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Sciopero di 8 ore alle WLF di Camposampiero

Venerdì 12 novembre 2021 si terranno 8 ore di sciopero alla WLF VERNICIATURA in via dell'Industria a Camposampiero con presidio fuori dalla fabbrica.

 Queste 8 ore di sciopero arrivano dopo la proclamazione dello stato di agitazione da parte della RSU Fiom dell’azienda, a causa della mancata disponibilità da parte della proprietà di discutere in merito alla sicurezza e all’igiene che scarseggiano in maniera ormai preoccupante nello stabilimento.

Le Rsu sono preoccupate per la situazione generale dello stato dell’igiene della fabbrica, visto che non è più presente da mesi chi effettuava pulizie dei locali e dei bagni che sono ormai in condizioni ingestibili e insalubri. Per quanto riguarda la sicurezza manca totalmente da parte della proprietà la dovuta attenzione una gestione dei fumi, dei DPI e di tutto ciò che riguarda la sicurezza dei lavoratori, in assoluto spregio delle norme di sicurezza e degli infortuni e decessi sul lavoro che flagellano il nostro Paese.

Come Fiom chiediamo che sia al più presto convocato un incontro con i vertici dell’azienda per poter risanare questa situazione e per poter garantire ai lavoratori un luogo idoneo e sereno dove poter svolgere il proprio lavoro in sicurezza, dignità e tranquillità.

Pensioni: un miraggio per quasi 200 mila padovani

  • Allega:
  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova

Antonella Franceschin, Direttrice Inca Cgil Padova: “Se non ci saranno manovre correttive, chi ora si trova in un’età compresa tra i 15 e i 44 anni, difficilmente percepirà una pensione dignitosa. Ma già ora vediamo dei casi veramente disperati di chi non è mai uscito dal precariato”

Interessante – e purtroppo, inquietante – articolo su il Mattino di Padova di oggi, a firma di Elvira Scigliano, sul tema delle pensioni, non di quelle attuali ma di quelle future che percepiranno chi adesso si trova tra i 15 e i 44 anni. Si tratta, nella provincia di Padova, di 193. 514 persone. Ne abbiamo 14.100 che hanno un’età compresa tra i 15 e i 24 anni (16%), 75.786 tra i 25 e i 34 anni (76, 8%) e 103.628 tra i 35 e i 44 anni (81, 5%). Hanno cominciato a lavorare dopo il 1996, spartiacque del sistema contributivo introdotto con la riforma Dini. E la situazione si aggrava considerando anche inoccupati e disoccupati tra i 18 e i 44 anni (65 mila persone).

«Nei prossimi anni quello contributivo sarà l'unico sistema per la pensione», spiega Antonella Franceschin, Direttrice dell’Inca Cgil di Padova «e si stima che nel 2030 non ci saranno più lavoratori che hanno iniziato a lavorare prima del'96. Con il sistema contributivo il calcolo si fa sui contributi effettivamente versati, moltiplicando il montante dei contributi versati per un oscuro "coefficiente di trasformazione", diverso per età e aggiornato periodicamente»

In sostanza, il lavoratore deve maturare un tot di contributi, se non lo fa il contatore dell'età pensionistica si allontana sempre di più.

«Il primo step» dice Antonella Franceschin, «conta 20 anni di contributi e 64 anni di età ed è piuttosto difficile da raggiungere perché bisognerebbe aver lavorato per 20 anni senza interruzioni con un ottimo stipendio, ovvero uno stipendio regolare da almeno 2000 euro al mese per avere una pensione di 1300 euro».

Il secondo step è più austero:

«Se dopo 20 anni di lavoro non ho raggiunto il monte contributi, allora dovrò lavorare fino a 70 anni di età, potendo contare su 700 euro di pensione dopo aver avuto uno stipendio tra i 1200 e i 1800 euro».

