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L’analisi della Cgil di Padova sui dati elaborati dal Servizio Fiscale Caaf Cgil su un campione di 40 mila dichiarazioni dei redditi

"Si confermano il gap salariale tra uomini e donne e che la provincia di Padova è divisa in tre con la Bassa Padovana più svantaggiata rispetto all'Alta e, soprattutto, a Padova e Cintura".

 Aldo Marturano: “Alcune considerazioni: Nella Bassa padovana, alcune spese come quelle mediche o per l’istruzione, non sono più considerate essenziali. L'alta padovana, sotto il profilo salariale, si dimostra molto meno ricca di come appare. Non solo esiste un consistente gap salariale tra uomini e donne, ma anche tra le stesse donne a seconda che risiedano a Padova e nei comuni della Cintura o nel resto della Provincia”

 Interessante e ricca di spunti, l'analisi che il Caaf Cgil di Padova ha potuto svolgere sulla base di un campione di 40 mila dichiarazioni dei redditi, per l'anno fiscale 2020, finora realizzate dal servizio fiscale del sindacato.

 “Ci siamo concentrati – dice Lisa Contegiacomo, AD del Caaf Cgil Padova – in particolare sull'analisi dei dati riguardanti la differenza salariale tra uomini e donne tra le varie zone della provincia, Bassa, Alta e Centro con quest'ultimo costituito da Padova e i Comuni che la circondano. Accanto a questo, abbiamo preso in considerazione quelle che sono le spese normalmente detraibili in sede di dichiarazione e anche in questo caso, nel confronto tra le aree della Provincia, ne sono usciti fuori dei dati interessanti”

  “Nel primo grafico – dice Lisa Contegiacomo – abbiamo la distribuzione dei lavoratori e pensionati nella provincia di Padova. Due i dati che emergono: che a Padova e cintura, il numero dei pensionati è superiore alla somma dei pensionati distribuiti tra Alta e Bassa Padovana e che nell'Alta Padovana il numero dei lavoratori è superiore al numero dei pensionati”.

 Graf.1

“Nel grafico n 2 abbiamo invece la dimostrazione plastica di come sia distribuito il reddito in base al territorio e al sesso. Se naturalmente, in tutta la provincia gli uomini dichiarano, in media, più delle donne (7.153 euro di differenza nella Bassa, 8.200 euro, circa, a Padova e Cintura e 7800 euro nell’Alta) quel che si conferma è la forte sperequazione reddituale tra le varie aree della provincia, in particolare per quel che riguarda gli uomini, che a Padova e Cintura guadagnano più di 4000 euro all’anno rispetto a coloro che risiedono nella Bassa Padovana (poco più di 2600 euro la differenza rispetto ai residenti nell’Alta)”.

 Graf.2

“Una differenza reddituale che viene confermata anche nel terzo grafico che mette a confronto la distribuzione del reddito nelle tre aree della provincia sia sotto il profilo del genere che di quello relativo alla propria condizione di lavoratrice/tore o pensionata/o. Un grafico che dimostra in maniera netta ed inequivocabile che Padova e Cintura hanno i redditi più alti mentre la Bassa padovana è l’area, a prescindere dal genere o se si lavora o si è in pensione, più svantaggiata di tutti. Accanto a questo, si evidenzia anche di come i redditi da lavoro dipendente o da pensione, anche nell’Alta, siano notevolmente inferiori rispetto a quelli goduti a Padova e dintorni”.

 Graf.3

“Nei grafici successivi ci si occupa di quali siano le spese sostenute e detratte da coloro che si sono rivolti al Caaf per la loro denuncia dei redditi. Nel grafico n 4, si prendono in considerazione solo i redditi dei lavoratori, in quanto riguardano le spese, in generale, destinate ai figli in giovane o giovanissima età, vale a dire le spese per gli asili nido, l'istruzione, lo sport e i trasporti. Come si può vedere, in generale, anche in questa particolare analisi emerge che la Bassa padovana è sempre ultima, se si esclude ciò che attiene alle spese per gli asili nidi che sebbene decisamente inferiori a quelle detratte dalle lavoratrici e lavoratori di Padova e Cintura è superiore rispetto all’Alta padovana. Se ci si sofferma nell'analisi, si può notare che anche le spese deducibili per i trasporti, sebbene le più basse nella provincia, lo sono di poco rispetto sia ad Alta (l'area dove si spende di più) che al Centro. Dati spiegabili con la loro inevitabilità, vale a dire che dove non è possibile non spendere la Bassa è in linea con le altre aree della Provincia, ma dove invece si può scegliere (se il denaro viene a mancare in famiglia, è inevitabile che a saltare siano le spese ritenute, a torto o a ragione, un “lusso” come l'iscrizione dei propri figli all'università o, a maggior ragione, a delle discipline sportive che comportano un esborso)”.

