Oggi, 7 ottobre, si celebra la Giornata Mondiale del lavoro dignitoso introdotta dall'OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) ossia l'agenzia delle Nazioni Unite specializzata in giustizia sociale e diritti umani.
Il concetto di "lavoro dignitoso" è stato sviluppo da più di 20 anni, con la convinzione che solo un lavoro dignitoso possa donare un volto umano all'occupazione e conferire stabilità all'individuo e alla sua rete sociale.
Nel mondo circa il 70% dei lavoratori non ha un contratto regolare, protezione sociale né garanzia occupazionale, mentre il 50% è pagata meno di due dollari l'ora. Proprio a causa di questa precarietà, ma anche per disuguaglianze e discriminazioni sul posto di lavoro, l'OIL ha lanciato nel 2007 la campagna mondiale per il lavoro dignitoso, e il movimento sindacale hanno istituito la giornata mondiale il 7 ottobre, per sensibilizzare il tema di diritti fondamentali e occupazione sostenibile.
Oggi i sindacati di tutto il mondo chiedono regole e diritti per i lavoratori essenziali, coloro che un anno fa venivano chiamati "eroi". Un lavoro dignitoso significa che i diritti essenziali dei lavoratori vanno rispettati in tutto il mondo, significa: un salario dignitoso, posti di lavoro sicuri, congedo per malattia retribuito, rappresentanza sindacale e un welfare a rete di protezione durante i periodi di crisi. In particolare, in occasione di questa giornata, la Ces (cioè la Conferenza Europea dei Sindacati) chiede di portare l'attenzione su coloro che sono impiegati sulle piattaforme digitali, un’urgenza tutta europea, e chiede alla Commissione di adottare una direttiva per regolamentare la giungla del lavoro su piattaforma.
“Basta con il falso lavoro autonomo, serve riconoscere un rapporto di lavoro subordinato", affermano in una nota Cgil, Cisl e Uil. "Inoltre - proseguono - le società delle piattaforme sono a tutti gli effetti imprese e di conseguenza devono rispettare le normative nazionali sul lavoro e garantire la corretta applicazione della contrattazione collettiva e i diritti di rappresentanza sindacale”.
Si allega il volantino unitario redatto per l'occasione da Cgil Cisl e Uil
Aldo Marturano, Segretario Generale Cgil Padova: “Il plebiscito che ha accolto la proposta di candidatura di Alessandra è la dimostrazione più chiara di come la Funzione Pubblica Cgil abbia trovato una Segretaria Generale, la cui figura, seppur molto innovativa, garantisce la continuità dell'ottimo lavoro svolto da Enrico Ciligot”.
Serena Sorrentino, Segretaria Generale Cgil Nazionale: “Giornata molto importante. Salutiamo con riconoscenza Enrico Ciligot e accogliamo con favore Alessandra Stivali. Determinante la sua esperienza nella Segreteria Confederale unita a capacità di visione e leadership da tutti riconosciute. Siamo certi che farà un buon lavoro”.
41 anni, originaria di Abano Terme, ma residente a Padova da tanti anni dove si è sposata ed è madre di due figli, Alessandra Stivali ha due lauree (la prima in Giurisprudenza, la seconda in Servizi Sociali) ed entra nel mondo del lavoro, a partire dal 2006, come consulente legale e operatore per i servizi all’immigrazione in una onlus del territorio, mentre approda alla Cgil, prima, da esterna, nel direttivo della Filcams, poi, dal 2009, nel Dipartimento Immigrazione della Camera del Lavoro di Padova, dove, due anni più tardi, entra nella Segreteria Confederale in cui svolge due mandati al termine dei quali giunge nella Funzione Pubblica come segretaria provinciale.
Ieri, martedì 5 ottobre, al termine dell'Assemblea Generale della FP Cgil, alla presenza del Segretario generale della Camera del Lavoro di Padova, Aldo Marturano, e di Serena Sorrentino, la Segretaria Generale della Fp Cgil Nazionale con il voto unanime dei delegati (e il consenso dei vertici della FP Cgil Veneto) è stata eletta nuova Segretaria Generale della categoria che segue i dipendenti pubblici.
