavoratori e dirigenti del comparto sanitario, già provati da quasi due anni di pandemia, sia contro noi cittadini, soprattutto chi è fragile e ha bisogno di cure”

“ Chiediamo una convocazione urgente da parte della Direzione dell'Ulss 6: necessari atti di indirizzo diretti ad affrontare la situazione e una comprensione totale di quanto avvenuto per evitare possa risuccedere”

 

“Innanzitutto, come FP Cgil di Padova e Fp Cgil Medici Dirigenti Sanitari sentiamo il dovere morale di esprimere tutta la nostra più franca e sincera solidarietà alle lavoratrici, lavoratori e dirigenti sanitari dell'Ulss 6 che da ieri sono chiamati a districarsi nel caos più totale, dopo l'attacco informatico che ne ha paralizzato l'attività e, naturalmente, solidarietà anche al personale tecnico e amministrativo che sta lavorando intensamente per ripristinare il sistema. Allo stesso tempo vogliamo anche esprimere il nostro più profondo biasimo e disprezzo verso i vili autori di questo attacco che con scopo ricattatorio e in nome del denaro, non hanno esitato a colpire tutti noi cittadini e in particolare coloro che si trovano in una situazione di fragilità e hanno bisogno di cure. Il tutto nel bel mezzo di una quarta ondata di una pandemia che da quasi due anni sottopone il personale sanitario ad uno stress lavorativo che non ha uguali. Non c'è che dire: un vero atto da vigliacchi”.

Alessandra Stivali e Raffaela Megna, della Segreteria Fp Cgil Padova e Giovanni Campolieti e Giovanni Migliorini della Fp Cgil Medici e Dirigenti Sanitari, intervengono a sostegno del personale sanitario padovano, dopo due giornate di continue telefonate e segnalazioni, provenienti dalle strutture sanitarie di un po’ tutta la provincia, dalla Bassa come dall'Alta, di situazioni di caos esasperante causate dall’attacco hacker subito dai sistemi informatici dell’Ulss 6.

“È bene che l'opinione pubblica – dicono i sindacalisti della FP Cgil – sia pienamente informata della situazione che si sta vivendo all’interno dell’Ulss 6 Euganea in queste ore, in particolare nei laboratori, nella diagnostica e nell’analisi tamponi, nei Pronto Soccorsi e in tutto l'apparato amministrativo e tecnico che regge la sanità padovana: è il caos. A Schiavonia, che è un ospedale di terza generazione, quindi completamente informatizzato e non prevede più sistemi manuali, la situazione, se possibile, è ancora peggiore con il risultato di aver reso insostenibile il lavoro per tutte le terapie, procedure e assistenza. Ma in generale, è tutta l'Ulss 6 che è andata in palla: anche negli ospedali di Montagnana e Conselve, anch'essi completamente informatizzati, si vivono profondi disagi, come, del resto in altri nosocomi dove l'informatizzazione era stata implementata, presenti sia nella bassa che nell'alta padovana”

“Ecco perché – spiegano bene i rappresentanti sindacali – invitiamo i cittadini, soprattutto coloro che si rivolgono ai Pronto Soccorsi, ad avere comprensione dei ritardi e degli inevitabili disagi che potranno subire. Il personale sanitario si sta letteralmente facendo in quattro per ovviare alle carenze, stressarlo ulteriormente non fa altro che aggravare la situazione”.

“Un attacco – concludono Stivali, Megna, Campolieti e Migliori – che arriva su un corpo già stremato da quasi due anni di pandemia, a cui alla cronica situazione emergenziale per la mancanza di personale si aggiunge questo ennesimo colpo micidiale. Per affrontare questa situazione chiediamo una convocazione urgente alla Direzione dell'Ulss 6: ci mettiamo a disposizione per recepire e trasmettere alle lavoratrici e lavoratori qualsiasi atto di indirizzo ad affrontare quanto sta succedendo. Accanto a questo, desideriamo però anche avere un quadro dettagliato di cosa sia successo ai sistemi informatici dell’Usl 6, capire esattamente dove sia la falla che ha permesso a gente senza scrupoli di mettere in pericolo la vita di tante persone, aggiungendo all'enorme problema causato dal Coronavirus, anche i danni causati da un virus informatico”.