Insomma, una pensione da fame. E non è la situazione peggiore. Si tratta di quelli che si trovano in un’altra situazione, purtroppo non inusuale di questi tempi:

«Se ho lavorato 20 anni, ma con stipendi precari e occupazioni saltuarie, non potrò andare in pensione prima dei 71 anni, avendo almeno 5 anni di lavoro continuativo e la pensione sarà tra i 200 e i 500 euro. In questo caso non è nemmeno possibile integrare la pensione minima (520 euro). Posso eventualmente chiedere l'assegno sociale, ma non è detto ce l'abbia se, per esempio, ho una casa o un terreno di proprietà».

Oggi nessuno si preoccupa dei quarantenni, la generazione dei nati negli anni 80. Per i sindacati il futuro è invece preoccupante.

«Non si tratta solo di lavoratori umili – conclude la Direttrice dell’Inca Cgil di Padova - perché un laureato, che entra tardi nel mondo del lavoro, che prima fa uno o più stage a compensi irrisori e che finisce la sua carriera guadagnando tra i 1500 e i 2000 euro al mese, avrà una pensione di poco superiore ai 1000 euro. Ma i casi più sfortunati, ovvero chi non è mai uscito dal precariato, si vedono già adesso e personalmente ho visto alcune pensioni di stranieri che hanno iniziato a lavorare dopo il 96, magari hanno già 71 anni e 15 anni di lavoro e si portano a casa 150 euro. Una badante che è arrivata qui a 50 anni, che guadagnava 800-900 euro. ora prende 150 euro di pensione. L'auspicio è che ci sia un ripensamento del Governo affinché dia risposte alla dignità del lavoratore».

Si allega l'articolo 

Incendio deposito di Busitalia a Piazzola sul Brenta. La Filt Cgil esprime la sua preoccupazione

Filt Cgil Padova: "Già in passato i lavoratori avevano avvisato la società della presenza di estranei nel deposito di Piazzola di Brenta. Ora si attivi un servizio di sorveglianza per evitare che possano succedere di nuovo altri fatti vandalici simili"
 
Il Segretario Generale e Provinciale della Filt Cgil di Padova, rispettivamente, Massimo Cognolatto, e  Andrea Rizzo, sono molto preoccupati per i fatti occorsi questa notte. "L'incendio di 8 bus, tra cui 3 nuovi, di proprietà di Busitalia presso il deposito di Piazzola sul Brenta - dicono i due sindacalisti - sicuramente non aiuta la società in questo momento già delicato e, anzi, crea ulteriore danno per il Trasposto Pubblico Locale di Padova: Non possiamo che ritenere molto grave la situazione".  
 
"Le motivazione dell’incendio - proseguono Cognolatto e Rizzo - non si conoscono ancora e pertanto attendiamo gli esiti delle indagini di inquirenti e magistratura. Ci auguriamo che non sia doloso perché quanto avvenuto non è un bel segnale per la società e per il TPL Padovano che, ricordiamo, negli ultimi giorni sta già soffrendo per garantire il pieno servizio ai cittadini causato dalla carenza  di autisti. Però, al momento, non possiamo che restare in attesa di quanto stabiliranno le indagini". 
 
"L'unica cosa che possiamo dire - concludono i due sindacalisti della Filt Cgil di Padova - è che, già in passato, il personale operante presso il deposito interessato dall'incendio, aveva più volte avvisato e denunciato alla direzione aziendale che in quel deposito venivano effettuati atti vandalici da parte di sconosciuti che entravano nei bus e li utilizzavano per fare i loro comodi lasciando spazzatura all'interno e, a volte, manomettendo le attrezzature di bordo. Pertanto, come Filt Cgil di Padova, come già fatto in passato, torniamo ad invitare la società ad attivare in tempi brevi  un servizio di sorveglianza per tutti i depositi esterni a tutela del patrimonio aziendale e cittadino, nonché dei lavoratori che vi operano quotidianamente".
 
