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Rinnovo contrattuale all’O.P.S.A. di Padova: la Cgil non ci sta

FP Cgil Padova: “La proposta di rinnovo contrattuale uscita dal tavolo delle trattative tra O.P.S.A e le altre organizzazioni sindacali (ricordiamo che la Cgil è esclusa dal tavolo), seppur contenga dei miglioramenti salariali, non va incontro alle esigenze del personale, soprattutto per quel che riguarda l'organizzazione del proprio tempo libero, il vero problema che ha chi lavora in quella struttura”

“Raccolte in tre giorni 166 firme di lavoratori contrari all’accordo”

 

Sono giornate tese di trattative sindacali, quelle che si stanno vivendo di questi tempi all’O.P.S.A., l'ente assistenziale alle porte di Padova, a Sarmeola, dove si sta discutendo dell’accordo decentrato per il rinnovo contrattuale del personale. Tavolo delle trattative a cui non partecipa la FP Cgil perché, nonostante sia il sindacato con più iscritti all'interno della struttura, non ha firmato la precedente piattaforma contrattuale e quindi è esclusa dalla discussione per il suo rinnovo.

Un tema assolutamente cruciale per un ente che, con lo scoppio della pandemia, ha riscontrato grosse difficoltà a trovare personale, molto spesso attratto da altre realtà lavorative, sempre in ambito sanitario, regolate da contratti di lavoro migliori.

“In merito all’accordo decentrato – dice Raffaela Megna della Segreteria Provinciale della Fp Cgil Padova – rendiamo noto che lo abbiamo sottoposto, mediante assemblea, al giudizio dei lavoratori i quali hanno rilevato, accanto ai giusti aumenti salariali previsti, la totale mancanza di risposte alle loro richieste, a partire da una diversa e migliore possibilità di usufruire dei periodi di ferie, la rivisitazione del tempo di vestizione e la deroga alle 11 ore. Voglio ricordare che per quanto riguarda le ferie, ad esempio, il personale lamenta di avere mediamente più di 400 ore accumulate e non usufruite. Anche alla luce di questo, riteniamo che la direzione dell’O.P.S.A. avrebbe potuto fare un piccolo sforzo e venire incontro alle esigenze del personale, almeno su questo punto, e poteva farlo accogliendo le semplici proposte da loro avanzate”.

“E francamente – aggiunge Raffaela Megna – le motivazioni che ci hanno fornite affinché accettassimo questo accordo, ossia la gran fretta di aumentare lo stipendio ai lavoratori, non ci hanno convinto per niente ma soprattutto non hanno convinto loro, i lavoratori intendo, dato che in tre giorni hanno raccolto 166 firme contrarie a questo rinnovo. Ed è facile capire il motivo se si vuol capirlo: i lavoratori volevano un accordo ben fatto, e non un accordo a metà, tanto che erano tranquillamente disponibili ad aspettare il tempo necessario dal momento che un mese in più o in meno non avrebbe cambiato di molto la situazione attuale”.

“La verità – conclude la sindacalista della FP Cgil di Padova – è che sospettano, e noi con loro, che dietro il rifiuto dei dirigenti dell’ O.P.S.A. di discutere le loro richieste, ci sia, in realtà, il neanche tanto nascosto desiderio di non cambiare, seppur in maniera minima, l'organizzazione del lavoro. È questo il vero problema, il vulnus intorno a cui ruotano le criticità che rendono questa struttura sempre più rigida e incapace di gestire le esigenze di servizio e quelle del personale che vi lavora. E possono concedere tutti gli aumenti salariali che vogliono ma è questa rigidità che fa allontanare i lavoratori dalla struttura e rende poco appetibile il lavoro all'interno della stessa. Ecco perché pensiamo che sia stato sbagliato non ascoltarci e non dialogare con noi della Cgil, ossia, lo ricordiamo nuovamente, l’organizzazione sindacale con maggior rappresentatività all'interno dell’O.P.S.A.”.