Graf.4

“Una tendenza dimostrata anche nel grafico numero 5, relativo alle spese detraibili riguardanti le assicurazioni, il recupero edilizio e i mutui dove la Bassa padovana è sempre ultima e ben distanziata rispetto a Centro e Alta”.

Graf.5

Un dato che emerge in maniera ancora più chiara ed inequivocabile per quel che riguarda le spese mediche (Graf. 6) che è possibile detrarre in sede di dichiarazione dei redditi. Nella Bassa padovana, sono il 61.98% dei lavoratori e pensionati lo ha fatto, contro il 70.56% di coloro che abitano nel Centro e il 67,66% dei residenti nell’Alta Padovana”.

Graf.6 

“Infine – conclude l'AD del Caaf Cgil Padova – l'ultimo grafico, il numero 7, riguardanti le spese funerarie sostenute nella nostra provincia nel 2020. Sostanzialmente, una ripartizione abbastanza uniforme, addirittura nella Bassa si è speso un po’ di più che nell’Alta (il 33% contro il 31%). A conferma che nelle spese inevitabili viene rispettata l’uniformità territoriale”.

 Graf.7

“Sono diversi gli elementi che emergono dall’analisi dei dati provenienti dal nostro Osservatorio – osserva Aldo Marturano, Segretario Generale della Cgil di Padova – e sicuramente il primo è quello riguardante il gap salariale tra uomini e donne. Ne esce fuori un dato piuttosto omogeneo: mediamente, sia a Padova e Cintura, sia in Alta che in Bassa Padovana, le donne hanno un reddito mediamente inferiore agli uomini di circa ottomila euro. Accanto a questo, l’altro elemento di discriminazione che emerge è quello relativo all’area di residenza: le donne che lavorano in Centro, denunciano redditi mediamente più alti di circa mille euro rispetto alle donne sia della Bassa che dell’Alta”.

 “Si badi bene e lo ripeto – puntualizza Marturano – sia della Bassa che dell’Alta padovana, con quest'ultima che, dai dati in nostro possesso, non è così “ricca” come invece solitamente appare nell’immaginario collettivo. Ma questo avviene perché chi si rivolge al Caaf Cgil, normalmente, ha redditi da lavoro dipendente o pensione. Insomma quel che emerge è la differenza tra profitto e salario e da questo punto di vista possiamo dire che le lavoratrici/tori e le pensionate/i dell’Alta padovana (al pari della Bassa) sono comunque svantaggiate/i rispetto a coloro che, nelle loro medesime condizioni, abitano a Padova o nei comuni della Cintura Urbana. Resta comunque un elemento su cui ragionare perché è la dimostrazione palese di come la ricchezza non venga distribuita”.

 “Infine, sotto il profilo dei redditi – dice Aldo Marturano – l’ultimo elemento che emerge, anche se in realtà è quello che spicca di più, è la povertà della Bassa rispetto sia al Centro che all’Alta. Un dato che non sorprende e di cui eravamo da lungo tempo a conoscenza ma che evidenzia una cosa: aver dichiarato, anni fa, la Bassa area di crisi non complessa non ha rappresentato certo una soluzione. È un'area che in questi anni ha visto aumentare la propria desertificazione e da cui molta gente se ne va. La novità è costituita dal fatto che per la prima volta, con il PNRR, ci sono le risorse per invertire la tendenza. Da questo punto di vista sarà importante prestare particolare attenzione affinché la loro distribuzione comprenda le aree più svantaggiate, a partire dalla Bassa".