“Si tratta indubbiamente – dice Aldo Marturano – di un risultato per niente sorprendente, il cui esito è stato determinato dal consenso pressoché plebiscitario tra i lavoratori che Alessandra ha saputo conquistarsi nei suoi anni come loro rappresentante. Si tratta della prima donna, nella storia della Funzione Pubblica padovana, a ricoprire questo incarico. A lei, tutte e tutti, hanno riconosciuto competenza e grandi capacità di leadership. Inoltre, seppur relativamente giovane, ha alle spalle una considerevole esperienza, il che la rende la candidata ideale per garantire che il ricambio generazionale, che è sempre un fattore molto importante per la nostra organizzazione, avvenga senza essere un salto nel buio. Tutti hanno riconosciuto che Alessandra Stivali era la candidata migliore a proseguire l'ottimo lavoro svolto dal Segretario uscente, Enrico Ciliigot”.
“Quella di oggi – conferma la Segretaria Nazionale della FP Cgil, Serena Sorrentino – è una giornata importante per la Cgil. Salutiamo con riconoscenza Enrico Ciligot che ha segnato l’attività della FP della Cgil Padovana negli ultimi anni facendola crescere e accogliamo con favore l'elezione di Alessandra le cui capacità e competenze sono state riconosciute e apprezzate da tutte le delegate e delegati che hanno partecipato all’Assemblea. Per noi, questo è un elemento decisivo in una fase come quella che stiamo vivendo dove dobbiamo rinnovare i contratti e ci stiamo avviando all’elezione delle RSU. In questo senso la scelta di Alessandra Stivali è la migliore che si poteva fare.”
Data indelebile nella memoria e nel cuore di chi si trovava lì a Lampedusa; oltre 300 i morti annegati di quel tragico naufragio a meno di due miglia a sud di Lampedusa, recuperati dai primi soccorsi.
E dopo quel 2013 la strage dei morti in mare non si è arrestata, altri sono stati i naufragi, altre morti lungo le rotte alla ricerca di un futuro o semplicemente di un luogo dove non patire più la fame, lo sfruttamento, la tirannia o la guerra.
All'alba delle tragedie ci sono le dichiarazioni commosse, i buoni propositi ma poi cala il silenzio ed è lecito chiedersi se siamo tutti, per davvero, brava gente considerando che la questione Immigrazione continua ad essere strumentalizzata od utilizzata per distogliere l'attenzione dai veri problemi.
Il Comitato #IOACCOLGO PADOVA# per ricordare ed onorare le vittime del 2013 e tutte le vittime dell’immigrazione rilancia la necessità di un nuovo Patto Europeo per i diritti e l'accoglienza cominciando col promuovere canali d'ingresso legali per chi cerca lavoro; avvicinare la protezione ai rifugiato e non esternalizzare il diritto d'asilo; promuovere un programma di ricerca e salvataggio europeo; garantire il diritto d'asilo ed il rispetto del non respingimento agli stranieri che arrivano alle nostre frontiere.
Il Comitato #IO ACCOLGO PADOVA#
CGIL PADOVA; CISL PADOVA ROVIGO; UIL PADOVA ROVIGO; ACLI PADOVA; ANPI PADOVA; ARCI PADOVA; ASSOCIAZIONE PER LA PACE PADOVA; CARITAS DIOCESANA DI PADOVA; CENTRO ITALIANO AIUTI ALL'INFANZIA; CSV PADOVA; FONDAZIONE FINANZA ETICA; LIBERA PADOVA; MANIFESTO PER PADOVA SENZA RAZZISMO E DISCRIMINAZIONE; MEDICI SENZA FRONTIERE GRUPPO DI PADOVA; RETE DEGLI STUDENTI MEDI PADOVA; RETE OLTRE LE MURA; SE NON ORA QUANDO; STUDENTI PER – UDU PADOVA;
FP Cgil Padova: “I lavoratori dell'OPSA hanno un contratto, scaduto da 9 anni, che non permette loro di conciliare lavoro con vita privata. Così, la fuga del personale è solo destinata ad aumentare”
“Non vogliono più soldi, vogliono diritti”
“Un flash mob per richiamare l'attenzione sulla necessità del rinnovo del contratto dei lavoratori dell'OPSA (Opera della Provvidenza Sant'antonio), regolati da un contratto, lo RSA ARIS, ormai scaduto da 9 anni, che di fatto li rende il fanalino di coda della sanità privata. Sono i fratelli poveri dei loro colleghi del comparto pubblico e di quelli che, in quello privato sono regolati dal contratto nazionale RSA AIOP, rinnovato circa un anno fa, mentre per loro non è neanche stato aperto un tavolo per il rinnovo. È una vergogna”.