SUCCESSO NEL PADOVANO PER I 10 GIORNI DI MOBILITAZIONE CONTRO LO SBLOCCO DEI LICENZIAMENTI

FIOM FIM UILM di Padova hanno tenuto quasi un centinaio fra assemblee fuori dai cancelli, presidi e volantinaggi per dare la massima visibilità alla mobilitazione nazionale contro lo sblocco dei licenziamenti.

La mobilitazione dei metalmeccanici e delle metalmeccaniche veneti/e, che si concluderà oggi, ha avuto come capisaldi il no ai licenziamenti, la riforma degli ammortizzatori sociali, la difesa dell’occupazione, la risoluzione concreta e positiva delle crisi aziendali aperte, il vincolo degli investimenti del PNRR ad una occupazione stabile e ad un lavoro in salute e sicurezza e per impedire alle multinazionali e ai fondi di investimento di speculare e distruggere l’industria e il lavoro.

A partire dal 19 luglio 2021 nel padovano hanno scioperato i metalmeccanici e le metalmeccaniche di Elbi, Mini Gears, Nuova Lofra, Antonio Carraro, Carel Industries, Pavan, Almaviva, Maschio Gaspardo, Varem, Consorzio RFX, Komatsu, De Angeli prodotti, Arneg, Hiref, Dab, VDZ, Aluminium Die Casting, Guidolin, RiRi, Zilmet, All.co, Varisco, Malvestio, Parpas, Molex, Mita, Toffac, Parker, Carraro Drivetech, ZF.

Nella giornata di oggi (30 luglio 2021) hanno aderito all’ultima giornata di sciopero anche Hipe, Iamet, Ilve, Toffac, Tecnolaser, Ine, Pavan Gea, Parpas, Parker Hiross, Zilmet, Hidros, ZF.

Le organizzazioni sindacali territoriali sono pronte fin da ora a portare avanti ulteriori mobilitazioni a partire da settembre e, durante il mese di agosto, saranno in atto procedure di controllo delle attività delle parti datoriali in modo da monitorare e segnalare eventuali comunicazioni di licenziamenti di massa, come già avvenuto in alcune aziende metalmeccaniche in altre regioni italiane.

“Il Covid ha accelerato i processi di riorganizzazione e di accorciamento delle filiere produttive, nonché la scelta di multinazionali e altre aziende multilocalizzate di decidere come e dove produrre in funzione della strategicità dei territori. Per cui il non voler definire con i lavoratori e, dunque, con il sindacato da parte del governo e delle imprese un nuovo modello di sviluppo è il movente della nostra lotta che non avrà fine finché non conquisteremo il posto che ci spetta. Oggi il punto non è cercare la coesione sociale, ma è aprire un conflitto per ridare dignità e il giusto ruolo sociale a tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici.  Perciò queste non saranno né le prime né le ultime iniziative che intraprenderemo da qui ai prossimi mesi.” ha dichiarato Loris Scarpa, segretario generale della Fiom Cgil di Padova. 

“Nei lavoratori vi è la consapevolezza che lo sblocco dei licenziamenti, senza aver riformato gli ammortizzatori sociali e soprattutto non aver una riforma nei percorsi di ricollocamento, vi è il rischio di diventare disoccupati per lungo tempo. Ad oggi nel nostro territorio stiamo vivendo carichi di lavoro alto ma nei lavoratori è ancora viva la solidarietà a sostegno dei nostri colleghi che vivono vertenze di chiusure di multinazionali che vogliono delocalizzare solo per aumentare il loro profitto.” ha dichiarato Luca Gazzabin, segretario generale della Fim Cisl di Padova e Rovigo.

“Purtroppo il mondo della finanza sta comprando il nostro futuro, se non si arriva ad un vero piano industriale concordato fra Confindustria, governo e sindacati le vicende di questi giorni saranno sempre più frequenti.” ha dichiarato Davide Crepaldi, segretario generale della Uilm di Padova.