Il servizio di Telenordest sull'accaduto

Tagli alla cultura della Regione Veneto, estrema preoccupazione dei sindacati di categoria che chiedono di essere convocati dalla Commissione consiliare competente

Dichiarazione di Nicola Atalmi (Slc Cgil Veneto), Mauro Vianello (Fistel Cisl Veneto) e Enrico De Giuli (Uilcom Uil Veneto)

Ricordiamo che negli ultimi anni la Regione Veneto ha già operato una drastica, sistematica riduzione dei fondi destinati alla Cultura: da 32 milioni del 2017 a 17 circa del 2020.

Riteniamo che, visto lo stato di profonda prostrazione in cui versa il comparto, un'ulteriore diminuzione degli stanziamenti (che si tratti del 15% come afferma la Regione, o del 30% come sostengono le imprese culturali locali) assesterebbe un colpo di grazia finale.

Il Programma per la Cultura del prossimo triennio e tutti gli interventi in esso proposti per rafforzare il ruolo del settore nello sviluppo economico, nell'inclusione e nell'innovazione sociale, rimarrebbero quindi inattuati, nonostante il Programma di Governo della Regione Veneto 2020-2025 riconosca che “cultura e patrimonio artistico costituiscono quell’asse imprenditoriale definito economia della cultura che ha enormi potenzialità di sviluppo per l’Italia e per il Veneto”, generando “una miriade di opportunità di collaborazione tra pubblico e privato, partnership che consente, da un lato, di valorizzare l’enorme patrimonio artistico e culturale attraverso la capacità manageriale tipica del mondo imprenditoriale e, dall’altro, garantire il controllo, la promozione e la conservazione dei beni stessi, grazie al ruolo delle istituzioni pubbliche”. 

Abbiamo chiesto, come Organizzazioni sindacali, di essere audite quanto prima in sede di convocazione straordinaria della Commissione Cultura.

Chiediamo inoltre alla Giunta Regionale di intervenire immediatamente al fine di modificare la Legge di Bilancio Regionale, garantendo un investimento che consenta l’attuazione del Programma Triennale per la Cultura ma soprattutto la sopravvivenza delle imprese culturali operanti nella nostra regione. Le lavoratrici e i lavoratori del settore sono migliaia nella nostra Regione e sono stati tra i più colpiti dalla crisi economica determinata dalla pandemia, vanno assolutamente tutelati”.

GRAFICA VENETA: NON è ANCORA FINITA

Con la conferenza stampa di oggi Fiom Cgil Padova e Adl Cobas vogliono ricordare che per le organizzazioni sindacali la vertenza Grafica Veneta non è finita e non finirà fino a quando non sarà fatta giustizia e fino a quando i lavoratori coinvolti non avranno un posto di lavoro e una sicurezza abitativa.  

L’indagine che ha portato agli arresti di Giorgio Bertan e Giampaolo Pinton, rispettivamente amministratore delegato e responsabile della sicurezza di Grafica Veneta, ha scoperchiato una realtà che è molto più diffusa di quello che la maggioranza delle persone crede. Il caporalato, lo sfruttamento dei lavoratori, soprattutto stranieri, le paghe orarie da fame, le minacce e l’uso del potere per sopraffare il più debole e ricattabile sono quello che questi lavoratori hanno dovuto subire in diverse forme lavorando per BM services e in appalto anche per Grafica Veneta. Lavoratori che sicuramente non sono eccezioni in questo mondo del lavoro sempre più precario e parcellizzato e che solo un’azione incisiva di controllo e di difesa potrebbe riuscire a scardinare.

La cronaca dei fatti e le ricostruzioni fatte durante le indagini, che sono chiare ed evidenti, sono state riconosciute anche dal Tribunale. Nonostante questo è curiosa la narrazione che viene fatta fuori dalle aule giudiziarie, da parte di chi è parte integrante del sistema industriale nostrano. 