Il caso Grafica Veneta al Centro San Gaetano: “Una storia di ignavia che non può essere chiusa”

  • Allega:
  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova

Aldo Marturano: “Una serata molto importante, con un dibattito di alto profilo che ha restituito verità a una vicenda che qualcuno vorrebbe chiudere frettolosamente. Noi non lo permetteremo”.

La Cgil di Padova con lo scrittore Maurizio Maggiani, l’On. Alessandro Zan, la Vice Segretaria della Cgil nazionale, Gianna Fracassi, i lavoratori sfruttati e le RSU dentro Grafica Veneta, in una serata organizzata per concentrare l'attenzione sul tema del caporalato e della prevaricazione del profitto sulla dignità umana



“Come posso io raccontare delle storie, magari anche belle, istruttive e dagli elevati sentimenti etici se poi, per farle leggere, devo ricorrere agli schiavi?”. È questo l’interrogativo morale che Maurizio Maggiani ha posto ieri sera, la stessa domanda che tempo fa, dalle pagine de La Stampa, aveva rivolto ai suoi colleghi scrittori e agli editori ricevendo, tranne poche eccezioni, un imbarazzato silenzio. Lo scrittore ha colto uno degli aspetti più controversi sollevati dalla vicenda di Grafica Veneta, ossia la mancata reazione di intellettuali e operatori della cultura allo scandalo esploso nell'azienda di Trebaseleghe. Se ne è parlato  ieri sera al Centro Culturale San Gaetano, in un dibattito introdotto dal Segretario Generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano, a cui hanno partecipato, oltre al già citato Maurizio Maggiani, anche l'On. Alessandro Zan (“quando ho saputo che il mio libro che parlava di diritti veniva stampato a Grafica Veneta, ho avuto i brividi”), e la Vicesegretaria nazionale della Cgil, Gianna Fracassi.

“Una serata molto importante con un dibattito di alto profilo” ha detto al termine dell'iniziativa il Segretario generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano, che nel suo intervento introduttivo ha ricordato Dante e il girone infernale degli ignavi, cui finirebbero idealmente collocati diversi dei protagonisti di questa vicenda, perché “il caso Grafica Veneta è una storia di ignavia, diventata cultura dominante. Il caporalato è ormai un fenomeno molto diffuso, ma quando tocca il mondo della cultura sorprende ancor di più. Per questo, crediamo che la questione non possa venire chiusa, come vorrebbe il Presidente di Grafica Veneta, finché non verrà restituita piena dignità ai lavoratori vittime dello sfruttamento”.

La Vicesegretaria nazionale della Cgil, Gianna Fracassi - che non ha potuto partecipare in presenza al dibattito, ma solo in video-collegamento, per la sopraggiunta convocazione urgente del Governo per discutere della manovra finanziaria e della riforma del fisco – ha fatto notare “come questa vicenda risulti emblematica perché tiene insieme tanti temi: la precarietà, la questione degli appalti, lo sfruttamento del lavoro. Eppure, i fili che tengono tutto insieme sono fatti dello stesso materiale: violenza, omertà, razzismo, vigliaccheria e appunto ignavia. Una storia che fa emergere sentimenti di vergogna e indignazione, con l'aggravante di essere successa nel mondo della cultura, dove ci saremmo aspettati una reazione maggiore di chi vi opera e ha l'ambizione di elevare le coscienze. Ma tranne poche eccezioni, alcune presenti in sala e che ringraziamo, questa reazione non c'è stata e la cosa non può non interrogarci”.

Tra i pochi che hanno reagito, oltre a Maurizio Maggiani, c’è stato l’On Alessandro Zan che, scoperto che il suo libro in uscita sarebbe stato stampato a Grafica Veneta, ne ha ritardato la pubblicazione proprio per trovare un’altra azienda: “cosa non semplice, essendo praticamente Grafica Veneta sostanzialmente monopolista del settore. Ma era una cosa che non potevo non fare: io non sono uno scrittore, sono un politico e ho delle responsabilità politiche che non potevo ignorare”.