 

Fim Fiom Uilm Padova

30/07/2021

 

Scomparsa di Marianita De Ambrogio. Il cordoglio della Cgil di Padova

Cgil Padova: “Se n'è andata una compagna di viaggio, con cui abbiamo condiviso un lungo tratto di strada insieme: innumerevoli le iniziative e campagne che ci hanno visto stare sempre dalla stessa parte, quella della pace e degli ultimi”

“Ci stringiamo ai familiari, agli amici e alle Donne in Nero con cui continueremo a percorrere la strada cara a Marianita”


 
La Cgil di Padova esprime il proprio cordoglio per la scomparsa di Marianita De Ambrogio, fondatrice padovana della sezione locale delle “Donne in nero”, il movimento pacifista internazionale nato in Israele nel 1988 e da allora sviluppatosi in tutto il mondo.

“La scomparsa di Marianita – dice Palma Sergio della Segreteria Confederale della Cgil di Padova – ci lascia un sentimento misto tra l’amarezza e la gratitudine verso una donna che si è sempre impegnata su quei temi, a partire da quello per la pace, che ci hanno sempre coinvolti. È stato naturale incontrarsi e allearsi per affrontare innumerevoli battaglie ideali comuni: oltre a quelle per la pace, anche per una politica immigratoria rispettosa dei diritti umani, contro l’aumento delle spese militari, a favore del popolo palestinese e tante altre”.

“Esprimiamo il nostro profondo cordoglio per questa perdita - conclude Palma Sergio - alle Donne in Nero, ai familiari, agli amici e a tutti coloro che hanno conosciuto Marianita De Ambrogio”  

Aggressioni al personale di bordo di Busitaliaveneto. I sindacati: “Basta!”

Grande spazio su stampa e TV locali alla conferenza stampa che ieri le segreterie territoriali di Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Faisa Cisal hanno organizzato all’esterno della sede di Busitalia Veneto a Padova per denunciare l'enorme problema che hanno i lavoratori che operano a bordo dei mezzi della compagnia di trasporto, ormai sempre più spesso vittima di aggressioni ed episodi di violenza

Le istituzioni competenti devono adottare provvedimenti entro tempi brevi - ha detto Andrea Rizzo, Segretario Provinciale della Filt Cgil di Padova - Sindaco, prefetto e questore dovrebbero emanare ordini di servizio per inviare, in determinati momenti della giornata, in piazzale Stazione, nelle corsie del terminal di viale della Pace ed a bordo di tram e bus, vigili, carabinieri e poliziotti che servirebbero da deterrente contro i malintenzionati in modo da evitare le aggressione. Siamo stanchi di avere solo impegni generici da parte delle istituzioni. I lavoratori sono stanchi di essere lasciati soli alla mercé di personaggi incivili che non rispettano le regole”.

Un problema quello delle aggressioni ad autisti e controllori che esiste da diverso tempo ma che sembra essere riesploso nelle ultime settimane. Innumerevoli gli episodi, soprattutto nell’ultimo anno, in cui sono stati presi di mira da passeggeri aggressivi e minacciosi che, in genere, pretendono di viaggiare senza biglietto o abbonamento.

Accanto a questo – ha detto Andrea Rizzo – esiste un problema di copertura assicurativa per il personale che rimane vittima di violenza, problema a cui Busitalia Veneto potrebbe andare incontro sottoscrivendo una una polizza assicurativa a copertura dei lavoratori e degli eventuali danni cui possono andare incontro. Si tratta di una situazione densa di pericoli, non possiamo continuare ad aspettare per fare qualcosa. La tutela della sicurezza a bordo va garantita a priori con una serie di provvedimenti concreti”.

