Si parlerà della richiesta di patteggiamento di Giorgio Bertan e Giampaolo Pinton, rispettivamente amministratore delegato e responsabile della sicurezza di Grafica Veneta, accolta dal Tribunale di Padova e delle dichiarazioni di Franceschi in merito alla tanto sbandierata innocenza dei suoi dipendenti e sui suoi commenti in merito ai lavoratori pachistani coinvolti e che fino a luglio hanno lavorato nello stabilimento di Trebaseleghe. Al patteggiamento si è arrivati attraverso l’ammissione dei reati ascritti ai due dipendenti di Grafica Veneta. La pena di 6 mesi di reclusione è stata commutata in una pena pecuniaria di 46 mila euro, una pena ridicola per i reati a loro ascritti. Bertan e Pinton hanno, cioè, riconosciuto le loro colpe in base ai fatti contestati, solo per avere uno sconto sulla pena e per mantenere il casellario giudiziario pulito. Ed è questo il punto fondamentale della questione e che, invece, sta passando in sordina.
Saranno, inoltre, illustrate le prossime iniziative che saranno organizzate a Padova e a Trebaseleghe.
Nel prendere atto non possiamo non commentare l’ennesima intervista rilasciata da Franceschi, ripresa da più giornali, in merito al recente sviluppo giudiziario che coinvolge i due dirigenti di Grafica Veneta per i quali è stata accolta la richiesta di patteggiamento. Partiamo dal fatto che questa vertenza dura da diversi mesi e non lo ha mai visto fra i protagonisti della delegazione aziendale.
In “epoca covid” non sapere chi stia lavorando nel proprio stabilimento è a nostro avviso un fatto grave, al limite della legalità che mette a repentaglio la salute e la sicurezza di tutte le persone che lavorano all’interno dell’azienda. Inoltre, le aziende che esternalizzano attività produttive non-core utilizzano appalti senza contezza della condizione dei lavoratori impiegati per le loro attività per abbattere i costi e scaricare oneri e responsabilità.
Questi primi due evidenze non giustificano il vittimismo di Franceschi, ma pretenderebbero, invece, una sua presa di responsabilità, soprattutto perché patteggiamento non significa assoluzione né innocenza, ma ammissione di colpevolezza e ricordiamo, inoltre, che il patteggiamento economico al posto della pena, è un privilegio, per noi discutibile, concesso a pochi nel nostro Paese.
Ad oggi ci sono oltre una cinquantina di lavoratori senza lavoro né salario che avrebbero potuto diventare dipendenti di Grafica Veneta già dai primi di agosto. Quello sarebbe stato l’atto che avrebbe messo fine a tutta la vicenda, senza alcun tipo di cattiva pubblicità per l’azienda, anzi, una scelta del genere avrebbe potuto rivalutare completamente la posizione di Franceschi e di Grafica Veneta in questa paradossale situazione, in cui si vorrebbero far passare alcuni imputati per vittime.
Ci domandiamo, inoltre, come sia possibile che 50 lavoratori fino ad allora considerati necessari per le attività produttive di Grafica Veneta diventino inutili e superflui quando si dovrebbe assumerli direttamente e ci si rende conto pretestuosamente dopo anni che non parlano adeguatamente la nostra lingua. È curioso questo modo di definire l’organizzazione del lavoro. Le stesse persone che già svolgevano quelle mansioni fino a luglio, sono state sostituite da 60 lavoratori autoctoni dopo l’estate. Sarà vero?
Quel che è più grave, nella sua dichiarazione Franceschi non si rende neppure conto che l’assunzione di personale con discrimine razziale è un reato in Italia (da Decreto Legislativo 215/03 che tutela la parità di trattamento tra persone, indipendentemente dalla razza o origine etnica) e che quindi non può pregiudicare a priori l’assunzione di determinate etnie.
Cogliamo l’occasione ancora una volta per ringraziare il Prefetto e le Istituzioni che hanno ritenuto importante cercare di trovare un punto di mediazione, ma che per il comportamento tenuto dalla delegazione di Grafica Veneta sono state svilite nel loro ruolo. Pensiamo che dovrebbe esserci maggiore rispetto delle Istituzioni.