Nel corso della serata, particolarmente seguito è stato anche l'intervento di uno dei lavoratori pachistani che ha raccontato la sua esperienza di vittima del sistema di caporalato e quello di un lavoratore, Rappresentante Sindacale Unitario della Slc Cgil all'interno di Grafica Veneta, che ha portato la sua testimonianza.


Ma sicuramente il più applaudito è stato lo scrittore Maurizio Maggiani che al termine della serata ha detto: “Ero venuto pensando di dover dire delle cose ragionevoli ma, in realtà, me ne vado dopo aver io ascoltato delle cose molto ragionevoli. Ho sentito le voci provenienti da un'intelligenza, che a volte può sembrare sepolta o nascosta, che è quella di chi milita nel lavoro e ne coltiva il valore con passione e amorevolezza. Con un'espressione che mi invento ora, direi che fa ciò con un’intelligenza amorevole. Ed è stato molto istruttivo”.
 
Si allega l'articolo de il Mattino sulla serata

"E ora assumerò solo veneti", la vicenda di Grafica Veneta, stasera, giovedì 2 dicembre al Centro Culturale San Gaetano

  • Allega:
  • Descrizione allegato: L'intervista a Maurizio Maggiani
Cgil Padova: "Una serata di riflessione dove alla voce dei lavoratori vittime di caporalato si aggiungerà quella di scrittori, politici e sindacalisti per ricostruire quanto accaduto, perché è accaduto e per provare a ragionare su cosa bisogna fare affinché non riaccada"
 
"Protagonisti della serata lo scrittore Maurizio Maggiani, l'On Alessandro Zan, lo scrittore e giornalista Paolo di Paolo. Le conclusioni della serata con la Vicesegretaria Generale Nazionale della Cgil, Gianna Fracassi".
 
"Una riflessione culturale. E' questo quel che proporremo questa sera al Centro Culturale San Gaetano, cercando di far capire quel che è successo a Grafica Veneta e soprattutto la gravità di questa vicenda di caporalato che ha visto coinvolta un'affermata azienda, conosciuta in tutto il mondo e vanto del ricco Veneto. Ma non solo: cercheremo anche di interrogarci sul sentimento dominante intorno al caso, chiaramente dimostrato dai toni e dalle parole dell'intervista che il Presidente di Grafica Veneta, Fabio Franceschi, ha rilasciato a La Stampa qualche tempo fa, quasi un ulteriore schiaffo inferto alla dignità dei lavoratori pakistani di BM Service come non fossero bastati tutti quelli ricevuti precedentemente. Cos'altro deve succedere affinché scatti l'indignazione generale e si decida di non permettere al profitto di calpestare i più fragili e discriminati? Con due scrittori coraggiosi che non si sono sottratti alla domanda, un deputato che sa che cos'è la discriminazione e la Cgil, per l'occasione rappresentata da una sua dirigente nazionale di primissimo piano, proveremo a dare una risposta".
 
E' così che Aldo Marturano, il Segretario Generale della Cgil di Padova lancia l'iniziativa che andrà in scena questa sera, giovedì 2 dicembre, alle ore 20.30, al Centro Culturale San Gaetano in Via Altinate 71 a Padova dal titolo "E ora assumerò solo Veneti" , in cui si ricostruirà la vicenda Grafica Veneta dal punto di vista degli sfruttati. A lui spetterà il compito di introdurre la serata che verrà moderata da Antonella Manna, giornalista di Telenuovo, e vedrà, oltre alle testimonianze di Fiom Cgil, Slc Cgil e dei lavoratori coinvolti, gli interventi dello scrittore Maurizio Maggiani, del deputato Alessandro Zan e dello scrittore e giornalista Paolo Di Paolo. Spetterà alla Vicesegretaria Generale della Cgil Nazionale, Gianna Fracassi, fare le conclusioni.
 