In questa situazione di abusi e di ingiustizie, Fabio Franceschi, presidente di Grafica Veneta, vorrebbe far credere che la sentenza che ha accolto la richiesta di patteggiamento di Pinton e Bertan sia una sentenza di assoluzione, quando questo non è, anzi. È stata accertata la responsabilità e la colpa dei due imputati e per questo gli è stata inflitta una condanna di sei mesi di reclusione, commutata in pena pecuniaria di 46 mila euro, il tutto per poter chiudere al più presto la vicenda giudiziaria che, altrimenti, avrebbe potuto continuare a infangare l’immagine di Grafica Veneta soprattutto all’estero. Si è arrivati al patteggiamento anche perché Grafica Veneta ha indennizzato parte dei lavoratori coinvolti, elargendo loro 220 mila euro. Ancora una volta chi ha soldi trova il modo di farla franca. Dev’essere però chiaro a tutti che questa pena non è di certo un’assoluzione, anzi, conferma il coinvolgimento totale di Grafica Veneta e del suo sistema di fare impresa in questa vicenda. 

Per tenere accesa l’attenzione su questa vicenda e su quello che rappresenta per il mondo del lavoro veneto e italiano Fiom e Adl annunciano una serie di iniziative che coinvolgeranno Padova e Trebaseleghe nelle prossime settimane che verranno ufficializzate entro il 10 novembre.

Fiom Padova – Adl Cobas Padova, 05/11/2021

Grafica Veneta: Convocazione conferenza stampa venerdì 5 novembre

CONFERENZA STAMPA

FIOM CGIL PADOVA – ADL COBAS

Venerdì 5 novembre 2021

Ore 12 in piazza Antenore

sulla vertenza che coinvolge GRAFICA VENETA

Si parlerà della richiesta di patteggiamento di Giorgio Bertan e Giampaolo Pinton, rispettivamente amministratore delegato e responsabile della sicurezza di Grafica Veneta, accolta dal Tribunale di Padova e delle dichiarazioni di Franceschi in merito alla tanto sbandierata innocenza dei suoi dipendenti e sui suoi commenti in merito ai lavoratori pachistani coinvolti e che fino a luglio hanno lavorato nello stabilimento di Trebaseleghe. Al patteggiamento si è arrivati attraverso l’ammissione dei reati ascritti ai due dipendenti di Grafica Veneta. La pena di 6 mesi di reclusione è stata commutata in una pena pecuniaria di 46 mila euro, una pena ridicola per i reati a loro ascritti. Bertan e Pinton hanno, cioè, riconosciuto le loro colpe in base ai fatti contestati, solo per avere uno sconto sulla pena e per mantenere il casellario giudiziario pulito. Ed è questo il punto fondamentale della questione e che, invece, sta passando in sordina. 

Saranno, inoltre, illustrate le prossime iniziative che saranno organizzate a Padova e a Trebaseleghe. 

 

 

 

Il nuovo studio del Caaf Cgil di Padova. Analizzate più di 50 mila dichiarazioni dei redditi. I lavoratori perdono salario, le lavoratrici risultano ancora una volta le più penalizzate

Tre le analisi condotte:

la prima mette a confronto i redditi del 2021 con quelli del 2020 di un campione composto da 23.565 lavoratori: si evidenzia una riduzione media di reddito del 2%; più precisamente un calo per il 44% di loro, nessuna variazione per il 26% e un guadagno per il 31%;

la seconda analisi mette in evidenza il gap salariale di genere: le donne guadagnano, in media, il 38,35% in meno degli uomini. Tra i percettori di un reddito inferiore a 2.941 Euro (e quindi fiscalmente a carico del coniuge) le donne sono il 93%;

la terza analisi considera solo i dipendenti pubblici di alcuni fra i più grandi enti del territorio. Pur essendo le donne, nel campione analizzato, più del doppio in termini numerici rispetto agli uomini, il loro reddito medio è del 20% in meno.