 “Per quanto riguarda, invece, le spese – prosegue Marturano – colpisce, come nella Bassa, alcune di esse che potrebbero sembrare essenziali, come l'istruzione e le spese mediche, siano più basse rispetto al Centro e all’Alta e lo stesso discorso vale per quel che riguarda l'ambito delle spese per la casa. Il dato invece è più omogeneo per quel che riguarda le spese non rinviabili a partire dalle spese di trasporto e quelle funerarie”.

 “Discorso a parte – conclude Marturano – è quello relativo alle spese per gli asili che nella Bassa appaiono più alte che nell’Alta. Un dato che può essere interpretato in tanti modi: sicuramente il fatto che, per esempio, per due genitori che lavorano sia sostanzialmente una spesa obbligata non spiega perché ciò non avvenga anche nell'Alta dove, teoricamente, c’è più lavoro. Un'ipotesi può essere che con il Covid, molte famiglie non hanno potuto ricorrere all'aiuto dei nonni per badare ai propri figli e han dovuto rivolgersi maggiormente agli asili. Resta comunque, anche qui, la differenza abissale con quanto si spende nel Centro”. 

 

 

Sciopero e presidio all’ex Ilva di Legnaro dalle ore 7.30 di domani 20 luglio 2021

Anche lo stabilimento di Legnaro delle ACCIAIERIE D’ITALIA prenderà parte alla mobilitazione unitaria prevista per martedì 20 luglio 2021 e indetta dopo l’incontro tenutosi con il Ministero dello Sviluppo Economico la scorsa settimana che non ha fornito nessuna risposta sia per le questioni inerenti le prospettive industriali ed occupazionali sia per la gestione ordinaria del gruppo siderurgico e del suo importantissimo e strategico sistema di appalti.

Dopo quest’ennesimo buco nell’acqua le organizzazioni sindacali, le RSU, le lavoratrici e i lavoratori delle Acciaierie D’Italia Ex Ilva hanno dichiarato l’insostenibilità di questa condizione in cui continua ad essere procrastinata qualsiasi decisione sul futuro del gruppo. 

Ricordiamo, inoltre, che il piano industriale, definito dalla multinazionale ArcelorMittal e dal nuovo socio Invitalia non è stato mai discusso e condiviso con FIM-FIOM-UILM.

La Fiom (assieme a Fim e Uilm) ritiene INACCETTABILI:

 l’assenza di un piano di manutenzioni degli impianti per assicurare la sicurezza dei lavoratori e la messa a norma degli impianti, 

l’assenza della presentazione del piano ambientale, sui tempi della sua realizzazione e delle opere di messa a norma degli impianti e la certezza degli investimenti,

 il mancato ripristino di un adeguato livello di relazioni sindacali con le organizzazioni territoriali e le RSU di tutti i siti,

la gestione inappropriata della cassa integrazione senza la condivisione delle modalità e dei numeri dei lavoratori è inaccettabile.

la mancata definizione di un percorso di reintegro in Acciaierie d’Italia dei lavoratori in Amministrazione Straordinaria.

Come se non bastasse l’AD di Acciaierie d’Italia Lucia Morselli ha dichiarato di considerare scaduto l’accordo del 6 settembre 2018 per le parti che si riferiscono al trattamento economico ed in particolare per quel che riguarda la corresponsione dell’“una tantum” del 3% della RAL in luogo del premio di risultato, senza alcuna preventiva comunicazione formale e tantomeno l’apertura di un negoziato per il rinnovo del PDR.
La stessa Morselli, da una parte, vanta eccellenti risultati di bilancio segnando nel primo semestre per la prima volta da tanto tempo un utile netto ed un azzeramento generale della situazione debitoria, dall’altra si sottrae alla discussione sulla maturazione dei ratei e sulla possibilità di integrare il trattamento di cassa con risorse proprie.

Di fronte a tutte queste iniquità non è possibile non agire e lo sciopero con presidio di domani dei lavoratori di Legnaro è solo il primo passo di questa mobilitazione che coinvolgerà in maniera continuativa tutto il gruppo e tutti gli stabilimenti di Acciaierie d’Italia.

“Come sempre anche lo stabilimento di Legnaro fa la sua parte nella battaglia di tutti i lavoratori ex Ilva per un sistema industriale che metta al primo posto chi lavora, salvaguardando l’ambiente e la salute e la sicurezza di tutti. È necessario trovare una soluzione per tutti perché nessuno è sacrificabile” ha dichiarato Loris Scarpa, segretario generale della Fiom di Padova, alla vigilia dello sciopero.