L'iniziativa si terrà nel pieno rispetto delle normative anti Covid, pertanto per accedere sarà necessario il Green Pass. Per informazioni e prenotazioni scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 
 
Alleghiamo l'intervista a Maurizio Maggiani, uscita oggi su il Mattino di Padova, per presentare la serata
 

Riforma Irpef: nessun beneficio per il 77% delle lavoratrici e lavoratori veneti. La denuncia della Cgil Veneto

Significativo articolo oggi, uscito su il Mattino di Padova a firma di Riccardo Sandre, che rivela i risultati ottenuti dal Caaf Cgil Veneto, sulle simulazioni svolte su un campione di quasi centocinquantamila dichiarazioni dei redditi (146.898 per la precisione) se venissero applicate le nuove aliquote Irpef, come ipotizzate dal Governo, sulle lavoratrici e lavoratori veneti che si sono rivolti quest'anno per usufruire dei servizi fiscali della struttura della Cgil: ebbene, il risultato è inequivocabile: i tre quarti di loro verrebbero esclusi da miglioramenti significativi e ad essere più penalizzati - ancora una volta - sarebbero le lavoratrici e i giovani lavoratori.

A dirlo sono i numeri: 113.838 contribuenti risparmierebbero da zero (è il primo scaglione fino a 15mila euro e rappresenta il 25% del totale) o 10 euro lordi al mese (lo scaglione tra 15.000 e 28.000 euro, che rappresenta il 52% del totale). Il 77% dei lavoratori, quindi, non riceverebbe nulla o appena qualche briciola.

Se invece si considera l'elemento di genere e anagrafico, le cose vanno perfino peggio. L'87% delle donne lavoratrici (60.141) otterrebbe nulla o 10 euro lordi al mese. Uguale per il 91% dei giovani lavoratori (26. 231). I benefici, invece, finirebbero col concentrarsi sul terzo scaglione (da 28.000 a 50.000 euro) e sul quarto (sopra i 50.000 euro), che si vedrebbero ridurre le tasse da 300 a 420 euro all'anno. Si tratta di 21.301 lavoratori, il 64% dei quali è maschio e ha più di 35 anni. Insomma: finirebbero col beneficiarne chi sta meglio a danno di chi sta peggio.

«Si tratta dell'ennesimo colpo - sottolinea Christian Ferrari, segretario generale della Cgil Veneto - al principio di equità e giustizia fiscale, inferto attraverso la concentrazione delle risorse e dei benefici sui redditi più alti».

Ma non solo, è anche il tradimento di una promessa da parte del Governo: «perché si era impegnato a confrontarsi con il sindacato per decidere come calibrare questo intervento sul fisco, cosa che non ha fatto»

«Oltre a regalare un altro miliardo di euro alle imprese, con la riduzione dell'Irap, la tassa che finanzia la sanità pubblica, si taglia fuori dalla distribuzione delle risorse la grande parte del mondo del lavoro. Soprattutto le lavoratrici e i giovani. E pensare che, proprio per respingere le richieste che abbiamo avanzato con Cisl e Uil anche il 20 novembre in piazza Ferretto a Mestre, il Governo ci ha spiegato che bisogna pensare al futuro, alle donne e alle nuove generazioni. Di questo passo, quando la politica parlerà di diseguaglianze da ridurre non avrà più alcuna credibilità».

«Oltretutto – conclude Christian Ferrari – spendere ben 7 miliardi in questo modo non garantisce nemmeno il rilancio della domanda interna, cosa che invece avverrebbe destinando la riduzione fiscale sulle fasce popolari più deboli. In tante piazze italiane, le lavoratrici e i lavoratori hanno manifestato per pretendere dignità e diritti. Non ci resta che continuare la mobilitazione e rafforzare la lotta, vista la totale sordità di esecutivo e forze politiche».

Emergenza Casa: ieri sfratto a famiglia di Mortise. L’altro ieri, ne era stato impedito uno da un alloggio Ater a danni di un anziano in precarie condizioni di salute

Situazione sempre più drammatica quella che si sta vivendo a Padova e provincia sul fronte della casa. Sono ancora 714 quelli esecutivi in lista d’attesa, secondo Michele Brombin, Segretario del Sunia Cgil Veneto che negli ultimi due giorni è dovuto intervenire altrettante volte per evitare che le persone finissero in mezzo ad una strada. Operazione andata a buon fine, l’altro ieri quando grazie alla sua presenza, Giuseppe di Bella, un ex artigiano di 70 anni con problemi di salute, da parecchi anni alloggiato in un appartamento Ater in via Luxardo a Torre ha evitato di doverlo abbandonare, sorte che purtroppo è capitata ieri ad una famiglia residente a Mortise, in un appartamento affittato da un privato, da cui se ne è dovuta andare per morosità nei pagamenti dell’affitto.