È stato uno studio piuttosto articolato quello condotto dal Caaf Cgil di Padova, effettuato attraverso l'elaborazione dei dati dell'ultima campagna fiscale, terminata il 30 settembre. “Si tratta di un'analisi – introduce Lisa Contegiacomo, Amministratrice Delegata del Caaf Cgil di Padova – che ha preso in esame un campione composto dalle dichiarazioni dei redditi di 53.056 persone: il 45% donne e il 55% uomini (Graf 1). Si tratta, per il 51% di redditi provenienti da lavoro, per il 43% da pensioni e per il 6% da “altro”, e cioè soggetti che non si possono classificare, ad esempio inoccupati, minori o soggetti tutelati, i deceduti oppure coloro che, avendo smesso di lavorare e sono andati in pensione, presentano entrambe le tipologie di reddito (Graf 2)”.

La prima analisi – va al sodo l'AD del Caaf padovano – prende in esame, all'interno del campione complessivo, un sotto campione composto dalle dichiarazioni dei redditi di 23.565 persone. Si tratta di persone che si erano rivolte a noi anche per la dichiarazione dei redditi del 2020, i cui codici fiscali sono conservati nelle nostre banche dati. Ebbene, considerando le variazioni superiori ai 500 euro, tra questi ben il 44% ha subìto una perdita di reddito, il 26% nessuna variazione (nel mentre, come sappiamo, carburanti e bollette hanno avuto un notevole rialzo) e il 31% ha avuto un guadagno (Graf 3). Se guardiamo l'intera platea presa a riferimento, la perdita di reddito è pari al 2%. Se, invece, andiamo a verificare solo i soggetti che hanno subito la perdita salariale, cioè andiamo ad indagare su quel 44% che ha avuto un calo di reddito, risulta che le donne hanno avuto un taglio del 15% e gli uomini del 12%. Per entrambi si ha un abbassamento annuo pari a quasi due mensilità lorde (Graf 4), tra i 3.500€ e i 3.100€”.

La seconda analisi che abbiamo condotto – prosegue Lisa Contegiacomo – si concentra invece sul gap salariale tra uomini e donne, che si assesta su un meno 38,35% a sfavore delle donne, naturalmente (Graf 5). Se andiamo invece ad analizzare le due tipologie, quindi lavoratrici e pensionate, la percentuale di calo delle prime rispetto ai colleghi maschi è pari al 30,5%, mentre è del 39% per le seconde rispetto ai pensionati maschi (Graf 6). Altrettanto significativo è il grafico 7, che dimostra come, nella suddivisione dei redditi derivanti da lavoro, le donne si trovino in modo massiccio nelle fasce di reddito medio - basse e tendano a scomparire con l'alzarsi dei salari. Una tendenza dimostrata anche dalla slide che identifica la suddivisione per genere dei soggetti percettori di un reddito inferiore a 2.941 euro, e quindi considerati fiscalmente a carico: ebbene, la quasi totalità di chi si trova in questa condizione, cioè il 93%, è donna (Graf 8)”.

La terza e ultima analisi – conclude Lisa Contegiacomo – riguarda (Graf 9) i dipendenti pubblici. In particolare, sono stati estrapolati i dati dei lavoratori dell'azienda ospedaliera di Padova, dell'ULSS 6, dell’Università di Padova, della scuola e del Comune di Padova. Si tratta di 1.886 lavoratrici e lavoratori, il 30% uomini (575) e il 70% donne (1.311). Pur essendo, quindi, le donne più del doppio in termini numerici, il reddito medio è del 20% in meno rispetto agli uomini. Annualmente, stiamo parlando di una differenza salaria in meno per le donne di 6.630€ lordi (Graf 10)”.