Il presidio di Legnaro sarà in collegamento audio e video con quello di Paderno Dugnano,

in provincia di Milano, dalle 8 alle 9. 

Elezione della Commissione per la rappresentanza delle persone padovane con cittadinanza straniera. La soddisfazione della Cgil di Padova.

Cgil Padova: “L’elezione dei 16 rappresentanti delle comunità straniere costituisce il primo passo di un percorso che ora Società Civile e Istituzioni devono sostenere: vengano forniti spazi e strumenti per il funzionamento della Commissione”

“La speranza è che Padova possa diventare un laboratorio nazionale per l'integrazione e diventare un esempio concreto di come si contrasta l'emergenza costituita dal razzismo sistemico”


 
Esprime soddisfazione la Cgil di Padova a conclusione del mese di elezioni che ha portato 16 rappresentanti delle comunità straniere in città a venire eletti nella Commissione per la rappresentanza delle persone padovane con cittadinanza straniera. Una Commissione che ritorna alla luce dopo essere stata cancellata dalla precedente amministrazione e che oggi, dopo 5 anni di silenzio, può tornare a far sentire la voce di chi, cittadino straniero, vive e lavora nella nostra città.

“E’ proprio il caso di dire  – dice Palma Sergio della Segreteria Confederale della Cgil di Padova –  che, come in questo caso, la politica ha restituito ciò che la politica aveva sottratto e non possiamo che esprimere soddisfazione sul ritorno di questo strumento democratico. E’ stato ripagato anche il nostro impegno, quello della CGIL e dei tanti suoi iscritti che si sono messi a disposizione come volontari ai seggi. Ora però, inizia la vera sfida e cioè la Commissione deve avere gambe per correre, cioè per funzionare. Vale a dire che bisognerà dare ai suoi componenti spazi, mezzi e sostegno per poter svolgere il loro lavoro e non abbiamo dubbi che sarà così”.

“L’elezione della Commissione – prosegue la sindacalista della Cgil – va nella direzione di quello che andiamo ripetendo da anni: il fenomeno migratorio va affrontato con quel genere di azioni che invece di criminalizzarlo, sappiano gestirlo. Non è lasciando le persone immigrate nell'irregolarità, respingendole, negando loro spazi che si arriverà a qualche genere di soluzione. Al contrario, un sano realismo, sarebbe necessario perché, piaccia o no, le persone immigrate vivono, lavorano sul nostro territorio, contribuiscono alla crescita del territorio e del Pil. Senza considerare la loro necessità demografica visti i tassi di natalità delle famiglie italiane”.

“Ecco perché – conclude Palma Sergio – la speranza è che Padova possa sviluppare un percorso, anche normativo, che possa fare da esempio a livello nazionale, in particolare per quel che riguarda lo ius soli, cioè quella misura che permetterebbe di risolvere la situazione in cui si trovano migliaia di ragazzi figli di genitori stranieri ma nati in Italia e a cui è negata la cittadinanza dell'unico Paese che conoscono e di cui sentono di fare parte. Ragazze e ragazzi, molto spesso vittime di un razzismo sistemico, quello sì un'emergenza da affrontare e verso cui non si sta facendo nulla di concreto. Un tema a cui, come Cgil, siamo sempre stati sensibili è che ci ha portato ad istituire ancora anni fa, in seno all'organizzazione padovana, il “Dipartimento Immigrazione” e che a settembre ci porterà ad aprire un nuovo “sportello per cittadini stranieri” in Arcella, una scelta caduta su quel quartiere, non certo per caso”. 

Lo sportello si trova presso la nuova sede CGIL di Via C. Callegari 14A con apertura, per i primi tempi, il 2° e 4° lunedì di ogni mese dalle 16.30 alle 18.30

Firmato, dopo ben otto anni dalla scadenza, il rinnovo del CCNL imprese di pulizia servizi integrati. La soddisfazione della Filcams Cgil Padova.