Sullo sfratto avvenuto ieri, è stato rilasciato il seguente Comunica Stampa

Sunia di Padova: “Eseguito stamane uno sfratto a Mortise che ha portato alla divisione di una famiglia. Madre e figlio minore alla Casa a Colori, figlio maggiorenne e padre non si sa”

Assurdo che con tutti gli alloggi vuoti o sfitti di proprietà del Comune o dell’Ater in città, la gente sfrattata rischi di trovarsi in mezzo alla strada”

Purtroppo, diversamente da ieri, stamane non è stato possibile impedire l'esecuzione di uno sfratto per morosità a una famiglia che risiedeva a Mortise, presso un piccolo appartamento (circa 30 mq.) di proprietà di un privato. Certo si tratta di due casi diversi: ieri l’appartamento apparteneva all’Ater e l’inquilino cui siamo riusciti ad evitare lo sfratto era un anziano, mentre il caso di oggi riguarda una famiglia di cittadini che viveva in un appartamento di proprietà di un privato. Ma l'effetto, cioè il dramma di ritrovarsi senza un tetto sopra la testa, resta dannatamente uguale”. È amareggiato, ma sempre molto determinato, Michele Brombin Segretario del Sunia Cgil Veneto.

Purtroppo – conferma – la soluzione, che è ben lungi dall’essere tale, è stata la divisione della famiglia. La madre e il figlio minore verranno temporaneamente ospitati dalla Casa a Colori, grazie al sostegno materiale dell'Ulss che ne coprirà la non trascurabile spesa, ma per il padre e l'altro figlio (ha iniziato a lavorare da tre mesi, il padre disoccupato) la situazione è in alto mare e stiamo valutando il da farsi, considerato che le spese per l'alloggio presso la Casa a Colori sarebbero tutte a loro carico e difficilmente potrebbero permettersele. Speravamo di riuscire ad ottenere un rinvio per avere altro tempo da impiegare nella ricerca di una soluzione ma il padrone di casa è stato irremovibile”.

Evidentemente non ne voleva più sapere – aggiunge Michele Brombin – considerato che la situazione si trascinava da prima della pandemia e proprio per effetto della sua esplosione lo sfratto era stato sospeso. Nel frattempo, uno dei figli della famiglia, diventato maggiorenne, ha iniziato da qualche mese a lavorare e la nostra proposta era di rientrare pian piano del debito confidando sul suo stipendio e sull'aiuto economico da parte del Comune, motivo per cui avevamo contattato qualche settimana fa l'avvocato che cura gli interessi del padrone di casa proponendogli questa soluzione. La mediazione però non è andata a buon fine e adesso madre e figlio minore si ritroveranno da una parte e padre e figlio diciottenne da un'altra, chissà poi dove”.

Ciò che preoccupa – conclude il Segretario del Sunia – è che di famiglie che rischiano di finire in mezzo a una strada per la sopravvenuta incapacità a sostenere le spese per l'affitto sono tante e la pandemia ha solo peggiorato le cose. Per cui, quel che temiamo è che siamo solo agli inizi di un fenomeno che rischia di avere proporzioni tragiche ed è una cosa francamente assurda considerato l'alto numero di appartamenti vuoti o sfitti, in città, sia dei privati, sia di proprietà del Comune e dell’Ater”.

Nel filmato il commento sulla vicenda di Michele Brombin, Sunia Cgil Veneto

Vittoria dell'Inca e della Cgil in Tribunale: riconosciuto il diritto alla NASpI ad un detenuto-lavoratore

Una sentenza destinata a fare scuola

Il Tribunale del Lavoro di Padova accoglie il ricorso di un detenuto a cui l'Inps aveva negato il diritto alla NASpI

Inca Cgil e Cgil Padova: “Vittoria! Il Tribunale ci ha dato pienamente ragione sul primo dei quattro ricorsi che abbiamo presentato a favore di altrettanti detenuti a cui l’Inps ha negato l'indennità di disoccupazione che avevano maturato con il loro lavoro. Almeno una cinquantina i detenuti al 2 Palazzi nella medesima situazione.”