Anche per quanto riguarda le attività sindacali in Grafica Veneta crediamo sia arrivato il momento di fare il punto. Per non correre il rischio di avere a che fare con la Cgil, l’azienda si è fatta promotrice della creazione di un sindacato autonomo aziendale per fare in modo che la Cgil non fosse il sindacato maggiormente rappresentativo. Inoltre, nel 2017 l’azienda è stata trovata colpevole di attività antisindacale nei confronti della nostra organizzazione e, in quel frangente, l’azienda ha conciliato con una dichiarazione in cui si affermava che non intendevano ostacolare l’attività sindacale, rinunciando all’appello, nonostante l’articolo 28 della legge 300 non preveda pene detentive né pecuniarie. Ricordiamo che sono i lavoratori che scelgono il sindacato e la propria rappresentanza e questi diritti non sono concessioni del padrone che determina a priori qual è il sindacato a lui più affine, vincolandone le agibilità.
Il modello Nord Est, rinomato per laboriosità e fitte relazioni non è quello decantato da Franceschi, ma è quello fatto di tante persone che inseguono un obbiettivo comune con le proprie mani e la propria testa per sentirsi determinanti e incidere sulle sorti della propria vita e della collettività. Il lavoro dev’essere elemento di realizzazione e non di schiavitù, dev’essere inteso come identità e non come discrimine.
In conclusione, noi abbiamo un’idea diversa di impresa, la nostra è quella sancita dalla Costituzione Italiana. Per noi l’impresa dev’essere intesa come collettività, aperta verso l’esterno e con responsabilità sociale e non come espressione unica del suo proprietario che, in questo caso, tende a cambiare la realtà dei fatti come più gli aggrada. Una per tutte che la vertenza sia chiusa. E così non è perché è tutt’altro che chiusa.
Vorremmo fare un appello rivolto ai lavoratori di Grafica Veneta: la Cgil è e sarà sempre a disposizione di tutte le lavoratrici e i lavoratori. Voi compresi.
Nel prendere atto non possiamo non commentare l’ennesima intervista rilasciata da Franceschi, ripresa da più giornali, in merito al recente sviluppo giudiziario che coinvolge i due dirigenti di Grafica Veneta per i quali è stata accolta la richiesta di patteggiamento. Partiamo dal fatto che questa vertenza dura da diversi mesi e non lo ha mai visto fra i protagonisti della delegazione aziendale.
In “epoca covid” non sapere chi stia lavorando nel proprio stabilimento è a nostro avviso un fatto grave, al limite della legalità che mette a repentaglio la salute e la sicurezza di tutte le persone che lavorano all’interno dell’azienda. Inoltre, le aziende che esternalizzano attività produttive non-core utilizzano appalti senza contezza della condizione dei lavoratori impiegati per le loro attività per abbattere i costi e scaricare oneri e responsabilità.
Questi primi due evidenze non giustificano il vittimismo di Franceschi, ma pretenderebbero, invece, una sua presa di responsabilità, soprattutto perché patteggiamento non significa assoluzione né innocenza, ma ammissione di colpevolezza e ricordiamo, inoltre, che il patteggiamento economico al posto della pena, è un privilegio, per noi discutibile, concesso a pochi nel nostro Paese.
Ad oggi ci sono oltre una cinquantina di lavoratori senza lavoro né salario che avrebbero potuto diventare dipendenti di Grafica Veneta già dai primi di agosto. Quello sarebbe stato l’atto che avrebbe messo fine a tutta la vicenda, senza alcun tipo di cattiva pubblicità per l’azienda, anzi, una scelta del genere avrebbe potuto rivalutare completamente la posizione di Franceschi e di Grafica Veneta in questa paradossale situazione, in cui si vorrebbero far passare alcuni imputati per vittime.
Ci domandiamo, inoltre, come sia possibile che 50 lavoratori fino ad allora considerati necessari per le attività produttive di Grafica Veneta diventino inutili e superflui quando si dovrebbe assumerli direttamente e ci si rende conto pretestuosamente dopo anni che non parlano adeguatamente la nostra lingua. È curioso questo modo di definire l’organizzazione del lavoro. Le stesse persone che già svolgevano quelle mansioni fino a luglio, sono state sostituite da 60 lavoratori autoctoni dopo l’estate. Sarà vero?
Quel che è più grave, nella sua dichiarazione Franceschi non si rende neppure conto che l’assunzione di personale con discrimine razziale è un reato in Italia (da Decreto Legislativo 215/03 che tutela la parità di trattamento tra persone, indipendentemente dalla razza o origine etnica) e che quindi non può pregiudicare a priori l’assunzione di determinate etnie.