È netta Raffaela Megna, Segretaria Provinciale della FP Cgil Padova che segue i lavoratori dell'OPSA di Sarmeola iscritti al sindacato e che oggi hanno fatto un presidio davanti alla sede, in via della Provvidenza per protestare per la loro situazione lavorativa che a causa della cronica carenza di organico, di fatto, impedisce loro di avere una normale vita privata.
“Proprio ieri – dice Raffaela Megna – una lavoratrice mi raccontava di avere la figlia adolescente a casa con 40 di febbre e delle difficoltà che aveva ad ottenere il permesso di assentarsi per andare da lei. Il guaio è che con il tipo di contratto che ha, la cosa è perfettamente legale visto che prevede che il lavoratore ha solo la facoltà di scegliersi le date per i 13 giorni di ferie estive e per una settimana all'anno da godere fuori dai periodi estivi, natalizi e pasquali. Il resto dei giorni è a totale discrezione della direzione. Il risultato è che il personale lamenta una media di 400 ore di ferie arretrate non godute”.
“Purtroppo – prosegue la sindacalista – il mancato rinnovo del loro contratto, su cui non è stato neanche aperto un tavolo di discussione, non permette loro di conciliare vita privata con quella lavorativa, con la prima totalmente schiacciata dalla seconda. Nelle proposte della direzione vi era stata solo un’apertura dal punto di vista economico con il riconoscimento di aumenti salariali ma il punto è che ai lavoratori non interessa avere più soldi, bensì più diritti”.
“A questo punto – conclude Raffaela Megna – l’auspicio è che i dirigenti nazionali di una associazione datoriale, mi riferisco all’ARIS, profondamente legata al mondo cattolico e ai suoi valori (a cui aderisce, al pari di tanti istituti socio sanitari di natura religiosa, l’OPSA che, non a caso, porta proprio il nome del santo patrono della città di Padova), si mettano una mano sulla coscienza e prendano atto che i lavoratori non sono schiavi e non si può pretendere da loro di non avere una vita privata. E speriamo se ne convincano anche gli stessi dirigenti dell'OPSA e lo facciano in fretta, onde evitare la continua emorragia di personale che a questo ritmo rischia di compromettere la funzionalità della stessa Opera della Provvidenza Sant'Antonio di Padova”.
Il Servizio di 7 Gold Telepadova sul Flash Mob delle lavoratrici e lavoratori dell'OPSA di Rubano
Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova
Com’era prevedibile, ha fatto rumore su stampa e tv, locali e non, lo sciopero indetto dai driver di Amazon aderenti a Filt e Uiltrasporti che hanno deciso di fare un presidio davanti al magazzino di Vigonza per 48 ore, terminate le quali hanno deciso di aggiungercene altre 48, semplicemente non recandosi al lavoro.
Oltre alle solite questioni legate alle loro condizioni (innumerevoli le voci dei lavoratori: “I danni al mezzo te li paghi tu”; “devi consegnare 130-160-180 pacchi il più velocemente possibile, altrimenti sono guai”; “se dimentichi un pacchetto, magari talmente piccolo che finisce sotto il sedile del furgone e non lo vedi, ti trattano come un delinquente” ; “se sei un precario, sai se lavori o no il mattino stesso: se non stai con il cellulare in mano rischi di perdere una giornata di lavoro”, solo per citarne alcune”) a scatenare la rabbia dei driver sono stati i 160 trasferimenti, decisi unilateralmente da Amazon, e pare, comunicati a tanti con un sms. “Amazon - riferisce Massimo Cognolatto, della Cgil - aprirà altri tre cantieri in Veneto a Venezia, Vicenza e Treviso e ha deciso il trasferimento di 160 lavoratori su 500. A molti di loro la comunicazione è stata fatta con un sms, contro ogni proceduta contrattuale. Ma se rifiutano rischiano di essere licenziati”.