Non è possibile – conclude il Segretario provinciale della Filt Cgil – andare al lavoro temendo per la propria incolumità fisica, subendo la paura che ti possa capitare qualcosa di brutto semplicemente perché stai facendo il tuo dovere di lavoratore. Questa situazione non può più andare avanti, è diventata insostenibile. Si consideri anche che, ormai, gli unici episodi che vengono denunciati sono quelli che finiscono su un piano fisico, dove ci sono i pugni e i ceffoni. Le offese verbali e le ingiurie che i lavoratori subiscono, ormai non vengono neanche più denunciate ”.

La vicenda di Grafica Veneta dimostra che il sistema degli appalti e delle esternalizzazioni è un sistema malato

Dichiarazione di Christian Ferrari, segretario generale Cgil Veneto, e Aldo Marturano, segretario generale Cgil Padova

"Le responsabilità penali dei dirigenti di Grafica Veneta verranno accertate dalla magistratura. Ma quanto emerge dall'indagine è già di per sé sconcertante. Stiamo parlando di lavoratori ridotti sostanzialmente in schiavitù e privati dei diritti più elementari e perfino della libertà personale.

Come Cgil, abbiamo molte volte denunciato, e da anni, il fenomeno del caporalato, presente in Veneto soprattutto nei settori dell'agricoltura, dell'edilizia, della logistica. Ma il fatto che nemmeno una realtà considerata un'eccellenza della nostra industria a livello nazionale e internazionale sia, secondo gli inquirenti, immune da questo fenomeno deve far riflettere tutti e deve far agire le Istituzioni.

Il sistema degli appalti e delle esternalizzazioni, ormai è chiaro, è un sistema malato, che si fonda sulla artificiosa frantumazione dei cicli produttivi, sulla forsennata ricerca della compressione dei costi, a partire da quelli del lavoro, e quindi sullo sfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori più poveri.

Anche in questo caso, infatti, si tratta dell'affidamento a terzi di un'attività che è parte integrante del ciclo produttivo diretto.

Sugli appalti pubblici abbiamo ottenuto importanti risultati nel confronto con il Governo, dobbiamo fare altrettanto anche sugli appalti privati.

A livello veneto, per sconfiggere il fenomeno del caporalato e dell'illegalità economica troppo diffusa, non basta l'azione delle Forze dell'Ordine e dei Magistrati, che vanno ringraziati per lo straordinario impegno con cui stanno operando. E non basta nemmeno il sindacato, che continuerà comunque a fare fino in fondo la sua parte. Occorre una presa di coscienza, e scelte conseguenti, di tutta la società, a partire dalle organizzazioni datoriali, che non possono tirarsi indietro in questa battaglia di civiltà.

Dalla pandemia e dalla crisi economica usciremo solo cambiando modello di sviluppo, e rimettendo al centro il lavoro libero, dignitoso e di qualità, non perpetrando le storture già tutte presenti nel nostro sistema ben prima dell'arrivo del Covid 19".

SICUREZZA. L'esperienza di un lavoratore e Responsabile della Sicurezza Cgil

"Al Consorzio di Bonifica Brenta, sulla sicurezza l'impegno è costante”
L’esperienza di Massimo Gudese, RLS CGIL


Sono Massimo Gudese e ricopro la funzione di RLS Cgil presso il Consorzio di bonifica Brenta, nel padovano.

Fin da quando ho iniziato a svolgere il mio ruolo di Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza, ho sempre dedicato massimo impegno e serietà a questo tema, avendolo sempre ritenuto fondamentale all'interno di ogni ambiente di lavoro.

In questo senso, devo dire che non ero l'unico dato che la sicurezza è sempre stato un argomento costantemente presente e al centro dei dibattiti con la dirigenza del Consorzio. Questo ha permesso nel corso del tempo di creare, all'interno dell'Ente, un sistema di gestione della sicurezza in grado di permettere di intervenire tempestivamente nelle eventuali situazioni di rischio.