 “Questi numeri – interviene Aldo Marturano, Segretario Generale della Cgil di Padova – sintetizzano il costo della pandemia pagato da lavoratrici e da lavoratori, una fotografia della perdita di reddito subita dalle fasce popolari. E’ innanzitutto l'effetto del massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali, che abbassano e di molto il salario. Senza contare quanti il lavoro l'hanno perso del tutto, sono decine di migliaia della nostra provincia, e che a causa della loro condizione di precarietà non hanno avuto nessuna copertura che rimediasse almeno parzialmente all'assenza del salario. A pagare il prezzo più alto, sia della riduzione del reddito sia della perdita di lavoro, le persone più deboli, in particolare le donne e i giovani. Per questo, come sindacati, pretendiamo la riforma degli ammortizzatori, che devono dare copertura universale. Il Governo si sta muovendo in questa direzione, ma in maniera troppo timida e con risorse largamente insufficienti. Per la stessa ragione chiediamo che le risorse del Pnrr siano destinate alla creazione di lavoro stabile e di qualità. L'occupazione maschile italiana è in media con quella europea, quella femminile invece è largamente inferiore. Senza recuperare su questo lato non usciremo mai dalle difficoltà in cui versiamo e nessuna crescita economica solida sarà possibile. Voglio aggiungere che, dati OCSE alla mano, è più di un trentennio che in Italia i salari sono fermi al palo, anzi dal 1990 segnano un arretramento del 3% contro un aumento medio europeo, per lo stesso periodo, intorno al 30%. Ma nel frattempo il costo della vita non solo è aumentato ma, con il recente super rincaro delle materie prime, crescerà ancora. C'è, infine, l'eccessivo carico fiscale che pesa sul lavoro e troppo poco sulle rendite. Dalla prossima legge finanziaria dovrebbe arrivare una risposta netta su questo punto, per aumentare il potere d'acquisto di chi per vivere ha bisogno di lavorare. Siamo, sotto questo aspetto, quelli messi peggio a livello continentale. E’ assolutamente necessario un riallineamento virtuoso, senza il quale la domanda interna continuerà a languire e questo è un danno anche per le imprese”.

Si tratta di dati – commenta Marianna Cestaro, componente della Segreteria Confederale della Cgil di Padova con, tra le altre, la delega alle Politiche di Genere e alle Pari Opportunità – che confermano, ce ne fosse bisogno, che la strada per recuperare la cronica e accertata differenza dei redditi tra gli uomini e le donne non solo è lunga ma è ancora tutta da percorrere. Stiamo parlando di un gap di quasi il 40% a svantaggio delle donne. Sono dati che non fanno che confermare la nuda e cruda realtà e purtroppo non destano nessuna sorpresa. Quel che sconcerta è la totale passività con cui questa situazione viene accolta non solo dal Governo ma dalla politica in generaleE questo lo si evince proprio dall’ultima analisi condotta sui dipendenti pubblici, settore dove la parità salariale è già garantita da ferrei tabellari. Eppure, anche qui, il gap persiste ed è consistente. Sono quasi 600 euro in meno al mese. Tra le molteplici cause, spicca senz'altro il part time involontario: per quanto non imposto dai datori di lavoro, definirlo volontario è infatti una forzatura. Perché le donne vi ricorrono, il più delle volte, dovendo conciliare il lavoro retribuito con un altro lavoro, vale a dire quello di cura verso i figli e la famiglia. Su questa condizione il via libera definitivo del Senato al Ddl per le pari opportunità tra uomo e donna, che contiene la parità salariale, ben poco potrà incidere. Occorre, evidentemente, pensare innanzitutto a un cambio di modello culturale e sociale, che non scarichi il lavoro di cura per intero sulle donne, ma che chiami in causa anche gli uomini. Poi ci sono precise misure di welfare da assumere, che rendano conciliabili il lavoro con l'essere genitori e l'avere una famiglia. Infine servono politiche di genere che riavvicinino l'Italia ai Paesi europei più evoluti. Con meno di questo, le disparità di trattamento, le ingiustizie, le disuguaglianze sociali, anziché ridursi, rischiano di esplodere”.