Cogliamo l’occasione ancora una volta per ringraziare il Prefetto e le Istituzioni che hanno ritenuto importante cercare di trovare un punto di mediazione, ma che per il comportamento tenuto dalla delegazione di Grafica Veneta sono state svilite nel loro ruolo. Pensiamo che dovrebbe esserci maggiore rispetto delle Istituzioni.
Anche per quanto riguarda le attività sindacali in Grafica Veneta crediamo sia arrivato il momento di fare il punto. Per non correre il rischio di avere a che fare con la Cgil, l’azienda si è fatta promotrice della creazione di un sindacato autonomo aziendale per fare in modo che la Cgil non fosse il sindacato maggiormente rappresentativo. Inoltre, nel 2017 l’azienda è stata trovata colpevole di attività antisindacale nei confronti della nostra organizzazione e, in quel frangente, l’azienda ha conciliato con una dichiarazione in cui si affermava che non intendevano ostacolare l’attività sindacale, rinunciando all’appello, nonostante l’articolo
28 della legge 300 non preveda pene detentive né pecuniarie. Ricordiamo che sono i lavoratori che scelgono il sindacato e la propria rappresentanza e questi diritti non sono concessioni del padrone che determina a priori qual è il sindacato a lui più affine, vincolandone le agibilità.
Il modello Nord Est, rinomato per laboriosità e fitte relazioni non è quello decantato da Franceschi, ma è quello fatto di tante persone che inseguono un obbiettivo comune con le proprie mani e la propria testa per sentirsi determinanti e incidere sulle sorti della propria vita e della collettività. Il lavoro dev’essere elemento di realizzazione e non di schiavitù, dev’essere inteso come identità e non come discrimine.
In conclusione, noi abbiamo un’idea diversa di impresa, la nostra è quella sancita dalla Costituzione Italiana. Per noi l’impresa dev’essere intesa come collettività, aperta verso l’esterno e con responsabilità sociale e non come espressione unica del suo proprietario che, in questo caso, tende a cambiare la realtà dei fatti come più gli aggrada. Una per tutte che la vertenza sia chiusa. E così non è perché è tutt’altro che chiusa.
Vorremmo fare un appello rivolto ai lavoratori di Grafica Veneta: la Cgil è e sarà sempre a disposizione di tutte le lavoratrici e i lavoratori. Voi compresi.
Stamattina davanti al tribunale di Padova i lavoratori di Bm Services/Grafica Veneta coinvolti nell'inchiesta sul caporalato e lo sfruttamento del lavoro sono stati presenti con striscioni e bandiere della Fiom CGIL Padova e di Adl Cobas aspettando il verdetto dell'udienza per il patteggiamento di Giorgio Bertan e Giampaolo Pinton, rispettivamente amministratore delegato e responsabile della sicurezza di Grafica Veneta.
Il Gip ha deciso di concedere il patteggiamento ai due manager coinvolti nell'inchiesta su intermediazione illecita di manodopera e violenze ai danni di 11 operai pakistani che lavoravano in appalto per la ditta di Trebaseleghe. I due dovranno pagare 46 mila euro di multa al posto dei 6 mesi di galera, trasformati così in pena pecuniaria.
Inoltre non è stato concesso dal PM ad altri 4 lavoratori, che avevano chiesto di entrare nel patteggiamento, di essere riconosciuti come parti offese, pur avendo una situazione lavorativa del tutto simile agli 11 coinvolti inizialmente.
Il procedimento penale, quindi, continuerà nei confronti dei proprietari di BM services che sono tuttora agli arresti.
Per gli altri 27 continuerà il procedimento del lavoro per il quale sono seguiti dagli avvocati della Fiom Cgil Padova e Adl Cobas.
In questa situazione non si può che pretendere che venga fatta veramente giustizia e che i lavoratori abbiano ciò che gli spetta e cioè che vengano trovate delle soluzioni per queste 27 persone, sia per quanto riguarda il lavoro, tramite un’assunzione, che in termini di risarcimento per quello che hanno subito.
Fiom Cgil e Adl Cobas di Padova insieme con i lavoratori coinvolti nella vertenza BM services/Grafica Veneta hanno volantinato oggi, al cambio del turno, davanti all'ingresso dipendenti di Grafica Veneta, per sensibilizzare tutti e tutte coloro che lavorano per il colosso veneto sulla condizione dei lavoratori BM Services che, in questo momento, oltre ad essere senza lavoro e stipendio sono anche senza luce, gas e acqua nella casa di Trebaseleghe.