Raggiunta finalmente l'intesa sul rinnovo del CCNL applicato, a livello nazionale, ai circa 600 mila lavoratrici e lavoratori addetti delle imprese di pulizia, servizi integrati/multiservizi. Difficile dire quanti siano i lavoratori coinvolti nella provincia di Padova, ma sicuramente si supera verosimilmente le migliaia se consideriamo che solo nell'azienda Ospedaliera di Padova saranno tra i duecento e i trecento gli addetti coinvolti nel rinnovo.

“Finalmente – interviene Marquidas Moccia Segretaria Generale Filcams Cgil Padova – arriviamo al rinnovo dopo anni di confronti pesanti, di scioperi e manifestazioni delle lavoratrici e dei lavoratori che non hanno mai fatto mancare il loro sostegno. Tutti abbiamo avuto modo di vedere quanto il lavoro degli addetti alle pulizie e ai servizi sia stato pesante e irrinunciabile in questi mesi di pandemia e, alla luce di questo, ulteriori ritardi sarebbero stati ancora più inaccettabili degli 8 anni persi. Parliamo di migliaia e migliaia di addetti al settore che reclamavano aumenti salariali e tutele normative che le parti aziendali volevano ridurre. Sono lavoratori che troppo spesso rischiano di perdere retribuzione, ore di lavoro, diritti a causa dei cambi di appalti frequenti e l'applicazione, sempre più spesso, di contratti pirata. Dobbiamo ribadire la centralità dei contratti nazionali e il dovere di tutte le parti di rinnovarli nei tempi e, in questo senso, 8 anni sono una vergogna. Come sono una vergogna i 9 anni di mancato rinnovo del contratto della Vigilanza e altri settori aperti come le Farmacie. Tutti lavoratori che, non ci stancheremo mai di ricordarlo, si sono rivelati indispensabili durante la pandemia”.

“L’aumento economico – aggiunge Gian Luca Colombo della Segreteria Filcams Cgil Padova – è di 120€ a regime per il 2° livello, con prima tranche di 40€ a luglio 2021 e ultima tranche di 10€ a luglio 2025, per una massa salariale complessiva pari a 3.430€ nel periodo di vigenza contrattuale. Molto importante è l'introduzione di un ampio articolato volto a contrastare le violenze e le molestie sessuali nei luoghi di lavoro, che impegna le parti a definire un Codice di Condotta/Linee Guida sulle misure da adottare. Inoltre, alle lavoratrici inserite nei percorsi di protezione relativi alla violenza di genere, è riconosciuto il diritto di astenersi dal lavoro con congedo retribuito per un periodo massimo di 90 giorni lavorativi, recependo e in coerenza con le previsioni normative, prorogabile per ulteriori 90 giorni lavorativi con diritto al pagamento di una indennità pari al 70% della retribuzione corrente”.

“Abbiamo scioperato e protestato tanto in questi anni – chiude Luana, un'addetta alle pulizie presso l'ospedale di Piove di Sacco – con tantissime difficoltà. Le nostre retribuzioni sono già basse e il nostro lavoro pesante, con orari difficili e tanti part time. Per noi il rinnovo del contratto nazionale è un grande momento, siamo molto soddisfatte, soprattutto dopo questi mesi di lavoro in pandemia dove siamo sempre state in prima linea. Il nostro è un lavoro importante e meritiamo il rinnovo dei contratti nei tempi giusti. Ma non è solo una questione economica: per noi, si tratta soprattutto di una questione di rispetto e dignità!”

Nascita figlia di Belen Rodriguez. La denuncia dei sindacati «Un intero reparto bloccato per tutelare la privacy di Belen»

  • Allega:
  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova sulla vicenda

Oltre che alle normali e giuste felicitazioni, ha destato anche delle polemiche – e pare che siamo solo all’inizio – la notizia del parto di Belen Rodriguez, la celebre showgirl argentina, che ha recentemente dato alla luce la piccola Luna Marì presso la Clinica Ostetrica dell’Azienda Ospedale Università di Padova. Il motivo? La chiusura di un’intera ala dell’ospedale per proteggere la privacy della famosa paziente.