Una sentenza che restituisce dignità al lavoro, a prescindere dal luogo e dalle condizioni in cui viene svolto”

 

Per questo motivo (il Tribunale del Lavoro di Padova) accoglie il ricorso ed accerta il diritto del ricorrente alla NASpI (…) e condanna l'Inps a rifondergli le spese di giudizio (…)”. È con queste parole che si conclude la Sentenza n 603/2021 con la quale il giudice Roberto Beghini del Tribunale del Lavoro di Padova, circa una decina di giorni fa, ha dato pienamente ragione ad un detenuto di origine tunisine che dopo aver svolto per diversi mesi, nel corso del 2019, un’attività lavorativa in favore dell'amministrazione penitenziaria, una volta cessata, aveva presentato domanda all'Inps al fine dell'ottenimento dell'indennità di disoccupazione (NASpI) vedendosela respingere, motivo per cui, con il sostegno di Inca Cgil e Cgil Padova, aveva deciso di ricorrere al tribunale contro ciò che riteneva un abuso. E il giudice gli ha dato ragione.

“All’origine di tutto – dice Antonella Franceschin, Direttrice dell’Inca Cgil Padova – c'è il messaggio Inps n 909 del 2019 con il quale l’Istituto, informava che i detenuti dipendenti dell’Amministrazione penitenziaria non hanno diritto alla Naspi. Una situazione in cui si trovava il ricorrente che aveva lavorato come addetto alla distribuzione dei pasti. Si badi bene, che se invece di lavorare direttamente per il carcere, avesse lavorato per conto di una delle cooperative che operano all'interno del Due Palazzi, la NASpI gli sarebbe stata riconosciuta. Secondo l'Inps, la sua posizione era del tutto simile a quella di qualsiasi dipendente del Ministero di Grazia e Giustizia che in quanto tali non hanno diritto alla NASpI. A noi sembrava una evidente forzatura per cui, di comune accordo con la Segreteria Confederale della Cgil, abbiamo deciso di “accompagnare” alcuni detenuti, per la precisione 4, nei loro ricorsi. Questa è la prima sentenza che ci arriva e ci conforta, considerato che le altre tre situazioni sono praticamente uguali. Ma al 2 Palazzi saranno almeno una cinquantina i detenuti a cui è stata negata la NASpI dopo aver lavorato per l'amministrazione penitenziaria”.

“Siamo ottimisti – conclude la direttrice dell’Inca Cgil di Padova – sull'esito finale, anche perché ci sono state altre sentenze simili in Lombardia, contro cui l'Inps ha deciso di ricorrere in Cassazione. Per capire se e quando procederanno con i pagamenti toccherà attendere l'esito di questi ricorsi. Intanto però voglio pubblicamente ringraziare l’Avvocata Marta Capuzzo dello Studio Legale Moro per questo ennesimo ottimo risultato e Graziano Boschiero, dello sportello Inca all’interno del 2 Palazzi che ha seguito fin dall'inizio la vicenda”.

“Consideriamo questa sentenza – interviene Palma Sergio della Segreteria Confederale della Cgil di Padova – la conferma del pieno riconoscimento di un diritto, e cioè che il riconoscimento del lavoro deve valere sempre in termini etici, morali ed economici indipendentemente se lo si svolge dentro o fuori  un istituto di pena, come in questo caso.  E’ veramente assurdo da un lato, da parte dell’INPS, equiparare il detenuto lavoratore a qualsiasi altro lavoratore dipendente a tempo indeterminato del Ministero di Grazia e Giustizia e, allo stesso tempo, negare qualsiasi equiparazione con i detenuti che lavorano per datori di lavoro diversi dall'amministrazione penitenziaria. Una differenza di trattamento che il giudice, nella sentenza, ha smontato pezzo per pezzo riconoscendo, peraltro, assolutamente infondata la pretesa da parte dell’Inps di negare l’involontarietà della disoccupazione data la cessazione del rapporto di lavoro con la fine della detenzione. Un'evidente alterazione della realtà, dal momento che, come è stato scritto nella sentenza, non è certamente il detenuto a scegliere quando essere rimesso in libertà e quindi non dipende certo da lui la fine del rapporto di lavoro”.