Appello ai LAVORATORI di GRAFICA VENETA da parte dei LAVORATORI di BM SERVICES AFFINCHÉ SI SOLLECITI UNA RISOLUZIONE DEGNA DELLA VERTENZA IN ATTO:
Dopo vari incontri convocati dalla Prefettura di Padova che hanno visto la partecipazione di Grafica Veneta, di Barizza International e BM Services rappresentata dall’Amministratore giudiziario e dall’Avvocato che difende penalmente la famiglia Badar, eravamo giunti, il giorno 15 settembre, su forte sollecitazione della Prefettura di Padova, ad un incontro nel quale Grafica Veneta si era impegnata a ricercare una soluzione che tenesse in considerazione le richieste sindacali in materia di assunzioni dei lavoratori che tutt’ora si trovano senza più il lavoro, dopo che la magistratura aveva emesso i mandati di cattura per i Badar padre e figlio, dei loro complici e di due dirigenti di Grafica Veneta. Nel frattempo, dalla stampa, si era saputo che i due dirigenti di Grafica Veneta, tramite i loro legali avevano concordato con i giudici il “patteggiamento” che prevederebbe una condanna di 6 mesi tramutata in pena pecuniaria pari a 45.000 € e la scelta di elargire agli 11 lavoratori che avevano subito le violenze nel corso del 2020, 20.000 € a testa, per addolcire ulteriormente la valutazione dei giudici. Il patteggiamento, come è risaputo, è nella sostanza un'ammissione di responsabilità in merito alle accuse mosse e ha l’unico scopo di ridimensionare la condanna in base agli sconti di pena previsti. L’intento della difesa di Grafica Veneta è quello di cercare di uscire a tutti i costi dalla vicenda penale, cercando di dimostrare che nulla aveva a che fare con quello che succedeva all’interno dello stabilimento. Abbiamo fatto riferimento al procedimento penale in essere, in quanto sembra che la chiusura del percorso avviato per arrivare al patteggiamento sia, per gli avvocati penalisti di G.V., un atto prioritario rispetto a tutto il resto. Tant’è che il giorno 16 settembre, che doveva essere la data nella quale si doveva trovare una soluzione complessiva alla vertenza in atto per quei 27 lavoratori ancora in carico a BM Services, l’Avv. Spata che rappresenta l’azienda, si è presentato dichiarando con estremo imbarazzo che non vi sarebbe stato alcun accordo, in quanto gli avvocati penalisti – senza peraltro fornire alcuna giustificazione plausibile, visto che le vicende penali sono completamente sganciate da quelle civili - avevano imposto che non si poteva arrivare ad alcun accordo sindacale fino a che non si fosse conclusa la procedura del patteggiamento, prevista all’incirca per il giorno 20 di ottobre. Bontà di Grafica Veneta, avrebbe elargito 700 € a fondo perduto ai 27 lavoratori di BM Services, in cambio del congelamento di qualsiasi iniziativa di natura sindacale o giudiziaria. Risulta evidente che una pretesa di questo tipo, ben sapendo Grafica Veneta che da parte sindacale non avrebbe mai potuto essere accettata, rappresenta una precisa scelta tesa a scaricare definitivamente i lavoratori di BM Services, una volta concluso il patteggiamento e di usare le necessità dei lavoratori per ricattare e rendere complice il sindacato nella strategia difensiva dell’azienda. A questo punto, dopo le innumerevoli prese di posizione di scrittori, editori, associazioni, cittadini e perfino il Papa, che hanno solidarizzato con i lavoratori tutt’ora espulsi dal ciclo produttivo e anche senza più un contratto di affitto per le case nelle quali abitano (BM Services ha dato disdetta dei contratti di affitto, ma anche della luce e del gas con il risultato che a Trebaseleghe attualmente sono senza luce e senza gas).
Quindi è di fondamentale importanza far sentire la voce di tutti coloro i quali pensano che condizioni di lavoro come quelle che esistevano all’interno di Grafica Veneta non possono essere accettate e che l’unico modo esistente per porre rimedio a questa situazione è che Grafica Veneta si faccia carico fino in fondo di tutte le responsabilità giuridiche e morali che questa vicenda impone, riaprendo quanto prima la trattativa per ricercare di comune accordo una soluzione che faccia giustizia di tutti i torti che questi lavoratori hanno subito, a prescindere dalla vicenda penale che vede coinvolti i dirigenti di Grafica Veneta.