“Abbiamo avuto diverse segnalazioni a proposito – dice Alessandra Stivali, Segretaria Provinciale della FP Cgil di Padova sul Mattino di Padova – che ci hanno riferito dell’organizzazione di una vera e propria macchina per tutelare la privacy di una celebrità che ha scelto Padova per partorire. Ci risulta che un'ala del terzo piano, dov'era ricoverata Belen, sia stata chiusa e riorganizzata. Quello che noi pensiamo però è che si tratta pur sempre di un ospedale pubblico, dove il personale è stato costretto a spendere energie per riorganizzare un intero piano oltre che per contenere la presenza di paparazzi e via dicendo. Insomma per delle necessità specifiche non giustificabili». Un fatto che pesa ancora di più sostiene la Cgil (ma anche gli altri sindacati come Cisl e Uil) a fronte di stipendi non adeguati del personale sanitario, che rimangono infatti tra i più bassi del Veneto.

Sempre sul Mattino di oggi, dice infatti Luigi Spada della Uil FPL: “Visto che siamo diventati un ospedale vip, un polo attrattivo a tutti gli effetti, è arrivato il momento di aumentare gli stipendi dei lavoratori che contribuiscono a creare questa eccellenza. Questa maestranza eccezionale va riconosciuta, non può essere la più sottopagata di tutta Italia” e aggiunge Fabio Turato della FP Cisl “Credo che al di là di tutto, il fatto che Belen sia venuta a partorire qua sia positivo in quanto porta l'ospedale di Padova sulle cronache nazionali per un servizio di grande qualità. Non dobbiamo però dimenticare che questa grande qualità è legata a stipendi molto bassi”.

Insomma: Tutti concordi, dunque, nel dire che il parto di una persona famosa, come Belen Rodriguez, sia stato un modo per riconoscere ancora una volta l'eccellenza dell'ospedale di Padova, ma tutti concordi anche nel ribadire la necessità di adeguare gli stipendi: “Questa è una battaglia che come sindacati stiamo portando avanti tutti insieme, perché una realtà d'altissimo livello come quella padovana non venga così penalizzata” concludono i sindacalisti.

In allegato l’articolo de Il Mattino sulla vicenda

Nasce a Padova il Competence Center più grande d'Italia

Firmato ieri, 13 luglio, il Protocollo d'Intesa che coinvolge tutti i soggetti istituzionali ed economici della città

Aldo Marturano, Segretario Cgil di Padova: “Con questo atto oggi parte concretamente il disegno della città e della provincia del futuro. Noi ci siamo non per piantare una bandierina ma perché vogliamo incidere nei processi di trasformazione tecnologica, innovazione digitale e transizione ecologica che saranno possibili solo se coinvolgeranno il mondo del lavoro”

“Un percorso per un progetto iniziato ben prima della pandemia ma che ora, anche grazie ad essa e ai fondi europei previsti dal PNRR, ha notevoli possibilità di riuscita. Noi ci crediamo”

 

Fare sistema, fare Rete, perché ormai lo hanno capito tutti: da soli non si va da nessuna parte. E per una volta dalle parole si è passati agli atti concreti, alle carte firmate come il Protocollo d'Intesa siglato ieri tra SMACT Competence Center e tutti i principali soggetti istituzionali ed economici della città di Padova: Comune, Provincia, Camera di Commercio, Università, associazioni di categoria e sindacati confederali, cioè Cgil Cisl e Uil di Padova.

“Chi mi conosce – dice Aldo Marturano, Segretario della Cgil di Padova – sa che la prudenza è sempre stata nella mia indole ma oggi non esito a dire che, in prospettiva, con la firma di questo Protocollo, questa data potrebbe rivelarsi storica per la nostra città e provincia e, speriamo, non solo”.

“Un percorso – prosegue Aldo Marturano – iniziato nel 2016 con il bando del Mise “Industria 4.0” su cui, insieme a Cisl e Uil, decidemmo di incontrare nell’estate del 2019, l’Università di Padova, nella figura del Professor Dughiero (che è anche presidente del consiglio di gestione del Competence Center) e con il quale ci trovammo subito d'accordo su un dato di fatto: il rischio che se non vengono coinvolti i lavoratori, tutto questo rimane una bella idea ma niente di più. Devo dire che abbiamo trovato ascolto ai nostri ragionamenti per cui siamo andati ad esporli a tutti gli altri soggetti coinvolti a partire dalle nostre controparti, cioè le associazioni datoriali. E anche lì, quando gli abbiamo detto che questo tratto di strada andava fatto insieme altrimenti non funzionava, abbiamo riscontrato attenzione. E così, naturalmente passando anche con un profondo confronto con le Istituzioni, Comune di Padova, Camera di Commercio e Provincia e siamo giunti alla firma di oggi”.