Un lavoro che molti driver amano, con stipendi non altissimi ma migliori rispetto a quelli che girano in altre situazioni. Ma non è tutto oro quello che luccica. “Gli stipendi mediamente sono di 1500 euro - spiega Romeo Barutta della Filt Cgil Veneto - ma per arrivarci devi lavorare 10 ore al giorno, sabato e domenica, a conti fatti il compenso è totalmente inadeguato”.
Al termine del secondo giorno la Filt Cgil Padova ha rilasciato un comunicato.
Amazon. Oggi secondo giorno di sciopero. E si continua anche domani e domenica
Filt Cgil: “Sempre alta, intorno all’80%, l'adesione allo sciopero dei driver Amazon coinvolti nei trasferimenti ma anche chi non ha aderito ha perfettamente capito e condiviso le motivazioni della protesta”
“Amazon non può pretendere di assumere decisioni sulla vita delle persone semplicemente calandole dall’alto, senza nessuna discussione e in sfregio a qualsiasi protocollo sulle relazioni industriali appena firmato”
“Lo sciopero va bene, tanto che i lavoratori hanno deciso di proseguire nella protesta e incroceranno le braccia anche sabato e domenica. Non faranno nessun presidio ma semplicemente passeranno un week end a casa, come normalmente succede a tanti lavoratori che hanno dei diritti che loro, i driver intendo, manco si sognano”. È soddisfatto Massimo Cognolatto, Segretario Generale della Filt Cgil di Padova dopo che anche oggi i driver sono tornati a presidiare l'entrata del magazzino di Vigonza per protestare, non solo per i “soliti motivi” (ritmi di lavoro intensissimi, totale responsabilità a loro carico per eventuali danni ai mezzi, sabato e domenica intesi come qualsiasi altro giorno lavorativo e sono solo degli esempi) ma anche per la recente decisione del colosso americano di spostare 160 di loro nei magazzini di Vicenza e Venezia in procinto di aprire. Un trasferimento comunicato tramite un sms e che dovrebbe avvenire tra una quindicina di giorni.
“Nel frattempo – precisa Cognolatto – proprio ieri abbiamo scoperto che nel magazzino di Vigonza è entrata una nuova società i cui lavoratori sono tutti impiegati con contratti a termine il cui inizio, "casualmente", era proprio ieri, vale a dire quindi assolutamente precari e questo non ha fatto altro che esacerbare l’animo dei lavoratori che davvero si sono sentiti trattati come dei pacchi, senza nessuna voce in merito alla loro vita. Credo abbiano assolutamente ragione e francamente troviamo incredibili le modalità con cui Amazon li ha trattati”.
“A maggior ragione – ragiona il sindacalista della Filt – se pensiamo che solo 15 giorni fa era stato firmato al Ministero del Lavoro un protocollo di relazioni industriali, proprio tra Amazon e i sindacati confederali, in cui veniva riconosciuto il ruolo delle rappresentanze sindacali sia a livello nazionale che territoriale. Beh, visto il modo in cui si sono comportati, cioè avvisando i lavoratori che li trasferivano in altre sedi tramite sms, mi sembra evidente che quell'intesa era solo aria fritta”.
“E questo – conclude Massimo Cognolatto – è qualcosa di molto grave, talmente grave che il Sindacato, anche a livello nazionale, cioè a Roma, non può ignorare. Questo mi induce a pensare che la cosa non finirà qui”.
Si allega articolo del Mattino dopo il primo giorno di sciopero
Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova
Grande spazio nella stampa locale alla conferenza stampa che ieri Alessandra Stivali e Raffaela Megna della Funzione Pubblica Cgil Padova – insieme a Giovanni Campolieti, referente medici e dirigenti sanitari ulss 6 per la Fp Cgil Padova e Lauretta D'Alvise, Rsu Fp Cgil a Cittadella (entrambi in collegamento telefonico) – hanno tenuto in Sala Maccato, nella sede della Camera del Lavoro di via Longhin.
Un incontro con i giornalisti per tentare di richiamare l’attenzione sulla difficile situazione che si sta vivendo nell'Usl Euganea, dove l'organico sanitario, nonostante l’emergenza Covid, si riduce di giorno in giorno a causa delle sospensioni degli operatori non vaccinati. Il dato più allarmante è che sono almeno 600 i sanitari no-vax a rischio concreto di sospensione.