Dopo vari incontri convocati dalla Prefettura di Padova che hanno visto la partecipazione di Grafica Veneta , di Barizza International e BM Services rappresentata dall’Amministratore giudiziario e dall’Avvocato che difende penalmente la famiglia Badar, eravamo giunti il giorno 15 settembre, su forte sollecitazione della Prefettura di Padova, ad un incontro nel quale Grafica Veneta si era impegnata a ricercare una soluzione che tenesse in considerazione le richieste sindacali in materia di assunzioni dei lavoratori che tutt’ora si trovano senza più il lavoro, dopo che la magistratura aveva emesso i mandati di cattura per i Badar padre e figlio, dei loro complici e di due dirigenti di Grafica Veneta.
Nel frattempo, dalla stampa si era saputo che i due dirigenti di Grafica Veneta, tramite i loro legali avevano concordato con i giudici, il “patteggiamento” che prevederebbe una condanna di 6 mesi tramutata in pena pecuniaria pari a 45.000 € e la scelta di elargire agli 11 lavoratori che avevano subito le violenze nel corso del 2020, 20.000 € a testa, per addolcire ulteriormente la valutazione dei giudici. Il patteggiamento, come è risaputo, è nella sostanza una ammissione di responsabilità in merito alle accuse mosse e ha l’unico scopo di ridimensionare la condanna in base agli sconti di pena previsti. L’intento della difesa di Grafica Veneta è quello di cercare di uscire a tutti i costi dalla vicenda penale cercando di dimostrare che nulla aveva a che fare con quello che succedeva all’interno dello stabilimento.
Abbiamo fatto riferimento al procedimento penale in essere, in quanto sembra che la chiusura del percorso avviato per arrivare al patteggiamento sia, per gli avvocati penalisti di G.V., un atto prioritario rispetto a tutto il resto. Tant’è che il giorno 16 settembre, che doveva essere la data nella quale si doveva trovare una soluzione complessiva alla vertenza in atto per quei 27 lavoratori ancora in carico a BM Services, l’Avv. Spata che rappresenta l’azienda, si è presentato dichiarando con estremo imbarazzo che non vi sarebbe stato alcun accordo, in quanto gli avvocati penalisti – senza peraltro fornire alcuna giustificazione plausibile, visto che le vicende penali sono completamente sganciate da quelle civili - avevano imposto che non si poteva arrivare ad alcun accordo sindacale fino a che non si fosse conclusa la procedura del patteggiamento, prevista all’incirca per il giorno 20 di ottobre. Bontà di Grafica Veneta, avrebbe elargito 700 € a fondo perduto ai 27 lavoratori di BM Services, in cambio del congelamento di qualsiasi iniziativa di natura sindacale o giudiziaria.
Risulta evidente che una pretesa di questo tipo, ben sapendo Grafica Veneta che da parte sindacale non avrebbe mai potuto essere accettata, rappresenta una precisa scelta tesa a scaricare definitivamente i lavoratori di BM Services, una volta concluso il patteggiamento e di usare le necessità dei lavoratori per ricattare e rendere complice il sindacato nella strategia difensiva dell’azienda.
A questo punto, dopo le innumerevoli prese di posizione di scrittori, editori, associazioni, cittadini e perfino il Papa, che hanno solidarizzato con i lavoratori tutt’ora espulsi dal ciclo produttivo e anche senza più un contratto di affitto per le case nelle quali abitano (BmServices ha dato disdetta dei contratti di affitto, ma anche della luce e del gas con il risultato che a Trebaseleghe attualmente sono senza luce e senza gas – è di fondamentale importanza far sentire la voce di tutti coloro i quali pensano che condizioni di lavoro come quelle che esistevano all’interno di Grafica Veneta non possono essere accettate e che l’unico modo esistente per porre rimedio a questa situazione è che Grafica veneta si faccia carico fino in fondo di tutte le responsabilità giuridiche e morali che questa vicenda impone, riaprendo quanto prima la trattativa per ricercare di comune accordo una soluzione che faccia giustizia di tutti i torti che questi lavoratori hanno subito, a prescindere dalla vicenda penale che vede coinvolti i dirigenti di Grafica Veneta.