“Ma non è stato certo semplice – continua il Segretario della Cgil – con la pandemia di mezzo che però, va riconosciuto, ha dato ulteriore impulso al progetto e a ciò che può significare se pensiamo che nei primi due capitoli del PNRR, cioè quelli riguardanti l’innovazione digitale e la transizione ecologica, sono destinati ben 110 miliardi di euro, cioè proprio diretti nelle materie di cui si dovrà occupare il Competence Center. Molto semplicemente, finalmente la ricerca si potrà incontrare con il mondo dell'impresa del territorio, esclusivamente piccola o piccolissima impresa, e dargli gli strumenti e le competenze per poter affrontare il mercato globale e avviare un vero processo di ristrutturazione in termini di innovazione, di prodotti o processi o di realizzazione di nuovi. Il tutto pensato proprio per andare incontro alle imprese, ma intese in senso lato cioè anche come mondo costituito da lavoratrici e lavoratori, da formare e a cui dare le competenze necessarie affinché questa trasformazione tecnologica, digitale ed ecologica sia veramente reale. E qui entra in gioco il ruolo delle organizzazioni sindacali nell’affrontare nuove sfide proiettate verso un futuro che è già presente”

“Questo – sottolinea Marturano – cambia tutto: i lavoratori non sono semplici esecutori di un piano calato dall'alto ma al contrario ne diventano i protagonisti e partecipi, cioè assumono delle competenze senza le quali non è possibile nessuna trasformazione tecnologica, innovativa ed ecologica in nessuna impresa né privata né pubblica del territorio a prescindere dalla sua dimensione. E questo significa cominciare a ragionare finalmente diversamente intorno a certe questioni come, per esempio, la flessibilità che finalmente potrà venire intesa non come un fattore equivalente a minori costi e che spesso il lavoratore, soprattutto la lavoratrice subisce, ma al contrario, un fattore a vantaggio della lavoratrice o lavoratore, proprio grazie alle vitali e fondamentali competenze acquisite”.

“Il Protocollo – conclude Aldo Marturano – segue i nostri obiettivi che sono: 1) far diventare questo un processo culturale che ci consenta di affrontare il cambiamento come sistema e non ciascuno per proprio conto 2) Avviare un concreto processo di trasformazione verso un nuovo modello produttivo, economico, occupazionale e sociale e 3) Superare i limiti strutturali del nostro sistema produttivo che sono: A) la dimensione d’impresa, favorendo quindi l’aggregazione e B) la competizione che finora si è basata sui bassi costi a partire da quelli del lavoro e quindi andare verso una specializzazione di qualità. Infine 4) La trasformazione del mondo del lavoro sapendo guardare al futuro non subendo l’innovazione ma governandola. Del resto, dopo la pandemia avevamo due vie: o continuare come prima, andando incontro, opinione comune, a disastro totale o reagire e far diventare Padova un cantiere dell’innovazione. Io, come dice il Sindaco Giordani, non credo che tutto ciò accada per caso a Padova. Siamo da sempre una città che ha dei numeri particolari, in grado di sorprendere e diventare laboratorio nazionale. Noi, come Cgil, ci crediamo e ci impegneremo affinché questo progetto riesca. Per il bene della città, della provincia e dei suoi abitanti, in massima parte lavoratrici e lavoratori”.

Non ce l'ha fatta il lavoratore di Cittadella folgorato mentre si stava occupando della manutenzione di un parco fotovoltaico a Codroipo

Cgil Padova: “Con la morte di Luca Toniolo sono già 8 le vittime sul lavoro, dall'inizio dell'anno, nella nostra provincia. È ora di fare qualcosa di concreto per interrompere questa strage quotidiana che distrugge famiglie e comunità”

Fiom Cgil Padova e Udine: “Non è possibile che un lavoratore muoia facendo della semplice manutenzione: questo è il segnale di un sistema industriale che va completamente rivisto e che sulla sicurezza ha completamente fallito. Eppure manca la volontà di invertire la rotta e, del resto, anche il PNRR lo dimostra: dove sono le risorse destinate alla prevenzione degli incidenti e per la salute nei luoghi di lavoro?”