VENERDÌ 26 NOVEMBRE ALLE 21 SERATA DI SOLIDARIETÀ - IL CASO GRAFICA VENETA: CAPORALATO E SFRUTTAMENTO A NORDEST

 

VENERDÌ 26 NOVEMBRE ALLE 21 SERATA DI SOLIDARIETÀ - IL CASO GRAFICA VENETA: CAPORALATO E SFRUTTAMENTO A NORDEST

 Venerdì 26 novembre alle ore 21 si terrà una serata di solidarietà e sensibilizzazione presso il Piccolo Teatro Don Bosco a Padova in via Asolo 2 per i lavoratori sfruttati da Grafica Veneta.

Una serata in cui il mondo della cultura si schiera accanto a questi lavoratori per ricordare l’importanza di una filiera etica e controllata anche per quanto riguarda il mondo della cultura e dell’editoria che non svilisca quello che è il lavoro di tanti autori e autrici attraverso lo sfruttamento di altri esseri umani in nome del profitto.

All’iniziativa prenderanno parte il famoso sassofonista jazz Maurizio Camardi accompagnato dal chitarrista David Soto Chero e dal bassista Davide Pezzin che con Massimo Carlotto porteranno in scena un pezzo dello spettacolo “Polvere” con le foto di Paolo Mazzo. Saranno presenti anche l’attore Giancarlo Previati con una lettura e l’economista e ricercatrice Marta Fana (Non è lavoro è sfruttamento e Basta salari da fame) con un intervento sul mondo degli appalti. Saranno inoltre proiettati i contributi video di Loredana Lipperini, scrittrice e conduttrice del programma radiofonico Fahrenheit, e di Andrea Pennacchi famoso attore padovano.

Il biglietto per partecipare allo spettacolo è di 10 euro, come contributo minimo solidale, e il ricavato della serata andrà ai lavoratori coinvolti che in questo momento sono senza lavoro, senza retribuzione e non sanno più come far fronte alle spese. Per prenotare il proprio posto è necessario mandare una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Ovviamente per accedere al teatro sarà necessario esibire il Green Pass.

Questo spettacolo serve non solo a tenere viva l’attenzione su questo avvenimento, ma soprattutto a fare tutta la pressione che serve per arrivare ad avere giustizia per questi lavoratori. Per noi la vertenza non è ancora chiusa, nonostante Franceschi la pensi in maniera differente. Crediamo che sia necessario che Grafica Veneta ritorni sui suoi passi e si renda conto dell’enorme ruolo che ha avuto in questa vicenda.

Il “caso Grafica Veneta” ha portato a galla il fenomeno del caporalato che non lascia indenne alcun settore industriale nè manufatturiero, soprattutto del Veneto.  Da questo dato di fatto si deve  necessariamente partire per modificare certe storture del mondo produttivo nostrano.

Noi denunciamo questo meccanismo che riguarda Grafica Veneta, ma che riguarda anche tutte quelle realtà che consentono di utilizzare il capolarato e il lavoro nero e che coinvolgono per lo più lavoratrici e lavoratori stranieri, in evidente condizione di subalternità.

Le notizie che si sono susseguite in questi giorni e che riguardano l’andamento giudiziario della vicenda ci fanno rilevare che la richiesta della soluzione del patteggiamento oltre che per i dirigenti di Grafica Veneta verrà chiesta anche per gli altri imputati e rischia di non fare vera giustizia.

Inoltre la Procura generale di Venezia ha impugnato di fronte alla Corte di Cassazione il patteggiamento dei manager di Grafica Veneta facendo presente che non è stato considerato il profitto delle aziende coinvolte in questi 5 anni di utilizzo di manodopera sfruttata. A noi interessa che venga fatta chiarezza sulla posizione di Grafica Veneta all’interno della vicenda, visto anche questa nuova presa di posizione della procura.