Dice Alessandra Stivali: “A fronte di maggiori esigenze, ci si trova in corsia con meno personale, per forza di cose, sovraccaricato di incombenze e per correre ai ripari si finisce sempre più spesso coll’ esternalizzare i servizi. In questo modo, da una parte vi è la situazione dell'organico nel "post-Covid", dove questa espressione è intesa come superamento dell'emergenza, la cui carenza, di fatto, è diventata la nuova "cronicità". Dall’altra parte, assistiamo ad uno scenario che si prospetta per gli ospedali. in virtù delle sospensioni degli operatori, ancora più critico”.
Si aggiunge Raffaela Megna: “Il Covid è una nuova malattia che richiede la sua parte di prevenzione, diagnosi e cure. E quindi, naturalmente, del personale dedicato. Nel 2020 rispetto al 2019 l'Euganea ha aumentato di 180 unità l'organico stabile, al netto del passaggio dell'ospedale Sant'Antonio al Policlinico universitario. Oggi però assistiamo al progressivo depauperamento dell'organico con le sospensioni che incidono in maniera importante. In tutto si tratta di 600 operatori, distribuiti in modo non omogeneo: sono il 4% a Schiavonia e a Piove di Sacco, il 6% a Camposampiero e addirittura il 12% a Cittadella: è evidente che le energie incamerate per far fronte alla pandemia vengono più che bruciate. E questo si traduce nella difficoltà a mantenere i servizi e nel sovraccarico di lavoro per chi resta”.
Da un capo all’altro della provincia, direttamente dalla linea del fronte, si aggiungono anche le voci di Lauretta D’Alvise, dall’ospedale di Cittadella, che conferma: “Ogni giorno ricevo decine di telefonate di colleghi esasperati, la situazione così non può reggere” e Giovanni Campolieti, da quello di Schiavonia che rileva che “Sebbene la quota di medici, fra i no-vax, sia molto ridotta, i problemi si vengono a creare lo stesso perché il loro lavoro è strettamente connesso a quello di infermieri e operatori. Servono strategie organizzative nuove perché i reparti in crisi sono tanti: dall'Orl di Schiavonia, alla Chirurgia e ai laboratori di Cittadella. Sostanzialmente si registrano criticità in tutta l'area dell'Emergenza Urgenza. Mancano psicologi e psichiatri anche per rispondere agli effetti del Covid, soprattutto sulle fasce più deboli e i giovanissimi. Come sindacato è da molto che suoniamo l'allarme e se l'Amministrazione, in qualche modo, si è pure mossa, non è stato fatto abbastanza”.
“La carenza sul mercato di professionisti della sanità è un problema che si trascina da anni e Il rischio – denuncia Campolieti – è quello di perdere pezzi del nostro servizio sanitario pubblico. Ad esempio, per il Pronto soccorso di Montagnana è già stato attivato un percorso di esternalizzazione e proliferano gli incarichi libero professionali. Tutto questo ci indica la necessità di attivare dei percorsi di formazione di specialisti sul territorio con l'Universi e rendere appetibile il lavoro nel pubblico per arginare la fuga verso il privato dei professionisti, in particolare dei giovani”.
Al termine di tutto, queste le richieste della Cgil: “L'imperativo è rimpinguare gli organici: la Regione deve tener conto che l'Euganea è l'Usl più grande del Veneto, incentivando i fondi contrattuali. Ma serve anche aprire un tavolo per condividere strategie finalizzate a nuove assunzioni. Infine manca ancora una procedura di reintegro veloce per gli operatori no vax che si vaccinano”.
“Dopo la tragica scomparsa, un paio di giorni fa, di Valeriano Botero, lavoratore artigiano di 52 anni che non è sopravvissuto ad una caduta da un'altezza di circa 5 metri mentre stava tinteggiando le pareti di un'azienda di Loreggia, in Provincia di Padova, come Fillea Cgil Padova, Filca Cisl Padova-Rovigo e Fenea Uil (Area vasta Veneto Pd-Ro)– cioè le categorie che rappresentano, tra gli altri, anche i lavoratori edili – ci siamo confrontati e davanti a questa ennesima morte sul lavoro ci siamo detti che non basta più essere addolorati e rattristati per quanto accaduto.