Il 15 ottobre, su volontà esclusiva del Governo, come da Decreto-legge già pubblicato in Gazzetta Ufficiale, entrerà in vigore il Green Pass obbligatorio per accedere ai luoghi di lavoro. Le lavoratrici e i lavoratori sprovvisti di Green Pass, per cui non vaccinati o senza un tampone valido, salvo coloro che saranno regolarmente esentati per motivi medici, non potranno essere presenti nei luoghi di lavoro, verranno sospesi dall’attività lavorativa e dalla retribuzione diretta ed indiretta con diritto alla conservazione del posto di lavoro.
Fim Fiom Uilm di Padova ritengo necessario che in tutti i luoghi di lavoro debbano riunirsi i Comitati Covid affinchè le Rsu/Rls sollecitino le aziende sul come intenderanno applicare tale normativa. Colpevolmente il governo ed il parlamento hanno deciso di scaricare le proprie responsabilità decisionali nei luoghi di lavoro, in merito all'obbligatorietà vaccinale e di lasciare l'informazione scientifica in balia dei social e della strumentalizzazione di alcuni partiti e di vari esponenti politici e non.
L'obiettivo collettivo e globale deve essere "guarire dalla Pandemia" il prima possibile rendendo disponibili, per tutti, senza speculazioni di alcun genere, gli strumenti per uscirne: vaccini e cure. Nell'interesse di tutti è necessario concordare le modalità di gestione dell'introduzione del Green Pass, evitando il blocco delle attività produttive e, visto l'ottimo funzionamento dei protocolli anticontagio, conquistati dai lavoratori, è necessario mantenere fermo il tracciamento e continuare a responsabilizzare tutte e tutti, per quanto concerne i comportamenti.
Facilitare la disponibilità dei tamponi e la discussione sui costi degli stessi, per vaccinati e no, deve rientrare tra le pratiche anticontagio certe.
Il sindacato unitariamente è e sarà impegnato nell’interesse di tutti i lavoratori!
Chi vuole metterlo in discussione, indebolirlo o chi pensa che il proprio io sia più importante del noi tutti spinge e rafforza l'individualismo che smantella la contrattazione collettiva in tutte le sue forme, rendendo tutti i lavoratori più deboli anche alla luce delle prossime trattative, che dobbiamo conquistarci, con il governo e imprese su Licenziamenti e Ammortizzatori Sociali, Pensioni, Fisco ed in generale sul PNRR.
FIM FIOM UILM sono per la salute prima di ogni altra cosa! Non abbiamo bisogno di dimostrarlo! La Salute è collettiva e pubblica, diversamente è un affare di pochi per pochi. Padova
Le Segreterie Territoriali Fim Cisl Fiom Cgil Uilm di Padova
Per domani, mercoledì 1 settembre 2021, le organizzazioni sindacali Fiom e Adl Cobas hanno organizzato un presidio che si terrà davanti la sede di Trebaseleghe di Grafica Veneta in via Malcanton 2 a partire dalle ore 8 fino a fine giornata. Il presidio sarà un momento importante per portare nel territorio le istanze dei lavoratori e far conoscere la realtà in cui hanno vissuto prima degli arresti e quale sia la loro situazione dopo quella data, quali sono le loro problematiche e quali le loro speranze per il futuro. Fiom e Adl Cobas saranno al fianco dei lavoratori in presidio per tutta la giornata, durante la quale potrebbero presentarsi in loco anche alcuni degli scrittori firmatari della petizione fatta partire qualche settimana fa a sostegno dei lavoratori, contro lo sfruttamento e il caporalato.
Il presidio anticipa di una giornata la convocazione del tavolo richiesto al prefetto che si terrà invece il 2 settembre dalle ore 10 e al quale sono stati formalmente invitati l’avvocato della BM services Filippo Valcanover, l’amministratore giudiziario di BM services Riccardo Bonivento, Grafica Veneta, Barizza International, Cgil, Fiom e Adl Cobas. Il tavolo in prefettura sarà un importante appuntamento, che sia i lavorati che i sindacati aspettano dal 24 agosto, data dell’ultimo incontro, per poter definire con più chiarezza il futuro lavorativo dei 24 lavoratori coinvolti, per capire in che modo possa essere data loro giustizia per quello che hanno subito, un lavoro correttamente retribuito o la cassa integrazione temporanea per poter dare loro un po’ di respiro dopo questi mesi difficili.