In ogni caso pensiamo che lo strumento del patteggiamento sia assolutamente deleterio, soprattutto in questo tipo di situazione in cui diviene evidente che chi ha i soldi possa farla franca a scapito di chi è evidentemente vittima.

 

Padova, 24 novembre 2021

 

 

 

VENERDÌ 26 NOVEMBRE ALLE 21 SERATA DI SOLIDARIETÀ: IL CASO GRAFICA VENETA: CAPORALATO E SFRUTTAMENTO A NORDEST

Venerdì 26 novembre alle ore 21 si terrà una serata di solidarietà e sensibilizzazione presso il Piccolo Teatro Don Bosco a Padova in via Asolo 2 per i lavoratori sfruttati da Grafica Veneta. 

Una serata in cui il mondo della cultura si schiera accanto a questi lavoratori per ricordare l’importanza di una filiera etica e controllata anche per quanto riguarda il mondo della cultura e dell’editoria che non svilisca quello che è il lavoro di tanti autori e autrici attraverso lo sfruttamento di altri esseri umani in nome del profitto.

All’iniziativa prenderanno parte il famoso sassofonista jazz Maurizio Camardi accompagnato dal chitarrista David Soto Chero e dal bassista Davide Pezzin che con Massimo Carlotto porteranno in scena un pezzo dello spettacolo “Polvere” con le foto di Paolo Mazzo. Saranno presenti anche l’attore Giancarlo Previati con una lettura e l’economista e ricercatrice Marta Fana (Non è lavoro è sfruttamento e Basta salari da fame) con un intervento sul mondo degli appalti. Saranno inoltre proiettati i contributi video di Loredana Lipperini, scrittrice e conduttrice del programma radiofonico Fahrenheit, e di Andrea Pennacchi famoso attore padovano. 

Il biglietto per partecipare allo spettacolo è di 10 euro, come contributo minimo solidale, e il ricavato della serata andrà ai lavoratori coinvolti che in questo momento sono senza lavoro, senza retribuzione e non sanno più come far fronte alle spese. Per prenotare il proprio posto è necessario mandare una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Ovviamente per accedere al teatro sarà necessario esibire il Green Pass. 

Questo spettacolo serve non solo a tenere viva l’attenzione su questo avvenimento, ma soprattutto a fare tutta la pressione che serve per arrivare ad avere giustizia per questi lavoratori. Per noi la vertenza non è ancora chiusa, nonostante Franceschi la pensi in maniera differente. Crediamo che sia necessario che Grafica Veneta ritorni sui suoi passi e si renda conto dell’enorme ruolo che ha avuto in questa vicenda.

Il “caso Grafica Veneta” ha portato a galla il fenomeno del caporalato che non lascia indenne alcun settore industriale nè manufatturiero, soprattutto del Veneto.  Da questo dato di fatto si deve  necessariamente partire per modificare certe storture del mondo produttivo nostrano. 

 

 

 

Noi denunciamo questo meccanismo che riguarda Grafica Veneta, ma che riguarda anche tutte quelle realtà che consentono di utilizzare il capolarato e il lavoro nero e che coinvolgono per lo più lavoratrici e lavoratori stranieri, in evidente condizione di subalternità.

Le notizie che si sono susseguite in questi giorni e che riguardano l’andamento giudiziario della vicenda ci fanno rilevare che la richiesta della soluzione del patteggiamento oltre che per i dirigenti di Grafica Veneta verrà chiesta anche per gli altri imputati e rischia di non fare vera giustizia. 

Inoltre la Procura generale di Venezia ha impugnato di fronte alla Corte di Cassazione il patteggiamento dei manager di Grafica Veneta facendo presente che non è stato considerato il profitto delle aziende coinvolte in questi 5 anni di utilizzo di manodopera sfruttata. A noi interessa che venga fatta chiarezza sulla posizione di Grafica Veneta all’interno della vicenda, visto anche questa nuova presa di posizione della procura. 

In ogni caso pensiamo che lo strumento del patteggiamento sia assolutamente deleterio, soprattutto in questo tipo di situazione in cui diviene evidente che chi ha i soldi possa farla franca a scapito di chi è evidentemente vittima. 

 

Padova, 24 novembre 2021