Questo è l'ennesimo episodio gravissimo che pone sotto i riflettori l'emergenza sicurezza nei luoghi di lavoro e che rende inaccettabile il disinteresse che spesso regna sovrano in alcuni cantieri o altri luoghi di lavoro in cui c'è chi rischia la vita quotidianamente svolgendo la propria attività professionale.
Le misure preventive da adottare nei lavori in quota non devono mai essere sottovalutate neppure quando si tratta di attività svolte ad altezze contenute. Anzi, spesso, queste sono le situazioni che risultano più critiche da svolgere in sicurezza, complice proprio la sottovalutazione del rischio. Tra le principali cause di tante tragedie e di tanta disattenzione ci sono in molti casi la scarsa informazione e formazione di chi opera; talvolta, poi, nelle realtà più “piccole”.
Non è accettabile un sistema che dia per scontata l’eventualità che si esca di casa per andare al lavoro e che si possa non farne ritorno. E questo accade troppo spesso ai lavoratori del settore edile, purtroppo i soggetti più esposti a incidenti gravi e troppo spesso anche mortali. Eppure si tratta di un settore dove la forte bilateralità è elemento di controllo e dove i CPT (Comitati Paritetici Territoriali) sono l’ente preposto ai controlli sulla sicurezza dei cantieri. Si tratta di un settore dove la stragrande delle imprese ha meno di cinque dipendenti, dove il titolare, spesso, lavora fianco a fianco ai propri dipendenti e non è raro che cada anch’egli in un infortunio sul lavoro. E purtroppo come Fillea Cgil di Padova, Filca Cisl di Padova e Rovigo e Feneal Uil Area vasta Veneto Padova e Rovigo, non possiamo non registrare che gli incidenti aumentano ogni qualvolta vi sia una ripresa dell'attività lavorativa, determinando la triste equazione “più cantieri uguale a più morti”.
Quel che è avvenuto ci dice quanto si debba ancora investire per evitare gli infortuni, per intensificare i controlli e per applicare le sanzioni a chi non rispetta le norme di sicurezza. Non solo: ci dice che quelle norme esistono, ma che se nessuno controlla che vengano applicate, allora rischiano di essere inutili. E infine, ci dice anche di come sia necessaria una reale consapevolezza sull’importanza basilare di quel che viene spiegato nei corsi di formazione, troppo spesso, purtroppo, intesi come degli obblighi burocratici da assolvere invece che come esperienze dove apprendere quei principi che devono diventare bagaglio permanente nella propria vita da lavoratore.
Succede poi, in molti casi dove il lavoratore, che pure indossa l'imbracatura di sicurezza, non ha modo di vincolarla. E’ fondamentale, quindi, che anche i progettisti e i proprietari degli edifici prevedano sempre idonei sistemi di sicurezza da installare in fase di realizzazione degli edifici o durante ristrutturazioni a garanzia di chi, successivamente, effettuerà lavori di manutenzione.
Tutto questo ci impone immediatamente, a maggior ragione di questi tempi dove tutti gli indicatori ci dicono che siamo in una fase di ripresa economica post pandemica, di fare qualcosa di concreto, ma farlo subito attivando tutti gli strumenti per fermare la vera e propria “strage”, a cui stiamo assistendo in questi giorni”.
Gino Gregnanin FENEAL – Uil Area Vasta Veneto Giorgio Roman FILCA – CISL PD/RO Luca Badoer FILLEA – CGIL PD
Fiom Cgil e Adl Cobas di Padova insieme con i lavoratori coinvolti nella vertenza BM services/Grafica Veneta hanno volantinato oggi, al cambio del turno, davanti all'ingresso dipendenti di Grafica Veneta, per sensibilizzare tutti e tutte coloro che lavorano per il colosso veneto sulla condizione dei lavoratori BM Services che, in questo momento, oltre ad essere senza lavoro e stipendio sono anche senza luce, gas e acqua nella casa di Trebaseleghe.