Accanto a questo, nel corso degli anni abbiamo avuto modo di constatare che la formazione permette di mettere sul campo delle buone pratiche proprio per ridurre al minimo i rischi. Ecco perché ritengo che le organizzazioni sindacali, a partire da quella a cui appartengo, facciano bene ad impegnarsi nell’organizzazione di veri e propri corsi di formazione sulla sicurezza rivolti ai loro funzionari e siano nel giusto quando insistono ad esigere un RLS negli organi paritetici delle aziende, perché la nostra esperienza ci porta a dire che tale figura può dare un contributo significativo

Come è facile immaginare, l'anno appena trascorso è stato molto impegnativo a causa della pandemia dovuta al Covid19 e questo ha portato, nell'ambiente di lavoro, all'attuazione dei protocolli per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori. Fortunatamente la tipologia di mansione dei Consorzi permette un adeguato distanziamento e lo svolgimento del compito spesso all'aria aperta e questo aspetto peculiare ha sicuramente inciso nell’evitare che il virus si propagasse e travolgesse la nostra attività.

Eppure i confronti, in quel periodo, sono stati frequenti perché necessari ad aver chiara la situazione, sia in merito ai casi Covid registrati, sia per l'attuazione delle nuove pratiche dovute ai protocolli. La buona e corretta collaborazione tra dirigenza e lavoratori ci ha fatto comprendere come le le difficoltà si possano superare insieme. Con soddisfazione sia per i dirigenti che per i lavoratori. L'auspicio è che si prosegua su questa strada”.

Massimo Gudese, RLS Cgil

NELLE AZIENDE METALMECCANICHE DELLA PROVINCIA DI PADOVA SI STANNO TENENDO 2 ORE DI SCIOPERO CON ASSEMBLEE

Fim Fiom Uilm di Padova sono state sempre in prima fila per difendere il blocco dei licenziamenti conquistato dai lavoratori durante la pandemia e da lunedì 19 sono partite le mobilitazioni in tutti i luoghi di lavoro del comparto metalmeccanico nel padovano per rivendicare il diritto al lavoro e per il rispetto delle intese. I lavoratori devono essere i protagonisti dello sviluppo del Paese, non oggetti in mano alle decisioni di governi senza identità e di multinazionali e imprese che per il profitto sono disposte a tutto. 

Si sciopera per dire no ai licenziamenti, per riformare gli ammortizzatori sociali e difendere l’occupazione, per dare finalmente soluzioni concrete e positive alle crisi aziendali aperte, per vincolare gli investimenti del PNRR ad una occupazione stabile e ad un lavoro in salute e sicurezza e per impedire alle multinazionali e ai fondi di investimento di speculare e distruggere l’industria e il lavoro. 

In attuazione delle 2 ore di sciopero indette a livello nazionale da Fim Fiom Uilm, anche le aziende metalmeccaniche della provincia di Padova hanno iniziato a tenere, a partire da questa settimana e per tutta la prossima, scioperi e presidi che si stanno svolgendo e si svolgeranno entro il 30 di luglio 2021, come da indicazioni unitarie. Per il momento hanno scioperato o sciopereranno le seguenti aziende: Elbi, Mini Gears, Nuova Lofra, Antonio Carraro, Carel Industries, Pavan, Almaviva, Maschio Gaspardo, Varem, Consorzio RFX, Komatsu, De Angeli prodotti, Arneg, Hiref, Dab, VDZ, Aluminium Die Casting, Guidolin, RiRi, Zilmet, All.co, Varisco, Malvestio, Parpas, Molex, Mita, Toffac, Parker, Carraro Drivetech, ZF.

Oltre alle ore di sciopero si stanno organizzando anche assemblee fuori dai cancelli, presidi e volantinaggi per dare la massima visibilità alla mobilitazione e per spiegare le motivazioni che uniscono tutti i metalmeccanici e le metalmeccaniche d’Italia.