Non ha potuto che destare tristezza e rabbia la notizia della morte di Luca Toniolo, il 41enne di Cittadella rimasto folgorato un paio di giorni fa, mentre stava facendo manutenzione di un Parco Fotovoltaico a Codroipo, in provincia di Udine, e che purtroppo non è sopravvissuto alle gravi e irrimediabili conseguenze dell’incidente capitatogli.

Per l’ennesima volta – dice Dario Verdicchio della Segreteria Confederale della Cgil di Padova, ci troviamo a commentare quella che purtroppo, nel nostro Paese, è una triste e inaccettabile consuetudine, ossia la tragedia di una morte sul lavoro. Ricordiamo che, dall'inizio dell'anno, nella nostra provincia sono già 8 i lavoratori che non sono mai più ritornati a casa dai loro familiari e amici perché periti mentre stavano lavorando. E questo numero non considera i morti in itinere, cioè coloro che sono morti mentre andavano o tornavano nel luogo di lavoro. La verità è che contro questa piaga, nonostante il forte impegno dei sindacati per tenere alta su di essa l'attenzione di istituzioni e opinione pubblica, non si sta facendo nulla di veramente concreto e le morti non accennano a rallentare. Però, almeno, non si parli di fatalità: la frequenza con cui avvengono gli incidenti sul lavoro rende totalmente inadeguata questa parola. Le ingenti risorse in arrivo dall’Europa devono corrispondere, insieme, ad un nuovo modello di sviluppo sostenibile per il Paese, alle migliori garanzie di tutela della salute e della stessa vita di chi lavora”

Ancora una volta – aggiungono Loris Scarpa della Fiom Cgil di Padova e Maurizio Marcon della Fiom Cgil di Udine – una moglie e dei figli non vedranno tornare a casa un marito e un padre:  il nostro primo pensiero non può che andare a loro e alla tragedia che stanno vivendo. L’auspicio è che magistratura e Spisal facciano piena luce su quanto avvenuto e determinino con chiarezza che cosa non ha funzionato”

Ma accanto a questo – proseguono Scarpa e Marcon – non possiamo che amaramente rilevare che se in Italia si può morire facendo della normale manutenzione in un parco fotovoltaico, allora significa che il nostro sistema industriale e degli appalti deve essere completamente rivisto. Finchè questo non avverrà, la conta quotidiana delle vittime sul lavoro non accennerà a rallentare e purtroppo abbiamo poche ragioni per essere ottimisti. Pensiamo per esempio alle risorse messe a disposizione dal PNRR: quante di queste sono state indirizzate alla sicurezza dei lavoratori sia dentro che fuori i luoghi di lavoro? La risposta è semplice: zero”.

La salute e la sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro – concludono – non può più essere lasciata solamente in mano alle imprese con i servizi di prevenzione assolutamente senza risorse per svolgere il loro ruolo. Pertanto istituzioni, governo e parlamento devono mettere come priorità l’intervento nel sistema industriale in quanto per esso passa lo sviluppo futuro e il benessere dei cittadini di questo Paese che, dobbiamo ricordarcelo, si chiama progresso".    

Anche alla RIRI si licenzia senza tener conto dell’accordo firmato fra le parti

Fim Fiom Uilm di Padova denunciano il primo licenziamento tramite lettera di un dipendente della RIRI di Padova, azienda che realizza accessori per la moda, zip, bottoni e altri componenti metallici.

Il licenziamento è stato motivato per cancellazione della mansione, ma sono saltate tutte le intese e non è stato attuato alcun percorso alternativo per cercare di mantenere il posto di lavoro neppure tramite ammortizzatori sociali o percorsi di riconversione e formazione.

Di fronte a questa decisione unilaterale e in totale mancanza di considerazione della recente intesa firmata fra le organizzazioni sindacali, le organizzazioni datoriali e il governo inerenti lo sblocco dei licenziamenti e la tutela dei lavoratori non possiamo che dirci indignati e profondamente preoccupati per gli scenari che potrebbero aprirsi a questo punto.

Fim Fiom Uilm Padova

9 luglio 2021