Appello ai LAVORATORI di GRAFICA VENETA da parte dei LAVORATORI di BM SERVICES AFFINCHÉ SI SOLLECITI UNA RISOLUZIONE DEGNA DELLA VERTENZA IN ATTO:
Dopo vari incontri convocati dalla Prefettura di Padova che hanno visto la partecipazione di Grafica Veneta, di Barizza International e BM Services rappresentata dall’Amministratore giudiziario e dall’Avvocato che difende penalmente la famiglia Badar, eravamo giunti, il giorno 15 settembre, su forte sollecitazione della Prefettura di Padova, ad un incontro nel quale Grafica Veneta si era impegnata a ricercare una soluzione che tenesse in considerazione le richieste sindacali in materia di assunzioni dei lavoratori che tutt’ora si trovano senza più il lavoro, dopo che la magistratura aveva emesso i mandati di cattura per i Badar padre e figlio, dei loro complici e di due dirigenti di Grafica Veneta. Nel frattempo, dalla stampa, si era saputo che i due dirigenti di Grafica Veneta, tramite i loro legali avevano concordato con i giudici il “patteggiamento” che prevederebbe una condanna di 6 mesi tramutata in pena pecuniaria pari a 45.000 € e la scelta di elargire agli 11 lavoratori che avevano subito le violenze nel corso del 2020, 20.000 € a testa, per addolcire ulteriormente la valutazione dei giudici. Il patteggiamento, come è risaputo, è nella sostanza un'ammissione di responsabilità in merito alle accuse mosse e ha l’unico scopo di ridimensionare la condanna in base agli sconti di pena previsti. L’intento della difesa di Grafica Veneta è quello di cercare di uscire a tutti i costi dalla vicenda penale, cercando di dimostrare che nulla aveva a che fare con quello che succedeva all’interno dello stabilimento. Abbiamo fatto riferimento al procedimento penale in essere, in quanto sembra che la chiusura del percorso avviato per arrivare al patteggiamento sia, per gli avvocati penalisti di G.V., un atto prioritario rispetto a tutto il resto. Tant’è che il giorno 16 settembre, che doveva essere la data nella quale si doveva trovare una soluzione complessiva alla vertenza in atto per quei 27 lavoratori ancora in carico a BM Services, l’Avv. Spata che rappresenta l’azienda, si è presentato dichiarando con estremo imbarazzo che non vi sarebbe stato alcun accordo, in quanto gli avvocati penalisti – senza peraltro fornire alcuna giustificazione plausibile, visto che le vicende penali sono completamente sganciate da quelle civili - avevano imposto che non si poteva arrivare ad alcun accordo sindacale fino a che non si fosse conclusa la procedura del patteggiamento, prevista all’incirca per il giorno 20 di ottobre. Bontà di Grafica Veneta, avrebbe elargito 700 € a fondo perduto ai 27 lavoratori di BM Services, in cambio del congelamento di qualsiasi iniziativa di natura sindacale o giudiziaria. Risulta evidente che una pretesa di questo tipo, ben sapendo Grafica Veneta che da parte sindacale non avrebbe mai potuto essere accettata, rappresenta una precisa scelta tesa a scaricare definitivamente i lavoratori di BM Services, una volta concluso il patteggiamento e di usare le necessità dei lavoratori per ricattare e rendere complice il sindacato nella strategia difensiva dell’azienda. A questo punto, dopo le innumerevoli prese di posizione di scrittori, editori, associazioni, cittadini e perfino il Papa, che hanno solidarizzato con i lavoratori tutt’ora espulsi dal ciclo produttivo e anche senza più un contratto di affitto per le case nelle quali abitano (BM Services ha dato disdetta dei contratti di affitto, ma anche della luce e del gas con il risultato che a Trebaseleghe attualmente sono senza luce e senza gas).
Quindi è di fondamentale importanza far sentire la voce di tutti coloro i quali pensano che condizioni di lavoro come quelle che esistevano all’interno di Grafica Veneta non possono essere accettate e che l’unico modo esistente per porre rimedio a questa situazione è che Grafica Veneta si faccia carico fino in fondo di tutte le responsabilità giuridiche e morali che questa vicenda impone, riaprendo quanto prima la trattativa per ricercare di comune accordo una soluzione che faccia giustizia di tutti i torti che questi lavoratori hanno subito, a prescindere dalla vicenda penale che vede coinvolti i dirigenti di Grafica Veneta.