Dopo lo sblocco dei licenziamenti voluto dal governo Draghi e dalla Confindustria nei giorni scorsi alcune aziende e multinazionali hanno avviato le procedure per il licenziamento di centinaia e centinaia di lavoratori. Si tratta di decisioni inaccettabili, che colpiscono l’insieme del mondo del lavoro, che vanno contrastate con fermezza da tutti i metalmeccanici per difendere l’occupazione, il reddito dei lavoratori, impedire la riduzione della capacità industriale del Paese, evitare che altre aziende seguano questi negativi esempi e rivendicare allo stesso tempo investimenti e politiche 

industriali in tutto il territorio nazionale. Le ingenti risorse pubbliche messe a disposizione dalla comunità europea sul PNRR vanno utilizzate per innovare il sistema produttivo del paese, realizzare la transizione ecologica e digitale, dare soluzioni alle tante crisi aperte, creare nuova e stabile occupazione. Per fare questo, per accompagnare questo processo, occorre riformare gli ammortizzatori sociali, renderli universali, ma anche vincolare le ingenti risorse pubbliche destinate alle imprese a precisi vincoli sociali a partire dalla difesa dell’occupazione, al superamento della precarietà lavorativa, alla salute e alla sicurezza nei luoghi di lavoro. 

Inoltre, il 30 luglio 2021 si terrà uno sciopero regionale del settore per rafforzare il messaggio di questi 10 giorni di mobilitazione metalmeccanica per il diritto al lavoro e contro lo sblocco dei licenziamenti.

Coordinamento Donne Cgil Padova e Spi Cgil Padova: "Diamo credito alle donne che denunciano"

Qualche tempo fa, nel corso di un webinar dal titolo "Come affrontare la violenza? Le risposte possibili e l'aspetto legislativo", all'avvocata Luciana Sergiacomi, presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Padova, è sfuggita una frase ("…molto spesso ci sono delle donne che a volte fanno denunce assolutamente infondate per delle cose che in realtà o non sono vere o non sono così gravi…") che ha inevitabilmente destato molte polemiche. Sul tema sono intervenuti i Coordinamenti Donne Cgil Padova e Spi Cgil Padova.

"I Coordinamenti Donne CGIL Padova e SPI CGIL di Padova affrontano da anni temi come la violenza di genere, incoraggiando le vittime a denunciare ed a superare anche quei luoghi comuni, a volte anche inconsapevoli, che sminuiscono la credibilità di chi ne è vittima.

La violenza è violenza e come tale va denunciata e non si può non essere fortemente dispiaciute per l’infelice frase pronunciata dalla presidente della CPO di Padova Luciana Sergiacomi.

Abbiamo visto il webinar, il contesto e la spiegazione tecnica del reato di stalking erano correttamente improntati a fornire strumenti e tutela alle vittime (in larga parte donne); purtroppo però dire che “…molto spesso ci sono delle donne che a volte fanno denunce assolutamente infondate per delle cose che in realtà o non sono vere o non sono così gravi…” anche se si vuole dire che le denunce vanno provate, rimette le donne, tutte le donne sotto il faro dell’accusa.

La nostra esperienza quotidiana nei posti di lavoro ci fornisce un quadro preciso: le donne vittime di molestie, di stalking e di violenze non denunciano praticamente mai. Si confidano, provano a chiedere aiuto, ma quando si prospetta loro la denuncia, quasi nella totalità dei casi, rinunciano. Hanno paura di non farcela proprio perché temono di non essere credute.

Siamo dalla parte delle donne, siamo dalla parte delle vittime; dobbiamo dare loro fiducia e credito, è il primo passo per tendere la mano e sostenere chi prova ad uscire dalla spirale della violenza.

Le parole hanno un peso e pesano ancora di più se pronunciate da Organismi, Istituzioni che devono rappresentare tutela e garanzia".