 

Si allegano i grafici con lo Studio del Caaf Cgil Padova

La Fillea Cgil replica alle parole del Presidente dell’Ance Padova

  • Allega: art_gazzettino.pdf
  • Descrizione allegato: L'articolo del Gazzettino del 28 ottobre 2021

Fillea Cgil Padova: “Le dichiarazioni comparse su un articolo de il Gazzettino del Presidente dell’Ance Padova, Alessandro Gerotto, che imputa la mancanza di personale al Reddito di Cittadinanza, sono superficiali e lontane dalla verità”

“Rischi eccessivi, stipendi troppo bassi e pessime condizioni lavorative: sono questi i motivi per cui lavorare nell’edilizia è diventato poco appetibile e gli imprenditori edili farebbero bene a rendersene conto”

Non potevano rimanere senza una replica, le dichiarazioni, comparse in un articolo de il Gazzettino del 28 ottobre, del Presidente Ance Padova, Alessandro Girotto che in un attacco al Ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile, Enrico Giovannini, ne approfitta per attaccare la misura del Reddito di Cittadinanza, a suo dire, causa della mancanza di personale che si registra nel settore.

“Una sequenza di luoghi comuni e affermazioni strampalate che francamente hanno stufato e che non si possono più sentire”. È netto, Gianluca Badoer, Segretario Generale della Fillea Cgil di Padova e non nasconde la sua indignazione. “Continuare a dire, come fa il Presidente dell'Ance, che nell'edilizia non si trovano figure specializzate a causa del Reddito di Cittadinanza è ormai diventata la favoletta che, gli imprenditori dicono per assolversi davanti alla situazione che vige nel settore. Forse pensano che continuando a ripeterla all'infinito, possa diventare vera ma è una loro pia illusione. Al contrario: dimostra solo quanto siano lontani dalla realtà ”.

“Intanto – prosegue Badoer – ci si chiede da dove gli arrivi la cifra di 800 euro, quando la media dell'importo del RdC, qui in Veneto, è di poco più della metà. Ma anche se fossero 800 euro, davvero il Presidente dell'Ance si indigna se un giovane preferisce quella cifra, invece di un lavoro dove percepisce circa 7 euro netti l'ora, fa turni e trasferte pesanti, è sottoposto a tutte le condizioni climatiche possibili e soprattutto, stando a statistiche e alla cronaca quotidiana (l'ultimo incidente grave è di pochi giorni fa a Selvazzano) entra in un settore dove è altissimo il rischio di ferirsi o peggio, morire? Ma di cosa stiamo parlando?”

“Forse il Presidente dell'Ance – dice il sindacalista della Fillea Cgil – dovrebbe innanzitutto capire che una persona che percepisce il RdC non è ricca. Tutt'altro: è povera. Mettere questa misura in competizione con quello che dovrebbe essere il salario di un lavoratore, a maggior ragione se opera in un settore complesso che necessita di un'adeguata formazione come quello dell’edilizia, significa ritenere normale la non dignitosità di quel salario. Significa non avere idea di quel che sancisce la nostra Costituzione, laddove, all’art 36 recita che ‘Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa’. Questo è il livello a cui siamo arrivati”.

“Il Presidente dell'Ance – conclude Badoer – e con lui tutti gli imprenditori edili, dovrebbero rendersi conto che non possono pretendere lavoratori disposti a vedersi sottopagati e precarizzati per poco più di un tozzo di pane. Se ne facciano una ragione. Nell’articolo, Girotto conclude invitando il Ministro Giovannini alla Scuola Edile di Padova. Siamo d'accordo con lui che è un'ottima scuola, anzi eccellente, e davvero chi la frequenta ha la certezza di un'occupazione quando la termina Eppure quest'anno ha avuto pochissime iscrizioni. Ecco: Girotto dovrebbe chiedersi come mai così pochi iscritti. O pensa che anche i quattordicenni percepiscano il reddito di cittadinanza?”

In allegato l'art de il Gazzettino del 28 ottobre 2021